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Foghat - Rock and Roll Outlaws
16/10/2021
( 327 letture )
"Date una chitarra in mano ad un inglese e la saprà suonare". Affermazione esagerata? Probabilmente... però ascoltando Rod Price viene da pensarlo. "The Magician of Slide", "Slide King of Rock and Roll" sono alcuni dei soprannomi che gli sono stati affibbiati in vita, tant'era la maestria dello storico chitarrista dei Foghat in questa particolare tecnica. Rod, prima della sua dipartita nel 2005, possedeva la caratteristica principale per chi fa questo mestiere: aveva un proprio stile, ben riconoscibile nel marasma generale di musicisti blues/hard rock degli anni Settanta. Giusto ricordare anche il frontman Dave Peverett, cantante/chitarrista e maggior autore della band, leader indiscusso del gruppo fino al 2000, quando il cancro se l'è portato via.
Pur continuando ad esistere ancora oggi con una formazione rimescolata, il periodo d'oro dei Foghat è da ricercare indubbiamente in questi solchi. Vuoi una certa propensione al southern rock, vuoi il senso ritmico dell'accoppiata Stevens/Earl, vuoi gli assoli istintivi di Price, vuoi tutto ciò messo assieme, i Foghat negli Stati Uniti hanno sempre venduto bene. E questo album del 1974, Rock and Roll Outlaws, non fa eccezione dato che ottiene il disco d'oro, confermando la costante presenza del gruppo inglese nel folto mercato discografico americano dei Seventies. In verità, il boom vero e proprio i nostri lo faranno nel 1975 con l'uscita di Fool for the City, disco che, tanto per intenderci, contiene la superhit Slow Ride.

Tornando alla premessa iniziale, questo album è particolarmente piacevole per l'uso che si fa della chitarra solista. A partire dalla cover di Eight Days on the Road, brano originariamente dalla breve durata, scritto da Michael Gayle e Jerry Ragovoy. La versione qui presente è rock tagliente, piena di fendenti nei quali si percepisce l'amore di Price per il blues del Delta. Con Hate to See You Go i Foghat proseguono il viaggio nel sud degli Stati Uniti con un assolo a scomparire tanto caro ai predicatori southern. Al chitarrista della band esplode la vena creativa e il resto del gruppo non fa nulla per fermarlo. Sul brano più lungo del lotto, Dreamer, è ancora Price ad infiammare gli animi, anche se qui l'apporto di Peverett è più sostanzioso. Nonostante una prova vocale tutt'altro che impeccabile, la nota funky sul bridge risulta conturbante, mentre le fasi soliste sono essenziali. Trouble in My Way è un pezzo valido e rilassante; un gradevole interludio soft rock basato (tanto per cambiare) sulle chitarre. Il Lato B è decisamente poco riflessivo e lascia meno spazio all'improvvisazione solista. Sono presenti tracce maggiormente focalizzate e orientate al rock'n'roll (Rock and Roll Outlaw), brani frizzanti ed allegri come il boogie Shirley Jean e la divertente Blue Spruce Woman. La conclusiva Chateau Lafitte '59 Boogie non cambia registro: di sicuro non vengono affrontate questioni filosofiche, bensì ci si sofferma ad analizzare gli effetti nefasti di uno scadente vino rosso. Se non altro torna a farsi sentire prepotentemente la chitarra di Price, il che come al solito è un piacere.

Il sound proveniente dagli U.S.A. ha un peso specifico enorme su questo prodotto dei Foghat, i quali troveranno una propria e definitiva identità col successivo Fool for the City, autentico masterpiece della band. Qui ancora pesa troppo ciò che stavano facendo gruppi americani come gli ZZ Top, che nel 1973 con Tres Hombres avevano raggiunto un livello sonoro impensabile per gli standard dell'epoca. Certo se volete sentire suonare una Les Paul Junior come si deve, allora qui troverete pane per i vostri denti.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
75.8 su 5 voti [ VOTA]
Mariner
Domenica 17 Ottobre 2021, 10.51.42
2
Non è il miglior disco dei Foghat, maestri riconosciuti dell'hard boogie con Humble Pie e Status Quo, ma concordo con il commento sotto nel dire che negli anni 70 non sbagliarono un colpo, con l'apice mai più raggiunto del Live, voto 73
Rob Fleming
Sabato 16 Ottobre 2021, 15.20.51
1
Gruppo solidissimo che nasce (praticamente 3/4) dai Savoy Brown. Boogie rock incendiario. Il Live del '77 (doppio platino per capirci) è pura lava. Da avere assolutamente se piacciono le chitarre in perenne assolo. Questo disco è più che valido (Eight Days on the Road su tutte), ma negli anni '70 non sbagliarono niente. Bellissimo anche Road Cases del '98. Alzo il voto: 75
INFORMAZIONI
1974
Bearsville
Hard Rock
Tracklist
1. Eight Days on the Road
2. Hate to See You Go
3. Dreamer
4. Trouble in My Way
5. Rock and Roll Outlaw
6. Shirley Jean
7. Blue Spruce Woman
8. Chateau Lafitte '59 Boogie
Line Up
Dave Peverett (Voce, Chitarra)
Rod Price (Chitarra solista, Cori)
Tony Stevens (Basso)
Roger Earl (Batteria)
 
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