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Grand Funk Railroad - Grand Funk
27/11/2021
( 1137 letture )
Incredibilmente poco conosciuti e apprezzati in Italia, i Grand Funk Railroad rappresentano uno dei dieci gruppi fondamentali dell’hard rock settantiano, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, volendo rimanere bassi e ricordandoci della controparte inglese, peraltro alla costante caccia dell’affermazione nell’enorme mercato statunitense, l’unico in grado di trasformare una grande band in una Leggenda. Formatosi a Flint, nel Michigan, dalle ceneri di due band, i Terry Knight and the Pack (da cui provengono Farner e Brewer) e i Question Mark & The Mysterians (dai quale proviene Mel Schacher), il trio grazie proprio ai buoni agganci di Terry Knight, divenuto nel frattempo loro manager, ottiene una prestigiosa firma con la major Capitol Records e debutta direttamente sul palco dell’Atlanta International Pop Festival nel 1969, appuntamento che sarà bissato l’anno successivo. A quel punto i tre avranno in realtà già pubblicato due album, usciti nell’arco di quattro mesi l’uno dopo l’altro, il leggendario debut On Time e Grand Funk, noto anche come The Red Album, dalla tonalità dominante la copertina. Entrambi raggiungeranno lo status di disco d’oro, a conferma di come il grande successo ottenuto dal vivo fosse solo preludio di una carriera a dir poco clamorosa, da star di prima grandezza nel circo Rock. Un livello che il gruppo manterrà per buona parte degli anni Settanta, salvo poi perderlo tra attriti personali, battaglie legali, stress da burnout per l’eccesso di lavoro e pressione. Ma restiamo in quel fatidico 1969, che sarà teatro il 6 dicembre della tragedia dell’Altamont Festival, pochi giorni prima la pubblicazione del Red Album, ufficializzata il 29 dicembre, dopo appena una decina di giorni di registrazioni, nell’ottobre dello stesso anno.

In sostanza, è bene ripeterlo, abbiamo una band che, formata nel 1969, conclude l’anno con il debutto dal vivo a uno dei più grandi festival mai esistiti (un mese prima di Woodstock, con una partecipazione che va dalle centomila alle centocinquantamila persone) e che pubblica uno dopo l’altro due dischi che venderanno più di un milione di copie ciascuno e che sono da considerarsi tutt’oggi, ovvero dopo oltre cinquant’anni, due capolavori assoluti e inscalfibili dell’hard rock mondiale.
La musica dei Grand Funk Railroad (il nome pare derivi da un gioco di parole con la Grand Trunk Western Railroad) è quindi un rock potente e iperamplificato, scandito dalla chitarra di Mark Farner, chitarrista capace di lunghi e torrenziali raid solisti e in possesso di una delle voci più belle e acute dello stardom, dall’enorme basso di Mel Schacher, presentissimo nel mix dell’album come solo in certe band stoner, tanto da risultare spesso addirittura più alto della chitarra e dalla ipervitaminica prestazione di Don Brewer alla batteria; quest’ultimo è pure dotato di una voce roca e molto “scura” che compete con quella potente e acuta di Farner rubandogli spesso la scena, anche a livello compositivo, avendo scritto diversi dei maggiori successi del gruppo. Insomma, Mark, Don & Mel, come recita il titolo di un loro album, sono un trio di talenti e sono in possesso in quegli anni di una ispirazione quasi magica che li porta a pubblicare album uno dietro l’altro, come pochi sapranno fare (i “cugini” Creedance Clearwater Revival, ad esempio), mantenendo una qualità media altissima, almeno finché le frizioni interne e le altre difficoltà non mineranno questa grandiosa band.
Grand Funk si caratterizza per due facciate nelle quali la vena compositiva della band si esalta nella sua forma primaria, quella di un grezzo quanto energico e carichissimo hard rock sporcato di funk, mix esplosivo che aggiunge nuovi classici a quelli già lanciati dal debutto e che saranno glorificati per sempre nel monumentale Live Album, che uscirà a novembre del 1970, a cementare l’irresistibile ascesa dei Grand Funk Railroad, già nella Leggenda dopo neanche due anni dalla formazione.
