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MVP - Centrifugal Funk
03/09/2021
( 510 letture )
Ormai sono passati ben sei anni da quando, in un freddo dicembre romano, entrai nell’aula di lezione di chitarra e il buon Ludovico Piccinini -funambolico chitarrista dei Profilax, ma anche maestro di chitarra e di vita- mi fece ascoltare per la prima volta il platter preso in disamina quest’oggi.

Si parla spesso di dischi che ti cambiano la vita e questa senz’altro è un’occasione di quelle. C’è voluto tanto tempo per apprezzare a pieno Centrifugal Funk, opera che oltre a miscelare le sapienti mani di alcuni dei nomi più noti del panorama fusion anni novanta, si prende la responsabilità di dare nuova linfa a dei grandi classici del jazz moderno e non. Inutile dire che i primi ascolti furono senz’altro problematici e veicolati dalla frustrazione di un giovane chitarrista che si interfacciava con delle parti tanto propedeutiche tecnicamente quanto estreme da riprodurre. Tuttavia con il passare dei mesi quel senso misto di insoddisfazione e curiosità ha lasciato il posto a delle sensazioni sempre più appaganti.
Ad ogni modo, se Ludovico Piccinini è stato tanto importante per la mia formazione come musicista e ascoltatore, allo stesso modo Mark Varney giocò un ruolo fondamentale nella storia di questo disco e dei chitarristi coinvolti, i quali nomi sono senz’altro più altisonanti di quello del sottoscritto. MVP è un monicker che gioca fra il significato di Most Valuable Player e Mark Varney Project, portando così in copertina il nome di quello che negli anni ottanta/novanta fu uno dei più grandi produttori discografici statunitensi. La cosa che tuttavia lo differenziò da tutti i suoi colleghi fu l’incredibile orecchio critico per i chitarristi shred. La continua ricerca dell’eccellenza ultratecnica lo portò a scoprire una serie di talenti che ad oggi sono nomi incredibili della scena: Jason Becker, Marty Friedman, Richie Kotzen, Paul Gilbert, Tony McAlpine e Greg Howe sono alcuni fra i nomi delle leggende della sei corde che entrano in contatto con lui tramite una sezione del periodico Guitar Player Magazine. Tra le sue produzioni spiccano anche quelle di altri monumenti del genere: Yngwie Malmsteen, Great White, Racer X, gli UFO e Vinnie Moore. Potremmo continuare a parlare a lungo dei talenti finiti sotto l’occhio delle etichette fondate dal produttore, ovvero la Sharpnel Records, la Tone Center e la Blues Bureau International, ma ad oggi ci concentriamo sui nomi di tre musicisti che sono i protagonisti assoluti di questo disco: Brett Garsed, Frank Gambale e Shawn Lane sono le tre stelle di un disco che è stato l’emblema degli anni in cui la fusion ballava il suo tango più sensuale con la dirompente corrente shred. Centrifugal Funk apre le danze con Actual Proof, noto brano di Herbie Hancock che mette subito in chiaro la direzione funk e l’anima jazz del platter, tra il calore del sassofono di Steve Tavaglione e gli stacchi freddi della batteria. A seguito del lungo solo di sax, subentra la liquida e cristallina chitarra di Frank Gambale. I fraseggi risultano eleganti e raffinati, in netta contrapposizione con le volate di tastiera di Freddy Ravel che conservano una personalità più rock e strafottente. Proseguiamo con il classico dei classici, riarrangiato nella sua miglior forma ad eccezione dell’originale stesso: So What di Miles Davis è riconoscibilissima grazie al noto cambio di tonalità che ha riscritto gli standard del jazz. Questa composizione è un autentico missile, tra fraseggi jazz rock e un’attitudine unica nel condurre il groove. Uno dei migliori assoli di basso mai sentiti -ad opera di Jimmy Earl- apre la lunga scia di solismi. Sentire come il fraseggio di chitarra apre il primo solo di Brett Garsed (al minuto 3:18) fa venire ogni volta la pelle d’oca, soprattutto quando ci si sofferma nel modo in cui il bending chiude il lick un attimo prima del colpo secchissimo di rullante. Questa scelta stilistica concede al solo una partenza con il botto e un tiro incredibile. Non da meno è anche la partenza e lo sviluppo ricercato da Shawn Lane nel secondo solo di chitarra del pezzo, fra citazioni alla Eric Johnson e una strafottenza marcatamente più rock. A mettere la ciliegina sulla torta ci pensa la classe sopraffina di Frank Gambale nell’ultimo solo, in cui mostra come con soluzioni più minimali ci si possa spostare fra gli accordi durante i cambi di tonalità. Funk e rock trovano la loro massima espressione in Hey Tee Bone, un altro punto vertiginoso di questo Centrifugal Funk. Il brano originariamente scritto da i produttori Tony Fisher e Timothius Davis per