Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Metallica
S&M²
Demo

Black Spirit Crown
Gravity
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

23/09/20
MYSTHICON
Silva-Oculis-Corvi

25/09/20
SKELETOON
Nemesis

25/09/20
REPENTANCE
God for a Day

25/09/20
BLAZON RITE
Dulce Bellum Inexpertis E.P. (Ristampa)

25/09/20
NEFESH CORE
Getaway

25/09/20
SPELLBOOK
Magick & Mischief

25/09/20
WHITE DOG
White Dog

25/09/20
SAPIENCY
For Those Who Never Rest

25/09/20
LONEWOLF
Division Hades

25/09/20
TRANSCENDENCE
Towards Obscurities Beyond

CONCERTI

23/09/20
STEVEN WILSON (ANNULLATO)
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

26/09/20
STAY STEEL FEST
SKULLS CLUB - SERRAVALLE (SAN MARINO)

27/09/20
VISIONS OF ATLANTIS + YE BANISHED PRIVATEERS + AD INFINITUM
LEGEND CLUB - MILANO

29/09/20
WITHIN TEMPTATION + EVANESCENCE
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

03/10/20
PAGAN FEST
LAGHI MARGONARA - GONZAGA (MN)

03/10/20
SKELETOON
LEGEND CLUB - MILANO

08/10/20
HOUR OF PENANCE + GUEST TBA
TRAFFIC CLUB - ROMA

08/10/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
TEATRO CELEBRAZIONI - BOLOGNA

09/10/20
VAN DER GRAAF GENERATOR
GRAN TEATRO GEOX - PADOVA

09/10/20
ESOTERIC + NAGA + (ECHO) (ANNULLATO)
TRAFFIC CLUB - ROMA

Worship - Dooom
( 4788 letture )
Apro gli occhi. Riconosco la stanza. Con la mano asciugo il viso accarezzato dalle tristi lacrime versate durante la notte. Ricordo a malapena di essermi coricato: molto tardi, con il lettore ben serrato nelle orecchie. È un inutile modo di ridurre le ore di sonno; di rimandare l’agonia allucinatoria che s’insinua ogni notte, sempre identica, nella mia mente.

Ora sono desto e rammento il dolore.

Mi ritrovo adagiato su qualcosa di gelido. Percepisco un forte fastidio. Mi alzo improvvisamente. Di riflesso, senza pensare, mi guardo la mano: è vuota. La osservo con attenzione, ma è sempre vuota. Cerco nelle tasche dei pantaloni, della giacca, nel taschino della camicia. LUI intanto mi guarda. È orribile! Tende la mano rugosa. Non ho niente. Niente di niente. Ride, si volta. Mi lascia solo. Ed allora inizio a camminare a ritroso. Per trovare la via; per trovare qualcuno che mi accompagni. Ma vedo solo luoghi desolati, paesaggi desertici. E cammino, cammino. Provo ad aumentare il ritmo. Corro. Senza fermarmi, per ore, per giorni, per anni. Senza fatica, senza conoscere la meta. Le gambe non mi fanno male. Non ho sonno, non ho fame, non ho sete. e… Lei? dov’è? Non c’è vita… non c’è nulla!

Ora sono desto: niente più sofferenza; nessuna pena; fine del tormento. Ricordo solo la bramosia con cui ho cercato tra i titoli disponibili della libreria portatile Dooom: nelle ultime settimane ho ascoltato molte volte questo titolo e non solamente a causa della assoluta necessità di proporvi il mio spassionato parere a riguardo di una proposta dai natali così prestigiosi, ma anche e soprattutto per le attraenti sensazioni che essa stessa è in grado di suscitare in un ascoltatore di per se già propenso alla ricerca della mestizia. Mentre molti di voi si staranno chiedendo cosa può esserci di tanto eclatante in un titolo così scontato, i compari più funerei avranno invece già contattato i vari rivenditori di fiducia nella speranza di potersi accaparrare lo splendido digipack contenente il riesumato secondo lavoro dei tedeschi Worship. Dooom non è infatti altro che il successore dell’oramai mitica demo-cassetta Last Tape Before Doomsday (poi fortunatamente declinata sotto ristampe più “ascoltabili” con l’etichetta di Last LP Before Doomsday e Last CD Before Doomsday) mai edito a causa della follia suicida di uno dei due membri fondatori, Max Varnier (l’altro è Daniel Pharos) che, togliendosi la vita nel 2001, impedisce il compimento l’opera (leggetevi la bella biografia qui linkata). Dooom rimane quindi incompleto per anni, fin tanto che Daniel, con l’aiuto di Martin Tapparo e la creazione della mirata Endzeit Elegies, completa le parti mancanti e provvede al mixaggio finale.

