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Sigh - Imaginary Sonicscape
27/11/2021
( 571 letture )
Ancora oggi capita di leggere in giro per la rete il nome di Imaginary Sonicscape associato al miglior disco dei giapponesi Sigh, una realtà ormai trentennale che ha portato nel black metal nipponico e mondiale una prospettiva nuova, fresca e avanguardistica di non poco conto considerando il genere di provenienza. Qui poi si parla di un disco che ormai ha compiuto vent’anni e che, senza dubbio, propone ancora oggi un sound ancora sofisticato come pochi, con quel tocco elegante influenzato da decine di generi differenti ma rielaborati tutti sotto un occhio “classicista” e old-style. Eppure la discussione sulla discografia della band non dovrebbe limitarsi a questo, poiché i Sigh hanno proposto ben altro che il semplice tratto sperimentale di questo album. Bisognerebbe elogiare la qualità compositiva di tutte le loro opere, di tutti i loro tratti incarnati pian piano nel corso degli anni in dischi mai realmente zoppicanti ma semmai meno ispirati rispetto ad altri loro capolavori. Basti ricordare come tre anni fa Heir to Despair abbia nuovamente mostrato l’originalità e la bravura dei Sigh nel creare un black metal colto di gran lunga superiore sia a progetti nuovi di pacca del filone post-black giovanile che di grupponi affermati da anni e anni nel panorama più classico. Insomma, quasi un progressive metal nero in cui viene gettato di tutto senza mai ergere un muro sonoro caotico davanti all’ascoltatore, quanto piuttosto avanguardistico e lungimirante.

All’epoca i tre musicisti -Kawashima, Fujinami e Ishikawa- si erano già discostati, seppur con cautezza, dallo stile del black primordiale di “seconda scuola”, per intenderci, da A Blaze in the Northern Sky in poi. Scorn Defeat del 1993 così come anche il successivo Infidel Art erano ancora pregni di un riffing ben inquadrato nel sound norvegese ma anche proto-black di scuola Bathory e Venom, con linee vocali acide e arrangiamenti sporchi e grezzi. L’evoluzione della formazione nipponica ha visto un continuo inserire, a questo assetto carnalmente black -riproposto però con notevole personalità- dapprima un sound più pulito tradotto in un riffing thrash e maggiormente melodico, per poi finire ad implementare la psichedelia stoner e progressive in un’offerta che allora sì, dal punto di vista dell’innovazione, trovava senza dubbio un apice compositivo e creativo proprio nel 2001 con il disco qui trattato.

In Imaginary Sonicscape non sono contemplate atmosfere nordiche nude e crude, né blast beat nichilisti alla Scenes From Hell. Vi si trova invece un continuo richiamo a un guitarwork chiaramente di scuola Megadeth, compagine con spunti melodici tra l’altro ancora oggi per niente scaduti. Un esempio? Basterebbe riascoltare Scarlet Dream e poi Transient tratte da Moment dei Dark Tranquillity per notare la lungimiranza del songwriting dei Sigh. Brani più classici, proprio come Scarlet Dream o Corpsecry - Angelfall, sono seguiti da pezzi a tratti completamente fuori dal contesto black, seppur il cantato di Kawashima rimanga tale lungo tutto il platter. Nietzschean Conspiracy è, per esempio, un mid-tempo fatto di tastiere lente e atmosfere riflessive in una danza dionisiaca -per rimanere in tema-, tra ritmiche blues, sax elegante, campionamenti alieni digitali e un contrappunto dai toni drammatici in successioni di accordi quasi brahmsiani. Il testo poi riesce a non sminuire o banalizzare oltremodo il filosofo tedesco grazie alla summa tra il primo Nietzsche de “La nascita della tragedia” -per i riferimenti al substratum dionisiaco dell’esistenza- fino alla fase conclusiva in cui si ergeva con forza la teoria della volontà di potenza, concretizzando il tutto in un testo ermetico ma efficace curato da Bård Eithun di scuola Emperor.

Through Dionysian worldview
Will be divided by reason, understood by few


La forza più propriamente psichedelica è però data dalle tastiere di Mirai che in questo disco si destreggia tra organo hammond, piano acustico e tastiere di ogni tipo. L’offerta trova una sua ottima manifestazione a riguardo nell’interludio Impromptu alla Chopin di metà disco, autore non a caso richiamato poi esplicitamente nel conclusivo Requiem - Nostalgia, con la chiusura dove il “Valzer del Cagnolino” del compositore polacco viene obnubilato da risate infantili distorte che disturberanno le orecchie dell’ascoltatore proprio sul più bello, chiudendo l’ascolto con un senso di incomprensione ma anche di fascinazione distorta. Tuttavia nominare tutte queste grandiose scelte stilistiche dell’album risulta complesso, quasi impossibile. Ma è doveroso, quantomeno, approfondire proprio questa ultima traccia dove dapprima ci si imbatte in una partitura di flauto dolce che sorregge una struttura melodica medievaleggiante e suoni spaziali di minimoog, per poi ritrovarsi catapultati con foga in un clima fortemente black con un riffing in tremolo picking e una sezione ritmica solenne:

Now I see the light in the flame that is my burning pride
Drowning in the middle of the miserable dream
Nostalgia tears my flesh
Love was taught, Taught by death
Hate was sought, sought by life
Drowning in the middle of the miserable dream
But dream is fading away
Love was taught, Taught by death
Hate was sought, sought by life


Impossibile poi non elogiare il lavoro batteristico, alle percussioni e alla sezione ritmica tout-court di Fujinami. Esempi sono la nona traccia, Bring Back the Dead, oppure la delirante e rockeggiante A Sunset Song -composizione decisamente in stile Zappa- in cui ci si presenterà di fronte una variazione dance giapponese senza capire come questa possa risultare così conforme all’operato del disco nonostante la natura completamente fuori dalla infrastruttura metal. Ma l’apice compositivo dell’album è probabilmente la suite di dieci minuti Slaughtergarden Suite, suddivisa in cinque mini-stanze in cui si passerà dal doom iniziale, quasi ipnotizzante, a climi orchestrali solenni, a stacchi tastieristici tipicamente progressive, ad una conclusione affidata a una nenia dai toni tipici del sol levante con uno stile lo-fi a dir poco raggelante.

Invero, si potrebbero continuare ad analizzare le sfumature di tutti i brani di Imaginary Sonicscape, ad analizzare i testi o a parlare di pezzi qui tralasciati nonostante di ottima fattura anch’essi, ma l’unica cosa che bisogna fare in questi casi è trasmettere la grandiosità di un platter che trascende il concetto di qualità. Qui si è in un metal avanguardistico nel senso puro del termine, sorpassando anche la vena propriamente black che ha sorretto il sound della band sin dagli esordi e che la accompagna ancora oggi. In questo disco troviamo il miglior thrash anni ’80, melodie heavy, ritmiche doom, inserti progressive e di generi sia colti che più popolari e goliardici, in un pastiche affascinante in cui l’unico neo potrebbe essere la produzione troppo improntata su toni medio-alti. Difatti, a parte le belle linee alla Iron Maiden del basso della summenzionata suite, proprio le quattro corde suonate dal buon Kawashima sembrano quasi assenti, ma niente che faccia disperare considerando la natura della partitura di basso, con la funzione di solo supporto. E concludendo con un plauso alla copertina tra stile beatlesiano e psichedelia progressive anni ‘70, sicuramente in linea con l’offerta del disco. Non si può fare altro che ritornare alla riflessione indirettamente iniziata in apertura, affermando che critica e pubblico, almeno per questa volta, hanno colto a pieno la questione. Imaginary Sonicscape non è tanto il disco più barocco e stupefacente dei Sigh, non è un’opera capace di incidersi su pietra per tecnica esecutiva, brutalità o per meraviglia mozartiana, ma è sicuramente il disco più geniale e incantevole per quelle orecchie metalliche in cerca di un black che sappia sorpassare sé stesso attraverso un’avanguardia che spesso solo il Giappone sa proporre nelle arti, facendo credere all’ascoltatore che non siano mai passati i venti lunghi anni che ci separano da questo disco.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
88.75 su 4 voti [ VOTA]
polymar
Giovedì 2 Dicembre 2021, 10.28.45
2
Band che non ha mai sbagliato un colpo e che ha sempre saputo rinnovarsi e sperimentare. Ogni disco una perla, consiglio fortemente anche l'ultimo.
Max
Mercoledì 1 Dicembre 2021, 14.02.17
1
Il loro disco che preferisco...
INFORMAZIONI
2001
Century Media
Avantgarde
Tracklist
1. Corpsecry - Angelfall
2. Scarlet Dream
3. Nietzschean Conspiracy
4. A Sunset Song
5. Impromptu (Allegro Maestoso)
6. Dreamsphere (Return to the Chaos)
7. Ecstatic Transformation
8. Slaughtergarden Suite
9. Bring Back the Dead
10. Requiem - Nostalgia
Line Up
Mirai Kawashima (Voce, Basso, Piano, Tastiere, Organo Hammond, Minimoog, Mellotron, Flauto)
Shinichi Ishikawa (Chitarra)
Satoshi Fujinami (Batteria, Tamburello, Triangolo, Chimes e Percussioni)
 
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