i Funk Trouble assume una cromatura aggressiva grazie ad un riffing dallo stampo anni settanta, disinvolto e sfacciato. Su una base così solida Brett Garsed risulta ancora una volta una certezza, sia da un punto di vista melodico che di stile. Il fraseggio della sei corde si muove fra lick decisamente maturi in cui il chitarrista riesce ad emancipare tutto il pieno controllo del suo strumento. In contrapposizione con il primo solo -attento e razionale- segue quello di Shawn Lane. La chitarra entra posandosi su sonorità più acide e confuse, facendo emergere progressivamente tutta la tecnica e la velocità del chitarrista di Memphis. Con il passare delle battute le note suonate diventano letteralmente un torrente in piena, ingestibile e al contempo spaventosamente perfetto nella sua forma naturale. Tokyo Blue ci permette di prendere una boccata d’aria grazie al ritmo disteso e alle sensazioni nostalgiche portate da un arrangiamento smooth jazz fortemente melodico. Il fil rouge viene portato avanti dalle eteree tastiere di Freddy Ravel e dalle frizzanti percussioni di Kevin Ricard, mentre le distorsioni lasciano spazio alle chitarre acustiche di Mike O’Neill e Frank Gambale. Il vero protagonista di questo brano -reso famoso da Najee, storico sassofonista jazz- è senz’altro Steve Tavaglione, che adotta un approccio rock allo strumento, emancipando dei fraseggi che sembrano essere concepiti con un’impronta fortemente chitarristica. La composizione si va a chiudere con delicatezza in un dialogo a due parti fra chitarra e sax, per poi lasciare spazio ad un altro grande classico del jazz più moderno. Splatch è un brano scritto da Marcus Miller ed uscito originariamente nel 1986 su Tutu di Miles Davis. Rispetto all’originale i ritmi vengono accelerati e la scelta dei suoni di sax, synth e sezione ritmica donano un senso di freddezza e imprevedibilità ancora maggiore su questo Centrifugal Funk. All’acidità dei fraseggi spezzati di Frank Gambale nel primo solo, si contrappongono i successivi di Shawn Lane, che ancora una volta punta su una tecnica indiscutibile e su quelli che letteralmente sono dei blitz di note. Se il primo chitarrista ha un approccio misurato e -se vogliamo più jazzistico- alla ricerca armonica, il secondo è un autentico flusso di coscienza emotivo, tipico del retaggio rock. Il basso di Jimmy Earl apre egregiamente Elegant People, uno dei più noti pezzi fusion dei Weather Report uscito su quell’incredibile pietra miliare che è Black Market (1976). Il brano firmato da Wayne Shorter viene perfettamente reinterpretato -in vesti non troppo distanti dall’originale- seppur con un piglio più funk ma che mantiene quel senso di nostalgia sulla famosa esplosione del sax che ha reso celebre la composizione. Frank Gambale è senz’altro il più indicato in termini stilistici per reinterpretare questo classico e -visto che squadra che vince non si cambia- il chitarrista viene ancora una volta chiamato a duettare con l’istrionico Steve Tavaglione. Ci avviciniamo alla chiusura e Lane’s Blitz è un brevissimo ponte in cui la chitarra ruggente di Shawn Lane suona un furioso fraseggio che apre l’ultima vera e propria canzone del platter. Lovestruck fra i fiati e il ritmo funk è la quintessenza del progetto MVP e vede la partecipazione di tutti i musicisti. L’assolo iniziale di T.J. Helmerich mette tutti sugli attenti e pone il livello di attenzione su standard elevatissimi. Il tutto facendo cantare la chitarra rigorosamente a cappella. Ad occupare la sezione centrale del brano ci pensa Frank Gambale con un solismo che raggiunge l’apice nel momento di transizione che porta poi all’improvvisazione di Brett Garsed. Passiamo dunque da uno stile più articolato e strutturato a uno più sangugno e caldo. Verso il finale invece subentra anche il timbro della chitarra dai medi spintissimi di Shawn Lane, che raggiunge i colleghi in una battaglia all’ultimo colpo di solo. Le differenze in termine di stile, sonorità ed equalizzazione fra gli strumenti dei tre chitarristi sono in estremo risalto e costituiscono il valore aggiunto di questa ottima reinterpretazione del pezzo del 1988 originariamente cantato e scritto da Jesse Johnson. Come detto in precedenza, durante i primi ascolti Centrifugal Funk è un disco ostico e non di facile assimilazione. In tal senso il rischio più grande è di confonderlo con un banale disco di pura tecnica, quando ovviamente non è solo questo, ma molto di più. Stili riconoscibili da un punto di vista melodico, fraseggi raffinati e riferimenti colti sono alla base di un platter che dopo tanti ascolti stravolge completamente il concetto di armonia per la sei corde.

