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Greta Van Fleet - The Battle at Garden`s Gate
28/09/2021
( 788 letture )
Scrollarsi di dosso il macigno di un paragone con un nome altisonante che i più severi fra critici e ascoltatori continuano a rimproverargli (indovinate di quale band parliamo?) e riuscire a risplendere di luce propria dando ragione a tutti coloro che invece li celebrano come massimi paladini del rock contemporaneo o addirittura rinnovatori del suddetto in un panorama mainstream avaro e indifferente verso chi profonde sforzi al fine di mantenere alta l’attenzione sul nostro genere preferito. Che la band dei fratelli Kiszka abbia le luci dei riflettori fisse su di sé e venga puntualmente chiamata in causa nei più disparati dibattiti circa lo stato di salute del rock dei nostri tempi è innegabile e forse persino scontato sottolinearlo. Che tali chiacchiericci distolgano l’attenzione dal materiale da essi proposto andando ad alimentare d’ossigeno un gigantesco flame annichilente senza soluzione di continuità è altrettanto veritiero. Ed è frustrante. Ragion per cui, ci scuserà chi si aspetterebbe da questo scritto qualcosa di differente, noi cercheremo di soffermarci sulle canzoni e sulla condizione di forma dei Greta Van Fleet alla luce di quanto ascoltato nella seconda fatica discografica della band del Michigan, rea di aver arricchito con The Battle at Garden’s Gate il bagaglio di influenze, debitrici di un sound radicato nel meraviglioso decennio Settantiano che i nostri hanno dimostrato ancora di amare alla follia e di saper riportare in auge plasmandolo e “piegandolo” alla propria causa.

Squadra che vince non si cambia ed è così che la line up celebra ancora l’idillio della cosiddetta azienda a carattere familiare con quei diavoli di Joshua, Jacob e Samuel ad occupare le rispettive mansioni di cantante, chitarrista e bassista/tastierista, col buon Daniel Wagner confermato alle pelli. Da segnalare invece la presenza del produttore Greg Kurstin il cui curriculum di lunga data annovera importanti collaborazioni con artisti internazionali della scena pop. La scelta di affidarsi a lui non è casuale: The Battle at Garden’s Gate, sebbene inserito in un chiaro contesto hard rock, carezza e lambisce suggestioni di carattere pop, o almeno della sua forma barocca e architettonica intesa nei Seventies. E non è tutto. Il disco sa destreggiarsi piuttosto agilmente anche nei territori cari al rock progressivo e psichedelico e al blues, a riprova di una maggiore ricercatezza e di una crescita della band palpabile ed evidente sin dai primi ascolti. Scordatevi dunque le progressioni frizzanti ed elettriche di pezzi come Safari Song o Highway Tune, inni di scatenato furore appartenenti alla prima fase del gruppo. Sin dalle prime note dell’opener Heat Above, infatti, è possibile percepire la decisa sterzata operata dai Greta Van Fleet a favore di suoni che privilegiano atmosfere oniriche e sognanti, quasi come se i quattro ragazzi si trovassero sospesi nel tempo fluttuando in nebbie imperscrutabili di arcana magia, con l’hammond a disegnare trame complesse e indecifrabili in piena linea con il tentativo di raccontare, forse con ingenuità, un mondo distante e sconsiderato, divorato dalle fauci del capitalismo all’alba di un’era ove a dominare sull’aspetto umano sono le macchine. Questa cosiddetta scissione dal mondo sensoriale fatto di alienazione e finzione viene agevolata dalle scelte di settaggio degli strumenti, in particolar modo della chitarra, la quale incarna un timbro caldo e dal sapore vintage mentre puntella di malinconia le sezioni di My Way, Soon, traccia vivace che ritrova nei ruggiti coi