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Sunn O))) - Metta, Benevolence BBC 6 Music : Live on the Invitation of Mary Anne Hobbs
02/12/2021
( 1147 letture )
Parlare di una realtà come quella dei Sunn O))) in termini che non siano semplicistici o dissacratori non è mai facile, d’altronde la proposta sonora del duo di Seattle si presta spesso e volentieri a critiche feroci data la sua difficile accessibilità. I più celebri rappresentanti del drone/doom metal si sono distinti, negli anni, per la propria versatilità e la capacità di coniugare il proprio sound con artisti di estrazione talvolta decisamente lontana dalla musica drone. Se fino a qualche tempo fa sarebbe stato comunque facile inquadrare la musica di Stephen O’Malley e Greg Anderson entro i canoni del drone/doom più estremo e dilatato ecco che però la discografia della band da un paio d’anni a questa parte ha iniziato a parlare una lingua leggermente, ma sensibilmente, diversa. Gli ultimi due album in studio infatti hanno iniziato a mostrare un gruppo intento a stabilire una propria personale visione sulla musica a tutto tondo, esulando spesso dal drone/doom per avvicinarsi all’ambient e a sperimentazioni vicine per certi versi alla musica contemporanea. Life Metal e Pyroclasts, pubblicati entrambi nel 2019, hanno aperto una nuova strada per i due artisti americani, fieramente celebrata con un tour sold-out nel Regno Unito culminato con un concerto trionfale alla Roundhouse di Londra. La dimensione live rimane il vero punto focale dell’intero universo dei Sunn O))), il momento nel quale le bordate soniche emanate dalle chitarre di O’Malley ed Anderson prendono vita e corposità abbattendosi su un pubblico inerme e in trance. È da questo concetto che si deve partire per descrivere la genesi di questo nuovo album, intitolato con un termine tratto dalla lingua pāli che significa “benevolenza”. Il ricorso alla lingua indiana e ad un concetto legato a doppio filo alla pratica buddhista theravāda potrebbe sembrare slegato dal contesto entro cui la musica si inserisce, ma i tre brani che compongono il disco sono in grado di donare un’immagine piuttosto vivida di ciò che il titolo rappresenta.

Terminato il tour del 2019, poco prima che si iniziasse a familiarizzare con parole come pandemia, corona-virus e tampone, O’Malley ed Anderson vengono invitati dalla nota dj inglese Mary Anne Hobbs per registrare una live session nello Studio 4 della BBC, a Maida Vale (Londra); la particolarità di questo specifico studio è che l’uomo che lo ha reso celebre è il leggendario John Peel, il quale incise qui dentro tutte le sue famosissime Peel Sessions. I due musicisti non se lo fanno ripetere due volte e il 29 ottobre radunano una schiera di collaboratori per registrare il concerto che sarebbe andato in onda sul programma condotto dalla Hobbs – BBC 6 Music – il 31 ottobre e che viene pubblicato solo oggi, a distanza di più di due anni. Accompagnati dunque da volti ormai stabilmente associati alla band come Tos Nieuwenhuizen e Tim Midgett, i Sunn O))) aggiungono due preziosissimi innesti alla propria line-up: Steve Moore al synth e al trombone (in realtà anche lui non è un nome nuovo per il gruppo, dato che presenzia anche sul non brillante Kannon del 2015) e soprattutto la talentuosa Anna von Hausswolff dietro al microfono, già impegnata con la propria band ad aprire proprio i live del duo drone durante il tour nel Regno Unito. Per l’occasione la formazione così allargata decide di concentrarsi su tre brani estratti dai due album pubblicati nel 2019, rivisitandoli in maniera evidente e, di fatto, cambiandogli notevolmente i connotati. Se infatti i brani scelti hanno un sound potente e accostabile ad una dimensione tutto sommato ancora definibile metal sui rispettivi dischi di provenienza (ricordiamo la produzione a cura del guru Steve Albini), in questo live l’intento è quello di esplorare le possibilità atmosferiche delle composizioni, dilatandole di molto e trasformandole in maniera evidente; per questo motivo i due brani iniziali portano il nome dell’album citato in precedenza, ma non corrispondono a nessuna delle tracce contenute nello stesso, sebbene mantengano la tonalità di riferimento come riportato nella scaletta di quel disco. Rimane l’ispirazione di fondo, ma cambia – e di molto – il risultato finale. Solamente Troubled Air viene mantenuta con il suo titolo originale poiché il brano mantiene una sua riconoscibilità, ma la composizione viene dilatata a dismisura per dare forma ad un mostro sonico di quasi trentadue minuti.

