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Stray Cats - Built for Speed
03/10/2021
( 485 letture )
Il trio degli Stray Cats vede la luce nel '79 in piena ondata punk, ma si distingue subito per lo stile rétro che ossequiava e faceva riferimento alla musica degli anni cinquanta. La voce, le chitarre e l’espressività di Brian Setzer sono colme di leadership e proprio lui fa la parte del leone nelle composizioni dell’ensemble, scrivendo la maggior parte delle canzoni. La dotazione del gruppo era minimalista: una chitarra elettrica, un contrabbasso e una semi-batteria. La band inizia a farsi conoscere sulla scena musicale della Grande Mela per l’energia sprigionata nei loro concerti, ma quasi mai si è profeti in patria. Nel 1980, quindi, i tre rocker scelgono di planare nel Regno Unito per cercare nuovi orizzonti e proprio nel Vecchio Continente riescono a suscitare reazioni e interesse, dando alle stampe qualche singolo. Londra recepisce il messaggio e porta loro fortuna, con l'incontro che cambierà per sempre la carriera: fanno la conoscenza del produttore Dave Edmunds, già impegnato in ambito rockabilly con i Rockpile e l’anno seguente riescono ad ottenere un contratto per un album con la Arista Records. Il buonissimo risultato del passo d'esordio, autointitolato, supera ogni aspettativa e rosea previsione, tanto che l’etichetta discografica si pente subito di aver pubblicato il 33 giri solo in Europa.
Il successo eclatante, però, ha breve durata e sempre nel 1981, il secondo passo vinilitico Gonna Ball viene accolto da valutazioni negative di stampa e fans, costringendo il terzetto a tornare negli Stati Uniti. Nel 1982 la band ritorna in auge firmando il contratto con la Emi America per il terzo album Built For Speed, il loro primo negli States, un equilibrato mix di un inedito e di canzoni già uscite nel Regno Unito. Il taglia e cuci della scaletta è così composto: dodici brani complessivi, undici dei quali sono tratti dai primi due dischi del gruppo (sei da Stray Cats e cinque da Gonna Ball), ai quali si aggiunge la title-track Built for Speed. L’ellepì riscuote un grande boom di vendite e attenzioni mediatiche, l'America diventa consapevole che il rockabilly, precedentemente creduto spento e morto, in realtà è vivo, vegeto, scatenato e pronto a colpire.

Con oltre 36 minuti di infiammato rock d’annata, il platter si rivela il maggior successo per la band, ottenendo una certificazione di platino, mentre i video di Rock This Town e Stray Cat Strut diventano oggetto di ”heavy rotation” su MTV. Insomma, Built For Speed raggranella vendite, soldi e fama e consente ai tre pard di fare passi da gigante, peccato per loro che il prosieguo del percorso non vedrà mai più picchi di questo genere. I temi trattati nei pezzi sono stilemi assodati: automobili, ragazze, il rock e l’essere fighi, musicalmente parlando ci troviamo al cospetto di melodie forti, grande orecchiabilità scuotente ed esecuzione serrata, entusiasta, bruciante per tutto il timing della release. Che ovviamente fa battere il piede a tempo e non consente di starsene mollemente seduti. Dopo tanti anni sarebbe inutile analizzare ogni singolo brano nei dettagli, ma vanno indubbiamente citati alcuni scampoli che hanno reso gli Stray Cats una realtà illuminante per il genere rockabilly. Un’operazione di ripescaggio pienamente riuscita, nonostante un trentennio trascorso dal solco delle origini del genere. L’opener Rock This Town ci proietta direttamente su scenari alla Elvis, condita da effluvi alla Happy Days e American Graffiti, una scheggia elettrizzante di storia statunitense, senza se e ma: pezzo fantastico, evergreen. La titletrack, scritta appositamente per l’uscita dell’ellepì, ha qualche afflato beatlesiano, Rev It Up & Go, con quel piano instancabile che duetta con la guitar in assolo, rimembra le big band del passato. La celebratissima Stray Cat Strut abbassa i ritmi e diventa quasi shuffle, con il contrabbasso in grande evidenza e un portamento ritmico delizioso, al contrario Little Miss Prissy si fa dura e molto rock con la chitarra di Setzer alquanto casinista, Runaway Boys indossa panni oscuri, anche per via di una registrazione non limpidissima, spiccando per un pungente assolo della sei corde e qualche affinità con Billy Idol. Le romanticherie da drive in le troviamo tutte nella splendida ballad Lonely Summer Nights, la perfetta colonna sonora per una coppia di ragazzi anni ‘50, calati nella penombra, in auto, cullati dal tenero sax, lui con i capelli impomatati di brillantina e immancabile giubbotto di pelle nero, lei con capelli fluenti, cerchietto e inevitabile gonnellone lungo fino alla caviglia. You Don't Believe Me brilla dall’alto di una magnifica lap steel guitar e Baby Blue Eyes chiude il sipario così come era cominciato il disco, rock sfrenato in barba a tutti.