quali Joshua Kiszka battezza i versi del ritornello l’antica grinta primordiale degli esordi, sebbene dosata dall’innovativa riflessione e pacatezza del nuovo corso. D’altronde l’arpeggio pacifico e soffuso di Broken Bells sembra perdersi nei meandri irreali del flusso delle ere cristallizzandosi nella mente di chi ascolta ed ipnotizzandolo al cospetto di una canzone sentita e profonda il cui scopo è quello di narrare cullando con amorevolezza grazie ai sospiri del frontman che sfodera una delle prestazioni più convincenti, modulando la voce in un crescendo di pathos e andando a toccare vette di acutezza altissime, soprannaturali. E se Joshua Kiszka taglia la tensione emotiva con la facilità che incontrerebbe un coltello nel penetrare la superficie del burro, lo stesso non si può negare faccia Jacob Kiszka avvalendosi della sei corde e piazzando un riff dal retrogusto di un blues corrosivo nella successiva Built By Nations, la cui natura nervosa e acida annichilisce i nervi a fior di pelle e prosegue spedita nel macinare, nota dopo nota, passaggi che si acutizzano nell’assolo anarchico e quasi improvvisato che è messo lì a mo’ di jam a disorientare e sorprendere. L’ambizione dei Greta Van Fleet e la fame di musica è tale da distendere il minutaggio delle tracce oltre i limiti finora auto-concessisi: Age of Machine è soltanto uno degli episodi nei quali la sperimentazione si adopera ad incamerare i soffi di novità nell’otre di Eolo che, una volta scoperchiato, rischia però di non riuscire pienamente a far confluire i venti nella giusta direzione. Se da un lato vi è poco da rimproverare alla tecnica sopraffina con la quale i Greta Van Fleet esprimono la propria arte, dall’altro si ha come l’impressione che la dilatazione delle armonie giri sostanzialmente a vuoto, tradendo un pizzico di acerbità che in una suite dal titolo emblematico come Age of Machine non ci si aspetterebbe. Tears of Rain mette le cose a posto e lo fa eleggendo una chiave di interpretazione in acustico che pennella una ballad magistrale, ancora una volta accesa dalla prova al microfono di Joshua Kiszka che impreziosisce con vocalizzi paurosi in apertura anche l’enigmatica Stardust Chords. Light My Love e Caravel segnano un punto di rottura piuttosto netto con il prosieguo dell’album: si tratta infatti di due pezzi speculari che potremmo definire fillers e che non dispiacciono né esaltano.
Il trittico finale, come anticipato, riassume la vera espressione di cambiamento che i Greta Van Fleet hanno cercato di imprimere sul loro percorso di musicisti. The Barbarians, infatti, si veste di tinte epiche e solenni affogando qualsiasi tentativo di riconoscibilità usufruendo di inaspettati cambi di tempo e forma. La stessa Trip the Light Fantastic si distingue per una struttura anomala che alterna ai consueti acuti di Joshua Kiszka dei cori impavidi e degli intermezzi psichedelici. La conclusiva The Weight of Dreams -che proponiamo di ascoltare nella sua corposa esecuzione live- si appropria delle formule dell’heavy prog sfogandosi in un assolo di tre minuti che celebra le potenzialità della band anche e soprattutto in ottica futura. Qualcuno può già dire con certezza cosa suoneranno questi ragazzi fra dieci anni?

Dopo aver ascoltato a più riprese The Battle at Garden’s Gate non possiamo esimerci dal sottolineare quanto il disco rappresenti un netto passo in avanti nella carriera dei Greta Van Fleet, non tanto per la bontà allucinante di ogni suo singolo episodio quanto per il tentativo (riuscito) di eclissarsi dai fantasmi della semplice quantomai semplicistica catalogazione da “revival band” di ragazzi prodigio benvoluti dalle major e dalle radio.