Quello che ho nelle orecchie è un lavoro “vecchio” di sette anni, avvolto nel mistero e dunque carico di un’aspettativa ben maggiore rispetto a quella che potrebbe provocare una qualunque altra new-release del genere; ed infatti fin dalle prime note è percepibile un certo anacronismo nella costruzione dei brani che ne esalta, probabilmente senza volerlo, il carattere di per se già mistico: il growling è estremo e molto profondo, ma di una bellezza sconfinata; ogni ringhio è una indescrivibile manifestazione di dolore, di sofferenza, di alienazione sociale, ammorbidita solamente da qualche sporadico intervento del cantato pulito che, in totale assonanza con l’ugola distorta e la solista, alimenta dal punto di vista armonico la scientemente scarna melodia (che però risalta quanto mai efficace). La single-note rivela dunque l’unico, vero, percepibile aggancio al pentagramma, provvedendo all’interminabile reiterazione, per tutta la durata del singolo brano, del lietmotiv trainante. La sezione ritmica rende il tutto più indigesto. In serie: drumming di una lentezza pachidermica (al limite dei dieci colpi/minuto) e frequentemente scandito da estenuanti “scampanate” luttuose; seconda chitarra molto satura, praticamente da considerarsi drone, anche per la notevole dilatazione temporale dei suoni profusi; linee del basso inaspettatamente più articolate della media (stiamo parlando di funeral doom, ricordatevelo), che azzardano “pure” qualche nota in più rispetto alla sei corde.

Ovviamente è proprio questa logorroica prolissità delle battute, fatta di nenie e rintocchi morenti, ad alimentare la mia scellerata voglia di Doo(o)m; di contro non posso sottrarmi dal supporre una probabile, se non indubbia, difficoltà di gradimento da parte del pubblico “normo-metallizzato”, molto più sensibile, di quanto non lo sia il sottoscritto, all’aggressività costruita attraverso l’assortimento compositivo ed i soventi cambi di tempo. Se non volete proprio darmi ascolto (e questa volta ne sarei davvero compiaciuto), proseguiamo assieme con un maggiore dettaglio.

L’incubo ha inizio con Endzeit Elegy, desolante prologo cantato dove la claustrofobia prodotta dalle soluzioni adottate viene accresciuta dalle improvvise intermittenze della magniloquente scarica sonora (un po’ sullo stile del ritornello di Master Of Puppets). Caso sporadico, si intravede un’alternanza tra le chitarre.
L’atmosfera è già parecchio grave quando interviene, all’apertura della seconda track, una melodia da demoniaca ninna nanna. L’abbandono totale dei vostri sensi sarà ora perdonato: All I Ever Knew Lie Dead annebbia la psiche come il peggior veleno esistente sulla terra; sottrae le forze; toglie la vita! I suoi otto minuti rappresentano la vetta dell’”ars moriendi” deii Worship, che peraltro non fatico a paragonare a quella dei mostri sacri (Skepticism, Thergothon, Catacombs). Il motivo prosegue ininterrottamente per quasi la totale durata del brano, ora con Daniel a vomitare sofferenza, solitario nella sua assurdità timbrica ovvero solennemente accompagnato dal proprio alter-ego ”clean/spoken”, ora con la solista a ricamare un modesto (per tecnica) ma sublime (per risultato) virtuosismo nel monologo tra il quinto ed il settimo minuto di run. Gli ultimi 2 minuti staccano definitivamente la spina per l’oblio finale in totale assuefazione al distorto.

Ho ascoltato All I Ever Know Lie Dead molte volte prima di giungere alla consapevolezza di poterla paragonare ai momenti storici del genere: in una di queste attente imposizioni crepuscolari il mio cuore non ha saputo reggere alle sensazioni provocate dalle dodici note della straziante “aria principale”. Ho pianto! L’impatto è stato talmente forte da provocarmi sconforto, tormento ed angoscia per un esperimento (di cui sono cavia consenziente) che non può più essere considerato solo sonoro. Nella loro musica c’è molto di più: Worship è magia (nera); Worship è sogno (terrificante); Worship è, per l’appunto, “venerazione” di un’incomprensibile metafisica che sta prendendo il sopravvento.

In una tale sublime depravazione è difficile proseguire con lucidità. Se un briciolo di forza fosse ancora disponibile nel vostro corpo, vi consiglierei, senza rimorso, di azionare lo stop e riflettere su voi stessi e sulle motivazioni di un tale immancabile coinvolgimento (io l’ho fatto); tuttavia i sei pezzi successivi sono di valore, intrinseco ed assoluto, tale da giustificarne l’attenzione, pur restando consapevoli che un simile spasmo non sarà mai più possibile.

