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Paradise Lost - At the Mill
26/08/2021
( 1276 letture )
Se la pandemia Covid ha stravolto la vita di quasi tutti noi, chi più chi meno, allo stesso tempo in maniera spesso brutale ha inculcato a forza alcune lezioni che si spera lasceranno il segno, se non una cicatrice vera e propria, nel nostro modo di affrontare la realtà giorno dopo giorno. Così se le routine date per scontate e garantite sono state rallentate prima ed infrante poi nel giro di pochi mesi, si spera almeno che ritorneremo ad apprezzare con nuovi sapori e nuova intensità tutto quanto ci è stato tolto forzatamente dalla malattia e dal lockdown. Artisti che vivono buona parte della propria vita on the road, suonando in giro per i continenti, si sono trovati senza una delle principali raison d'être (nonché principale fonte di sostentamento), cittadini del mondo improvvisamente rinchiusi tra quattro mura. Se alcuni tra di loro hanno accettato rassegnati questo interminabile limbo, altri ne hanno approfittato per comporre, per scrivere nuove canzoni, nuova musica; altri ancora hanno trovato il modo per non tagliare completamente il cordone ombelicale che li unisce al pubblico dei fan, condividendo performance dal vivo, in diretta, attraverso canali e piattaforme streaming. Tra quest’ultima schiera figurano i Paradise Lost che il 5 novembre 2020, con l’avvallo della Nuclear Blast, si esibiscono in un concerto in streaming suonando presso The Mill, loro sala prove a Bradford, nel West Yorkshire. Per chi non ha avuto modo di vedere la performance, è bene chiarire fin da subito che il quintetto, fedele alla propria vis artistica, non presenta nessun palcoscenico roboante ricco d’effetti, nessun gioco di luci/led/laser/ologrammi e nessuna scenografia teatrale, tantomeno improbabili sovrimpressioni CGI. Davanti alla batteria di Waltteri Väyrynen, opportunamente insonorizzata, si dispongono in semicerchio gli altri musicisti, rivolti verso la granitica figura di Nick Holmes, lugubre direttore d’orchestra. Lo stesso cantante ha spiegato che nessuno dei cinque musicisti si è sentito in dovere di fingere di suonare davanti ad un pubblico, quindi nessuna coreografia, così come è stato del tutto intenzionale evitare introduzioni ed intermezzi parlati tra una canzone e l’altra. Un set minimalista per usare un eufemismo, cinque musicisti immobili e raccolti, racchiusi dall’oscurità di una sala prove, la musica unica ed indiscussa protagonista. La trasposizione in formato fisico di questa esperienza è in sintesi ciò che si ascolta/vede in At the Mill.

Leggendo la tracklist è facile evincere come l’ultimo fortunato Obsidian sia l’album più rappresentato con tre brani, Fall From Grace, Ghosts e Darker Thoughts, meravigliosa traccia d’apertura, posta invece come epilogo del concerto. Al di là dei chiari intenti promozionali, non dimentichiamo che Obsidian non ha potuto godere di un vero e proprio tour mondiale e la performance di queste tre canzoni non fa che accrescere il rimpianto. Il resto della scaletta potrebbe essere un ideale best of della band inglese che pesca da quasi tutta la discografia dei Paradise Lost, dalle origini gothic/doom, passando per la fase più sperimentale ed elettronica per approdare ad una summa dei generi percorsi con gli ultimi album da studio. Non mancano tuttavia alcune piacevoli sorprese, da One Second a So Much is Lost, quest’ultima tratta da Host, due canzoni che ridotte a spartana essenzialità e spogliate quasi interamente dagli effetti risplendono di nuova e diversa luminosità. Ovviamente, come spesso accade in produzioni di questo tipo, la scelta dei brani è stata e sarà fonte di discussioni, dove ciascun appassionato invocherà le canzoni più amate non incluse (per chi scrive Medusa e Mouth, tra le tante) ma è pur vero che per ragioni di minutaggio è stato davvero impossibile accontentare tutti. La produzione di At the Mill riflette in tutto e per tutto l’esibizione dal vivo, limitandosi a bilanciare meglio gli strumenti, ma lasciando quella patina di cruda imperfezione che puntualmente viene eliminata chirurgicamente dai live ufficiali di parecchie band, risultando perfetti, asettici ed inutili. La performance strumentale è ineccepibile, le chitarre di Gregor Mackintosh e Aaron Aedy non hanno cedimenti di sorta e ci accompagnano in un mare ribollente di riff, fraseggi ed assoli che hanno fatto la storia del metal. La sezione ritmica composta dall’arcigno Stephen Edmondson e dal giovanissimo batterista Waltteri Väyrynen (dietro alle pelli anche nei Bodom After Midnight) compie il suo oscuro lavoro dettando i tempi con puntualità e rigore. Nick Holmes è il terminale ultimo, ponte di raccordo tra la musica e chi l’ascolta, e consapevole del suo ruolo, si lancia in una prestazione generosa ed emozionante, con qualche piccola incertezza nelle note più alte, ma che la rende più umana e più coinvolgente allo stesso tempo.

