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Murple - Io sono Murple
18/09/2021
( 359 letture )
Immaginate di essere un pinguino che vive nella mente di un vostro amico americano, il quale ha addirittura dato un nome alla propria immaginaria visione. Il bizzarro preambolo è necessario per spiegare la nascita dei Murple, band romana formatasi mezzo secolo or sono grazie alla collaborazione del bassista Mario Garbarino con il batterista Duilio Sorrenti. La vicenda del pinguino incastonato nella psiche dell’amico deve aver toccato le corde di entrambi i musicisti che decisero di prendere ispirazione per il nome della band, l’animale fiabesco diceva infatti di chiamarsi proprio "Murple". Da qui prende vita non solo il titolo del disco, ma anche la copertina e soprattutto il concept contenuto all’interno dell’album, diviso in due maestose suite composte di sei capitoli ciascuna. La storia in esso narrata è intrigante, ha una sua morale e viene vissuta attraverso gli occhi del pinguino che poi scopriremo essere più ampiamente l’impersonificazione di una condizione umana.

La musica dei Murple, figlia di un periodo di non più di tre anni passato ad esibirsi sui palchi con repertorio di altre band, giunge in ritardo rispetto alle sperimentazioni più estreme dei cugini di oltre manica King Crimson e Gentle Giant, dei quali non mancano di elogiare la carriera, soprattutto di questi ultimi. I passaggi in cui si ode questa somiglianza per nulla fastidiosa tuttavia, sono tutt’altro che rari ma non per questo poco graditi o gradevoli. Questo è un fatto comune a molte band nostrane che hanno dovuto fare i conti con la diffusione nel nostro paese del rock progressivo e hanno poi deciso di incidere un disco verso la metà del decennio, momento in cui band come quella del gigante gentile poteva vantare un repertorio di ben sei album all’attivo, non pochi.

Il viaggio onirico nel mondo del pinguino Murple, ben rappresentato sulla copertina, comincia in Antartide, con un’eco lontana, le percussioni e il triangolo che ci catapultano nel mondo (ora non più così tanto) freddo e congelato sito al polo sud del globo, con la batteria di Duilio Sorrenti che spalanca le porte al tripudio strumentale di tastiere suonate dal vocalist Pier Carlo Zanco e di chitarre a cura di Giuseppe "Pino" Santamaria. La voce narrante, fondamentale per raccontare la storia principale e le vicissitudini del nostro eclettico protagonista, giunge tardi nella timeline della prima delle due suite con il quale è suddivisa l’opera, più precisamente intorno al capitolo IV Senza Un Perché. Il nostro Murple ormai ha abbandonato il suo habitat per giungere nel mondo degli uomini, nel quale purtroppo però, tristemente e drammaticamente, finisce per essere parte di un circo: siamo attorno al minuto 11 e veniamo accompagnati da un coro ecclesiastico verso Nessuna Scelta. Sintetizzatori dal suono moderno, e niente affatto invecchiati male, fanno da sfondo al racconto di Pier Carlo Zanco nel quale apprendiamo che il pinguino è al cospetto del proprietario del circo il quale gli sta insegnando l’arte dell’inchino per essere parte del suo spettacolo. Concludiamo il lato A con Murple Rock, palcoscenico strumentale in cui spicca la chitarra accompagnata fedelmente dall’ottimo basso di Mario Garbarino. Se ne va quindi il 50% del disco ma non c’è traccia di noia, semmai la curiosità di sentire come va a finire la storia è alta.

Girando l’LP di 180 gradi è il pianoforte ad aprire le danze per la seconda suite che completa il lavoro, il primo capitolo Preludio e Scherzo è interamente composto e performato proprio da Pier Carlo Zanco, onnipresente. Staccando le mani dal piano, passiamo al racconto di ciò che avveniva Tra i Fili del circo, uno dei momenti più cantabili e radiofonici dell’intera composizione. Poi è la volta della psichedelia quasi dance delle Variazioni in 6/8, sfoggio tecnico dei tempi dispari e dei ritmi sincopati del quartetto romano. La narrazione prosegue con Sono Fratello, a cui il cantante aggiungerà poi Al tarlo che scava il suo legno, come a dire che in questa vicenda fiabesca, grottesca e anche un po’ drammatica, lo spirito di evasione di un pinguino che finisce ad elargire inchini in un circo non è diverso dal compito ripetitivo di un tarlo che si scava il proprio buco nel mobile. Il capitolo V poi è una critica non troppo velata al mondo di ora (o di allora?), con la metafora circense secondo cui sarebbe zeppo di nani e clown. Da un concept album ci si sarebbero potute aspettare anche più parti cantate, proprio a corredo della storia, ma i Murple invece scelgono saggiamente di centellinare parole soppesando i pochi concetti presenti nei testi, lasciando che la vicenda sia come contorno dell’opera e non la sua parte principale, un prolungamento della melodia. Il lato B si chiude poi con lo stesso motivo che aveva dato il via al lato A, per concludere il racconto circolare che si conclude come è iniziato. Ecco che Antartide diventa così Antarplastic in questa XII parte finale, mentre il nostro infelice e bistrattato pinguino conclude la sua vita aggrappato ad un piccolo pezzo di ghiaccio che in realtà è di plastica, se vogliamo un’immagine evocativa di ciò che accade oggigiorno in alcuni zoo dove animali tropicali o polari sono costretti a vite insostenibili. Drammatica conclusione di una vicenda triste che mal si sposa ai ritmi invece molto briosi e ariosi scelti dal quartetto romano.

Io Sono Murple ci lascia una consapevolezza strana, figlia di altri tempi e poco consona al periodo in cui è stato scritto e concepito: moti studenteschi e rivoluzionari, scioperi e proteste, l’uomo al centro dell’attenzione e alla costante caccia dei diritti che proprio pochi anni prima venivano acquisiti per molti lavoratori grazie alle lotte sindacali. Ecco che questa narrazione, seppur ben congegnata e calzante, stona con quel periodo florido per la costante ricerca di miglioramento della condizione del ceto medio. Non è che i Murple erano inconsapevoli viaggiatori nel tempo e hanno voluto narrare le vicende distopiche di una società d’altri tempi? Il quesito rimarrà irrisolto, la musica gioiosa e spensierata della band nostrana per fortuna rimane e siamo qui a raccontarvi di una pietra miliare del rock progressivo italiano. Per una sfortunata scelta di alcuni dettagli sarebbe potuta essere ancora migliore, se solo quell’amalgama tra idee, strumenti, testi e scelte musicali avesse funzionato alla perfezione.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
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Zess
Martedì 21 Settembre 2021, 20.31.12
2
Bello! Non nell'olimpo del progressive italiano dei 70, ma buon disco.
duke
Sabato 18 Settembre 2021, 13.55.25
1
...album strepitoso....un classico del prog italiano....
INFORMAZIONI
1974
BASF/Fare Records
Prog Rock
Tracklist
LATO A
I. Antartide
II. Metamorfosi
III. Pathos
IV. Senza Un Perché
V. Nessuna Scelta
VI. Murple rock
LATO B
I. Preludio e Scherzo
II. Tra i Fili
III. Variazioni in 6/8
IV. Fratello
V. Un Mondo Così
VI. Antarplastic
Line Up
Pier Carlo Zanco (Voce, Contrabbasso, Tastiere)
Pino Santamaria (Voce, Chitarra elettrica, Acustica, 12 corde)
Mario Garbarino (Basso, Percussioni, Triangolo)
Duilio Sorrenti (Batteria)
 
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