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Rhapsody Of Fire - Glory for Salvation
26/11/2021
( 2561 letture )
Non v’è dubbio che in ambito power una nuova uscita discografica dei Rhapsody Of Fire rappresenti ancora uno degli eventi dell’anno, nonostante le tribolate vicende dell’ultimo decennio abbiano spiazzato e spesso disorientato schiere di appassionati e addetti ai lavori.
Riassumendo brevemente, nel 2011 Luca Turilli lascia il gruppo e forma i Luca Turilli’s Rhapsody che sopravvivranno fino al 2018. Nel 2016 abbandonano il vocalist Fabio Lione e il batterista Alex Holzwarth che un paio di anni dopo raggiungeranno proprio Turilli nel progetto Turilli/Lione Rhapsody. La band madre si ritrova così con il solo membro originale rimasto Alex Staropoli e con il chitarrista Roberto De Micheli a tentare di ridare lustro ad una storia che sembra essere agli sgoccioli. Viene così reclutato il nuovo cantante Giacomo Voli, noto ai più per la partecipazione a un (non particolarmente gettonato) talent show televisivo. Sono in molti a questo punto a ritenere che lo storico monicker sia al capolinea, soprattutto dal punto di vista qualitativo, e la controversa raccolta del 2017 Legendary Years con nuove registrazioni di alcuni gloriosi brani dei primi anni non fa altro che alimentare le convinzioni dei detrattori secondo i quali saremmo davanti ad una cover band a tutti gli effetti. Nel 2019 con The Eighth Mountain, primo album della Nephilim Empire Saga, Staropoli vara definitivamente quello che potremmo definire come progetto Rhapsody Of Fire 3.0, una sorta di rinascita dagli scombussolamenti del passato. Il platter certamente raggiunge il suo scopo, con i nuovi membri Voli, ma anche con il bassista Alessandro Sala unitosi nel 2015 e con il batterista Manuel Lotter ad infondere maggiore freschezza alla proposta dei nostri.

Ed eccoci nel 2021 con il secondo capitolo della saga, vera e propria prova del nove per le ritrovate velleità del gruppo. C’è subito da segnalare che, con l’esordio di Paolo Marchesich alla batteria al posto del tedesco Lotter, la line-up torna ad essere completamente italiana dopo più di vent’anni. Il concept di Glory for Salvation, scritto interamente da Staropoli con la partecipazione di De Micheli per quello che concerne i riff e di Voli per i testi, riprende dalla fine di The Eight Mountain, con il tentativo dell’eroe di rimediare ai propri errori combattendo per ciò che egli ritiene sia giusto.
A caldo e ragionando un po’ superficialmente si potrebbe subito pensare che non vi sia nulla di nuovo sotto il sole, ma i Rhapsody Of Fire sono sempre stati questi, non hanno mai rinnegato il loro modo di fare musica e, con buona pace di chi crede che il power sinfonico sia un genere morto e sepolto, sono riusciti puramente con melodia, interpretazione, mestiere ed esecuzione a tirare fuori dal cilindro un signor disco. I detrattori dell’ultima ora e chi in generale sostiene che la band sia finita dopo i primi album qui avranno pane per i suoi denti; poi sappiamo bene che a questo genere di artisti (non dimentichiamo che i Rhapsody Of Fire sono forse la più famosa metal band italiana degli ultimi venticinque anni) non viene perdonato nulla e anche in questo caso le critiche, prevenute o meno, non mancheranno.

Il platter si apre subito con un pezzo da novanta, Son of Vengeance, dal quale si comincia già ad intuire che la prossima sarà un’ora d’ascolto che non lascerà indifferenti o insoddisfatti. Un rutilante tappeto sonoro di tastiere e chitarre si evolve in una scena nella quale la voce solista e i cori si alternano in un crescendo particolarmente d’effetto. Voli, più che mai ispirato, conquista quindi il campo prima di lasciare spazio ad un accattivante assolo di De Micheli che prelude all’epilogo di un ottimo apripista. I ritmi si fanno più pressanti con The Kingdom of Ice, brano ancora migliore del precedente, movimentato da efficaci cambi di tempo e da una notevole epicità accentuata dai fiammeggianti fraseggi chitarristici dell’ultima parte. La title track è puro Rhapsody style della prima ora, un Hollywood metal potente e complesso nel quale si stagliano imperiose le doti vocali del frontman e l’immancabile assolo di De Micheli che conferisce ancora più intensità all’atmosfera generale. Proseguendo nel viaggio incontriamo il flauto e la narrazione parlata di Eternal Snow che introducono Terial the Hawk, pezzo più folk e anch’esso piuttosto tipico della discografia della band. Quasi inutile dire che pure qui siamo su alti livelli, con l’eclettico Giacomo Voli che dimostra una volta per tutte di essere il degno erede di un grande vocalist come Fabio Lione, forse ultimamente un po’ meno rimpianto dai fan.
