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The Psychedelic Furs - The Psychedelic Furs
16/09/2021
( 454 letture )
The Psychedelic Furs si formano nel 1977 a Londra per iniziativa dei fratelli Butler. Al frontman Richard piace dipingere, passione riscontrabile fra le righe di alcuni dei suoi testi più viscerali e nelle tinte variopinte della sua musica. Inoltre egli canta in modo stravagante, con voce roca e sgraziata, tanto che dalla sua bocca pare che esca un suono informe, quasi alieno. Semplificando all’epoca poteva ricordare un Johnny Rotten intellettuale. La line up dei sei elementi artefici del primo album è definita dalle due chitarre (Roger Morris e John Ashton), dal batterista Vince Ely e dal sassofonista Duncan Kilburn, quest’ultimo determinante nel rendere di una certa eleganza la proposta tipicamente new wave della band. Nell’omonimo album del 1980 le influenze punk sono abbastanza marcate, ma a queste si fondono melodie New Romantic ereditate dal glam settantiano. Il risultato è interessante, perfezionato da un’ispirazione ragguardevole in fase di scrittura e dalle mani di tecnici abili al mixer, professionisti del settore e del genere, fra i quali spicca il nome di Steve Lillywhite.

Ogni tracks dona spunti uditivi e persino visivi non trascurabili. L’intro distante e paziente di India si dimostra perfetta per introdurre sonorità di un certo tipo tanto che quando subentra il basso roboante l’ascoltatore è già preparato. Il resto del brano è vivace, incalzante e iterativo, quindi racchiude gran parte degli elementi di punta della band: i refrain ossessivi e caustici delle chitarre, una ritmica “allegra” nella sua ripetitività e la voce distorta che mai come in questo caso diviene un vero e proprio strumento. Infine le “pellicce psichedeliche” sono abili nel riuscire a donare quella leggerezza derivante dall’innamoramento raccontato sul testo. Post-punk dalle tinte grigie di un raffinato cielo plumbeo sulla successiva Sister Europe (ve l’ho detto che Richard è un pittore!), dove narrazione poetica e sax si sposano malinconicamente ad una produzione di spessore. Spensieratezza romantica su di un testo spiazzante per quanto riguarda Imitation of Christ, track dal chorus immediato, contornata da strofe profonde e da uno stacco di sassofono imperdibile. Vietato rilassarsi troppo però... infatti ci pensano l’euforico ska di Fall e il punk disturbato di Pulse ad alzare i toni, proponendo rispettivamente assoli di chitarra e di sassofono fortemente indicati. Se non fosse chiaro il riferimento nel moniker The Psychedelic Furs a Venus in Furs dei The Velvet Underground, ecco che We Love You scopre le carte in tavola, proponendo un sound simile alla band di Lou Reed ed un elenco delle cose amate. Decisamente più particolare Wedding Song, canzone originale sotto tutti i punti di vista. Non fatevi ingannare dal titolo: il brano è un proto rap malconcio su di un beat di batteria; sul ritornello un Butler rassegnato vomita l’inutilità del genere umano. La gran prova del cantante e il tappeto sonoro che si erge sul chorus confermano l’eccellente lavoro dietro la consolle. L’unione Blacks/Radio, assente per il mercato americano, torna a rincarare la dose sullo standard punk/new wave offrendo un “primo tempo” arrembante, condensato dai soliti interventi miracolosi del sax e da un finale esplosivo; finale dal quale scaturisce un rigetto marcio e monocorde che chiude la track. Flowers ribadisce il concetto tramite ritmi rapidi, un buon mordente e un testo macabro narrato su strofe facilmente digeribili, senza di fatto aggiungere nulla all’LP.

Chi invece fornisce un contributo notevole all’album sono le due tracks scelte per la versione U.S.A. del disco, cioè Susan’s Strange e Soap Commercial, entrambe prodotte da Martin Hannett. A rimettere le cose al suo posto ci penserà la versione ristampata su CD del 2002, fortemente consigliata poiché oltre a contenere tutte le tracce succitate prevede una cover assurda di Mack the Knife di Kurt Weill e una demo di Flowers; per chi non ne avesse abbastanza di post-punk scritto, composto, suonato e prodotto divinamente! Del resto il gruppo già a partire dal nome richiama il glorioso passato sessantiano del rock ed anche se in musica apprende da pilastri come The Velvet Underground riesce ad estraniarsi dalla massa attraverso la penna “romantica” e la voce stravagante del proprio leader.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
94 su 3 voti [ VOTA]
L'ImBONItore
Giovedì 16 Settembre 2021, 14.40.53
1
Ammazza che album mi andate a scovare, Imitation of Christ e Sister Europe da sole valgono l'acquisto, ma..... non sono le sole, tutto l'album e' splendido. E la vosce di Butler, un mix tra David Bowie e John Lydon lascia il segno. 88
INFORMAZIONI
1980
Columbia Records
Post Punk
Tracklist
1. India
2. Sister Europe
3. Imitation of Christ
4. Fall
5. Pulse
6. We Love You
7. Wedding Song
8. Blacks/Radio
9. Flowers
Line Up
Richard Butler (Voce, cori)
Roger Morris (Chitarra)
John Ashton (Chitarra)
Duncan Kilburn (Sassofono)
Tim Butler (Basso)
Vince Ely (Batteria)
 
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