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Saga - Symmetry
11/05/2021
( 970 letture )
I Saga, gruppo prog rock canadese, hanno una mastodontica discografia alle spalle. Attivi dalla fine degli anni ’70, hanno spaziato ampiamente tra i generi nel corso dei decenni toccando, tra gli altri, il prog rock, le sonorità maggiormente radiofoniche e la new wave, tutto questo senza seguire un percorso lineare, ma tornando sui loro passi per poi intraprendere nuovi percorsi, e così via. Nonostante l’annuncio dello scioglimento della band nel 2017 e il conseguente tour d’addio l’anno successivo, sono tornati in scena con Symmetry, album contenente degli arrangiamenti in chiave acustica di pezzi -o medley- del gruppo. Sono presenti anche degli inediti, ma questi costituiscono una minima parte dell’album in quanto sono due brevissimi preludi di chitarra acustica e un brano che vede protagonisti piano e voce.

L’idea del tipo di operazione compiuto dai Saga può non incontrare il favore di chiunque, potendo sembrare una pleonastica riproposizione di vecchi brani forzatamente riarrangiati. In questo caso, però, il risultato è degno di nota. Innanzitutto la gamma di strumenti impiegati dà vita ad un paesaggio sonoro dalle tinte estremamente dinamiche tendenti al folk, il quale si materializza nelle note di banjo, violino e violoncello. Inoltre, i pezzi hanno subito delle evoluzioni consistenti che hanno fatto sì che si potessero riunire in un album coerente ed organico, seguibile senza soluzione di continuità dall’inizio alla fine. I dischi dai quali provengono le tracce selezionate si distanziano tra loro per un elevato numero di anni, dunque emergono da background profondamente differenziati; in Symmetry è però percepibile distintamente il fil rouge che lo attraversa.

L’opening track Pitchman, ripresa dall’album Heads or Tales del 1983, dipana le potenzialità che sorgevano nella versione originale. Sottratti gli elementi tipicamente anni ’80 che la caratterizzavano quali i synth, la voce compressa o la chitarra elettrica, si esplora il lato folk mantenendo gli iconici riff ma rileggendoli in chiave differente, unplugged. Spiccano l’assolo di violino, l’uso in genere degli archi e del banjo e infine il poderoso basso che riempie e sostiene l’intera impalcatura. Il cantante Michael Sadler apre le danze in maniera evocativa, in bilico tra l’esitazione e la piena padronanza della linea vocale avente come risultato un avvincente gioco di colorato funambolismo. Si viene introdotti a poco a poco nella narrazione, inizialmente accompagnati dalla voce, un frizzante pianoforte e delle percussioni ammiccanti. Entra in seguito anche la chitarra acustica, abile sia nelle parti soliste in cui spesso segue il pianoforte, sia negli accordi ritmici. Il clarinetto interviene sommessamente, ma svolge un ruolo fondamentale nella rifinitura di un brano che si sviluppa in più direzioni. L’esperienza di ascolto che si ricava è di un tipo molto diverso rispetto a quella proveniente dall’album del 1983: si susseguono momenti sostenuti ad altri maggiormente rilassati, e l’effetto ricorda un residuato magico privo di connotazioni temporali. Il secondo brano di Symmetry, The Perfect Time To Feel Better, rientra nei medley. Unisce (anche a livello di titolo) Time to Go (1980), Perfectionist (1978) e We Hope You’re Feeling Better (1995). Si tratta di una sintesi di epoche differenti, coniugate in un risultato che non si limita a far intersecare pezzi preesistenti ma aggiunge molte novità all’esito complessivo, arricchendolo di attributi che prima non sarebbero potuti scaturire dalle singole canzoni. È orecchiabile, intuitiva, immediatamente familiare nel suo svelarsi. I cambi che si verificano al suo interno sono morbidi, le parti strumentali addirittura cantabili. Ancora più nostalgica è la rivisitazione Always There, brano che non riserva particolari punti di attenzione e mantiene una struttura regolare ma che riesce a coinvolgere nella sua semplicità. Gli strumenti a corde fluiscono qui come attori principali, conducono con leggerezza l’andamento del pezzo. Un’importante trasformazione ha compiuto Wind Him Up (1981), che si discosta ora dal sound dei primi “roaring eighties” e si ripropone in una modalità acustica che forse depaupera eccessivamente l’originale, appiattendolo lievemente. Il repertorio immaginifico che caratterizza il testo ha un ottimo riscontro, comunque, nella capacità degli strumenti di suggestionare in modo dolce, avanzando delle parti che si prestano alla comprensione ma che la eccedono un poco, stimolando curiosità. Gli assoli rinvigoriscono il pezzo inserendosi con naturalezza. La chiusura Tired World rimarca la peculiarità progressive rock che appartiene costitutivamente ai Saga. Non ci sono virtuosismi di sorta ma, ad esempio, il modo in cui si apre il ritornello è un chiaro segno di questo aspetto valorizzato durante l’intero corso del brano. Anche il giro iniziale di pianoforte prefigura che la componente progressive risalterà particolarmente.

