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New Trolls - Concerto Grosso per i New Trolls
16/10/2021
( 763 letture )
Per far parte della folta schiera di band italiane del movimento di rock progressivo, sembra non si possa fare a meno del marchio di fabbrica principe oltre alla melodia, ovvero il nome. Banco del Mutuo Soccorso, Premiata Forneria Marconi, Locanda delle Fate per citarne alcuni, oppure i più eclettici e buffi Raccomandata Ricevuta di Ritorno. Ecco che nel 1967 a Genova nacque una band che sì entrò a far parte dell’olimpo del prog rock italiano, pur senza presentare un monicker adeguato, gli italianissimi New Trolls. Ad onore di cronaca occorre narrare gli albori, quando ancora il gruppo si esibiva sotto il nome di I Trolls, componeva musica beat e pop e cominciava a raccogliere i primi consensi popolari nel capoluogo ligure attorno al bienno '65-'66. La genesi della band è frutto dell’iniziale collaborazione tra Pino Scarpettini, pianista livornese, e Vittorio De Scalzi, chitarrista nativo proprio di Genova. Originariamente il progetto de I Trolls era ideato e pensato per battagliare con i grandi nomi beat dell’epoca come i Pooh, i Nomadi e i Dik Dik, per citarne alcuni, ma le vedute differenti dei due fondatori portarono alla formazione di due complessi separati; da qui la nascita dei New Trolls, capitanati da Vittorio De Scalzi, più rockeggianti e psichedelici dei colleghi.

Le vicende del gruppo proseguono con il vero e proprio esordio Senza Orario Senza Bandiera, primo disco rilasciato con il nuovo e inedito nome, grazie alla celebre etichetta Fonit Cetra. Già con il debutto, nonostante fossimo ancora nel 1968, si cominciano a delineare gli stilemi del rock progressivo italiano ed in questo la band genovese può sicuramente considerarsi un’avanguardia, tra le prime del proprio genere a rilasciare un doppio concept album. Si intravedono e si riescono ad udire i primi passaggi tecnici e virtuosi, una novità per la platea che allora era ebbra di musica beat, e non fu da meno la storia del disco che narrava la visione estremamente razionale, contrapposta quindi alla fede, del poeta Riccardo Mannerini che ha contribuito in prima persona alla stesura dei testi, aggiungendo spessore all’opera.

Con questo percorso, sempre più proiettato verso lo spirito e l’animo della musica progressiva, arriviamo all’opera magna, ovvero Concerto Grosso per i New Trolls, uno dei dischi entrati di diritto nella storia della musica del nostro nel paese. La formazione che si scisse da quelli che poi rimasero semplicemente I Trolls annovera Nico Di Palo alla chitarra e alla voce, Giorgio D’Adamoal basso, Gianni Belleno alla batteria, il maestro Maurizio Salvi al piano con il già citato Vittorio De Scalzi. Con questa premessa, i nostri entrarono in contatto con il direttore d’orchestra Luis Bacalov, autore e ideatore dei brani che compongono il Lato A del disco. Dalla fusione tra musica classica e rock psichedelico di stampo britannico, prende corpo e forma il progressive rock eclettico di Concerto Grosso per i New Trolls.