Introdotto dal bell’artwork creato dall’artista Samantha Keely Smith l’album si dipana per oltre un’ora tra suoni che i fan di lunga data della band conoscono bene, ma anche piacevolissime novità che rendono l’ascolto vario e più movimentato di quello che si potrebbe pensare considerando i musicisti in gioco. Pyroclasts F inaugura il viaggio con garbo e delicatezza, lasciando che le chitarre emergano con lentezza attorniate da synth avvolgenti; non si esaltano tanto le frequenze basse, bensì quelle medio-alte, enfatizzate dal suono metallico delle chitarre in alluminio, marchio di fabbrica di O’Malley ed Anderson. Come spesso accade nei brani dei Sunn O))) ci si focalizza su una sola nota, esasperata in ogni modalità possibile, ma in questo caso la differenza sta in un approccio definibile tutto sommato ambient piuttosto che drone. Il suono non rimbomba nel basso ventre, ma punta a stimolare altre aree durante l’ascolto, con un risultato vicinissimo a certa musica indiana giocata sulla presenza fissa di un bordone. Ad acuire questa sensazione accomodante e piacevole, sebbene non del tutto accogliente, ci pensa la voce sciamanica di Anna von Hausswolff intorno al sesto minuto. È lei che si prende il ruolo di solista e si lascia andare a vocalizzi salmodianti basati su piccole variazioni melodiche intervallate da lunghi silenzi, come vuole il tradizionale raga indiano. Si ha davvero la sensazione di essere al cospetto di un rituale e man mano che la tensione aumenta salgono di conseguenza anche le distorsioni e i feedback, con le chitarre che implodono su se stesse per poi finalmente dar sfogo ad un momento totalmente noise. A mo’ di contrappasso è proprio qui che la voce viene messa maggiormente in evidenza, con il timbro cristallino della von Hausswolff torturato dal rumore bianco. Nonostante la violenza del sound però, non si toccano mai quelle profondità drone/doom a cui la band ha abituato i propri fan con dischi come White1 e White2; c’è una grazia di fondo ben percepibile ed esaltata dall’ottima produzione di Mike Askew e Chris Fullard, che sono stati in grado di catturare l’essenza più spirituale della musica del duo di Seattle.