Sono in particolare i tre lunghi brani della seconda facciata, con il clamoroso finale della monumentale resa del classico Inside Looking Out dei The Animals, a sancire la grandezza assoluta della band, al di là dei “facili” entusiasmi del pubblico statunitense dell’epoca, dopo una prima facciata nella quale il gruppo inanella con facilità brani dalla qualità assoluta, come si stesse semplicemente scaldando in vista del tour de force conclusivo, introdotto dalla comunque clamorosa In Need, con i suoi quasi otto minuti di durata. Risulta piuttosto difficile immaginare qualcosa di più potente e pesante nel 1969 rispetto a quanto tireranno fuori dai loro strumenti i Grand Funk Railroad, senza perdere mai una dinamicità saltellante a dir poco spettacolare e da cui fin troppi avrebbero solo da imparare. Facciamo comunque un piccolo passo indietro, per non mancare di riguardo a brani deliziosi come l’opener Got This Thing on the Move, scattante opener che ci ricorda con i suoi passaggi e le armonie vocali in che anno siamo, mentre chitarra e basso sembrano invece volerci per forza proiettare al decennio successivo, per veemenza e aggressività del riff. Bellissima come sempre la voce di Farner, uno di quei cantanti bianchi così naturalmente dotati e pieni di feeling da risultare credibili anche alle prese con blues e funk. Più sorniona invece la seguente Please Don’t Worry, con dei bellissimi passaggi di Schacher e la batteria fracassona di Brewer in sottofondo che ben contrasta con l’armonia del refrain intonato a due voci. Rock’n’roll a tutta velocità con High Falootin’ Woman, mentre spettacolare è la seguente Mr. Limousine Driver, che si apre con una sequenza ritmica che farà la fortuna di tre quarti dei gruppi heavy del globo, per poi riprendere l’andamento sornione basso e batteria, con riffing blues e Farner a dettare legge con la sua voce. La relativa facilità compositiva di questi brani e contemporaneamente il carisma che emanano, esaltando ancora oggi pur nella loro canonicità rock, testimonia la superiorità assoluta dei Grand Funk Railroad, i quali si prendono poi il gusto di complicare il quadro introducendo da qui in avanti canzoni decisamente più lunghe e strutturate. Così, In Need si giova di una lunga parte centrale con armonica e assolo di uno scatenato Farner e da qui in poi il disco diventa di livello assoluto, con tre brani-fiume uno più bello dell’altro, a partire dalla strepitosa Winter and My Soul, capolavoro totale, per proseguire con Paranoid. Esiste una Paranoid che non sia dei Black Sabbath? Ebbene sì ed è uscita addirittura prima. A parte il titolo a dire il vero i brani non si assomigliano neanche di lontano, date le influenze funk, blues e soul del brano dei Grand Funk Railroad, squassate dalle rasoiate hard rock e dagli squillanti assoli, ma che si tratti di un altro capolavoro è davvero fuori di dubbio. Chiude la citata Inside Looking Out e qui veramente non resta che dire di ascoltare, perché se esiste un Olimpo delle cover, nel quale la versione originale rischia pesantemente di sfigurare col rifacimento, ebbene questo brano siede sul trono a pari della All Along the Watchtower di Jimi Hendrix e poche altre. E’ semplicemente uno degli apogei dell’hard rock mondiale, ospite fissa dal vivo da allora a oggi e monumento al rock indimenticabile.

Il secondo album è insomma la conferma della qualità della proposta dei Grand Funk Railroad e dell’ispirazione potente che anima il trio, capace poi nell’arco di pochi anni, dal 1969 al 1976 di pubblicare undici dischi in studio e due dal vivo, fino al primo scioglimento della storica line up. Grand Funk si muove ancora sulla stessa vena del debutto On Time, mentre il successivo Closer to Home comincerà ad introdurre organo e tastiera in maniera appena più organica. Una svolta che porterà all’ingresso di Craig Frost nel 1972 e a una seconda ondata di album con l’abbandono della parola Railroad poi recuperata negli ultimi dischi, appena meno veemente della prima, ma ricchissima di grandi successi, a sua volta immortalata nel live Caught in the Act del 1975. Tempo di rispolverare un grande classico e di restituire lustro a una delle più grandi band di sempre. Impossibile rimanere delusi.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
84 su 8 voti [ VOTA]
Lizard
Giovedì 2 Dicembre 2021, 20.22.57
42
Comunque le recensioni dei Dust sono in DataBase, se vi va di farci un giro
GRC
Giovedì 2 Dicembre 2021, 9.30.17
41
Cambiando nome cambiò anche genere dall'Hard Rock dei Dust passò al Punk.
