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Vinterriket - Kontemplative Antagonismen des Augenblicks (DVD)
( 4993 letture )
Apprestandomi a recensire questo particolarissimo prodotto, e più avanti ne comprenderete le motivazioni, mi sono velocemente documentato sul significato della pratica del silenzio, strumento di cui ultimamente, io stesso, sto facendo un uso molto frequente. Il risultato è stato interessante e vorrei in qualche modo riproporvelo, come overture del mio lavoro, nelle poche righe seguenti.

Nella società attuale, completamente volta alla comunicazione (superficiale, di contenuto), si escogitano nuove strategie sempre più raffinate per facilitare la divulgazione di informazioni e di relazioni tra individui, in cui l’esaltazione del valore della parola e della scrittura delegano in secondo piano, quasi trascurandone l’utilità, il necessario e complementare silenzio (Valle, Devi, 2003) … [omissis] … il silenzio è spesso visto, infatti, come una privazione, una menomazione, e quindi fondamentalmente come un obbligo imposto da qualcosa o da qualcuno, ma anche da noi stessi: un lutto, per esempio, o una frustrazione, un rimprovero … [omissis] … Ma il silenzio può essere anche e soprattutto una scelta, meglio ancora una pratica. E può riservare molte sorprese… [omissis] … Chi riesce a scendere nel proprio silenzio interiore, riuscendo attraverso la pratica del non parlare congiunta a quella dell’ascoltarsi, ad essere in armonia con sé stesso e con gli altri, ha la possibilità di trovare il connubio perfetto tra mente e corpo … [omissis] … È interessante notare come ogni silenzio non sia mai fine a sé stesso, ma fortemente comunicativo all’interno di un contesto culturale in cui, come abbiamo visto in precedenza, esso inquieta e crea fraintendimenti: la pratica del silenzio come disciplina interiore, quindi, è utilizzabile solo per la meditazione e per lo studio personale, mentre può rappresentare, pragmaticamente, un ostacolo alla socialità ed alla condivisione con la comunità umana.
(La “pratica del silenzio” tra meditazione, interiorità ed inattese scoperte relazionali, Dott. Vittorio Miozzi)


Ma vediamo nel dettaglio cos’è Kontemplative Antagonismen des Augenblicks: innanzitutto è un DVD e come tale si prefigge l’obiettivo di attrarre tanto l’udito, quanto la vista; non è un concerto live, né una raccolta di videoclip o interviste: il disco contiene un’unica studio-track, omonima al titolo, sul cui immenso progredire (45 minuti) si dipanano immagini di desolanti nature invernali, cadenzate al soporifero ritmo di un fotogramma ogni 6/7 secondi; è poi un articolo marchiato Vinterriket (fondamentale esserne consapevoli), ovvero a firma Christoph Ziegler, pluristrumentista di stampo black, dark, ambient (e chi più ne ha più ne metta), assai prolifico e pure, consentitemelo, parecchio dispersivo nelle sue innumerevoli release; infine trattasi di “limited edition” da 750 copie, curatissima, in formato digipack A5, confezionata in uno scomodissimo slipcase che dovrebbe rimarcarne l’eccezionalità e giustificarne (a stento) l’acquisto.