E se le influenze ambient erano ben percepibili nel primo brano, è con Pyroclasts C# che esse prendono totalmente il sopravvento: la composizione è tutta basata sulle note lunghe sostenute dai sintetizzatori, che creano un cluster continuo perennemente in mutazione. Il massimalismo messo in campo dal collettivo di musicisti è qui vicino alla kosmische musik e agli esperimenti di precursori come Sun Ra e Steve Roach, ma il riferimento più evidente è quello verso gli esperimenti organistici propri di Anna von Hausswolff e basta dare un ascolto veloce al bellissimo All Thoughts Fly (2020) per capire di cosa stiamo parlando. Anche in questo caso le chitarre sono lasciate inizialmente sullo sfondo, ma si prendono progressivamente il proprio spazio facendo evolvere l’atmosfera del brano da una solarità quasi accecante verso lidi maggiormente lugubri e inospitali. Circa a metà della composizione i sintetizzatori rallentano la loro corsa per lasciar posto ad un muro di suono elettrico che porta più vicini alla musica drone, anche se l’oscurità si interrompe quasi di colpo lasciando l’ascoltatore con il fiato sospeso. C’è una buona ragione per lasciare un attimo di respiro a questo punto: Troubled Air da sola costituisce più di metà dell’intera opera e il suo incedere è serrato; l’ultimo brano del disco si immerge finalmente in un oceano di drone/doom metal totale, ma trattato con lo stesso approccio delle composizioni precedenti e per questo più facilmente accessibile anche ai non avvezzi a questo tipo di sonorità. Sono le chitarre a dettare legge nella prima parte del brano, con i sintetizzatori a fare la parte dell’organo suonato da Anthony Pateras nella versione contenuta su Life Metal. Le sensazioni rimangono ancora una volta ritualistiche, anche se la dimensione metal del duo qui emerge con più forza e i legami con il passato si fanno più evidenti (viene subito in mente Monoliths & Dimensions del 2009). Inaspettatamente i sintetizzatori si spostano su tonalità più solari per un momento e le chitarre vengono strozzate, ma subito dopo si ripiomba in un liturgico baratro che attraverso numerose variazioni porta a quella che è la seconda parte della composizione. Qui le tastiere costruiscono melodie solenni e il sound generale si avvicina al funeral doom metal di band come gli Skepticism, mentre le chitarre fungono da bordone onnipresente sul quale i sintetizzatori eseguono le proprie variazioni. Lentamente il caos si spegne e viene mantenuto un flebile sussurro chitarristico a fare da sfondo al trombone di Steve Moore, che fa il suo ingresso in sordina, ma lascia un segno indelebile ai fini del risultato finale: le frasi costruite da Moore si stagliano sullo sfondo ambient/drone con suggestioni a metà tra un western decadente e una marcia funebre e l’atmosfera generale si fa sempre più tesa. Sebbene il brano stia giungendo alla sua conclusione l’intermezzo affidato allo strumento a fiato dilata il tempo a dismisura e sembra destinato a non terminare mai. È questo il momento dove la composizione raggiunge il pathos massimo e tutto il disco sembra essere pensato per condurre a questi minuti con la giusta preparazione. Il suono si materializza ed entra in una dimensione atemporale. Si parla di sensazioni difficilmente descrivibili a parole, ma che la musica riesce a rendere estremamene vivide e palpabili. Infine, dal nulla, il brano termina e con esso il disco intero.

Descrivere e valutare opere come questo Metta, Benevolence BBC 6 Music : Live on the Invitation of Mary Anne Hobbs è un’operazione complicata e piena di rischi: non si tratta di valutare la buona riuscita di canzoni dotate di una struttura ben delineata, così come non si tratta di stabilire le capacità dei musicisti coinvolti; è molto più sottile l’intento di una recensione in questo caso e si basa interamente sulle sensazioni e le emozioni che il disco è in grado di suscitare. Tenendo in considerazione che è nei live che i Sunn O))) trovano il loro senso più profondo, questo nuovo album parte già con una marcia in più, anche se certamente non è comparabile l’ascolto di un concerto su disco rispetto al viverlo di persona. Nonostante ciò, la produzione azzeccata del disco e la scelta di dilatare i brani con ampi spazi lasciati all’improvvisazione riescono a sopperire bene alla mancanza dell’esperienza vissuta (o di un ipotetico supporto video) e il prodotto, in definitiva, si può definire riuscitissimo. Questo disco forse non sarà valutato alla stessa maniera dai fan più legati al primo periodo artistico del duo, ma si pone come culmine massimo dell’esperienza sonora inaugurata da Life Metal. A livello di influenze e scrittura poi Metta, Benevolence risulta essere l’opera più completa e matura della band e si può azzardare ulteriormente decretando questo il disco migliore mai pubblicato dai Sunn O))), superiore anche al celebrato Black One (2005) e allo stupendo live del 2008 Dømkirke. Un disco perciò indispensabile per chiunque voglia avvicinarsi all’universo sonoro di O’Malley ed Anderson e che riassume alla perfezione tutte le anime del duo (discorso a parte per l’esaltante Soused del 2014, in collaborazione con Scott Walker), esaltandone i punti di forza anche grazie alla presenza di ospiti di riguardo. Un’opera capace di dare dipendenza, da non perdere per chi sarà in grado di apprezzarne la proposta.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
62.16 su 6 voti [ VOTA]
No Fun
Lunedì 13 Dicembre 2021, 11.20.24
8
Finalmente l'ho ascoltato per bene, in cuffia, in treno, con calma a un volume adeguato e mi ha soddisfatto. Lo riascolterò, possibilmente nelle stesse condizioni. L'avevo infatti già ascoltato qualche settimana fa, ma al lavoro non potevo tenere un volume alto, perdevo ogni sfumatura, ogni inserto vocale, ogni incursione sonora particolare e restava effettivamente solo un brusio indistinto tanto che una collega continuava a chiedersi se quello strano ronzio provenisse dalla fotocopiatrice o dalla macchina del caffè.
