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Mordred - The Dark Parade
26/07/2021
( 704 letture )
Se già l’extended-play Volition era stato accolto con un certo disappunto, il nuovo full-length rischia di essere un ulteriore motivo di delusione per tutti coloro che si ricordano dei Mordred come una delle migliori realtà “almost famous” provenienti dalla Bay Area degli anni ’80.
Autori di due capolavori a cavallo degli ultimi decenni del secolo scorso (il technical thrash sporcato di funk di Fool’s Game e il crossover di In This Life), i nostri avevano fatto perdere le tracce dopo l’uscita di The Next Room nel ’94, album segnato dall’avvicendamento dietro al microfono nonché dal parziale cambio di rotta stilistico che vedeva il depotenziamento dell’elemento funk in favore di un sound a metà fra l’alternative e il fantasma del grunge.

The Dark Parade, “promesso” ai fan da circa un anno, purtroppo non riesce a risolvere i problemi riscontrati nell’EP e dunque, seppur lastricato di buone intenzioni, lascia parecchio insoddisfatti gettando ancora più ombre su una reunion che col senno di poi sarebbe forse stato meglio evitare.
E’ bene chiarirlo prima di procedere oltre: non siamo di fronte ad un lavoro scadente o di pessima qualità. Il livello generale del songwriting è infatti discreto, la costruzione dei singoli episodi è coerente con la loro idea di musica e, dettaglio da non trascurare, le “sperimentazioni” trap viste in What Are We Coming To sono state fortunatamente abolite. Ciò che non funziona, spegnendo di fatto gli entusiasmi intorno ad un disco arrivato a ben ventisette anni di distanza dal suo diretto predecessore, è tutta una serie di fattori la cui somma restituisce una fastidiosa sensazione di amaro in bocca.
Formalmente, il crossover di The Dark Parade si presenta munito dello starter-pack necessario (riff e fraseggi thrash vecchia scuola, assoli, una batteria solida e gli scratch impertinenti di DJ Pause), eppure sin dal primo ascolto si avverte come il sound risulti in un certo qual modo smorzato e poco ruggente, lontano anni luce dalla magnifica sfrontatezza di Fool’s Game. Ancora più impietoso è l’eventuale paragone con In This Life, dato che di funk metal qui non sono rimaste neppure le briciole: i passaggi riconducibili alla solarità del genere ammontano a zero e il basso, un tempo fondamentale nell’economia ritmica dei Mordred, diventa ora un semplice comprimario a malapena percepibile nel mix e, quando lo si sente, di slap e giocosi solismi manco l’ombra.
Il vero tallone d’Achille è però il comparto vocale, affidato ad uno Scott Holderby che, per quanto ce la metta tutta, davvero non riesce ad imprimere carattere alle composizioni: il suo barcamenarsi tra clean vocals per nulla grintose, parentesi in spoken word e poco convinte inflessioni rap costituisce il fil rouge che rende i brani troppo simili l’un l’altro e di fatto spersonalizzati, facendoli dimenticare in fretta anche dopo ripetuti ascolti.
Passando alle note favorevoli, qualche scintilla possiamo scovarla nelle thrashy Demonic #7 e I Am Charlie, nella sinergia fra chitarre e tastiere vintage di Dragging for Bodies, nella sezione di fiati della title-track che materializza il corteo protagonista del superbo artwork o in Smash Goes the Bottle, dove il lavoro chitarristico di Sanguinetti e White ci regala un bel sorriso almeno in chiusura.

