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Bonded - Into Blackness
30/11/2021
( 565 letture )
Nemmeno due anni dopo la pubblicazione del solido debutto, riecco tornare alla carica i Bonded con un disco nuovo di zecca. Ventun mesi che sembrano molto più lunghi: Rest in Violence veniva pubblicato a fine febbraio 2020, appena prima che l’Europa venisse travolta dalla prima ondata pandemica. Molte cose sono cambiate in questo lasso di tempo, non però la formazione della band tedesca. Per chi non li conoscesse, i Bonded nascono dall’iniziativa di due ex-membri dei Sodom, lo storico chitarrista Bernd “Bernemann” Kost e il batterista Markus “Makka” Freiwald. Messi alla porta da Tom Angelripper nel 2018, dopo aver passato tra le fila del cingolato di Gelsenkirchen rispettivamente 22 e otto anni, i due decidono di formare un nuovo gruppo, al quale si uniscono presto Chris Tsitsis (chitarra, ex-Suicidal Angels), Marc Hauschild (basso) e l’imponente cantante Ingo Bajonczak, già e tuttora voce dei bolsi Assassin.

Fa dunque piacere constatare che, malgrado i nomi coinvolti, il debutto non è stato un fuoco di paglia, anzi. Il qui presente Into Blackness amplia certe intuizioni presenti sul debutto, un disco di thrash metal robustissimo e violento, ma non privo di un afflato moderno e qualche passaggio melodico. Mentre il primo album conteneva delle idee già scritte per i Sodom, con Into Blackness i nostri partono per così dire da zero, e si vede. Il gruppo si prende da subito qualche libertà in più, sviluppando ulteriormente proprio quelle componenti melodiche a cui si accennava pocanzi. Questo non significa che Bernemann e soci si siano messi a suonare pop, anzi. Dopo la breve intro, Watch (While The World Burns) azzanna l’ascoltatore con un riff travolgente e diretto. La band picchia da subito sull’acceleratore, con un graffiante Bajonczak sugli scudi e un riffing serrato, per poi aprirsi in un arioso ritornello, dove il succitato cantante si concede un’interpretazione più sentita e personale. Il tutto confezionato in una possente pasta strumentale: Bernemann inanella un riff dietro l’altro, il buon Makka pesta che è un piacere, e la band si concede ampie porzioni strumentali e parecchi assoli. Una ricetta riproposta per buona parte della scaletta e che fa pensare, più per approccio che per pura somiglianza musicale, agli ultimi Angelus Apatrida: ovvero un sound in buon equilibrio tra old school e modernità, dal songwriting sovrabbondante e, ancor più nel caso dei Nostri, ammantato da soluzioni più ariose. Ne è un esempio l’intro solenne di The Holy Whore, che va a ripescare suggestioni heavy metal ma che, ormai senza sorpresa, torna a mordere sulla strofa, aprendosi sull’anthemico ritornello. Idem per la pseudo title-track Into The Blackness Of A Wartime Night, che associa una strofa che scomoda certi Pantera a un refrain ancora più melodico, piazzando pure un ottimo intermezzo solista. Certe vibes sudiste emergono anche nel singolo Lilith (Queen Of Blood), mentre con Final Stand, il gruppo di Dortmund decide di lasciare la briglia alzando il livello di ignoranza. La cadenzata e avvolgente Destroy The Things I Love si pone dall’altra parte dello spettro, calmando un po’ i ritmi. Way Of The Knife e The Eyes Of Madness recuperano certe soluzioni evocative, in special modo la seconda, che dopo una lunga intro ingrana la marcia e chiude nel migliore dei modi la seconda fatica dei Teutonici.

Appare dunque chiaro che una delle parole-chiavi di Into Blackness sia varietà: un songwriting decisamente ricco oscilla costantemente tra rudezza e melodia, ripescando sulla strada influenze heavy metal così come riusciti momenti tra il misterioso e l’evocativo. La prestazione di ogni musicista è ottima, e in particolare quella delle tre “star” della formazione: Bernemann e Makka dimostrano di essersi liberati in fretta della scomoda etichetta di ex-Sodom, sotterrando definitivamente il rischio di band spin-off, cosa che i Bonded non sono comunque mai stati. Un plauso va anche al possente vocalist, capace di spaziare dalla cartavetro alla melodia, passando per un acidissimo e corrosivo scream. Tecnicamente inattaccabile, per certi versi sofisticato e globalmente molto godibile, Into Blackness si rivela un lavoro più personale e coraggioso del debutto, ma quasi fin troppo sfaccettato: la (relativa) abbondanza delle soluzioni lo rende forse un tantino dispersivo e difficile da assimilare in un prodotto veramente unitario. A meno che non si tratti, semplicemente, del Bonded-sound?



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
82 su 3 voti [ VOTA]
jeffwaters
Mercoledì 8 Dicembre 2021, 10.11.49
7
Dopo una prima parte molto bella si appiattisce nella parte centrale per poi riprendersi un pò nel finale, e in più avrei un pò da ridire sul fatto che i due ex sodom non ''scopiazzino'' un pò dal vecchio sound, qualche palese riferimento ai suoni di epitome e decision day si sentono eccome, e non è una sfiga secondo me...Detto questo sono in linea col voto del recensore ma niente di più... P.S non si può paragonare all'ultimo exodus, facciamo i seri dai...
jeffwaters
Sabato 4 Dicembre 2021, 8.57.44
6
Il primo non mi aveva convinto tanto, ascolterò anche questo per rispetto di bernemann e makka. Comunque ripeto che la scena thrash tedesca ed europea pullula di grandi band della new wave, ma i recensori fanno un pò fatica ad accorgersene.
Give 'em The Axe
Venerdì 3 Dicembre 2021, 18.46.11
5
Discreto. Per me, non porta neanche le ciabatte al nuovo Exodus.
CESARIONE
Venerdì 3 Dicembre 2021, 12.08.12
4
MEGLIO DEGLI EXODUS????? CON QUEI RITORNELLI SDOLCINATI?
snake67
Giovedì 2 Dicembre 2021, 18.54.43
3
Sono d accordo con te David D. decisamente meglio di quello degli Exodus, un album che spacca , forever Thrash....
David D.
Giovedì 2 Dicembre 2021, 11.49.08
2
Gran bel disco davvero, nella mia top di questo 2021. Personalmente infinitamente meglio di quello degli Exodus.
HIRAX
Giovedì 2 Dicembre 2021, 10.16.38
1
Questo disco è una bomba atomica! L’ho comprato subito! Fantastico super thrash
INFORMAZIONI
2021
Century Media Records
Thrash
Tracklist
1. The Arsonist
2. Watch (While the World Burns)
3. Lilith (Queen of Blood)
4. The Holy Whore
5. Division of the Damned
6. Into the Blackness of a Wartime Night
7. Destroy the Things I Love
8. Final Stand
9. Ill-Minded Freak
10. Way of the Knife
11. The Eyes of Madness
Line Up
Ingo Bajonczak (Voce)
Bernd “Bernemann” Kost (Chitarra)
Chris Tsitsis (Chitarra)
Marc Hauschild (Basso)
Markus “Makka” Freiwald (Batteria)
 
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