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Monolord - Your Time to Shine
04/11/2021
( 671 letture )
Continua la corsa inarrestabile degli svedesi Monolord, arrivati in questo 2021 al traguardo del quinto album in studio. Se la band ha saputo coniare, disco dopo disco, una formula di stoner/doom piuttosto riconoscibile, ecco che con lo scorso No Comfort, uscito ormai due anni fa, l’asticella si è alzata vertiginosamente e le attenzioni della critica si sono mosse di conseguenza.
La musica proposta dal trio di Göteborg prende a piene mani dalla tradizione stoner più classica, ma rivestendola di una asfissiante patina psichedelica che rende ancora più tangibile la pesantezza dei riff, semplici ed efficaci. Fermandoci a questa brevissima descrizione non sembrerebbe esserci alcun punto saliente da evidenziare, ma i tre svedesi hanno dalla loro una capacità di scrittura non indifferente, che riesce a distinguerli dalla massa delle band coeve che propongono sonorità simili. Your Time to Shine in questo senso è una conferma delle ottime capacità del gruppo, che confeziona un lavoro assolutamente godibile e intelligente, composto da soli cinque brani di media/lunga durata per un minutaggio comunque inferiore ai quaranta minuti. Ottima mossa questa, la quale permette un ascolto facile da digerire a dispetto della gravezza della proposta. D’altra parte però basta un singolo ascolto per essere sì soddisfatti, ma assolutamente per nulla sorpresi: sebbene i brani funzionino tutti al meglio delle proprie possibilità, essi risultano anche piuttosto prevedibili e questa era una caratteristica che in No Comfort era meno evidente. Sappiamo tutti che in campo stoner/doom non è facile creare qualcosa di nuovo e mai sentito, ma per gli appassionati che masticano il genere da anni Your Time to Shine non suonerà come qualcosa di nuovo o imprescindibile.

Come già detto comunque l’ascolto risulta godibile lungo tutta la durata del disco e il merito va al songwriting sempre a fuoco dei tre musicisti, i quali riescono a giocare abbastanza bene con le dinamiche – e quando parliamo di stoner/doom questo è tutto tranne che scontato – e con l’alternanza tra momenti più distesi ed altri maggiormente cadenzati, guidati in gran parte dal basso di Mika Häkki. L’elemento psichedelico poi viene introdotto gradualmente per poi intensificarsi in corrispondenza degli ultimi due brani in scaletta, che lasciano emergere influenze a cavallo tra Pink Floyd ed Hawkwind. Nulla di nuovo nella maniera più assoluta, ma in ogni caso la scrittura è funzionale al risultato finale. In particolare la conclusiva The Siren of Yersinia riesce a farsi notare come il momento più interessante del lotto, con la sua partenza heavy e le strofe sognanti che lasciano poi spazio a riff stoner incisivi e più movimentati del solito. Le armonizzazioni tra chitarre donano quel retrogusto tipicamente inglese che non sfigura mai e il brano in generale procede senza intoppi per nove minuti, con tanto di campanaccio ben in vista per non scordarsi mai che in fondo siamo tutti figli dei Black Sabbath. Tra l’altro, se questo non fosse abbastanza chiaro, l’omaggio molto poco velato a quel capolavoro di A National Acrobat che costituisce il riff portante dell’iniziale The Weary toglie definitivamente ogni dubbio.
Una costante utilizzata dai Monolord quasi maniacalmente è il filtro à la Planet Caravan applicato alla voce di Thomas Jäger, che rende il timbro del vocalist ancora meno espressivo di quello che è già e a lungo andare rischia di diventare quasi irritante. Le linee vocali non sono di certo il punto di forza della band, ma così facendo si rischia di evidenziarne ancora di più la pochezza. Ad ogni modo questo è l’unico neo di una produzione, a cura del batterista Esben Willems, invero perfetta per il genere e che riesce ad esaltare i suoni dei singoli strumenti in maniera organica e mai troppo forzata. In particolare il basso gode di attenzioni speciali ed esce dalle casse con una potenza ed una definizione paurose. Anche nel momento più tirato in scaletta, I’ll Be Damned, non si ha mai quell’impressione di gigantesco “pastone” strumentale che spesso e volentieri rischia di affossare la maggior parte dei dischi stoner/doom, ma le linee di ogni musicista sono ben definite e chiare, contribuendo alla piacevolezza dell’ascolto.

Non c’è poi molto altro da dire su Your Time to Shine, che si conferma come l’ennesimo buon lavoro degli svedesi, ma senza raggiungere le vette di eccellenza dei precedenti No Comfort e Rust; gli appassionati gradiranno senza dubbio e c’è da dargliene atto dal momento che la musica contenuta in questo disco è di ottima fattura, ma la formula inizia ad essere fin troppo conosciuta e l’effetto sorpresa sta svanendo. Certamente i Monolord potrebbero continuare la propria carriera sfornando album come questo e nessuno avrebbe nulla da dire in contrario, ma la band ha dimostrato più volte di avere una marcia in più e sarebbe un peccato non sfruttare al massimo le capacità dei singoli componenti. Stando alle uscite stoner/doom di quest’anno Your Time to Shine potrebbe comunque ambire ai piani alti delle classifiche di genere del 2021, ma la concorrenza in questo campo è sempre più alta e spietata e gli svedesi possono e devono fare meglio di così perché ne sono assolutamente in grado.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Domenica 28 Novembre 2021, 21.57.22
1
Paradossale ...musica di 50 anni fa che sembra persino innovativa rispetto al genere
INFORMAZIONI
2021
Relapse Records
Stoner/Doom
Tracklist
1. The Weary
2. To Each Their Own
3. I'll Be Damned
4. Your Time to Shine
5. The Siren of Yersinia
Line Up
Thomas Jäger (Voce, Chitarra)
Mika Häkki (Basso)
Esben Willems (Batteria)
 
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