L’idea che sta alla base del progetto Vinterriket è profondamente cambiata con il tempo e raggiunge il suo massimo distacco dalle origini proprio in questo Kontemplative Antagonismen des Augenblicks: un album dietro l’altro, tra split e full lenght, il sound proposto si è infatti via via riposizionato, come peraltro successo ad altre formazioni (Burzum su tutti), da un black metal freddo e tutto sommato piuttosto ortodosso, ad un dark ambient poco aggressivo nella sua scientifica inconsistenza. Il cambio di rotta era stato preannunciato già dal criticatissimo Lichtschleier (2006) in cui è possibile ritrovare, forse meno radicali, le stesse scelte che caratterizzano tutta la produzione successiva (ben 6 uscite al netto dei 4 “best of” collazionati in due anni): si rinuncia alle vocals, al drumming ed agli strumenti a corda. Cosa rimane, dunque? Silenzio (ecco spiegato l’iniziale interesse in materia)? Tecnicamente no, poiché le casse del vostro home theatre riprodurranno comunque una sequenza di note provenienti dal sinth nonchè una serie di ambientazioni, molto realistiche, ricostruite con sofisticati (?) generatori di suono (??); l’elettronica gioca dunque su questi due livelli facilmente distinguibili che però, all’atto pratico, trasmettono una sensazione auditiva molto scarna se non addirittura impalpabile. La linea di tastiera principale si snoda, sincronizzata con il lento incedere dei fotogrammi, priva di variazioni di intensità e di diversificazioni timbriche. La stessa tecnica compositiva di Ziegler prescinde coscientemente dall’utilizzo esteso del pentagramma, relegando i motivi principali nell’ambito di una sola manciata di toni; amante delle ambientazioni tetre non posso che benvolere la secca glacialità delle atmosfere ricreate, e pure la serafica realizzazione dell’inquietante melodia che avvicina molto questo Vinterriket a titoli a me più consoni. Allo stesso tempo debbo però biasimare la testardaggine nel riscaldare all’infinito la stessa, identica minestra che a lungo andare sottrae interesse e consiglia lo skipping (che manco potete fare perché il brano è unico).

Pure le immagini sono a lungo andare piuttosto noiose: monotematiche (soggetto bucolico, sempre in controluce su sfondo anch’esso bucolico), monocromatiche (sempre scala di grigi), statiche e soprattutto molto simili tra loro. A dirla tutta, nei primi 10 minuti del primo ascolto, sono stato risucchiato in uno scenario di corroborante sconsolazione ed asfissia che mi aveva senza dubbio conquistato; letali sono stati i minuti a venire che hanno provocato lo stato catatonico che ha poi foraggiato i miei lunghi, prolungati silenzi del periodo.

Un lavoro troppo prolisso, ripetitivo, benché affascinante (senza però salvarlo dall’insufficienza) nella sua ispirata genesi creativa, che ha oltretutto un ragguardevole problema di fondo di cui voglio farvi nota: quand’anche decidiate di affrontare la spesa, spinti da un prezzo di copertina appropriato alle potenziali aspettative (17 euro), sappiate che faticherete a trovare occasioni adatte per ostentare l’acquisto; vi sconsiglio di azionare il play durante cene goliardiche con gli amici (piuttosto mettete i Trollfest), e pure di sfoderarne l’indicibile potere ansiolitico in circostanze più piccanti (insuccesso assicurato); potreste al limite bullarvi della vostra elegante ricercatezza artistica con qualche caro amico, sempre che quest’ultimo sia dichiaratamente bendisposto nei vostri confronti e non abbia, nel mentre, chicchessia di meglio a cui pensare.

La conclusione a riguardo è pertanto di facile sintesi: Kontemplative Antagonismen des Augenblicks è inutile.
Inutile come la passione, la fierezza, l’orgoglio.
Inutile come il silenzio. Sebbene talvolta non sia altro che l’amore più nobile!



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
35.21 su 19 voti [ VOTA]
Giasse
Martedì 29 Gennaio 2008, 11.14.08
4
cosa farei senza di voi! n.b.: il genere non è HEAVY, ma ovviamente AMBIENT
Raven
Martedì 29 Gennaio 2008, 10.21.30
3
Niente da fare, la ns. batteria di writers è la migliore
Giasse
Sabato 26 Gennaio 2008, 15.21.55
2
osservazione giustissima e condivisa! il DVD è inutile perchè non aggiunge nulla discograficamente e perchè non cuce a sufficienza l'aspetto sonoro con quello visivo. io ce l'ho... non lo guardo mai... non è brutto, ma non raggiunge i livelli della produzione precedente. se non li conosci ti consiglio RETROSPEKTIVE che è un bel merge dell'idea VINTERRIKET...
Yossarian
Sabato 26 Gennaio 2008, 14.08.08
1
Recensione stupenda. Ma nn capisco se il prodotto è bello o inutile, molte volte i 2 aggettivi sono presi come sinonimi, ciò nn dovrebbe accadere mai!
INFORMAZIONI
2007
In The Morningside Records
Ambient
Tracklist
1 – Kontemplative Antagonismen des Augenblicks
Line Up
Christoph Ziegler - all instruments
 
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