Finora l’album non presenta cedimenti di sorta, l’epicità e la magniloquenza regnano sovrani come ai vecchi tempi e, in effetti, era da un po’ che non si vedevano i Rhapsody Of Fire così in forma. Da sottolineare anche la prestazione della base ritmica con Alessandro Sala (reduce tra l’altro da una proficua collaborazione con Saeko) e Paolo Marchesich sempre precisi, potenti e all’altezza della situazione. Maid of the Secret Sand è un episodio leggermente più “normale” rispetto a quanto finora espresso dalla tracklist ma da qui a definirlo un riempitivo ce ne passa. Rappresenta piuttosto una sorta di pausa prima della superba seconda parte, che si apre con la lunga (oltre dieci minuti) Abyss of Pain II, evocativa, maestosa ma mai inutilmente barocca e nella quale assistiamo a duelli tra pesanti riff e cori lirici, a taglienti parti vocali alternate ad epici refrain e, ancora, a passaggi in lingua italiana perfettamente incastonati nello sviluppo della canzone. Estremamente interessante la sezione strumentale in cui splendidi motivi di tastiere un po’ alla Symphony X e un po’ alla Dream Theater si sovrappongono a fulgidi fraseggi di chitarra generando un’aura di prog sinfonico di gran gusto. Siamo non solo di fronte alla vetta dell’album ma anche a uno dei migliori episodi di power metal degli ultimi anni. Tanto di cappello a Staropoli e compagni. Dopo cotanta magnificenza un brano più convenzionale ma riuscitissimo come Infinitae Gloriae calza a pennello, anche qui peraltro vanno segnalate le parti cantate in italiano che conferiscono magicamente maggior credibilità al tutto. È poi la volta di Magic Signs, unica ballata del full-length, abbastanza convincente ma forse un gradino sotto a quanto fin qui ascoltato. Il pezzo viene inoltre riproposto in coda alla tracklist in versione italiana (e ci può stare) e spagnola (questa sì skippabile). Della serie "meglio abbondare", ma forse in questo caso si è un po` esagerato.
L’album si conclude con la gustosa e trascinante I’ll Be Your Hero, edita già a giugno nell’omonimo EP, traccia particolarmente orecchiabile nella quale ancora una volta Giacomo Voli dimostra grande controllo della propria voce sia sui toni medi che su quelli alti e altissimi e con l’ultimo singolo edito prima dell’uscita discografica, Chains of Destiny, anch’essa di buon livello ma che non innalza di un pelo il livello complessivo.

Poco da dire, i Rhapsody Of Fire hanno fatto centro, migliorando ulteriormente il già eccellente The Eighth Mountain e mostrando una coesione ed un affiatamento fra i cinque componenti fuori dal comune. Glory for Salvation è l’ennesima prova che bisogna essere cauti nel dichiarare un genere finito e che anche un filone che sembra sfruttato al massimo come quello del power sinfonico può ancora fornire gradite sorprese, esattamente come questa manciata di canzoni che Alex Staropoli e soci ci propongono dopo quasi venticinque anni dalla pubblicazione di Legendary Tales e che dimostrano come la band italiana sia viva e vegeta e perfettamente in grado di sfornare grandi dischi a dispetto del tempo che passa, delle mode e delle critiche. È giusto e sacrosanto dare più di una chance a quest’album: gli appassionati non ne rimarranno certamente delusi mentre i detrattori di vecchia data e i disillusi potrebbero riassaporare antiche sensazioni.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
78.5 su 54 voti [ VOTA]
Lucone
Lunedì 6 Dicembre 2021, 0.10.09
13
Gran bel Lavoro di questa fresca ed Energica formazione. Questa Band mi ha cresciuto, ho apprezzato emozioni che non riuscivano più a trasmettermi. Grande Staropoli per la Resilienza voto 85
Aceshigh
Venerdì 3 Dicembre 2021, 16.33.04
12
Buon album assolutamente, così come lo era stato il precedente. Alcuni pezzi veramente stupendi: la title-track su tutti, ma anche la lunga Abyss Of Pain Part II e la conclusiva Chains of Destiny. Per quanto riguarda il discorso “cantante”: ok, Lione ha un timbro unico, sicuramente caratterizzante, ma Voli qui offre una prestazione di livello assoluto. Anzi, in almeno un paio di pezzi più mosci, è proprio lui a tenere in piedi il tutto. Voto 80
Gamma
Giovedì 2 Dicembre 2021, 15.46.26
11
Non mi ha convinto!!