C’è davvero poco di pappabile in termine di commercialità, il che è un merito non da poco. Siamo abbastanza fiduciosi che i nostri sapranno proseguire sulla strada già tracciata e arricchita con questo The Battle at Garden’s Gate, al momento spartiacque che sulla lunga decreterà il destino dei Greta Van Fleet incoronandoli come i tanto attesi Messia del rock moderno oppure relegandoli al ruolo di fantastiche meteore.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
55.5 su 4 voti [ VOTA]
Umberto
Sabato 2 Ottobre 2021, 15.45.44
40
Beh, a rischio di pisciare “fuori dal vaso” butto giù qualche riga e dico come la penso. Che l’espressione “musica per teenagers” non costituisca certo un complimento ma venga utilizzata spesso con toni dispregiativi mi pare alquanto evidente; e il fatto che Ezio, nel suo brevissimo post, abbia parlato anche di “robaccia” contrapponendola alla “roba seria” lo conferma. Qua non si tratta di una mera questione anagrafica o generazionale, ma proprio della proposta musicale in sé, che a secondo delle sue caratteristiche può essere recepita più o meno favorevolmente da ascoltatori di diversa età; se taluni artisti realizzano dischi il cui contenuto (o stile) musicale è palesemente superficiale, evanescente, puerile e banale, ci sta che qualcuno utilizzi per loro l’espressione “musica per teenagers” per rimarcare il fatto che si tratta di un’offerta musicale che per le sue caratteristiche è destinata a riscuotere i maggiori consensi proprio tra gli ascoltatori più giovani… Tutto ciò è normale e fisiologico? Direi di no. Gli artisti (o presunti tali) creati in quella sorta di laboratorio che è il mezzo televisivo sicuramente hanno come audience di riferimento i teenagers e più in generale il pubblico giovanile; ma a connotarli non è soltanto l’età ma anche e soprattutto un’offerta musicale inconsistente e deteriorabile. Sky e Mediaset creano prodotti mediatici da dare in pasto ai ragazzini e che nello stesso tempo servono per rimpinguare i conti correnti di autori televisivi, giudici, e compagnia bella e questo è incontestabile. Vi sono però stili e generi musicali nei quali il discorso anagrafico viene meno, vacilla, per il semplice fatto che artisti giovani e meno giovani si rivolgono ad un pubblico che da un punto di vista anagrafico è vario, è ciò è in stretta correlazione non tanto con l’età di chi pubblica i dischi ma con il tipo di musica in essi contenuta.
Galilee
Venerdì 1 Ottobre 2021, 20.41.21
39
Per me puoi anche argomentare, ma dal mio punto di vista pisceresti fuori dal vaso. I giovani fanno musica per giovani ed è sempre stato così. A prescindere dal tipo di musica l'indirizzo è quello, anche perché sono gli unici che riescono a proporre e ad apprezzare qualcosa di nuovo.( c'è uno studio scientifico al riguardo). L'adulto è schiavo e affezionato alle sue esperienze quindi in generale è in grado solo di apprezzare ciò che gli ricorda i suoi inni giovanili. In poche parole la musica per teenagers non esiste, ma è solo una denominazione denigratoria. Anche le minchiate più studiate della Ferrero e JAx non sono solo per teenagers, perché vengono ascoltate anche da boomer rincoglioniti di 60 anni. Quindi se proprio vogliamo fare qualche divisione sarebbe sensato farla in questo modo. Musica più o meno disimpegnata stop. i Maneskin come Ramones o gli AC/DC fanno musica molto disimpegnata. Che tra l'altro non significa facile da suonare. I King Crimson i Meshuggah e i Pink Floyd invece ovviamente no. Questo non significa però che all'inizio della loro carriera, ad esempio, i Pink Floyd non facevano pezzi super elaborati. Song come Arnold lane prendevano a pieno dal beat dei primi Beatles aggiungendoci la musica per accellenza dei Teenagers di allora. La psichedelica. Spero di essere stato esaustivo.
Umberto
Venerdì 1 Ottobre 2021, 19.33.00
38
Fare musica per teenagers o musica "per boomer rincoglioniti di 60" non sono le uniche due opzioni che hanno a disposizione gli artisti che animano il mercato musicale, per fortuna ce ne sono altre. Comunque, per rispondere al quesito non basterebbero poche righe per cui evito…
Eagle Nest
Venerdì 1 Ottobre 2021, 18.29.06
37
D'accordissimo con Galilee...
Galilee
Venerdì 1 Ottobre 2021, 17.55.20
36
Sono un gruppo per teenagers tanto quanto quelli che ascoltavo io da teenagers, e cioè 30 anni fa. Guns, Motley, Metallica, Doors, pink Floyd etc. Ma poi scusate da quando un gruppo di ventenni non ragiona da giovane e fa musica per boomer rincoglioniti di 60 ?
