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The Aristocrats - The Aristocrats
30/11/2021
( 1144 letture )
Dopo il fantastico debutto Erotic Cakes, molti fan del rock/fusion strumentale si chiesero se ci fosse altra carne al fuoco e se il virtuoso chitarrista Guthrie Govan avesse intenzione di replicare il disco d’esordio, continuando con la propria carriera solista che aveva stupito la critica musicale nel 2006. Così non fu e, quasi per caso, presero vita gli Aristocrats esattamente a 5 anni di distanza, dall’incontro tra Bryan Beller, Marco Minnemann e Guthrie Govan, quest’ultimo subentrato, in qualità di sostituto, ad una serata che prevedeva in lineup Greg Howe alla chitarra. Il background del neonato power trio era decisamente vario ed eclettico, il bassista era allora impegnato con la band di Steve Vai mentre il batterista era fresco di audizione per il ruolo vacante nei Dream Theater, infine il chitarrista veniva dal già citato disco d’esordio, dopo una breve militanza nel gruppo progressive rock britannico Asia. L’intesa fu subito vincente tanto che dopo questo primo incontro la band impiegò sole due settimane per incidere il primo album omonimo The Aristocrats, l’alchimia che ne scaturì è semplicemente strabordante e si coglie già ad un primo ascolto. Una rapida occhiata alla copertina ci proietta nel mondo “elitario” ma allo stesso tempo estremamente terra terra degli Aristocrats. Nel loro stile musicale che si abbina ai vestiti con i quali hanno deciso di farsi ritrarre, estremamente colto ed intellettuale, che si contrappone al loro modo di interagire con i fan sul palco, come se fosse uno show di stand-up comedy. Il fusion dai tratti rockeggianti, misto ad inserti jazz e metal, è condito dal personalissimo stile durante i concerti, con lo showman estroverso Minnemann a condurre ed un più abbottonato Guthrie Govan che non si scompone mai, nemmeno nelle buffe esclamazioni estremamente posate e pacate.

Se la loro nascita è avvenuta in maniera del tutto casuale, lo stesso non si può affermare per i brani presenti in ogni loro album in studio. Gli Aristocrats adottano un metodo estremamente equo e a proprio modo eclettico, ogni disco contiene 9 pezzi e di questi ogni musicista ne compone 3. Il prodotto che ne deriva è molto interessante poiché con tale modalità si riesce a cogliere tutto il panorama musicale ed il background passato dei componenti del trio, che confluiscono magistralmente in questo album d’esordio. Marco Minnemann, dal canto suo, si è occupato di scrivere Boing!... I’m In The Back, Get It Like That e Blue Fuckers: la prima è forse la più metallica del lotto e non manca di distribuire blast beat, nonostante la canzone spazi da un progressive rock, ad un fusion fino appunto ad esplorare lidi heavy metal. Questo a dimostrazione di come la propria carriera passata, in cui è doveroso nominare il gruppo tech death Necrophagist, abbia influenzato il lavoro con piccoli tasselli portati da ogni membro, per formare un mosaico ampio e variegato che pesca da differenti generi, stili e anche scene musicali di nazioni differenti, in questo caso la Germania. Passiamo poi allo statunitense Bryan Beller e alla sua, tra le altre, Sweaty Knockers. Qui il rock blues è il mood preponderante, e pesca a piene mani dal repertorio di uno dei maestri della sei corde Joe Satriani. A tal proposito, e questo non è certo una casualità, sarà proprio quest’ultimo a scegliere il bassista pochi anni dopo per la stesura di Shockwave Supernova di cui Bryan Beller ha ovviamente partecipato anche al conseguente tour. In questo brano Guthrie Govan trova poi pane per i propri denti, con l’utilizzo del wah wah pedal, anche qui sono forti le influenze del bagaglio pregresso di Bryan Beller che, scrivendo il pezzo, non può non aver tenuto conto dei numerosi album incisi con Steve Vai. Completano il repertorio del bassista le tracce See You Next Tuesday e la bellissima e sognante ballad Flatlands. Manca solo il britannico Guthrie Govan all’appello, con le sue inconfondibili scale fusion che fanno il paio con l’immancabile shredding. Bad Asteroid ne è un eccezionale esempio, forse il migliore, nonché brano che detiene lo scettro di preferito dai fan di questo omonimo debutto. Le sezioni di chitarra, siccome prima ho nominato le varie influenze dei rispettivi musicisti, sono qui estremamente ispirate ad un mago della 6 corde, altri non è che Guthrie Govan stesso, sentire Erotic Cakes per credere, soprattutto ci porta alla mente la traccia Fives. Sue sono altresì Furtive Jack e la più longeva del disco I Want a Parrot, che da sola ci accompagna per ben dieci minuti. Ciò che è più udibile nei pezzi del chitarrista inglese è quello stile sbarazzino, estremamente scanzonato di chi, pur essendo un fenomeno nel suonare il proprio strumento, si prende umilmente poco sul serio. Questa forse è la caratteristica migliore di The Aristocrats, un umilissimo concentrato di tecnica, melodie rock che incontrano a tratti il blues, a tratti il jazz e a tratti il metal, ma senza mai prendersi sul serio, con la leggerezza di chi non solo confeziona un prodotto, ma che si diletta anche di modellarlo e produrlo.

Gli Aristocrats hanno quella qualità di farti sentire in studio con loro mentre viaggi attraverso le nove tracce del disco. Sembra quasi di sentire le risate, le battute, gli scherzi e quell’atmosfera da studio d’incisione, il tutto solo indossando le cuffiette. Magia. Perché questo è ciò che fa il power trio dal vivo, intrattenere divertendo, mentre suonano musica divina. La lista di influenze che ho nominato può sembrare ingenerosa, come un calderone dal quale i nostri hanno tratto ispirazione ma così non è. Il questo caso il tutto è maggiore dell’insieme delle parti, la sintesi sublima al suo interno il processo che ha portato al disco e ci consegna un lavoro in cui ogni background viene rivisitato e reso del tutto personale, definendo quello che oggi è lo stile inconfondibile degli Aristocrats. Se poi si ha l’occasione di vederli durante un G3 con Steve Vai e Joe Satriani, l’emozione è ancora maggiore. Forse l’unica volta nella storia del progetto G3 che si è deciso di chiamare non solo un chitarrista, ma l’intera band di cui egli fa parte. Sentendo i loro dischi, è facile intuire il perché di questa scelta, un trio che trasforma in oro ciò che tocca. Unici ed inimitabili.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
78.25 su 4 voti [ VOTA]
Tatore
Giovedì 16 Dicembre 2021, 13.02.06
2
Govan insieme agli altri due degli Aristocrats fanno proprio dei siparietti durante i live, sono tre mattacchioni, oltra ad essere dei musicisti straordinari
GT_Oro
Venerdì 3 Dicembre 2021, 20.34.59
1
Govan visto dal vivo come chitarrista di Steven Wilson. Impressionante e anche simpatico, ricordo il siparietto dove SW gli doveva far fare le note più tristi possibili.
INFORMAZIONI
2011
Boing!
Inclassificabile
Tracklist
1. Boing!... I’m In The Back
2. Sweaty Knockers
3. Bad Asteroid
4. Get It Like That
5. Furtive Jack
6. I Want A Parrot
7. See You Next Tuesday
8. Blues Fuckers
9. Flatlands
Line Up
Guthrie Govan (Chitarra)
Bryan Beller (Basso)
Marco Minnemann (Batteria)
 
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