C’è chi preferisce i classici, Gene Vincent, Eddie Cochran, Charlie Feathers o direttamente il periodo rock di Elvis, ma è indubbio che gli Stray Cats abbiano saputo riportare al vertice e con il giusto pepe, una vena musicale che in molti si erano scordati o fingevano di aver dimenticato. Per carità, nulla di nuovo sotto la luna, ma tanti bei pezzi sfrenati nel ricordo di un passato che non torna più. Questa release mette allegria e voglia di vivere, a qualcuno nostalgia melanconica, ma a tutti gli effetti il terzo disco dei “Gatti Randagi” appare come una sana ventata di gioventù e piacevolezza rock dei tempi andati. Da ascoltarsi a tutti i costi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
60 su 2 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Lunedì 18 Ottobre 2021, 20.28.04
7
Ciao Angus, tutto ok? Lo immaginavo che apprezzassi anche questi qua, chi ama il Rock non può ignorarli.
angus71
Lunedì 18 Ottobre 2021, 11.09.24
6
anche secondo me un disco ed,in generale, un genere molto godibile. diciamo che ,col passare degli anni, ho imparato ad apprezzarli maggiormente.
LAMBRUSCORE
Giovedì 7 Ottobre 2021, 10.32.31
5
D'accordo con RedRoger, loro nel loro genere sono stati tra i migliori degli anni '80. Qualcuno vuole innovazione? Cerchi altro, come quando dalle mie parti sento parlare di innovazione in alcuni piatti tipici, andate a dirlo alle resdore, cioè le donne che cucinano, vi correranno dietro col mattarello
Tino
Giovedì 7 Ottobre 2021, 10.27.59
4
Parole sante
RedRoger
Giovedì 7 Ottobre 2021, 9.34.54
3
Non penso siano più ridicoli , di ragazzini che nel 2021 vestono la perfetta tenuta da thrasher.....in fin dei conti nuovo non è sinonimo di migliore...e' tutto un revival....parlando del disco , un bel platter di rockabilly , e mio avviso non il loro unico...
Madlegion71
Lunedì 4 Ottobre 2021, 19.22.38
2
Un album che dopo quasi 40 anni suona ancora frizzante. Lo ascolto ancora spesso e non mi stanca mai. Ok sarà retrò e fuori tempo massimo a livello di sound, ma all fine, chi se ne frega?
Diego75
Domenica 3 Ottobre 2021, 22.41.33
1
In fin dei conti e' rock n' roll anni 50...non e' cosi' male....ma questa gente non l' ho mai capita...vive nel passato....a volte appaiono anche ridicoli...ma i gusti sono gusti.
INFORMAZIONI
1982
EMI America
Rock
Tracklist
Side 1
1. Rock This Town
2 Built for Speed
3 Rev It Up & Go
4 Stray Cat Strut
5 Little Miss Prissy
6 Rumble in Brighton

Side 2
7 Runaway Boys
8 Lonely Summer Nights
9 Double Talkin' Baby
10 You Don't Believe Me
11 Jeanie, Jeanie, Jeanie
12 Baby Blue Eyes
Line Up
Brian Setzer (Voce, Chitarra, Lap steel guitar)
Lee Rocker (Voce, Basso)
Slim Jim Phantom (Voce, Batteria)
 
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