I cambi di formazione avvenuti negli anni hanno certamente modificato l’essenza del gruppo e in questo album si può persino ascoltare l’esordio di Dusty Chesterfield, sostituto del co-fondatore Jim Crichton che ha abbandonato il gruppo nel 2019. L’esito è dunque stratificato, portatore di differenti prospettive che hanno fatto evolvere attivamente la band la quale si è mossa con sapienza nel registrare un album che si confronta col loro passato e lo unifica grazie ad un comune denominatore.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
79.7 su 10 voti [ VOTA]
Mariner
Sabato 15 Maggio 2021, 9.50.24
3
Grande gruppo, la bravura e la classe sono fuori discussione ma le nuove versioni acustiche non mi convincono, torno ad ascoltare gli originali sui capolavori Saga, Images at twilight, Silent knight, World apart, Heads or tales. Voto 60
fasanez
Giovedì 13 Maggio 2021, 11.10.41
2
Straquoto @Aceshigh. Nient'altro da dire, grande band.
Aceshigh
Giovedì 13 Maggio 2021, 9.26.08
1
Veramente un bell’album. Sarò forse di parte, ma con questi qui vado quasi sempre sul sicuro. Il livello è mediamente molto alto, essendo in scaletta alcuni dei loro pezzi storici; ma anche quelli più recenti (per esempio Always There, dal bellissimo House of Cards) non sfigurano affatto. E (quasi) tutti, vecchi e nuovi, funzionano benissimo in questa nuova veste acustica. Spicca come sempre la cura e la raffinatezza negli arrangiamenti, in questo caso ancor più ricchi, visto il coinvolgimento nelle nuove orchestrazioni di strumenti “extra”, che siano violino e violoncello, piuttosto che l’accordion o il banjo o il clarinetto... Prodotto di classe. Voto 83
INFORMAZIONI
2021
earMUSIC
Prog Rock
Tracklist
1. Pitchman
2. The Perfect Time To Feel Better: Time to Go/The Perfectionist/We Hope You’re Feeling Better
3. Images - Chapter 1
4. Always There
5. Prelude # 1
6. Say Goodbye To Hollywood
7. Prelude # 2
8. The Right Side Of The Other Hall: Footsteps In The Hall/On The Other Side/You Were Right
9. La Foret Harmonieuse
10. Wind Him Up
11. No Regrets - Chapter 5
12. Tired World - Chapter 6
Line Up
Michael Sadler (Voce)
Ian Crichton (Chitarra, Banjo, Mandolino)
Jim Gilmour (Tastiere, Clarinetto, Voce)
Dusty Chesterfield (Basso, Tastiere)
Mike Thorne (Batteria)

Musicisti Ospiti:

Shane Cook (Violino)
Stefany Seki (Violoncello)
Beth Silver (Violoncello)
 
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