Rob Fleming
Giovedì 2 Dicembre 2021, 9.22.15
40
Grande @Fabio a menzionare i Dust il cui batterista era Marc Bell il quale, prendendo un nome d'arte, andò a suonare con i...tutto torna alla fine.
GRC
Giovedì 2 Dicembre 2021, 8.48.07
39
Bravo Fabio, giustissimo tutto quello che dici (commento 38), poi i Dust, che band(!!!), purtroppo troppo poco conosciuti e pochissimo ricordati, autori di due dischi stratosferici oltre che seminali.
Fabio
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 18.57.17
38
Beh sai Galilee per certi versi il punk si prefiggeva appunto di riportare il rock ad uno stato basico, con un suono più 'sgraziato', rispetto la formula originale degli anni '50. Diciamo che i Dictators sono proto punk, cioè dei veri e propri iniziatori. Semmai hanno molte parti di chitarra che il punk nel 77 'smorzerà' ulteriormente. però in molti catalogano i Dictators come punk e secondo me non a torto.Comunque tornando ai GRF direi che la band è un power trio sensazionale di puro hard rock, a chi piacciono consiglio bands sulla vena dei Dust
Galilee
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 16.57.20
37
Sono un gruppo che però ha ancora troppo rock n roll nel suo sound per essere definito culla del punk. Si sente ancora tutta l'influenza di quel appunto proto Glam punk figlio degli Stones e di altre band garage anni 60. I Ramones erano proprio un passo avanti. Hanno creato un bel distacco.
Galilee
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 16.49.51
36
X Fabio. Ce l'ho li conosco. Stesso anno dei Ramones.
Fabio
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 15.50.17
35
Avete divagato un bel po' per me rispetto i GFR: Galilee nel '75 usciva Go Girl Crazy! dei Dictators, forse il primo vero disco punk
Alex
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 15.21.58
34
Band favolosa 😍🤘
Galilee
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 12.42.00
33
Senza citare il grande Captain beef heart Che Sul disco di debutto sembra anticipare sia i Motorhead che i GF di almeno 10 anni.
Galilee
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 12.39.35
32
I Motorhead per quel che ne so, facevano un hard rock blues molto contaminato dal dinamismo del rock n roll. Nel 75 il punk non esisteva ancora, i Ramones stavano nascendo, e le uniche band che si erano spinte oltre al garage avevano esordito con un ibrido che darà vita a due movimenti, il punk e il Glam. E mi riferisco a MC5, The Stooges, New York dolls etc. Quindi direi che i Motorhead sono stati influenzati dal hard blues(Blue Cher, Mountain, led zeppelin) dal rock più Southern e alcolico(grand funk, lynyrd, anche Molly Hatchet) ) e ovviamente dal rock n roll più genuino.
ldn
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 12.19.22
31
Commento 27, mamma mia che siete precisini, rilassatevi, puntualizzazione ridicola!!!
Carlos Satana
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 11.34.29
30
I GFR (perdonate la divagazione) si inseriscono nel novero delle band imperdibili!
Carlos Satana
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 11.34.28
29
I GFR (perdonate la divagazione) si inseriscono nel novero delle band imperdibili!
Carlos Satana
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 11.34.27
28
I GFR (perdonate la divagazione) si inseriscono nel novero delle band imperdibili!
Rob Fleming
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 11.29.16
27
...ok..e i Grand Funk in tutto ciò si inseriscono? Non si inseriscono? Perché è di loro che qua stiam parlando.