Umberto
Venerdì 1 Ottobre 2021, 17.34.00
35
A proposito dei nuovi fenomeni italiani, ha ragione Ezio nel definirli un “gruppetto per teeneger” (n. 32), e sorrido anche all’idea che qualcuno, pur non apprezzandoli, ne riconosca però l’importanza per il semplice fatto che siano popolarissimi su Spotify e YouTube…
Fabio
Venerdì 1 Ottobre 2021, 14.35.16
34
Fortunatamente i pareri sono sempre contrastanti io quoto Ezio al 32, e quello che dispiace ( poi possono anche piacere ), ma principalmente i Greta Van Thunberg fanno successo perché appoggiati appunto dagli ecologisti e qui la musica non conta,si legge nelle loro interviste, più alla moda di così !
Fabio Rasta
Venerdì 1 Ottobre 2021, 14.26.41
33
X quanto mi riguarda meritano xchè sono bravi bravi e fanno della bella Musica, volutamente semplice e non originale; in + hanno un affiatamento tra fratelli che traspare chiaramente. Bel disco che migliora se preso a piccole dosi; non eccezZziunale sostanzialmente per i motivi già indicati da "Altered" e il vocalist forse troppo particolare, almeno x me. Il Sound è valido. Hanno preso una buona strada tentando di distaccarsi un po' dalla matrice Zeppeliniana (il che x le loro caratteristiche non è facile) come da principio dell'accurata recensione con la quale concordo. /// Il paragone che mi viene in mente è con i BLACK CROWES che, giovani negli anni '90, avevano conquistato di diritto il ruolo di paladini "roots & revival" esordendo con due dischi di spessore ben diverso (ma anche va detto con contaminazioni differenti) salvo poi non ripetersi + su quei livelli. Speriamo loro facciano un percorso inverso. Altro paragone con le contemporanee svedesi CHILDREN OF THE SUN, ispirate ai JEFFERON AIRPLANE e a quel periodo, qui recensiti e piacevolmente scoperti. Sui MANESKIN ne so troppo poco, ma in ot dico che il pezzo Zitti e Buoni mi piace anche assai, ma contiene contaminazioni troppo moderne x fare un paragone con i GVF. Lo farei + con i BISCA-99POSSE. Dovrei sentire il resto. Prima o poi li ascolterò, comunque. Ora sono sui CORONER, x dire...
Ezio
Giovedì 30 Settembre 2021, 20.36.23
32
Gruppetto per teeneger, proprio come i maneskin la roba seria è altra, con tutta la musica buona che c'è in giro come si fà a perdere il tempo con questa robaccia.
Lizard
Giovedì 30 Settembre 2021, 15.27.36
31
"Rastrello per le orecchie" ancora la dovevo sentire
Umberto
Mercoledì 29 Settembre 2021, 22.28.19
30
Quoto il post n. 23 di Iron.
Galilee
Mercoledì 29 Settembre 2021, 22.21.08
29
X Iron. Sapientemente o no però lo fanno. Le similitudini con gruppi come red hot o Jane's Addiction si sentono. Il risultato sarà più moderno più pop più tutto quello che vuoi, ma gli ingredienti sono quelli. Per dire, in alcuni punti mi ricordano anche i nostri Ritmo tribale. Poi certo, per arrivare a quei livelli qualitativi di strada ne devono sicuramente fare ancora un pò.
Iron
Mercoledì 29 Settembre 2021, 20.59.33
28
Caro Galilee, visto i gruppi che ho menzionato nel mio post puoi facilmente dedurre che io sappia cos’è il crossover... che poi i maneskin sappiano mixare “sapientemente “ questi generi è opinione tua... non di certo un dogma.... con rispetto..