Non è semplice dare un voto a The Dark Parade: i difetti oggettivi sono lì, simili a macchie su uno specchio che non si riesce a smettere di fissare e tuttavia non sarebbe corretto bocciarlo perché sarebbe stato impossibile replicare i livelli altissimi dei primi due storici album. L’impegno e la sincera passione che i musicisti hanno riversato sono tangibili, la qualità tecnica affiora nei passaggi thrash-oriented e gli scratch su basi metal hanno sempre il loro fascino (chi ama In This Life può capire). Perciò, soppesando lati positivi e negativi, un’onesta sufficienza la si può in fondo accordare, anche solo per la voglia (incoscienza?) di rimettersi in gioco in un mondo musicale totalmente diverso da come lo avevano lasciato.
Motivazione troppo labile? Può essere, in tal caso tornate a risentirvi i vecchi lavori e con garbo fate finta che questo sia solo un gruppo con lo stesso moniker e nulla più.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
73.4 su 10 voti [ VOTA]
d.r.i.
Martedì 3 Agosto 2021, 8.37.39
6
Ritorno che mi fa tenerezza, sembra che vogliano rivivere i vecchi fasti e invece hanno creato una porcata. Uno di quei dischi in cui quando partono le canzoni mi viene da dire...ma cazz...bocciatissimo. Non do un voto perchè non sono riuscito ad ascoltare una canzone completa.
Diego75
Martedì 3 Agosto 2021, 8.09.55
5
Mai digeriti in vita mia...le classiche band americane ne carne ne pesce...che piacciono agli americani.
Aceshigh
Lunedì 2 Agosto 2021, 11.22.08
4
Ritorno per me abbastanza strano. Come detto in recensione l’elemento funk è del tutto assente, onestamente non me l’aspettavo. La base del crossover è quindi in maniera preponderante di base thrashy, il che avrebbe potuto far felici maggiormente i fans di Fool’s Game, più di quelli dei lavori successivi. Il problema è che a parte la breve e grintosa opener Demonic #7 e la vagamente grungettona Dragging For Bodies (quest’ultima veramente bella), il resto scorre via in maniera … non dico anonima, ma assolutamente innocua sì. I musicisti sono molto preparati (Holderby a parte, abbastanza spompato direi… ma a me non piaceva così tanto nemmeno 30 anni fa), il sound è buono… sicuramente meglio del mediocre ep dell’anno scorso, ma comunque un po’ pochino per un rientro dopo oltre 25 anni. Voto 69
er colica (più vecchio e acciaccato)
Martedì 27 Luglio 2021, 17.54.08
3
noto ora ho inventato anche un altro genere il thrash fuck ahahahahah mannaggia sti correttori chiaramente intendevo funk
er colica (più vecchio e acciaccato)
Martedì 27 Luglio 2021, 17.52.44
2
Non l'ho sentito ancora tutto ma in goni caso lo trovo un ritorno odesto. Onesto e godibile. Alla fine se tornano in attività i prostatal incubator dall'indonesia con attivo un del nel 96 non vedo perchè non debbano farlo loro che hanno dietro una buona storia discografica, non lunghissima ma buona. Ci sta il tutto. Il fatto è che forse si pretendeva pure troppo da un gruppo e in modo più allargato da un genere o sotto genere ( il thash fuck o crossover funk metal) che fondamentalmente ha dato tutto quello che doveva dare in qualche anno (primi anni 90) dopo di che è praticamente sparito o tornato in ombra come molti di quei gruppi, quindi ora come ora suonerebbe anche banale o ripetitivo un disco in quello stile. Aspettative esagerate da parte del pubblico. Un disco godibile e onesti. E ci sta. PS: i prostatal incubator non esistono hahaha
Lizard
Martedì 27 Luglio 2021, 15.46.41
1
Ritorno inspiegabile e davvero deludente. Un Holderby totalmente svociato che affossa un disco comunque e purtroppo inutile. Strumentalmente sono dei mostri e gli assoli ad esempio sono ottimi, come le parti di batteria, ma le canzoni no. Condivido in tutto l'analisi di Jacopo, compresi i dubbi sulla direzione stilistica intrapresa.
INFORMAZIONI
2021
M-Theory Audio
Crossover
Tracklist
1. Demonic #7
2. Malignancy
3. I Am Charlie
4. Dragging for Bodies
5. The Dark Parade
6. All Eyes on the Prize
7. Dented Lives
8. Smash Goes the Bottle
Line Up
Scott Holderby (Voce)
Danny White (Chitarra)
James Sanguinetti (Chitarra)
Aaron Vaughn "DJ Pause" (Turntablism, Campionamenti, Tastiera)
Art Liboon (Basso)
Jeff Gomes (Batteria)
 
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