ldn
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 10.13.50
26
I Motorhead suonavano un Hard Rock fortemente influenzato dal Punk, un ibrido che comunque si avvicinava molto più all'Heavy Metal che al Punk, di fatto i Motorhead furono i precursori del Thrash. Thrash Metal che di fatto è Heavy Metal (evoluzione dell'Hard Rock) fortemente influenzato dall'Hardcore (evoluzione del Punk). MC5 (Proto Punk), Sonics (Garage Rock), Ramones (primo gruppo Punk) sono tutte band che suonavano Punk o qualcosa di molto vicino ad esso. Sul Rock n Roll classico ci sarebbe un' enciclopedia da scrivere, comunque in genere l'Hard Rock è un'evoluzione del Blues Rock (quindi Blues [Robert Johnson], Electric Blues [Moody Waters & Co.], tanto per andare all'origine) il Punk è più vicino al Rock n Roll. Questo è un discorso molto generale, ad esempio gli AC/DC prendono a pieni mani da Chuck Berry e quindi dal Rock n Roll pur essendo una band Hard Rock.
mauroe20
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 10.06.10
25
disco fondamentale, ennesimo centro per una band che ha fatto la storia. Una bomba
Carlos Satana
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 9.52.00
24
Mai scritto che suonassero punk, musica a cui comunque sono più vicini che al metal (che a Lemmy non è mai piaciuto e l'ha detto per tutta la vita - qualcosa vorrà pur dire). Poi, che il mondo del metal li abbia adottati tanto quanto quello del punk è un altro discorso ancora. Ma non per questo possiamo assumere che le band alla base del metal siano pure alla base dei Motorhead, che partivano da presupposti diversi.
ldn
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 9.48.35
23
Stamattina, grazie al commento numero 22, ho scoperto che i Motorhead suonavano Punk, pensa... io credevo suonassero Metal, vedi che deficiente che sono!
Carlos Satana
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 9.42.45
22
Che la musica dei Motorhead sia figlia di Zeppelin, Sabbath etc è molto discutibilecvisto che ne sono praticamente l'opposto da qualsiasi punto di vista. Le origini del suono dei Motorhead vanno cercate più, oltre ai già citati MC5, nel criminalmente negletto rock'n'roll originale di Chuck Berry e Little Richard, nel garage rock degli anni '60 (Sonics in primis), negli ZZ Top e infine nei Ramons. A Lemmy l'hard rock pieno di assoli e concerti dilatati in improvvisazioni (spesso a cavolo) non piacevano affatto; ha sempre ribadito come la forza dei Motorhead non fosse quella di aggiungere qualcosa al rock, ma di togliere i fronzoli inutili.
Fabio Rasta
Martedì 30 Novembre 2021, 18.56.08
21
Grezzo come la carta vetro del 40! Il basso sembra voler uscire a tutti i costi dal woofer. Credo si distingua + x il sound. Successivamente diverranno meno fracassoni e con una maggiore cura delle canzoni. Il mio preferito è Closer To Home ma non solo. / Vorrei aggiungere alla rece del Lizard che la copertina originale dava in dotazione gli occhialini 3d, con cui appunto l'immagine si stagliava. Il mio amico Ramone, che li vide a Zurigo, la possiede ancora. X quanto riguarda la memorabilia. / Poi i GF furono traditi pesantemente dal manager che sfruttò la loro ingenuità facendoli lavorare x anni disco/tour/disco/tour e facendoli vivere come dei poveracci. Quando realizzarono ormai gli aveva già fottuto tutti i soldi. Parliamo di milioni di dollari e dovettero ripartire da zero. Fu in pratica la loro fine. / Fino a qualche anno fa sapevo che MARK FARNER viveva in un ranch molto stile Hippie dove riceveva alcuni fan e viveva come un indiano, con i cui Cherokee è imparentato e pare anche abbia ricevuto alcuni attestati Lakota. / Su MC5, MOTÖRHEAD e Detroit avete già detto tutto voi. Il mio accostamento inglese invece l'ho sempre fatto coi FREE, che sapevano pestare anche loro (Freedom live at BBC) anche se lo facevano + di rado.
Mariner
Martedì 30 Novembre 2021, 15.07.35
20
Uno degli album più belli dei GFR con la perla Inside Looking Out da applausi. Mi piacciono un sacco anche il basso iperdistorto di Mel Schacher e la cover. Non vedo nulla di male nell'accostamento ai Motorhead, per me sono stati una fonte di ispirazione per Lemmy & Co. Voto 80
GRC
Martedì 30 Novembre 2021, 13.04.35
19
Diciamo che gli MC5 non riuscirono a replicare la stessa violenza proposta nel live di esordio nei due successivi studio. La musica dei Motorhead è figlia diretta (come tutto il Metal) dell'Hard Rock di band come Zeppelin, Sabbath, Grand Funk (ecc) ma influenzata fortemente dall'aggressività del Proto Punk di gruppi come (appunto) MC5, Stooges, New York Dolls, ecc.