Transcendence
Mercoledì 29 Settembre 2021, 20.29.56
27
@ Indigo: Veramente i Greta Van Fleet, partendo da due anni fa, hanno avuto un processo di promozione/responso/successo decisamente maggiore del gruppo italiano, visto che l'album di debutto risulta vincitore di un Grammy Award (che ha una rilevanza in campo discografico forse anche maggiore dell'Eurovision Song Contest), un pezzo è stato messo nella colonna sonora del film A Million Little Pieces, i singoli del debutto rimasero nella Billboard Mainstream Rock chart per più settimane e hanno goduto di un'esposizione massiccia alle radio orientate sul mainstream, al punto che alcune loro canzoni le ho sentite pure in radio generaliste (oltre a Virgin Radio e Radio Freccia). Non ultimo, il tour del 2018 toccò date in anfiteatri/stadi in Australia, Scozia, Francia, Irlanda, Spagna, Stati Uniti, per un totale di 30 date tra cui una sold out in una location molto più piccola (Alcatraz), salvo poi posticipare alcune date all'anno successivo per problemi di salute del cantante. Al contrario, il gruppo italiano ha un tour programmato per il 2021/2022 di 14 date smozzicate tutte in Italia, quindi il paragone conta fino ad un certo punto. Il discorso "moda" non è una novità, del resto conosciamo tutti l'impatto che ebbero gruppi nelle decadi passate (Linkin Park, Nickelback, Evanescence, ma pure i Nirvana) adesso apprezzati anche dalla critica, ma ai tempi visti da buona parte degli ascoltatori come "meteore" che sarebbero durate poco una volta che i singoli da loro lanciati sarebbero usciti dalle classifiche (10 anni fa infatti montavano polemiche molto più infiammate di adesso sui social). Un altro gruppo che scopiazzava molto più fedelmente dei Greta Van Fleet il sound Led Zeppelin erano i Wolfmother, che 15 anni fa erano sulla bocca di molti e sempre in tour, adesso un progetto solista di Andrew Stockdale messo sempre più da parte a favore della sua carriera solista (l'ultimo album del 2019 è un EP autoprodotto di 7 pezzi che nonostante la presenza di Dave Grohl è stato recensito da pochissimi siti web (nessuno di quelli più gettonati) e criticato per la propria produzione/missaggio: si spera che il gruppo recensito qui sopra non faccia la stessa fine.
Galilee
Mercoledì 29 Settembre 2021, 20.19.18
26
Ho visto un bel pò di live su YouTube dei Maneskin e secondo me risentono di questo periodo storico. Ho avuto occasione di vedere altri concerti di gente più navigata, però la sensazione era sempre quella. Pubblico un pò freddo e artisti cauti. Riguardo ai pezzi per me c'è molta sostanza. Speriamo comunque di superare presto questo periodo perché ne ho due coglioni!!
Umberto
Mercoledì 29 Settembre 2021, 20.11.40
25
Visto che avete parlate del gruppo sponsorizzato da Manuel Agnelli, dico che ho visto per caso la loro esibizione al Global Citizen Live di Parigi e devo dire che li ho trovati davvero inconsistenti; la presenza scenica non gli manca ma l’impressione è che al di là di quella non ci sia nient'altro…
Galilee
Mercoledì 29 Settembre 2021, 19.35.48
24
Probabilmente non sai cosa significava crossover. Era un mix tra rock, hard rock, funky, rap, thrash etc, beh i Maneskin mixano sapientemente rock, funky e il tipico rap Italiano in stile anni 90. Poi nessuno fa paragoni. Ma la musica proposta è quella.
iron
Mercoledì 29 Settembre 2021, 19.03.16
23
mah...definire i Maneskin "crossover anni 90" e quindi accostarli a giganti come Faith no more e Body Count (solo per citarne alcuni) mi sembra proprio, per utilizzare un termine non volgare "inappropriato"....
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 18.47.22
22
@Rob, guarda su questo punto è impossibile darti torto: non entro nei dettagli (anche perché non sono CR nè responsabile, ma mi piace dialogare con gli utenti e fornire loro risposte utili quando serve), dico solo che quest'anno abbiamo avuto tanti cambi all'interno della redazione e tali eventi hanno inciso sulle tempistiche delle recensioni. Diciamo che ora stiamo cercando di recuperare quanto lasciato per strada e dunque ecco spiegato perché trovi solo oggi i Greta. Spero di aver chiarito i vari dubbi e prometto che non tirerò fuori più i maneskin sotto altre recensioni
Rob Fleming
Mercoledì 29 Settembre 2021, 18.26.27
21
Grazie @Indigo. Chiarissima risposta. E' solo che mi sarebbe piaciuto leggere la recensione "più o meno" in tempo reale e non come recupero dell'Archivio (ove spero leggere anche quella dell'ultimo Billy Gibbons, una bomba!) e scoprirla grazie a te. Sugli italiani, non è questa la sede e non batterò più la strada. Però, son d'accordo con quanto scrivi. Se un o una adolescente si appassionassero al rock partendo dai Maneskin, beh a mio avviso sarebbero meritevoli anche solo per questo (al netto della bassista).
