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Diocletian - War of All Against All
16/10/2021
( 615 letture )
Il sangue scorre a fiumi; teste cadono e rotolano tra polvere e fango; morte e devastazione ovunque. Scenari simili sono quelli che il secondo full length dei Diocletian, tra le band iconiche di quel torbido e riprovevole sotto-sottogenere noto come war metal, proietta nella mente dell’ascoltatore. War of All Against All, seguendo gli insegnamenti dei Blasphemy, è un caos di riff fangosi, di bassi unti e pesanti, batterie massicce come mazze chiodate.

Il disco si apre con Black Dominion, che sorge con un ritmo lentissimo. Gli sviluppi parrebbero essere orientati verso un funeral doom arcigno. Ci trascina verso il centro di un buco nero che poi, anziché inghiottirci, ci maciulla con le sue fauci malvage e fetide, chiudendoci nelle dissonanze estremizzate del war metal. La brevissima Desolate Earth è un lampo, un affondo di lama avvelenata che ci attraversa da parte a parte e funge da traghetto verso sponde ancor più cupe e violente di quest’inferno. Giungiamo così a All Against All, pezzo velocissimo, una scheggia impazzita sorretta da una batteria schizofrenica. I riff di chitarra sono piuttosto semplici e lineari ma le distorsioni esagerate li trasformano in una fanghiglia densa e torbida. Dopo un brano simile, i ritmi tornano a velocità più umane con Might Is Right. La traccia torna a guardare all’oscurità doom ed evoca scenari apocalittici. Di nuovo, le sei corde di Atrociter e V. Kusabs non tracciano sentieri intricati ma i riff sono efficaci e puntuali nel tinteggiare di orrore e distruzione questa tela sonora. Ipnotiche e minacciose, sono bilanciate con sapiente maestria dalle pelli di C. Sinclair, puntuali come la Morte all’appuntamento con la sua vittima. Dopo la conclusione del brano, ecco una nuova violentissima accelerata. Il tachimetro, con l'accoppiata Kingdom of Rats-Death Tyrant, viene messo a dura prova. È il caos assoluto, due pezzi che manifestano tutto il putridume estetico dei Diocletian, che, specialmente con il secondo dei due pezzi, paiono voler omaggiare le perversioni dei vicini Portal. Death Tyrant è forse il pezzo meglio riuscito dell’intero disco: incomprensibile ed oscuro oltre ogni logica e misura. E se questo macigno sfida l’udito dell’ascoltatore, quello successivo non è certo da meno: Nuclear Vomited sembra il gemello deforme di Death Tyrant. Orribile, angosciante, bruttissimo. In una parola: meraviglioso. Assoli di chitarra insensati si incastonano tra riff confusi e monotoni; Sinclair tortura la propria batteria pestandola senza pietà; il basso di Kusabs condisce il tutto con la propria unta e grassa presenza. Blood Aeon è il secondo lampo dell’album: poco più di un minuto, più che sufficiente a devastare quel poco buon gusto che ancora sopravvive, giunti a questo punto del disco, nell’ascoltatore. La successiva Infernos è perfettamente descritta dal proprio titolo. È zolfo, è morte, è sofferenza, è violenza. È un tormento sonoro. Per la prima volta in War of All Against All, il growl del cantante viene a tratti storpiato da filtri che lo proiettano in dimensioni ultraterrene, lamenti disumani che dilaniano l’animo, per poter concedere alla musica di violentarlo senza pietà. Si giunge così all’ultimo capitolo di questo abominio. Se finora i Diocletian hanno messo a dura prova l’ascoltatore attraverso il caos e l’esagerata devastazione acustica, ora lo fanno in altro modo. Fortress of the Unconquerable è un colosso di sedici minuti che gioca con la nostra pazienza, punteggiando il tempo con riff radi nuovamente affini al catastrofismo doom. Per quasi metà brano esso ci sfida con la propria ipnotica monotonia. Non c’è spazio per variazioni, se non nel growl di Kusabs, almeno fino alla svolta centrale. Chitarre, basso e batteria tacciono, lasciando spazio alle suggestioni astratte di suoni metallici sgradevoli e taglienti che non vanno da nessuna parte: la seconda metà è il riflesso ambient della prima e va a spegnersi lentamente, come un motore che abbia finito di bruciare il proprio carburante. Una volta devastato tutto il devastabile, ai Diocletian non resta che rifugiarsi nell’oscuro ignoto del silenzio.

War or All Against All, così come ogni disco che possa esser accostato all’etichetta di war metal, vive del malessere e del disagio dell’ascoltatore. È un album scomodo, fastidioso, ingombrante nel suo perpetuo tentativo di sfidare, insultare e menare il buon gusto ed il senso estetico. Nella storia di questa microscopica nicchia, rappresenta certamente uno dei momenti più elevati.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
73 su 8 voti [ VOTA]
lisablack
Sabato 23 Ottobre 2021, 10.15.31
4
A parte il solito commento "spazzatura", gran bel disco e completamente d'accordo col recensore🤘🤘
Vampyria
Venerdì 22 Ottobre 2021, 23.30.09
3
gran bella recensione
Vampyria
Venerdì 22 Ottobre 2021, 23.29.56
2
gran bella recensione
duke
Venerdì 22 Ottobre 2021, 21.39.40
1
...spazzatura....questione di gusti....poi .c'e' a chi piace ....sta roba....
INFORMAZIONI
2010
Invictus Productions
Death / Black
Tracklist
1. Black Dominion
2. Desolate Earth
3. All Against All
4. Might Is Right
5. Kingdom of Rats
6. Death Tyrant
7. Nuclear Vomited
8. Blood Aeon
9. Infernos
10. Fortress of the Unconquerable
Line Up
V. Kusabs (Voce, Chitarra, Basso)
Atrociter (Chitarra)
C. Sinclair (Batteria)

Musicisti Ospiti:
K. Stanley (Voce)
 
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