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Alcatrazz - V
20/10/2021
( 779 letture )
Quinto album in studio per i veterani Alcatrazz, band statunitense inizialmente attiva tra il 1983 e il 1987 con tre album in studio e un live dalle sonorità a cavallo tra hard rock e heavy metal melodico a forte tinte neoclassiche, nobilitata dalla presenza in formazione di due maestri della sei corde come un Yngwie Malmsteen prima e lo straordinario Steve Vai dopo, due guitar heroes alle prime esperienze in studio che si passarono il testimone senza purtroppo comparire contemporaneamente, altrimenti nonostante la rispettiva giovanissima età avrebbero davvero sbaragliato la concorrenza già ai tempi. Dopo un lunghissimo periodo di silenzio i nostri si riformarono dopo circa vent’anni attorno ai tre membri originali Graham Bonnett alla voce, Gary Shea al basso e Jimmy Waldo alle tastiere, con le aggiunte dello shredder Joe Stump alla sei corde e di Mark Benquechea alla batteria, dando alla luce un buonissimo album di hard rock e metal neoclassico come Born Innocent uscito nel 2020. A poco più di un anno di distanza i nostri si ripresentano, questa volta a gran sorpresa senza Graham Bonnett che ha deciso di separarsi dagli altri membri fondatori senza tuttavia non voler mollare a – a quanto pare – pronto a mettere in piedi una sua versione degliAlcatrazz parallela a questa versione targata Shea-Waldo, nonostante i settantaquattro anni suonati…

Il disco in questione prosegue in modo sostanzialmente coerente il discorso musicale proposto nel precedente album in studio, con la dipartita di Bonnett colmata dall’ottimo innesto di Doogie White, vocalist scozzese e istituzione in ambito hard and heavy con esperienze a servizio di guitar heroes come Blackmore, Malmsteen, Michael Shenker, oltre ad ottime interpretazioni con Cornerstone, Praying Mantis e Tank, e facendo perno al chitarrismo neoclassico fino al midollo di Joe Stump, esperto della sei corde capace di sfornare innumerevoli album solisti nonché stimato insegnante alla prestigiosa scuola americana Berklee. Più nel dettaglio l’album propone dodici brani per oltre un’ora di musica, con una partenza a razzo affidata alle veloci e neoclassiche fino al midollo Guardian Angel e Nightwatch, due brani che ci presentano una band in spolvero e capace di mettere in vetrina un ottimo Doogie White che prende la scena e capace di far dimenticare in fretta il carismatico Bonnett, appoggiandosi alle trame ben intarsiate da Joe Stump e Jimmy Waldo nonché a una solida e quadrata sezione ritmica. Heavy metal neoclassico, di quello che Malmsteen proponeva in serie negli anni Novanta e ripreso poi con qualche spruzzata progressive da bands più recenti come Artension e Majestic. Detto questo, sarà amore a prima vista per gli amanti delle suddette sonorità e pane per i denti dei detrattori, vale a dire di chi considera il genere in questione come ormai trito e ritrito senza poter esprimere nulla di nuovo rispetto a quanto già proposto negli anni Ottanta e Novanta. I successivi brani Sword of Deliverance e Turn the Wheel rallentano un po’ i battiti ancorandosi a un sound a cavallo tra hard rock e NWOBHM che non può che richiamare un cocktail di UFO, Scorpions, Judas Priest, Riot e Iron Maiden, marchiato da buonissimi riffs di Stump appoggiati all’hammond di Waldo e ancora una volta a un’ottima interpretazione di Doogie White. Proprio Joe Stump sciorina in questi brani iniziali ma generalmente nel corso di tutto l’album una prestazione davvero convincente, tenendo i virtuosismi - che pur certo non mancano in abbondanza - a servizio dei brani con inserti azzeccati e riffs sempre ficcanti, netta differenza rispetto a quanto usualmente proposto nel corso di svariati albums solisti in cui il professore spesso tende ad esagerare affollando lo spartito in modo iperbolico tanto da risultare a tratti stucchevole. Dopo quattro grandi brani la qualità del songwriting tende a scendere alternando brani meno convincenti come Blackheart e Grace of Heart, due mid tempos sostenuti e sfocianti in cori a tinte epiche ma certamente dallo scarsa originalità tanto da finire per suonare un po’ a sorpresa come outtakes di Gamma Ray e Hammerfall, La velocità continua a rallentare nella cadenzata e granitica Return to Nevermore, che suona Rainbow fimo al midollo con tratti Black Sabbath, ottimamente condotta da Doogie White e dal funambolico Stump in veste di macinatore di riffs e soli, con il metronomo che torna invece a salire nella malmsteeniana Target, con uno Stump ancora incontenibile, mentre il finale è lasciato a brani più hard rock, piacevoli e fluidi sia pure senza regalare sorprese, come Maybe Tomorrow e House of Lies, prima di una tirata ma sostanzialmente noiosa Alice’s Eyes e della ballad pianistica Dark Day For My Soul, ottimamente interpretata da Doogie White sul tessuto di tastiere del buon Jimmy Waldo.