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 18.12.23
20
@NoFun al 17. Ma il paragone che ho fatto non riguarda un ipotetico confronto sul piano musicale (i greta sono hard rock e come dici bene tu i maneskin vertono su una sorta di alternative): li ho tirati in ballo in merito al ruolo che queste nuove band hanno nel diffondere il rock ai più giovani, ora presi da altri stili musicali. Gli americani, come già accennato prima, sono partiti certamente con un sound derivativo dei Led Zeppelin, ma ora si stanno avviando in una direzione più "matura" dove influenze artistiche e individualità cercano di fondersi senza prevaricarsi. Ci sono riusciti? In parte si, ma credo che la risposta "definitiva" arriverà solo con il prossimo disco. I maneskin sono la novità dell'anno, sono ultra pompati e è quasi "figo" ascoltarli: moda passeggera? smentiranno tutti? Vedremo, per ora se dovessi consigliare a un principiante una band rock giovane, direi appunto i GvF, non i secondi. @Rob, la recensione è un recupero per l'archivio, una categoria a parte non in home page. No tranquillo, nessun "lanciare la volata": il gruppo in questione mi interessa (anche se non è il mio genere di riferimento), è stata messa la recensione e ho voluto commentarla, tutto qui. Un vero flame sarebbe dire "i GvF sono meglio dei Led Zeppelin": ecco, lungi da me queste cavolate, ho espresso il mio pensiero su un gruppo valido che per me merita, mentre trovo ingigantite le lodi ai maneskin. Basta, non è polemica, è solo una frecciatina: poi oh, se il gruppo italiano porta giovani ascoltatori ad approcciarsi al rock in modo serio (e non perchè è una moda di qualche mese) mi congratulerò con loro. Vorrà dire che il loro compito lo avranno svolto, cosa che i greta stanno già facendo, imho.
Galilee
Mercoledì 29 Settembre 2021, 17.56.59
19
X No Fun. Ma certo giocano due campionati diversi, come dice Rob. Però i Maneskin mi son piaciuti parecchio, il disco l'ho preso e apprezzato. Pò il fatto che siano molto crossover anni 90 a mio parere me li ha resi subito simpatici. Purtroppo i GVF propongono un revival che a me non interessa. Troppo retrò, inoltre il cantante per me è un rastrello per i timpani. Poi per carità, non li metto in discussione. Sanno il fatto loro.
Rob Fleming
Mercoledì 29 Settembre 2021, 17.40.10
18
Io sono stato un sostenitore sin dal primo EP dei GVF. Ebbene, questo album l'ho ascoltato a lungo e non l'ho comprato. Perché? Perché la voce di Joshua Kiszka comincia ad essermi veramente insopportabile. Plant? Lui l'eleganza di Robert Plant non riesce nemmeno a sognarla. Giocano letteralmente in campionati diversi. Per quando riguarda la diatriba Greta/Maneskin... Non sono proprio d'accordo con @Indigo e con altri detrattori degli italiani. Insomma, se oramai il successo di un gruppo è dato dagli ascolti su Spotify e le visualizzazione su Youtube, beh...i Maneskin arrivano a 615 milioni di ascolti di un determinato pezzo, mentre quello più gettonato dei GVF si ferma a "soli" 128 milioni. Ma perché noi italiani dobbiamo sempre autoflagellarci? Abbiamo un gruppo che all'estero ha un successo inverosimile al momento. Perché dobbiamo prenderli come metro di paragone con questo o quell'altro gruppo per denigrarli? Mi piacciono? Poco. Certi pezzi tirati mi garbano, però non spendo soldi per loro. Ho sempre avuto parole di elogio per il sito, ma sui Greta a mio avviso non c'è coerenza. Il precedente Anthem non è stato nemmeno degnato di una recensione. Esiste il solo primo EP. E questo? Da dove sbuca? Non è in home page, Non è tra i rispolverati né tanto meno nei Low Gain. La recensione viene pubblicata il 28/9 e il primo commento è di un redattore il giorno seguente, come rper lanciare la volata. Perché altrimenti nessun utente se non per sbaglio ci sarebbe finito sopra se non in attesa dell'Archivio della Zine. Non capisco proprio perché questo tipo di decisioni al loro indirizzo rispetto ai, chessò, per me infinitamente superiori, Rival Sons e Blues Pills che hanno pressoché l'integrale discografia recensita. Finito il poema, torno ad ascoltarmelo. Magari rivedo quanto scritto
No Fun
Mercoledì 29 Settembre 2021, 17.38.48
17
@Galilee ahaha, ma in realtà non scriverei nemmeno l'opposto, cioè che i GvF sono meglio. Secondo me come ho scritto sotto il paragone ha poco senso. Comunque vedi @Indigo, anche il post di #15 di Graziano, non c'era un pregiudizio nei loro confronti, è proprio che la proposta precedente appariva troppo derivativa.
