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Zahn - Zahn
22/09/2021
( 691 letture )
Vero e proprio zibaldone in salsa noise questo primo disco omonimo del recentissimo progetto Zahn, trio strumentale di base a Berlino e formato da musicisti già noti all’interno del circuito tedesco e non solo, tra i quali spicca sicuramente il chitarrista Felix Gebhard, membro – in sede live – dei leggendari Einstürzende Neubauten.
La sezione ritmica della band è invece composta da due membri degli Heads. (di cui abbiamo parlato qui lo scorso anno): Nic Stockmann alla batteria e Chris Breuer – tra le altre cose già ex componente dei The Ocean – al basso.
A questo si aggiunge una vasta pletora di ospiti che hanno fornito le proprie mani per arricchire ulteriormente una proposta sonora già di per sé ampiamente intrigante.
I tedeschi infatti basano la propria ricerca strumentale su una personalissima interpretazione del noise rock anni ’90, prendendo a piene mani dalla tradizione più classica dei The Jesus Lizard e ingigantendo il suono globale alla maniera dei Metz. L’amalgama dei tre musicisti si spinge spesso molto più in là rispetto alle coordinate sonore appena descritte, lambendo volentieri territori stoner/sludge paludosi e pachidermici, ma anche lande psichedeliche che richiamano i più cosmici esperimenti krautrock tanto quanto le fughe spaziali dei sempre troppo poco lodati Acid Mothers Temple.
Ce n’è dunque per tutti i gusti nei trentotto minuti di Zahn e il rischio di annoiarsi è decisamente basso, sebbene la proposta totalmente strumentale possa inizialmente intimorire.

La partenza affidata a Zerrung è di quelle che riescono ad incuriosire, con il basso di Breuer che sferraglia agilmente sull’ostinato ritmico della batteria, mentre la chitarra di Gebhard si cimenta in arpeggi dissonanti e riff canonicamente noise rock per quello che risulta essere l’unico brano totalmente fedele al genere citato in questa recensione. Si percepisce già comunque quella spessa patina psichedelica che è destinata ad aumentare nell’ancora noise-oriented Pavian ed esplodere nel singolo Tseudo: cinque minuti e mezzo di trip spaziale dilatato e lisergico, dove emergono gli spettri dell’acid rock anni ’60 insieme alle esperienze spiccatamente tedesche della scuola di Klaus Schulze; la lapsteel guitar scivola con una melodia reiterata con efficacia su un basso sempre distorto, mentre la batteria arretra leggermente per far spazio ai synth di Alexander Hacke (anch’egli passato tra le fila degli Einstürzende Neubauten, ma non solo) che si prendono vistosamente la scena.
È questo l’episodio migliore dell’album, che dà prova della creatività dei musicisti in gioco.
Ogni brano ha un qualcosa di particolare da mostrare all’ascoltatore e nel caso di Gyhum si tratta di bordoni ambient/drone che si macchiano progressivamente di feedback, mentre un beat elettronico risale gradualmente il mix instaurando un’atmosfera cupa ed inquietante, sulla quale infine si innesta il sax baritono smorzato dell’argentina Sofia Salvo, altro nome conosciuto all’interno della scena avantgarde tedesca.
Potrebbe sembrare che gli Zahn seguano un percorso non chiaro nella costruzione della propria identità sonora, ma ascoltando il disco si percepisce una personalità sempre più definita man mano che passano i minuti. I suoni scelti dai tre berlinesi sono scelti con cura e risultano azzeccati in ogni occasione; alla riuscita del disco contribuiscono senza dubbio anche l’ottimo missaggio di Dennis Jüngel e il master di Philipp Welsing. Un lavoro totalmente tedesco, insomma.
La devozione verso le chitarre in drop tuning e i riff fangosi à la Red Fang emerge chiaramente nei due minuti scarsi di Schranck, bozzetto stoner filtrato da fraseggi noise rock per un risultato che strizza l’occhio pure all’urgenza del punk, mentre invece non sorprendono la successiva Lochsonne Schwarz, che si trascina pigramente con un’unica melodia non esaltante, e il secondo singolo Aykroyd, che varia di poco la formula inserendo ancora riferimenti stoner e post-hardcore. Sul finale ritorna il sax e il brano sembra decollare, ma il tutto si spegne forse fin troppo in fretta.
Fortunatamente la chiusura del disco è affidata alla lunga Staub: una sorta di processione funebre dominata da un basso dal sapore post punk e da synth svolazzanti che contrastano con l’atmosfera mesta degli strumenti elettrici. A metà della sua corsa il brano si arresta bruscamente per lasciare spazio ad una coda pianistica filtrata da un’effettistica vintage che rende i suoni lontani nello spazio e ancora più inquietanti, adatti quasi per un film horror di stampo classico. Questa sezione potrebbe andare avanti all’infinito con la sua carica ipnotica e continuerebbe ad essere funzionale al brano.

Zahn è un debutto per molti aspetti fresco ed interessante, che potrebbe colpire la fascia di ascoltatori più devoti al noise rock tanto quanto quella più interessata a sonorità psichedeliche; la componente rock è quasi sempre protagonista nei brani del trio, ma è laddove viene accantonata che le cose diventano più interessanti e la vena sperimentale del gruppo è lasciata libera di correre. Non mancano intoppi ed episodi meno a fuoco, ma è talmente tanta la carne al fuoco che il disco si lascia riascoltare più e più volte senza annoiare, grazie ad una durata giusta e ad una scaletta ben dosata.
I primi live degli Zahn hanno già confermato le buonissime prestazioni del progetto, che sicuramente dal vivo riesce a canalizzare meglio i propri sfoghi strumentali potendo contare su una potenza sonora non indifferente e sulle capacità dei singoli componenti.
Un album dunque da scoprire e che potrebbe segnare l’inizio di una discografia promettente.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Crazysane Records
Noise
Tracklist
1. Zerrung
2. Pavian
3. Tseudo
4. Gyhum
5. Schranck
6. Lochsonne Schwarz
7. Aykroyd
8. Staub
Line Up
Felix Gebhard (Chitarra, Elettronica su traccia 4, Pianoforte su traccia 8)
Chris Breuer (Basso, Lapsteel Guitar su tracce 3, 7)
Nic Stockmann (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Wolfgang Möstl (Chitarra su traccia 1)
Fabian Bremer (Chitarra, Synth su tracce 2, 8)
Alexander Hacke (Synth su tracce 3, 6)
Sofia Salvo (Sassofono su tracce 4, 7)
Peter Voigtmann (Batteria, Tamburello su traccia 2)
 
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