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Frost* - Day and Age
14/07/2021
( 838 letture )
Hello, and welcome to the rest of your life
Before we begin this short journey, please
Sit back, relax and remember
Enjoy yourself
You scum


Ripartenza, nuovo inizio: benvenuti al primo giorno del resto della vostra inutile vita. I Frost* parlano chiaro e, con un tocco di sferzante ironia tipicamente britannica, rompono rumorosamente il silenzio discografico sulla lunga distanza risalente al 2016 con Falling Satellites (dovendo obbligatoriamente escludere il non entusiasmante EP del 2020 Others) tra parole falsamente rassicuranti e tanta voglia di sperimentare nuove prospettive sonore. Nonostante l’assenza del batterista Craig Blundell, Jem Godfrey e soci proseguono inarrestabili il proprio percorso evolutivo assoldando per l’occasione un terzetto ritmico capace di far tremare i polsi anche all’ascoltatore più smaliziato: troviamo infatti Pat Mastelotto, Kaz Rodriguez e a suddividersi l’onore e l’onere di erigere la sezione ritmica di uno dei più interessanti e unici act progressive degli ultimi anni e capace di vantare in repertorio due lavori di assoluto valore come Milliontown e il già menzionato Falling Satellites.

L’ultimo arrivato Day and Age rivela sin da subito la propria natura cangiante, mutaforma ed imprevedibile sia nelle soluzioni offerte che nell’esplorazione tra generi differenti amalgamati tra loro con grande tecnica e gusto. Pur snocciolando solamente otto tracce, il disco non cala mai di tensione inanellando una serie di brani eterogenei e spiazzanti che cercano il più possibile di discostarsi dai classici clichè tipici del progressive. Infatti i Frost* sembrano essere totalmente incuranti della componente nostalgica e passatista tipica del movimento neoprog al quale vengono spesso (erroneamente) accostati, preferendo al contrario nello sperimentare idee moderne. Sotto questo punto di vista quindi la band di Jem Godfrey è più vicina nelle intenzioni ai Pure Reason Revolution piuttosto che a gruppi come IQ, Pendragon e così via. Il disco pertanto macina influenze disparate che vanno dal prog di Steven Wilson e Marillion della fase Hogarth, per giungere poi a massicce dosi di synth pop e rock alla Police e Foo Fighters. In questo senso basti pensare ai dodici sontuosi minuti della titletrack posta in apertura e alla sua amalgama stratificata e dal buon crescendo dove il ritornello ricorda molto vagamente l’impostazione grintosa e roca di Dave Grohl per poi lasciarsi andare al consueto sviluppo strumentale, a metà brano circa, tra risvolti ansiogeni e voci femminili inquietanti. Un aspetto che emerge chiaramente inoltre è la precisa volontà della band di sopprimere ogni tipo di virtuosismo solista e sfogo chitarristico in tutto il platter, con la sei corde relegata principalmente al ruolo ritmico dando man forte e carattere al brano con arpeggi distorti e sospesi a metà tra Police e Rush anni ottanta. Questa scelta -con buona pace dei fan del prog più tradizionalisti- ha ben ripagato i Frost* permettendo loro di esplorare vie alternative interessanti, scorrevoli e assolutamente non scontate. È su premesse spiazzanti che Terrestrial trova la propria giusta dimensione tra colorate sezioni rock e l’elegante ritornello orecchiabile, almeno fino all’interessante apertura melodica con protagonista Nathan King che precede la chiusura sorretta da un lungo ostinato motivo ripetuto, che nel video ufficiale è accompagnato da un countdown. Waiting for the lie lavora sull’intensità e le dinamiche sviluppando un buon crescendo di grande impatto emotivo e dal taglio pop per via della voce. I Frost* danno sfogo al proprio estro anni ‘80 tra spruzzate smaccatamente synth pop e mostruose rullate di batteria in The Boy Who Stood Still. Il groove è incalzante e catchy e la canzone convince subito, anche grazie al finale esplosivo molto riuscito che non stanca mai anche dopo diversi ascolti reiterati nel tempo. Mentre Island Life e Skywards propongono soluzioni strumentali dal forte stampo melodico e figlie di un incrocio improbabile, ma molto riuscito, tra i Police, Peter Gabriel e Phil Collins solisti. Se cercate brani dall’appeal facile, questi potrebbero fare senza dubbio a caso vostro. E poi, dopo questo tour de force, ecco la perla assoluta del disco: Kill The Orchestra. Nove minuti totalmente spiazzanti di finezze musicali dal crescendo stratificato e inaspettato, dove però con grande criterio si trova di tutto un po’ tra esplosioni alternative metal e momenti più sommessi e felpati, nel quale e possibile sentire l’eco del riff portante della titletrack far da base alla riuscitissima apertura melodica liquida e rarefatta di stampo quasi pinkfloydiano. Più che un brano è un’esperienza che merita di essere vissuta e gustata appieno in religioso silenzio. Ed è proprio la malinconica psichedelia e la visione del mondo nichilista tipica della band di Roger Waters il filtro attraverso cui interpretare Repeat to Fade, brano che concettualmente chiude il cerchio aperto con Day and Age ripetendosi in modo angosciante ed inquietante. Le voci effettate fanno capolino urlando a più riprese “Enjoy you scum” e la disturbante voce della bambina sentita a inizio disco accentua ancora di più la sensazione di straniamento ulteriormente amplificata dai suoni elettronici e sintetici imbastiti dai Frost* dal taglio quasi cinematografico.

Nonostante la lunga attesa, il ritorno dei Frost* può dirsi pienamente riuscito. Day And Age acchiappa sin dal primo ascolto, unendo con apparente semplicità, eleganza tecnica e sperimentazione in canzoni riuscitissime, più o meno catchy a seconda dei casi, riuscendo benissimo ad ammaliare l’ascoltatore poiché ricco di spunti mai banali, stantii o semplicemente telefonati. Quello dei Frost* è pertanto un piccolo gioiello musicale capace di accontentare un po’ tutti perché, sebbene sia radicato nella tradizione prog, non è citazionista e al tempo stesso sperimenta vie alternative tenendo sempre alto il focus sulle canzoni e su una scrittura che metta in risalto l’efficacia delle melodie, con una cura maniacale sia nell’insieme che in ogni singolo passaggio.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
76.4 su 5 voti [ VOTA]
duke
Mercoledì 14 Luglio 2021, 19.21.42
2
...curioso di ascoltarlo....musicisti di gran qualita'.....
mauri
Mercoledì 14 Luglio 2021, 14.26.28
1
bel disco ben suonato ma forse manca qualcosa
INFORMAZIONI
2021
Inside Out Music
Prog Rock
Tracklist
1. Day and Age
2. Terrestrial
3. Waiting for the Lie
4. The Boy Who Stood Sill
5. Island Life
6. Skywards
7. Kill the Orchestra
8. Repeat to Fade
Line Up
John Mitchell (Voce, Chitarra)
Jem Godfrey (Voce, Tastiere)
Nathan King (Basso)

Musicisti Ospiti:

Pat Mastelotto (Batteria)
Kaz Rodriguez (Batteria)
Darby Todd (Batteria)
Jason Isaacs (Voce narrante)
 
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