Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Le copertine dei "6 Stage" dell'opera
CERCA
RICERCA RECENSIONI
PER GENERE
PER ANNO
PER FASCIA DI VOTO
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

29/11/21
SIGNUM DRACONIS
The Divine Comedy - Inferno

01/12/21
DIABLATION
Allégeance

03/12/21
AQUILUS
Bellum I

03/12/21
AINULINDALE
Dagor-nuin-Giliath (EP)

03/12/21
ELDER & KADAVAR
Eldovar - A Story Of Darkness & Light

03/12/21
BLIND GUARDIAN
Deliver Us from Evil [Singolo]

03/12/21
UNANIMATED
Victory in Blood

03/12/21
IF ANYTHING, SUSPICIOUS
OffAir - Lullabies for the Damned

03/12/21
WOLFTOOTH
Blood & Iron

03/12/21
CORONATUS
Atmosphere

CONCERTI

02/12/21
NANOWAR OF STEEL
ALTERNATIVE MUSIC CLUB - MONTENERO DI BISACCIA (CB)

03/12/21
NIGHTWISH + AMORPHIS + TURMION KATILOT (RINVIATO)
LORENZINI DISTRICT - MILANO

03/12/21
NANOWAR OF STEEL
GARAGE SOUND MUSIC CLUB - BARI

03/12/21
BATUSHKA + BELPHEGOR + GUESTS
REVOLVER CLUB - SAN DONÀ DI PIAVE (VE)

03/12/21
PINO SCOTTO + THE GLAMOUR
SHERATAN LIVE CLUB - CARPI (MO)

04/12/21
THY ART IS MURDER + MALEVOLENCE + KING 810 + ALPHA WOLF + ORBIT CULTURE
LARGO VENUE - ROMA

04/12/21
NANOWAR OF STEEL
MOOD SOCIAL CLUB - RENDE (CS)

05/12/21
ARCHGOAT + WHOREDOM RIFE + THEOTOXIN (POSTICIPATO)
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

05/12/21
BEAST IN BLACK + MISTER MISERY + NESTRUCTION (CANCELLATO)
ALCATRAZ - MILANO

05/12/21
THY ART IS MURDER + MALEVOLENCE + KING 810 + ALPHA WOLF + ORBIT CULTURE
CIRCOLO MAGNOLIA - MILANO

The Caretaker - Everywhere at the End of Time
30/09/2021
( 494 letture )
Questa recensione non vuole essere una recensione. Due sono i principali motivi: il primo è che Everywhere at the End of Time non è un disco ma un’opera colossale composta di sei differenti parti (o “stadi”, per riprendere la terminologia inglese utilizzata dall’autore Leyland Kirby, “stages”) per un durata totale di sei ore e mezza circa; il secondo è che tra il sottoscritto e Everywhere at the End of Time esiste una tensione emotiva che è pressoché incompatibile con l’idea di recensione. Questa recensione, dunque, non vuole essere una recensione ma, piuttosto, un invito all’ascolto.

Una delle opere visive più sorprendenti degli anni Duemila è Sleep Has Her House di Scott Barley, un eccezionale esempio di intersezione di cinema e video-arte. Questo film si apre con un cartello che avvisa lo spettatore, dettandogli anche un compito:

This work has been intended to be viewed in complete darkness.

Quest’opera è stata intesa per essere vista completamente al buio.

Questo imperativo potrebbe essere perfettamente collocato all’inizio di ogni singolo disco che compone il Gargantua firmato The Caretaker. Le sei ore e mezza attraverso le quali si sviluppa questo viaggio sonoro necessitano di una totale oscurità. L’ascoltatore ha bisogno di una sorta di privazione sensoriale per poter assimilare questo lavoro immane, per poter cogliere l’incubo che esso ritrae. Leyland James Kirby, il nome che si cela dietro questo progetto, ha cercato, infatti, di tradurre attraverso il dispositivo-musica l’esperienza di uno degli “errori di sistema” più terrificanti che possano affliggere la mente umana: la demenza. Se volessimo delineare la storia che ha condotto Kirby alla realizzazione di Everywhere…, potremmo individuare il suo punto d’inizio nel 1980; più precisamente, in una scena di un film uscito quell’anno; ancor più nello specifico, nella sequenza finale di Shining di Stanley Kubrick: un’unica inquadratura racchiude nel proprio silenzioso mistero due ore di orrore e follia, mentre la macchina da presa si avvicina lenta, accompagnata dalle note di una musica da ballo, ad una fotografia che getta lo spettatore in uno stato di confusione e stupore. Quelle note riecheggiano nell’opera di Kirby, invadendola con la propria aura spettrale.