L'ImBONItore
Mercoledì 29 Settembre 2021, 16.57.35
16
A me fa ridere che i Maneskin secondo certa stampa li fanno trionfatori indiscussi anche negli Stati Uniti. Un Paese che ha sfornato decine e decine di band formidabili si entusiasmano per quelli li ? E semmai invece un Mario schifano non dovrebbe fare un nuovo record price ?
Graziano
Mercoledì 29 Settembre 2021, 16.44.15
15
Con questo album li ho perdonati e mi sono riconciliato con la loro proposta. Ho sempre intravisto enormi potenzialità malamente espresse nei lavori precedenti. Con TBAGG si scrollano di dosso l'epiteto di cloni e intraprendono un percorso molto più personale. Bravi. Voto 80.
Galilee
Mercoledì 29 Settembre 2021, 16.30.46
14
X No Fun. Io lo scrivo tranquillamente ancora adesso
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 16.07.39
13
@NoFun, ah ecco! Mi ricordavo che anche qui sul sito era stata detta una cosa del genere Si sulla bassista niente da ridire, su questo punto i GvF non possono proprio competere.
No Fun
Mercoledì 29 Settembre 2021, 16.02.08
12
Bah, anch'io ricordo che sul forum avevo scritto qualcosa tipo "meglio i Maneskin dei Greta Van Fleet" ma prima di aver ascoltato i pezzi di questo album dei GVF (e prima di aver ascoltato tutto Teatro d'Ira). Adesso non lo scriverei. Però la bassista donna è un punto in più, su quello non ci piove
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.58.29
11
Ma no dai, una piccola provocazione e niente più. Parlare di flame mi pare esagerato. Ho prima parlato bene dei Gvf e poi ho fatto una comparazione tra due gruppi che negli ultimi tempi sono sulla bocca di tutti in ambito rock. I Greta per me stanno seguendo la strada giusta facendo un percorso coerente (le influenze ci sono, non le nascondono e ora stanno iniziando ad aggiungere più del loro), i maneskin hanno avuto una via più facile per il successo e nella MIA opinione quello che suonano non è una forma di rock sincera come quella degli americani. Non ho insultato nessuno e mi sono espresso in toni pacati, ho fatto solo dei commenti con un pizzico di pepe se vogliamo dirla così, ma un flame è tutt'altro dai.
Ale
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.46.08
10
Indigo entrambi i gruppi danno fastidio a qualcuno. Tu hai scelto gli italiani qualche altro i GVF. Comunque il tuo rimane un flame.
Ale
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.46.04
9
Indigo entrambi i gruppi danno fastidio a qualcuno. Tu hai scelto gli italiani qualche altro i GVF. Comunque il tuo rimane un flame.