The Altar And The Choir Of The Moonkult e Graveyard Horizon rispecchiano perfettamente lo stile Worship, forti entrambe di un bel giro di chitarra e di un paio di interventi “interlocutori” quasi dark-style. Tributario l’iniziale minuto di silenzio in The Altar And The Choir Of The Moonkult spezzato dall’esile, tombale lamento del povero Max. Degno di nota anche il corale di Graveyard Horizon, posizionato intorno al sesto minuto.
Molto più funebre delle sorelle Zorn A Rust Red Scythe sorretto da una chitarra dalla timbrica quasi “classica” (a disegnare uno scenario molto evok(en)ativo) e con Daniel a ricoprire, ora più che mai, il ruolo di macabro campanaro. In contraddizione con la maggiore parte dell’opera si riesce ad isolare un’embrionale alternanza strofe/ritornello.
Splendida anche Devived in cui il growling torna ad adagiarsi sul letto melodico della solista.
Se pensate di allentare la morsa con Mirror Of Sorrow, cover dei Solitude Aeturnus, vi sbagliate di grosso: il rifacimento è in perfetto stile Worship, pur mantenendo quasi fedelmente la struttura originaria architettata da John Perez. Fantastico l’effetto della rivisitazione “cromatica” di strumentistica e voce: sembra di assistere ad un processo di trasmutazione del variegato spettro canoro di Robert Lowe in una piatta ed oscura macchia di pece.
I Am The End (Crucifixion Part II) chiude i battenti coda con molta classe. Il brano sembra spezzato in due parti totalmente distinte, guidati da litanie agli antipodi: la prima a costituire un’abile sintesi delle forze messe sin qui in opera da Daniel, quasi a voler mostrare, per l’ennesima volta, la totale coerenza al doom della proposta; la seconda a regalare l’ultimo, amaro saluto di un Fucked Up Mad Max che sfoga, con il suo naturale mid-screaming, la repressa anima blackster da vero adoratore di Odino quale fu.

Non starò certo qui ad osannare un minuto di più questo fantastico Dooom! Vi consegno solamente le parole del mio tetro predecessore Claudio Cardinetti “Ares”, in occasione della chiusura della recensione di Last CD Before Doomsday, che oggi, a distanza di ben quattro anni, non posso far altro che sottoscrivere con devozione: Sinceramente non saprei a chi consigliare un capolavoro del genere, e lo dico perchè sono certo che gli amanti del genere l'avranno già in casa, gli amanti di Rhapsody et similia avranno smesso di leggere la recensione molte righe addietro e non saprei proprio di che tipo siano i coraggiosi che sono arrivati fin qua... che dirvi, se dalla musica cercate emozioni, non importa di che tipo, e passione, con i Worship avrete sempre in casa la vostra dose quotidiana.

Siamo al tramonto della giornata. Mi adagio con timore nel letto attendendo, con All I Ever Knew Lie Dead ancora nella testa, che LUI, straordinario psicopompo, faccia una volta per tutte il suo dovere, accompagnandomi in quel inferno che mi sarebbe più dolce della vita quotidiana.
E questa volta tengo stretto il suo dovuto obolo!



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
40.29 su 24 voti [ VOTA]
remy
Sabato 11 Dicembre 2010, 10.26.42
5
Che dire ? Avete già detto tutto. Uno degli album doom fondamentali di sempre.
Pandemonium
Giovedì 19 Novembre 2009, 0.40.35
4
Quoto Desdemona in toto. Leggere questa recensione assieme alla musica dei Worship crea una identità tra parole e note davvero unica. Giasse sei un Acheronte, un traghettatore di anime verso la perdizione... il doom è in te. Solo una parola per riassumere tutte queste emozioni: venerazione.
Giasse
Venerdì 26 Settembre 2008, 22.35.14
3
Godetevi su Youtube ALL I EVER KNEW LIE DEAD live in Moscow... mi saprete dire...
desdemona
Giovedì 17 Gennaio 2008, 17.20.41
2
complimenti...la passione che trasmetti è coinvolgente...sei sempre il migliore...
valentina
Mercoledì 9 Gennaio 2008, 22.40.14
1
(Clap Clap Clap Clap) x n
INFORMAZIONI
2007
Endzeit Elegies
Funeral Doom
Tracklist
1 – Endzeit Elegy
2 – All I Ever Knew Lie Dead
3 – The Altar And The Choir Of The Moonkult
4 – Graveyard Horizon
5 – Zorn A Rust Red Scythe
6 – Devived
7 – Mirror Of Sorrow (SOLITUDE AETURNUS cover)
8 – I Am The End (Crucifixion Part II)
Line Up
Daniel Pharos (The Doommonger) – vocals, lead guitar, bells, bass
Martin Tapparo (Satachrist) – rhythm guitar
Max Varnier (R.I.P.) (Fucked Up Mad Max) – vocals, drums
 
RECENSIONI
85
s.v.
ARTICOLI
18/05/2004
Articolo
WORSHIP
La biografia
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]