Un live in studio? Forse sì, ma la sincera essenzialità di questi arrangiamenti ridotti all’osso ne fa un valore aggiunto, l’impatto è coinvolgente e viscerale, e la musica è l’unica protagonista, priva di inutili orpelli. Un prodotto per spremere i portafogli dei fan e dei completisti? Possibile. Tuttavia, è innegabile il fascino vagamente morboso che suscita questa pubblicazione. Bene o male At the Mill resterà l’oscura testimonianza di un momento altrettanto oscuro, dove la sofferenza, i traumi e gli incubi al centro della poetica della band, cantati ed omaggiati per decenni negli album dei Paradise Lost, si sono improvvisamente concretizzati e manifestati in tutto il loro malevolo potere, incarnandosi nella pandemia che ha infranto le nostre certezze, quando infine l’abisso ha volto il suo sguardo su di noi.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
75.66 su 3 voti [ VOTA]
Fabio66
Venerdì 3 Settembre 2021, 15.37.59
4
Concordo sui punti finora descritti lo sto ascoltando sul tubo e l'atmosfera che trasuda da questo lavoro avvolge l'ascolto
Buried Alive
Giovedì 2 Settembre 2021, 22.41.47
3
Paradise Lost: un nome, una garanzia. Davvero un peccato che il tour dell'album ci sarà un paio di anni dopo l'uscita, ma tant'è. Spero passino in Italia, magari ancora in quel locale dalle parti di Novara di cui ora non ricordo il nome, l'ultima volta fu molto bello, 2017 o 2018.
Diego75
Mercoledì 1 Settembre 2021, 12.26.17
2
....diciamo che potrebbe essere un ottimo greatest hits per chi non conoscesse bene la band...potrebbe essere un ottimo inizio per conoscere i paradise lost.
Marco
Venerdì 27 Agosto 2021, 8.38.59
1
Descrizione molto bella si percepisce lo stato d'animo del gruppo mentre incideva il live studio. Un concerto crudo triste ed emozionante come solo i paradise lost chiusi in una stanza sanno fare.
INFORMAZIONI
2021
Nuclear Blast
Gothic
Tracklist
1. Widow
2. Fall From Grace
3. Blood and Chaos
4. Faith Divides Us – Death Unites Us
5. Gothic
6. Shadowkings
7. One Second
8. Ghosts
9. The Enemy
10. As I Die
11. Requiem
12. No Hope In Sight
13. Embers Fire
14. Beneath Broken Earth
15. So Much is Lost
16. Darker Thoughts
Line Up
Nick Holmes (Voce)
Gregor Mackintosh (Chitarra, Tastiera)
Aaron Aedy (Chitarra)
Stephen Edmondson (Basso)
Waltteri Väyrynen (Batteria)
 
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