Il disco si snoda in due parti ben distinte tra loro: il Lato A, diretto e orchestrato da Luis Bacalov, che ripercorre un copione ben preciso suddiviso in quattro capitoli, e il Lato B, che vive di vita propria, un’improvvisazione in studio da parte della band, immortalata e incisa sull’altro lato del vinile. L’ingresso nel mondo pomposo e aulico dei New Trolls è affidato al violino che si contrappone al prog rock intricato e complesso degli strumenti che di lì a pochi secondi fanno il loro ingresso: flauto, chitarra, basso e batteria si alternano in una sezione memorabile e del tutto inedita per un album pubblicato nel 1971. Un vero e proprio Allegro appunto, della durata di un paio di minuti e completamente strumentale che ci introduce al secondo Adagio, -questa volta cantato, a differenza del primo brano- grazie alla performance di Nico Di Palo. Il secondo capitolo viene introdotto anch’esso dal violino, più malinconico in quest’occasione, interrotto dalla strofa in lingua inglese accompagnata da una leggera melodia, poco invasiva e per nulla di matrice rock. La maestosità delle orchestrazioni rimane, gli assoli di chitarra di Vittorio De Scalzi impreziosiscono e completano un brano già di per sé ricco e complesso. Il motivo vocale, ripetuto a più riprese, è facilmente riconoscibile, essendo appunto estrapolato dal celeberrimo monologo tratto dall’Amleto di Shakespeare. Proseguendo sulle forti tinte classicheggianti, troviamo Cadenza - Andante Con Moto, pezzo indelebile per maestria, pulizia sonora, incisione cristallina e arrangiamenti impeccabili. Il violino si fa virtuoso, entra con forza nella formazione della band come elemento aggiuntivo, lega ogni passaggio musicale verso il coro finale che cresce sempre di più per riprendere nuovamente il monologo shakespeariano del capitolo precedente. La morte di Jimi Hendrix ha lasciato un vuoto profondo nella musica degli anni ’70, e per questo motivo i New Trolls decidono di dedicare proprio al celebre e indimenticabile chitarrista il quarto e ultimo brano del Lato A, Shadows (per Jimi Hendrix). Il violino si fa da parte per lasciare spazio alla chitarra psichedelica e squillante di Vittorio De Scalzi che fa il paio con Nico Di Palo in un pezzo che spicca per le sonorità hard rock, in netto contrasto con la musica classica ascoltata fino ad ora, ma non per questo meno gradevole.
Capovolgendo il vinile ci troviamo di fronte ad un mastodontico Lato B, un’improvvisazione impressa su disco di oltre venti minuti di durata. È qui che l’animo più progressivo dei New Trolls ha spazio per emergere e sbocciare definitivamente, un vagito musicale unico nel suo genere. Ricordiamo che qui esce di scena l’orchestra, lasciando gli artisti orfani di violino e orchestrazioni. Per gli amanti delle improvvisazioni strumentali progressive, immaginate una Three Minute Warning concepita e realizzata 27 anni prima. Qui invece di Mike Portnoy troviamo un funambolico Gianni Belleno che si prende definitivamente la scena, non solo stupendoci nel corposo assolo finale, ma anche lungo tutta la durata della jam session. Impossibile non menzionare poi le chitarre graffianti e hard rock che si contrappongono all’organo e alle tastiere, un connubio particolareggiato e vincente.

Siamo al cospetto di una pietra miliare del progressive rock italico, un album maestoso, orchestrato, psichedelico, ma anche fortemente influenzato dalle tinte britanniche che proprio in quegli anni si propagavano dalla manica per raggiungere rapidamente il nostro paese, come una corrente del golfo che mitiga e riscalda l’aria. Sarebbe bello poter provare lo stupore di chi, precisamente mezzo secolo fa, prese in mano il vinile per quello che sarebbe stato il primo ascolto, ma 50 anni dopo possiamo solo ipotizzare quella sensazione. Per chi, come me, non ha potuto vivere quell’emozione in prima persona, si deve accontentare di uno stupore mozzato, una copia sbiadita come il nostro vivere quotidiano e perituro paragonato alla perfezione dell’iperuranio platonico, illibato e irraggiungibile da un corpo dotato di materia.