Tuttavia, i suoni di Everywhere…, provenienti da un passato che essi vogliono rappresentare e cristallizzare in una forma artistica di Memoria, risultano sin da subito deformati e disturbati. Un vinile logoro è l’immagine concettuale dalla quale si sviluppano le oltre sei ore di durata di questo colosso. Un vinile logoro racchiude in sé la tragedia della demenza al suo stadio iniziale. Il mondo è ancora riconoscibile, sebbene con qualche interferenza del proprio cervello in sofferenza. I primi due dischi, che corrispondono ai primi due stadi dell’evoluzione della demenza, presentano il jazz delicato di Al Bowlly, riconoscibile nel suo svolgersi. Oltre ai graffi sonori, ben pochi sono gli elementi di distorsione, sebbene essi si aggravino lentamente. È con il terzo disco dell’opera che l’ascolto si fa più opprimente. I pezzi che si sentono ora sono gli stessi che hanno attraversato i primi due stadi. Ora, però, essi risultano danneggiati. Taluni rallentati, come sciolti, talaltri pesantemente offuscati da rumori bianchi che li ricoprono come oscure tende che lasciano solo intravedere ciò che si cela oltre. È la mente che si deteriora, che fatica a decifrare correttamente il mondo nel quale è immersa. Non si può parlare di disgregazione, però, perché così si istituirebbe un diretto filo che dai fondamentali Disintegration Loops di William Basinski conduce al lavoro di The Caretaker. La musica di Everywhere… non cade a pezzi. Se i Disintegration Loops -comunque fonte d’ispirazione per il Nostro- possono essere visualizzati come un corpo umano le cui ossa vengono a poco a poco fratturate, il lavoro di Kirby è più un corpo al quale, pezzo per pezzo, viene sottratto lo scheletro. Meglio ancora: la musica di Everwhere… è un corpo che si scioglie in acido. Le sei ore e mezza si rivelano, così, un percorso labirintico nel quale tutto resta invariato ma, alla lunga, nulla risulta riconoscibile. La musica jazz dell’inizio, nelle fasi avanzate perde tutta la propria effervescenza e diviene un’entità spettrale informe, minacciosa e spaventosa. E lo stato d’animo dell’ascoltatore ne subisce gli effetti, abbattendosi, angustiandosi, contorcendosi in preda alla disperazione.

Un’opera così complessa non può certo lasciare al caso o trascurare il proprio elemento visivo. Ed ecco che, infatti, l’ecosistema di Everywhere… viene completato da sei opere -una per ciascun disco o “Stage”- dell’artista Ivan Seal, amico di lunga data di Kirby. Queste seguono l’evolversi della musica: minimali, semplici nella loro forma, esse assumono contorni sempre più distorti ed indecifrabili. Non solo, così, l’udito perde la propria coerenza interna ma, in un’opera che cerca quasi di essere sinestetica, anche la vista risulta incapace di decifrare quegli oggetti singoli, in quelle stanze spoglie. Dalla musica jazz alla dark ambient più tetra e cupa: il passo è lungo; il passo è breve. Molto breve. Giusto il tempo di perdere contatto con la realtà.



VOTO RECENSORE
S.V.
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Ubik
Giovedì 14 Ottobre 2021, 17.30.02
4
Grandissima opera, non al livello dei Dlp che, per quanto mi riguarda, sono la più grande opera musicale del XXI secolo. Comunque everywhere rimane un album mastodontico, dal concept profondissimo e interpretato magistralmente
Tyst
Sabato 2 Ottobre 2021, 11.45.45
3
@Skydancer puoi contattarmi sui social, mi trovi con il mio nome e cognome su FB e IG ^^
Skydancer
Sabato 2 Ottobre 2021, 11.37.41
2
Disco di cui ho letto svariate recensioni ( e articoli) ma che non ho mai avuto il "coraggio" di affrontare, vuoi per mood sbagliato, vuoi per mancanza di tempo per godermelo appieno. Forse dovrei rimediare. @Tyst vorrei chiederti una cosa, come posso contattarti in privato? Preferisci mail, forum, o altro?
Vicarious
Sabato 2 Ottobre 2021, 2.06.46
1
Album, anzi opera, extra rock e metal più importante del decennio 2010-2020. Un viaggio ancestrale e viscerale nei meandri della psiche che si deteriora, da ascoltare e assaporare tutto d'un fiato
INFORMAZIONI
2016
History Always Favours the Winners
Inclassificabile
Tracklist
1. Stage 1
2. Stage 2
3. Stage 3
4. Post-Awareness Stage 4
5. Post-Awareness Stage 5
6. Post-Awareness Stage 6
Line Up
Leyland James Kirby (Tutto)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]