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Parkway Drive - Horizons
( 5506 letture )
I gruppi metalcore stanno spuntando nel panorama metal come funghi nel bosco dopo una giornata uggiosa. Mi rammarica dirlo ma questo genere sta diventando di tendenza e tale fenomeno spesso porta alla nascita di band una uguale all’altra, dunque quando mi accingo ad ascoltare un gruppo cosiddetto ‘metalcore’, mi chiedo: “e adesso? Troverò una band che spacca sul serio o l’ennesima copia della copia?”. Insomma i funghi a volte possono essere velenosi e bisogna fare attenzione nel raccoglierli; per fortuna non ho corso troppi rischi con i Parkway Drive, dei quali la prima peculiarità a colpirmi è stata la provenienza: i ragazzi vengono dall’Australia, paese noto più per canguri e koala che per gruppi metal, ma tutto sommato i nostri sembrano cresciuti bene, spaccano sul serio e hanno le loro conoscenze nel genere. Stanno infatti portando avanti un tour a supporto niente meno che di Killswitch Engage, Dillinger Escape Plan e Every Time I Die, e non a caso il produttore di ‘Horizons’ è proprio Adam Dutkiewicz dei KSE.

Il metalcore dei Parkway Drive si colora di sonorità tanto americane quanto svedesi, un pizzico di math-metal nonché di quella vena malinconica e amara tipica dei gruppi emocore. Altra particolarità della band è un gustoso uso della melodia: nei bridge, nei riffs e nei soli tale componente viene preferita alla tecnica e ciò si rispecchia nella mancanza di eccessiva ricercatezza a favore di una maggiore intensità: questo, badate bene, non è necessariamente un difetto (leggi: anche le cose non troppo elaborate possono trasmettere emozioni!).

Tenendo presente che considero leggermente superiore il loro precedente lavoro ‘Killing with a smile’ dal punto di vista compositivo e che ‘Horizons’ è invece meglio prodotto e più valido per la qualità della registrazione, il mio giudizio su quest’album è comunque abbastanza positivo, in particolare per quanto concerne il feeling della band.
La presenza di cliché tipici del genere riesce a passare inosservata lasciandosi andare alle melodie e all’emozionalità di canzoni come ‘Five months’ e della titletrack o alla violenza di ‘Boneyards’ o ‘Feed them to the pigs’, per non parlare dei momenti davvero incalzanti ( l’assolo iniziale di ‘Breaking point’ su tutti, forse non tecnicissimo, ma pregno di significato ed energia ).

Winston McCall da parte sua ha una di quelle voci che rimangono impresse, corposa e soffocata, forse meno varia rispetto a quanto sentito su ‘Killing with a smile’ in quanto mantenuta prevalentemente su growl e senza cantato pulito o screaming se non in minima parte, ma ugualmente versatile. Gli altri componenti della band , pur non spiccando per incredibili doti tecniche, portano avanti sufficientemente bene il loro compito, fino ad ottenere questo metalcore genuino e non pretenzioso, easy all’ascolto ma sostanzioso e ugualmente degno dell’interesse di ogni amatore del genere.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
57.21 su 47 voti [ VOTA]
Silvia
Venerdì 13 Aprile 2018, 0.40.07
5
Messaggio partito prima: credo che il voto lettori non sia proprio rappresentativo in generale
Silvia
Venerdì 13 Aprile 2018, 0.37.29
4
Infatti pezzi come Carrion sono molto belli! Io ormai il voto lettori ho imparato a non guardarlo piu’
Bestial Invasion 98
Giovedì 12 Aprile 2018, 23.43.31
3
53 sarebbe il voto dei lettori?? Bello schifo. comunque, secondo me è un grande album. Non ascolto Metalcore o Deathcore, ma questo disco mi piace veramente tanto.
.ilsegugio.
Giovedì 20 Dicembre 2007, 10.54.40
2
la seconda che hai detto...
francescogallina
Martedì 18 Dicembre 2007, 17.15.42
1
Allora vanno quasi a fare il paio con gli ottimi One Step Beyond
INFORMAZIONI
2007
Epitaph Records
Metal
Tracklist
1. Begin
2. The siren’s song
3. Feed them to the pigs
4. Carrion
5. Five months
6. Boneyards
7. Idols and anchors
8. Moments in oblivion
9. Breaking point
10. Dead man’s chest
11. Frostbite
12. Horizons
Line Up
Winston McCall(vocals)
Luke Kilpatrick(guitar)
Jeff Ling(guitar)
Ben Gordon(drums)
Jia O'Connor(bass)
 
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