Diego75
Sabato 4 Dicembre 2021, 7.43.08
7
Accendi un frullatore in corto circuito e ottieni un loro CD...poi ti presenti con un cappuccio in testa e una chitarra in mano...ed ecco a voi i sunn0....cotto e mangiato!
Hess
Venerdì 3 Dicembre 2021, 22.28.07
6
Dopo aver comprato tutto dal inizio della loro carriera averli visti diverse volte dal vivo...sinceramente mi hanno scassato le palle...oramai la novità è finita da anni
Black Me Out
Venerdì 3 Dicembre 2021, 18.02.09
5
Posso anche condividere il tuo pensiero, ma credo che, vista la direzione sonora degli ultimi dischi - e in particolare di questo - quegli album che hai citato siano ormai lontani dalla concezione del sound dei Sunn O))) che hanno i propri creatori. La mia è solo un'ipotesi ovviamente, ma trovo coerente la presenza di soli questi tre pezzi e alla fine il disco dura oltre un'ora e ricordiamoci che si pone nel solco del tour in cui venivano promossi proprio i due dischi da cui provengono (o a cui perlomeno si ispirano) i brani scelti.
Galilee
Venerdì 3 Dicembre 2021, 17.39.25
4
Mi aspettavo però più varietà, qualche pezzo dai vecchi dischi non sarebbe stato male. Magari uno da monolith e uno da black one su un secondo cd.
Black Me Out
Venerdì 3 Dicembre 2021, 17.36.51
3
@Galilee Diciamo nì: riprendono le intuizioni dei brani dell'album omonimo, ma poi si muovono su coordinate decisamente diverse (per me surclassando i brani di "Pyroclasts" appunto). Grazie @Pez
Galilee
Venerdì 3 Dicembre 2021, 17.32.03
2
Alex, ma I primi due pezzi sono inediti?
Pez
Venerdì 3 Dicembre 2021, 12.52.25
1
Ottima recensione (come sempre) che riassume perfettamente il mood del disco. Ammetto che le prime due tracce mi avevano lasciato un po' interdetto: poco drone e un po' di ambient ma alla fine capendo anche l'atmosfera del disco si incastrano perfettamente nell'album. L'ultimo pezzo poi è da pelle d'oca, monumentale e immenso come sono loro due sanno fare. Sicuramente da consigliare ai neofiti del gruppo (e del genere) insieme ai già citati "Life Metal" e "Pyroclasts".
INFORMAZIONI
2021
Southern Lord Recordings
Drone Doom
Tracklist
1. Pyroclasts F
2. Pyroclasts C#
3. Troubled Air
Line Up
Stephen O’Malley (Chitarra, Synth)
Greg Anderson (Chitarra, Synth)

Musicisti Ospiti:
Anna von Hausswolff (Voce, Synth su tracce 1, 2)
Tos Nieuwenhuizen (Synth)
Steve Moore (Trombone, Synth)
Tim Midgett (Basso, Chitarra, Synth)
 
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