Nel complesso V risulta un buon lavoro per gli Alcatrazz targati 2021, capace di far gioire i fans di sonorità a cavallo tra hard rock e heavy metal con decise iniezioni neoclassiche, a mio avviso un gradino appena sotto al precedente Born Innocent ma ad ogni modo espressione di una band compatta ed affiatata, ancora vogliosa di mostrarsi tanto in studio quanto dal vivo (previsto infatti entro fine anno un tour europeo con le Girlschool). Vediamo ora come risponderà Graham Bonnett. To be continued…



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
75 su 5 voti [ VOTA]
Tua Madre
Domenica 31 Ottobre 2021, 1.06.41
6
Anche loro hanno fatto il loro tempo. Le porte dell'ospizio son sempre aperte.
Aceshigh
Venerdì 22 Ottobre 2021, 10.49.09
5
Mettere su un disco degli Alcatrazz e non sentire la voce di Bonnet è quantomeno anomalo e spiazzante, il suo timbro unico (che piaccia o meno) è un marchio di fabbrica. In più a me Doogie White non ha mai fatto impazzire (sorry… questione di gusti, ma tra i due: Bonnet tutta la vita). A prescindere dal fattore “cantante”, il disco non è male, anche se, specialmente nella seconda metà, presenta qualche riempitivo di troppo. E anche i cori a tinte epiche (tipo quelli di Blackheart) onestamente li lascerei da parte. Non male sicuramente, ma inferiore al precedente Born Innocent che invece mi era piaciuto di più. Ora vediamo come (e se) replica Bonnet con la sua versione degli Alcatrazz (pare con Loomis alla chitarra). Voto 75
Adrian Smith
Giovedì 21 Ottobre 2021, 17.07.15
4
Ho ascoltato il disco tre volte ed e’ piacevole, senza essere indimenticabile. Concordo con la sensazione di smarrimento per non aver visto Bonnett nella formazione ma Michael Rosenberg ha centrato bene la recensione, Doogie White e’ perfetto sostituto. Voto 75.
iommi
Giovedì 21 Ottobre 2021, 14.56.22
3
non l'ho ancora ascoltato e lo ascolterò, ma qualunque sia il mio giudizio lo baserò pensando ad un nuovo album con doogie white piuttosto che ad uno degli Alcatrazz che, per me, senza Bonnet non eisistono; perché quel cantato è marchio di fabbrica Alcatrazz ben più dello stile del chitarrista di turno. Tornare dopo 30 anni per fare un album non particolarmente legato al sound dei precedenti (Born Innocent somiglia di più a qualcosa dei Michael Schenker Fest che ai primi alcatrazz) separarsi dal membro fondatore......mah. Bonnett aveva la sua band, alla fine ha reso più lui un servizio a waldo e shea (permettendoli di tornare con nome e band dopo 30 anni) che viceversa.
Alex
Giovedì 21 Ottobre 2021, 13.02.33
2
No Graham Bonnet - No Alcatrazz
Diego75
Mercoledì 20 Ottobre 2021, 22.24.09
1
72? Un voto un po' bassino....negli anni 80 erano uno dei tanti gruppi del calderone hard n' heavy....posso anche capire che non sono mai stati una band eccelsa....c'era anche di meglio in circolazione...es: gli steeler tanto per citare una band simile... ma al giorno d'oggi questa band con questo disco si sta difendendo molto bene nel settore...poi Doogie e Joe...sono dei grandi!!!..secondo me hanno fatto un bel dischetto che suona onesto e genuino che accontenta sia i nostalgici che le nuove leve...almeno un 80 se lo meritano!
INFORMAZIONI
2021
Silver Lining Music
Heavy
Tracklist
1. Guardian Angel
2. Nightwatch
3. Sword of Deliverance
4. Turn of the Wheel
5. Blackheart
6. Grace of God
7. Return to Nevermore
8. Target
9. Maybe Tomorrow
10. House of Lies
11. Alice’s Eyes
12. Dark Day for My Soul
Line Up
Doogie White (Voce)
Joe Stump (Chitarra)
Jimmy Waldo (Tastiera)
Gary Shea (Basso)
Mark Benquechea (Batteria)
 
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