Rob Fleming
Martedì 30 Novembre 2021, 11.16.01
18
E infatti sempre in Michigan siamo e sempre nei pressi di Detroit (rock city). Che siano gli MC5, Alice Cooper, gli Stooges, Ted Nugent o Grand Funk alla fine degli anni '60 il rock più maleducato veniva fuori da lì.
Carlos Satana
Martedì 30 Novembre 2021, 10.37.05
17
Credo che se vogliamo trovare il faro guida dei Motorhead ci basti restare negli stessi anni (fine '60 - inizio '70) e luoghi (Michigan): nelle parole stesse di Lemmy, lui coi Motorhead voleva creare "qualcosa di veloce e cattivo, come gli MC5".
GRC
Lunedì 29 Novembre 2021, 16.34.58
16
...invece l'accostamento ai Motorhead è di una superficialità disarmante, si va bene il basso distorto all'inverosimile (per quei tempi) ma da qui a paragonare le due band. Poi che l'Heavy Rock dei Motorhead sia figlio dell'Hard Rock (Boogie) dei fine 60 inizi 70 (quindi anche della musica dei Grand Funk) è ovvio.
GRC
Lunedì 29 Novembre 2021, 16.23.27
15
@Carlos Santana esattamente. I Led Zeppelin sono la prima band inglese (europea) ad evolvere il Blues Rock (e in parte l'Acid Rock) di fine anni 60 (Cream, Jimi Hendrix, Blue Cheer, Rolling Stones, Yardbirds ecc.) in Hard Rock (Hard Blues) allo stesso tempo (con qualche mese di ritardo) i Grand Funk Railroad furono i primi in America.
Lizard
Lunedì 29 Novembre 2021, 16.13.41
14
Clyde Stubblefield e in generale la band di James Brown sono il meglio. Comunque la parte "rough" di Proud Mary nella versione di Ike & Tina Turner è la cosa più thrash che abbia ascoltato nella vita.
Carlos Satana
Lunedì 29 Novembre 2021, 13.33.16
13
Credo che l'accostamento con gli Zeppelin abbia senso da un punto di vista almeno: entrambe le band, una su suolo USA, l'altra su suolo UK, diedero forma al rock duro partendo dalla black music. Tanto Farner quanto Plant modellavano le proprie voci su quelle dei grandi cantanti del soul e del r'n'b con l'estensione enorme, la sovrapposizione di registri maschili e femminili, la varietà di timbri e pulizia (tutte cose normali per un James Brown, un Wilson Pickett, uno Smokey Robinson o un Ray Charles, ma ancora bisognose di "codifica" nel rock e ideali per il passo successivo, l'estremizzazione hard), e a livello ritmico entrambe le band avevano assorbito la lezione del r'n'b e del funk (difficile immaginare Don Brewer e John Bonham senza la lezione di Bernard Purdie e Clyde Stubblefield). Ciascuna band è andata avanti per la sua via, del resto sono contemporanee, ma con solide basi nella stessa, meravigliosa musica.
Rob Fleming
Lunedì 29 Novembre 2021, 11.16.49
12
Interessante parallelismo quello di @The Trooper '70. Anche secondo me con gli Zeppelin gli accostamenti sono un po' forzati se non in termini di vendite nel suolo americano e furia live. Ma la distorsione dei primi GFR era irraggiungibile per chiunque. In tal senso il riferimento ai Motorhead mi trova più d'accordo - sebbene questi ultimi perle melodiche come Heartbreaker, Mean Mistreater non le hanno mai concepite. Poi, però, con l'innesto di Frost alle tastiere la furia lasciò spazio ad una serie di album eccellenti, ma meno violenti. L'altro live Caught in the act è un altro gioiello e sfido chiunque a dire che sono lo stesso gruppo.