enrico86
Martedì 30 Novembre 2021, 18.32.13
10
i singoli mi avevano fatto scappare, ma a quanto leggo sembra un disco notevole. Gli daro un opportunità
Le Marquis de Fremont
Lunedì 29 Novembre 2021, 13.19.30
9
Mi piacciono proprio questi Rhapsody of Fire "ultimo corso" e mi piace tantissimo la vocalità di Voli, che canti in Inglese, Italiano o Spagnolo. Ottimo anche il songwriting di Staropoli che tira fuori undici brani veramente azzeccati e tutti di alto livello, con una menzione speciale alla suite Abyss of Pain II. Voli, indubbiamente esalta il mood antemico dei brani ma non trovo un punto debole in tutta la costruzione del disco. E bravo Staropoli! Mentre gli altri se ne vanno, lui tira fuori una formazione di assoluta bravura e ti compone due ottimi e riuscitissimi dischi. Chapeau! Jusqu'à la prochaine fois.
albyfuz
Domenica 28 Novembre 2021, 16.26.55
8
Buon album, epico, classico, sinfonico... bei pezzi ispirati... e' nella mia playlist in questi giorni...
Master
Sabato 27 Novembre 2021, 15.46.38
7
Per ora ho dato solo un paio di ascolti, però anch'io mi ritengo soddisfatto a primo impatto. Un bravo soprattutto a Giacomo, che ha una versatilità invidiabile, e impreziosisce il tutto con i suoi cambi di stile all'interno dello stesso brano. Mi sono piaciute soprattutto "Son of Vengenace", "Terial the hawk" e "Abyss of Pain II", mentre non apprezzo più tanto le cavalcate come "Chains of Destiny" a la "Holy thunderforce". A quando un assolo di voce in un album dei Rhapsody, tipo "Somebody to Love" a All together now?
Salvo
Sabato 27 Novembre 2021, 15.07.45
6
Bel lavoro. Forsa 84 è troppo però, ma va bene, non stiamo a guardare questo aspetto. Comunque davvero un buon disco. Bravi.
Adrian Smith
Sabato 27 Novembre 2021, 10.56.11
5
Che noia a livello di songwriting. E vocalist distante anni luce da Lione. Voto 55.
paolo
Venerdì 26 Novembre 2021, 22.06.28
4
il disco migliore dopo l'abbandono di Turilli, nienedimeno, e mi spiace, senza Lione con Voli si va bene e meglio, band in forma e coesa, tutta italiana ed energica quanto basta per fare power alla grande. Niente riempitivi e disco da almeno 85
Faggius
Venerdì 26 Novembre 2021, 21.22.57
3
Buon album, Giacomo molto bravo…. Ma io non riesco proprio a concepire i ROF senza FABIO alla voce, unico e inconfondibile….
Ciaone's Rhapsody
Venerdì 26 Novembre 2021, 15.11.16
2
Album forse un po meno conservarore rispetto a The Eighth Mountain ma altrettanto riuscito.80
McCallon
Venerdì 26 Novembre 2021, 12.34.18
1
Magic Signs, anche in italiano, forse soprattutto in italiano, secondo me è un gran pezzo. Album che ho ascoltato solo una volta per adesso, ma che mi ha preso subito. Grandi Rhapsody.
INFORMAZIONI
2021
AFM Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. Son of Vengeance
2. The Kingdom of Ice
3. Glory for Salvation
4. Eternal Snow
5. Terial the Hawk
6. Maid of the Secret Sand
7. Abyss of Pain II
8. Infinitae Gloriae
9. Magic Signs
10. I’ll Be Your Hero
11. Chains of Destiny
12. Un’Ode per l’Eroe
13. La Esencia de un Rey
Line Up
Giacomo Voli (Voce)
Roberto De Micheli (Chitarra)
Alex Staropoli (Tastiera)
Alessandro Sala (Basso)
Paolo Marchesich (Batteria)
 
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