VOTO RECENSORE
94
VOTO LETTORI
88.09 su 21 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Giovedì 21 Ottobre 2021, 13.38.20
9
Questo album, non lo conoscevamo, in Francia, all'epoca e quando sono venuto in Italia, anni dopo, mi sembrava fossero un gruppo di musica leggera di stampo Sanremese. Mi ricordo di averlo ascoltato la prima volta nella nostra tenuta di Asolo a cui seguì una serata a Venezia sul Canal Grande. Mi è quindi, sempre rimasto questo sentore Barocco/Veneziano nel sound che mi ricordava i Solisti Veneti. Ho approfondito in seguito e lo considero effettivamente un grandissimo album. Anche il N° 2 non è male, non allo stesso livello ma piacevole. Ho ascoltato anche The Seven Seasons (un quasi prosieguo del 2007) ma hanno azzeccato solo la ballad Dance with the Rain. Però, tornando al 1971, va assolutamente considerata geniale questa proposta di mix tra classico/barocco e rock e la parte progressive che poi svilupperanno in Atomic System e con gli Ibis di Sun Supreme. Certo hanno fatto poi molte canzonette e confuso un po' le acque. Ma questo resta un capolavoro. Jysqu'à la prochaine fois.
progster78
Martedì 19 Ottobre 2021, 10.11.19
8
Imprescindibile...l'apice della band. Disco epocale e indispensabile per chi si vuole avvicinare al prog italiano. Voto 99.
Black Me Out
Lunedì 18 Ottobre 2021, 18.36.40
7
Capolavoro e lavoro unico nel panorama di quegli anni, per scrittura e risultato complessivo. Come @Aceshigh anche io nel tempo sono arrivato a preferire il lato B del disco, ma le melodie che sono presenti nel lato A sono quasi immortali.
Aceshigh
Domenica 17 Ottobre 2021, 13.05.19
6
Splendido! Particolare già anche solo all’interno della scena di quegli anni, con quella fusione tra rock e musica classica baroccheggiante, in cui c’è perfetta integrazione tra gruppo e orchestra. Senza dimenticare che il tutto ha anche l’obiettivo di far da colonna sonora ad un film. Devo dire che ad oggi, a diversi anni dal primo ascolto, mi piace ascoltare più il lato B (Nella sala vuota), grande manifestazione di creatività ed espressione del potenziale dei musicisti (senza nulla voler togliere al lato A, ci mancherebbe). Bellissimo l’assolo di Belleno. Voto 89
Lucas
Sabato 16 Ottobre 2021, 23.42.48
5
A quando la recensiione dei Måneskin?
Rob Fleming
Sabato 16 Ottobre 2021, 15.34.22
4
Incommentabile per quanto è bello. Da avere, da ascoltare, da sognare. Shadows mi travolge sempre. Bello anche il secondo tentativo, pur inferiore. Una precisazione su "Senza Orario Senza Bandiera": i testi erano sì di Riccardo Mannerini, ma il concittadino Fabrizio De André ci mise mano e non poco per adattarli alla musica. 90
duke
Sabato 16 Ottobre 2021, 14.21.59
3
...il loro disco....che apprezzo di piu'.....
Fabio Rasta
Sabato 16 Ottobre 2021, 14.21.09
2
Disco leggendario Concerto Grosso. Il lato b non lo considero neanche, trattasi di improvvisazioni anni '70 fini a se stesse con tanto di lunghissimo assolo di batteria. C'è a chi piace, a me no. Il lato A è gigantesco x idee, pathos e risultato finale e ad esso sono molto legato affettivamente. Ho sempre sospettato xò che non fosse tutta farina del loro sacco, giacché chi è capace di comporre e realizzare tale opera, non può sciogliersi come neve al sole, come invece capitò ai NEW TROLLS negli anni seguenti. ...e difatti qui si legge che c'è assai + dello zampino nientemeno che di LUIS BACALOV (quello di Django). Il lato A rimane comunque una delle opere Rock + belle mai prodotte, non solo in Italia. Chissà chi era il violinista, che porta gran parte del peso dell'opera e nessuno lo conosce.
Galilee
Sabato 16 Ottobre 2021, 14.00.14
1
Ottimo disco. Un tassello fondamentale per il prog italiano. Ho anche la seconda parte, ma non è all'altezza della prima, seppur piacevole.
INFORMAZIONI
1971
Fonit Cetra
Prog Rock
Tracklist
LATO A
1. I Tempo: Allegro
2. II Tempo: Adagio (Shadows)
3. III Tempo: Cadenza - Andante Con Moto
4. IV Tempo: Shadows (Per Jimi Hendrix)

LATO B
Nella Sala Vuota - Improvvisazioni dei New Trolls registrate in diretta
Line Up
Nico Di Palo (Voce, Chitarra)
Vittorio De Scalzi (Chitarra, Flauto)
Giorgio D’Adamo (Basso, Cori)
Maurizio Salvi (Organo, Pianoforte)
Luis Bacalov (Orchestra)
Gianni Belleno (Batteria, Cori)
 
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