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Pestilential Shadows - Revenant
16/09/2021
( 295 letture )
Il silenzio degli innocentissimi blacksters australiani, durato sette anni, è finalmente stato rotto da un forte e tremendo boato che porta il nome di Revenant. I Pestilential Shadows, quartetto dal sound criminale, non si smentisce neanche stavolta; tra i migliori esponenti dell’Ordo Ater Anguis(*) degni portavoce di quest’ordine satanico e underground di musica black metal.

L’aria che si respira in quest’album è la stessa dei precedenti, pestilenziale e dal suono crudo e pungente, nessun miracolo compositivo e musicale all’orizzonte ma troverete tanta sofferenza e dannazione sonora dato dai momenti sporadici d’atmosfera. I Pestilential Shadows sono costantemente fedeli alla loro linea black metal rude e grezza, anche qui i riff sono violenti ma purtroppo ripetitivi e la batteria non raggiunge mai il designato punto di arrivo. Revenant gioca un ruolo fondamentale per la discografia della band, non sviscera alcun canone oscuro già sentito ma è degno di esser menzionato, in quanto sprigiona una malvagità e una disperazione palpabile; evoca stati di sconforto e delusione che l’ascoltatore puntualmente ricerca in questo tipo di proposta. La totalità dell’album è integra e stilisticamente parlando mantiene fino alla fine una certa logica compositiva dove troviamo intatti i temi a loro cari quali angoscia e morte, anche qui esposti, suonati e disegnati in maniera soddisfacente. Gli australiani rimangono ancorati al loro modo di interpretare certe tematiche e al loro modo primordiale di proporre un black metal letale e devastante, ma attenzione, si percepisce una voglia ribelle, forse inconscia, di voler crescere e perfezionarsi; troverete nell’album, infatti, progressioni stilistiche e musicali improvvise e passaggi atmosferici inquietanti, tutto in piccolissime dosi ma ben riuscite ed apprezzate. La tracklist è ben strutturata ma cammina con molta fatica su un filo che fortunatamente mai si spezzerà, resterà in bilico, perché i terrificanti e violenti brani sono a volte monotoni e troppo lunghi, seppur non noiosi; in totale abbiamo quasi quarantaquattro minuti che rischiano di lasciarvi addosso uno stato d’agitazione. Revenant non è certo un disco ricchissimo di innovazioni, ma come già detto, non mancano piccoli spunti e qualche idea: Procession of Souls è la traccia più devastante dell’album, dove si palesa lo stampo vecchia scuola della band. Il marziale mid tempo e il claustrofobico suono del basso danno ad Hunter and Reaper un’aria solenne e mistica, Twilight Congregation invece ha un’aurea infernale e disumana data soprattutto dal cantato sgraziato e disperato di Balam. In The Sword of Damocles i sinistri riff ed una straziante batteria palesano una sorta di traghettatore che ci accompagnerà all’eterno castigo, ma la vera essenza della morte non l’abbiamo ancora né percepita né sentita, ma manca poco alla fine, ecco la titletrack e Beneath the Dying Stars che da molto lontano ci mostrano il vero volto del male di questo disco: parti veloci, momenti drammatici e furie vocali chiudono degnamente questa difficile processione.

Revenant è un mondo maledetto che approfondisce le molteplici visioni della morte che conduce la carne mortale al suo eterno riposo attraverso percorsi sonori/spirituali di decadimento, pestilenza e putrefazione. L’immagine evocata dal disco è quella di uno spirito immondo che ritorna dopo il trapasso dalla tomba, per farvi vivere i suoi tormenti vissuti nell’aldilà attraverso ogni singola canzone come se fossero numerose incarnazioni della morte stessa. Un lavoro più che sufficiente, dalla produzione underground ma dai risultati discreti dove i suoni ben bilanciati e chiari si miscelano al meglio con le atmosfere e la voce creando un sound catacombale. Non ci sono grosse e banali emulazioni ed ispirazioni del black nordeuropeo, e possiamo dire che questo disco ha una vita propria e suoni a sé stanti sicuramente privo di modernità. Il punto di forza di Revenant è indubbiamente la trascendenza, una componente mistica preponderante e filosofica sul concetto naturale della morte: abbandonarsi ad essa senza veli e senza paure.

Luceat lux vestra
Sine metu
Sic itur ad astra
Lux ex tenebris
Mors omnibus


* Un ordine satanico australiano di band black metal.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
lisablack
Giovedì 16 Settembre 2021, 12.43.30
1
L' Australia ha una notevole scena estrema.. Questi li ho già notati e non me li lascio scappare
INFORMAZIONI
2021
Seance Records
Black
Tracklist
1. Procession of Souls
2. Hunter and Reaper
3. Twilight Congregation
4. The Sword of Damocles
5. Revenant
6. Beneath the Dying Stars
Line Up
Balam (Voce, Basso)
Somnus (Chitarra)
Decay (Chitarra)
Basilysk (Batteria)
 
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