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.29.14
8
Certo che no. Nel primo commento ho detto la mia sui GvF visto che li trovo un gruppo di buona qualità che, pur essendo derivativo, sta aiutando le nuove generazioni ad approcciarsi alla materia rock. Questo è un merito da ascrivere alla band ma molto (troppo) spesso ho sentito critiche esagerate nei loro confronti e il loro impegno viene ridotto a "cloni dei led Zeppelin ". Invece (e qui era un semplice sassolino nella scarpa che volevo togliermi) il gruppo italiano dei Maneskin negli ultimi tempi ha invece ricevuto complimenti fuori luogo (bandiera del rock italiano, nuove icone generazionali) quando di rock vero non ha nulla, al contrario dei GvF che nel loro piccolo si stanno impegnando per mostrare ai più giovani cosa sia questa branca della musica. Solo questo.
No Fun
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.25.52
7
Un amico mi aveva fatto ascoltare dei pezzi di questo album e ricordo che sia lui che io avevamo concordato che non fossero affatto male, molto più originali che in passato. Non capisco il commento lamentoso di @Indigo. Li si criticava per quello che proponevano, anch'io l'ho fatto, ma posso fare loro i complimenti per quello che hanno fatto adesso. Sui Maneskin secondo me il paragone alla fine ha poco senso, i Maneskin hanno sonorità più simili al rock alternativo, parti rappate (che mi stanno profondamente sui maroni) parti funky. Se devo dire chi vogliono imitare direi i Jane's Addiction, il tipo anche si atteggia a Perry Farrell, però secondo me non è voluta come cosa, anzi probabilmente manco li conoscono. In ogni caso a parte due o tre pezzi il resto non mi piace proprio, però mi stanno simpatici, ma secondo me mi stanno simpatici perché ormai sono vecchio, vent'anni fa mi sarebbero stati sulle balle di sicuro.
L'ImBONItore
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.24.56
6
Forza e coraggio..... Un bel respiro......... Maneskin
L'ImBONItore
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.24.47
5
Forza e coraggio..... Un bel respiro......... Maneskin
Lele 13,5 DiAnnṏ
Mercoledì 29 Settembre 2021, 15.00.32
4
Certo che si è capito di chi parli... ma è proprio il fatto che tu ne voglia parlare senza nominarli che è fastidioso. SUccede qualcosa se scriviamo quel nome lì?
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 14.57.10
3
Dai @Lele mi sembra abbastanza chiaro: hanno vinto l'Eurovision e hanno partecipato al festival italiano su Rai Uno. Non ce la faccio a scrivere il loro nome ma ho fornito tutte le indicazioni necessarie.
Lele 13,5 DiAnnṏ
Mercoledì 29 Settembre 2021, 14.48.12
2
@Indigo almeno fare i nomi...
Indigo
Mercoledì 29 Settembre 2021, 13.54.40
1
Su questi ragazzi se ne sono già dette tante: copiano i Led Zeppelin, attingono dal rock anni '70, non hanno niente di originale ecc. Critiche del genere sono lecite e anche centrate, però ritengo ci sia un eccessivo accanimento nei loro confronti. Alla fine è vero, il loro sound non è originale e palesa notevoli influenze del passato ma la qualità e la tecnica ci sono, forse dal fatidico terzo disco cresceranno ulteriormente e sapranno rielaborare la lezione dei maestri in un qualcosa di più personale, un processo tra l'altro già verificabile in questo disco. Concludo con una piccola provocazione: i GvF sono una band autenticamente rock, eppure dai più vengono pesantemente criticati; un insulso gruppetto italiano che scimmiotta dello "pseudo rock " invece viene additato da taluni come capace di mostrare alle nuove generazioni cosa sia il rock. Tra i due, i Greta van Fleet possono piacere o no, ma perlomeno stanno davvero portando il rock ai giovani permettendo loro di conoscerlo e apprezzarlo, e non è una cosa da poco.
INFORMAZIONI
2021
Lava Records/Republic Records (Universal)
Hard Rock
Tracklist
1. Heat Above
2. My Way, Soon
3. Broken Bells
4. Built by Nations
5. Age of Machine
6. Tears of Rain
7. Stardust Chords
8. Light My Love
9. Caravel
10. The Barbarians
11. Trip the Light Fantastic
12. The Weight of Dreams
Line Up
Joshua Kiszka (Voce)
Jacob Kiszka (Chitarra)
Samuel Kiszka (Basso, Tastiera)
Daniel Wagner (Batteria)
 
RECENSIONI
s.v.
 
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