Carlo Satana
Lunedì 29 Novembre 2021, 10.32.41
11
In realtà è epocale un po' tutta la loro produzione degli anni '70, non solo il (meraviglioso live) perché, come una profezia autoavverante, è quello di cui si parla sempre col pilota automatico. I GFR avevano un fortissimo sostrato soul e rhythm'n'blues (musiche odiate dai rockettari, ma chissene), che ne hanno sempre influenzato il ritmo e la melodia; nella seconda parte di carriera, più melodica, salirono in primo piano, ma mai a scapito della qualità che fu sempre elevatissima.
duke
Domenica 28 Novembre 2021, 20.55.52
10
...band fondamentale....da riscoprire....ha prodotto bei dischi....e live selvaggi ....oltre a loro consiglio l'ascolto degli mc5.......
The Trooper '70
Domenica 28 Novembre 2021, 19.56.52
9
Album fenomenale di una delle più grandi e più rumorose rock band americane, selvaggi, grezzi. inarrestabili, con 2 album spazzarono via i terzetti provenienti dalla perfida albione (almeno x quanto riguarda l'intensità e l'impetuosità) poi lentamente calarono, ma moooolto lentamente, snocciolando comunque album che , a dirla tutta, sarà impensabile riuscire a riascoltare da altre fonti... la loro cover di Gimme Shelter fa impallidire perfino gli Stones, e chi scrive sbava per le versioni con Taylor...concordo pienamente con il considerare il Live un album da consumare, inoltre non vedo alcun affinitià con lo stoner, nè con gli Zeppelin, semmai (e forse qiu oso!!) con l'unico terzetto più terremotante mai conosciuto, i Motorhead!!
Fabio
Domenica 28 Novembre 2021, 13.14.10
8
Beh no dai Epic, i gusti sono gusti, ma almeno il live è riconosciuto come epocale, poi per me ce ne sono altri
Epic
Domenica 28 Novembre 2021, 11.59.57
7
Forse la band più pesante dell'epoca. Hard rock con influenze funk, questo qui poi è talmente duro e graffiante che anticipa lo stoner di venti anni. Una band grandissima, con musicisti fenomeni, Mel Sacher al basso è terremotante. Non hanno mai fatto dei capolavori eterni, ma in carriera hanno sbagliato davvero poco. Voto 82
Lele 13,5 DiAnnṏ
Sabato 27 Novembre 2021, 20.17.59
6
Vecchio proverbio? Classico disco da novanta, la gallina canta!
Fabio
Sabato 27 Novembre 2021, 19.51.12
5
Come recita il vecchio proverbio, classico disco da 90, Grand F.R., Montrose e Van Halen la 'sacra' triade che attraverso diversi periodi storici ha fatto, appunto, la storia dell'hard USA. Led Zeppelin altra storia....
Lele 13,5 DiAnnṏ
Sabato 27 Novembre 2021, 19.34.56
4
Paragone con gli Zeppelin davvero esagerato
Galilee
Sabato 27 Novembre 2021, 18.09.15
3
Un disco rock intenso e graffiante, davvero molto bello.
GRC
Sabato 27 Novembre 2021, 17.27.09
2
I Led Zeppelin americani!
Rob Fleming
Sabato 27 Novembre 2021, 16.53.45
1
Poco da aggiungere alla recensione che rende merito ad un gruppo autenticamente Grande e purtroppo poco ricordato. Dei primi tre preferisco di poco il debutto; in ogni caso della prima fase occorre dare un ascolto (nel senso di avere a casa) al Live Album. Nel 1970 non c'era nessuno che suonava come loro quanto meno in America (compresi i Sir Lord Baltimore). Perché oltre al suono avevano le canzoni e i musicisti: basso tellurico, assoli sanguigni; un cantante autentico fuoriclasse, ma molto fuoriclasse; e un batterista dotato compositore e cantante. Sia nella prima "ignorantissima", selvaggia e violentissima fase sia quando sgrezzarono il suono inanellando una serie di perle rarissime. 80
INFORMAZIONI
1969
Capitol Records
Hard Rock
Tracklist
1. Got This Thing on the Move
2. Please Don’t Worry
3. High Falootin’ Woman
4. Mr. Limousine Driver
5. In Need
6. Winter and My Soul
7. Paranoid
8. Outside Looking Out
Line Up
Mark Farner (Voce, Chitarra, Tastiera, Armonica)
Mel Schacher (Basso)
Don Brewer (Batteria, Voce)
 
RECENSIONI
90
 
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