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Bulb - Moderately Fast, Adequately Furious
19/09/2021
( 780 letture )
Prima ancora di divenire famoso come volto fondamentale dei Periphery, Misha Mansoor è stato conosciuto dagli internauti con il nome di Bulb, appellativo usato per le sue produzioni da solista. Durante lo scorso anno è stato invero proprio Misha a rispolverare questo suo progetto giovanile, graziandoci durante tutta l’annata pandemica con nove dischi di ottima musica: un orchestrale, un elettronico, e ben sette strumentali in cui la chitarra faceva da padrona ripescando a piene mani da produzioni passate anche di molto precedenti al progetto peripheryiano. Per non tornare su queste perle che invito a rispolverare se non lo aveste già fatto, ci troviamo qui a parlare del primo vero e proprio disco solista di Misha, voluto e composto appositamente per l’occasione, un platter pubblicato e registrato appositamente per mostrare le capacità compositive raggiunte dal chitarrista ora non più un ragazzino. Pubblicato per 3DOT Recordings (etichetta fondata dai membri dei Periphery), l’ora di musica proposta da questo Moderately Fast, Adequately Furious è a tratti un’incantevole conferma, a tratti una caduta nel solito electro-pop a cui ci siamo abituati nei progetti alternativi dei membri della band.

Il tutto viene aperto da una bomba, Unleash the Pwnies, con il suo guitarwork fuori di testa in pieno stile djent e blast beat alla batteria devastanti. La classe chitarristica è spiazzante, capace di gettarci in modo diretto, complesso e rapidissimo all’interno di un sound peripheryiano più che gradito -potremmo considerare questo pezzo come un antipasto per la prossima release degli statunitensi, che è ora in lavorazione. Echo Teuffel è invece una prima leggera delusione, una traccia che nella sua pacatezza non propone profondità e sviluppi interessanti, bensì si dipana in un songwriting piatto e troppo influenzato dall’elettronica priva di anima e piuttosto invadente del buon Misha; insomma, un passo falso che però non deve far demordere visto l’arrivo di Breeze Redux e Parabolica, due carri armati. La prima è una produzione molto efficace, funzionante nelle sue linee chitarristiche djent e chitarra solista sofisticata e tecnicamente ineccepibile. Ma è Parabolica a far godere l’ascoltatore graziandolo con uno dei riff più belli del disco seppur nella sua semplicità, in un controtempo gettato in poliritmie batteristiche che ci accompagnano per mano nella sezione romantica del pezzo. Tocco di classe quando il riff principale diviene leitmotiv nell’assolo, davvero apprezzabile e incoronando la composizione come quintessenza di oscurità, songwriting geniale ed energia djent, a dir poco intrappolante. Two Brothers è invece un pezzo principalmente atmosferico, nonché piuttosto pomposo e barocco nel suo impianto armonico, lasciandosi sicuramente ascoltare nella sua schiettezza e nel suo saper donare un quid al disco pur senza essere un componimento da shred impazzito. Un brano piuttosto fallimentare è purtroppo il sesto, composto in collaborazione con il fratello di Misha, Axel. Il clean arpeggiato in apertura non è assolutamente male così come l’idea di inserire un brano cantato, peccato che oltre al melodismo da canticchiare nel tempo libero e un assolo di chitarra indubitabilmente di classe, non vi sia molto altro. Anzi, il finale dubstep era decisamente evitabile e fuori contesto, nonché la prestazione vocale piuttosto dimenticabile. Sulla sua falsariga troviamo la nona Upload Apathy con lunghe sezioni elettroniche e beat basilare, in un sentore chillstep da compilation di Youtube che non propone niente di attraente per i più esigenti; stesso discorso per Download Happiness che la supporta come indiretta “parte 2”. Non si voglia qui intendere che influenze contemporanee ed elettroniche non siano gradite, ma che spesso si trovano pezzi gettati senza continuità con il sound metal del compositore e che, in questo album, non sono giustificati dall’essere ripescaggi caotici come gli archivi summenzionati in apertura. Insomma, come direbbe Hegel nella sua Estetica, ci troviamo dinanzi a musica che ha preferito “ingannare” tramite la melodia, ignorando l’importanza di ritmo e armonia. In nostro soccorso arriva un pezzo assurdo, che lotta con Parabolica per il gradino più alto del podio se non già ponendosi come vincitore assoluto in un paio di ascolti: Füf Redux. Il chitarrista statunitense si rivela un maestro soprattutto nell’imbastire e gestire due linee chitarristiche -ritmica e solista- in cui djent e metalcore accompagnano solismi calcolati alla perfezione. Non bisogna farsi ingannare dall’arpeggio iniziale, la traccia è quadrata, la variazione dopo il primo terzo è a dir poco mozzafiato, come l’assolo ben poco dedito allo shred ma acutamente contestualizzato ad arte, finendo con il breakdown bestiale che sa entusiasmare come poco altro richiamando il post-solo di Blood Eagle di peripheryiana memoria. Discreta ma non memorabile -ma sicuramente apprezzabile- è Press Enter Redux nei suoi tre minuti di metal suonato nella struttura classica strofa-bridge-ritornello e assolo. Il disco viene concluso poi da un pezzo sinfonico con tom imperiosi ed elettronica finalmente ben sfruttata, in una composizione che seppur funziona ci fa chiedere “ma in tutto questo cosa c’entrava?”, creando un effetto fritto misto che spesso non ha neanche il fritto come fil rouge. Fortunatamente la chitarra subentra per smentire in parte questo sentore, concludendo con anche degli archi in modo più che egregio.

A fronte di tutto ciò, questa prima “official release” di Bulb è decisamente buona nel suo complesso, presentando brani più che piacevoli, un paio di capolavori -vedasi Parabolica e Füf Redux- e altrettanti mezzi flop, generando una montagna russa di sensazioni contrastanti ma che, se considerate anche a fronte di più ascolti, penderanno verso un giudizio tutto sommato più che positivo. In fondo è un peccato che un talento come quello di Misha, con tale produzione sopraffina sul disco e tecnica chitarristica alle spalle, finisca in più momenti a produrre pezzi piatti e tristemente vuoti di quell’aggressività che proprio lui ha saputo portare nel metal dei Periphery senza rinunciare a trovate più commerciali e azzardate. Insomma, per gli amanti della sperimentazione, questo disco non sarà né carne né pesce, per gli amanti della formazione djent statunitense invece sarà una cornucopia da cui estrarre alcuni prodotti e lasciarne altri, rimanendo nel complesso più che soddisfatti dalla scelta.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
77.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
3DOT Recordings
Prog Metal
Tracklist
1. Unleash the Pwnies
2. Echo Teuffel
3. Breeze Redux
4. Parabolica
5. Two Brothers
6. Far Too High
7. Füf Redux
8. Press Enter Redux
9. Upload Apathy
10. Download Happiness
11. And Yet, This Man Will Soar
Line Up
Misha Mansoor (Tutti gli strumenti)
 
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