Siamo di fronte ad un lavoro che è un compendio di tecniche e idee armoniche che possono essere riutilizzate in un oceano di contesti, dal jazz al progressive metal, passando per il blues e il technical death metal. Per gli amanti della fusion questo platter è un disco da collezione estremamente raro e di difficile reperibilità, ma nel caso l’ascoltatore sia anche un chitarrista solista a quel punto Centrifugal Funk trascende in un disco da manuale che dovrebbe essere studiato da ogni chitarrista.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
Dark_Nebula
Domenica 12 Settembre 2021, 14.37.37
2
Questo e "Truth in Shredding" sono due album sensazionali, pazzeschi che mi hanno regalato tante emozioni e in parte avvicinato e fatto apprezzare il genere jazz/fusion. Ringrazio pure io Michele per aver pubblicato questa recensione
therox68
Venerdì 3 Settembre 2021, 23.54.30
1
Disco bellissimo che all'epoca fece venire la pelle d'oca per il viruosismo applicato all'improvvisaxione. In questo campo solo Truth in Shredding reggeva il confronto. Sono contento ed anche un po stupito di vedere un voto così alto: di solito questi dischi vengono visti spesso, anche dagli amanti della chitarra, come solo tecnoca e niete anima, meglio 2 note suonate con feeling che 1000 alla velocità della luce e così via. Bravo Michele!
INFORMAZIONI
1991
Legato Records
Fusion
Tracklist
1. Actual Proof
2. So What
3. Hey Tee Bone
4. Tokyo Blue
5. Splatch
6. Elegant People
7. Lane’s Blitz
8. Lovestruck
Line Up
Brett Garsed (Chitarra)
Frank Gambale (Chitarra)
Shawn Lane (Chitarra)

Musicisti Ospiti:

Mike O’Neill (Chitarra)
T.J. Helmerich (Chitarra)
Freddy Ravel (Tastiere)
Steve Tavaglione (Sassofono)
Jimmy Earl (Basso)
Kevin Ricard (Percussioni)
Joey Heredia (Batteria)
 
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