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Trist - Zrcadleni Melancholie
( 3598 letture )
Ho messo la maschera. Quella che piange. Quella dei giorni Trist(i). Quella che nasconde il mio viso, ma non i miei occhi, non la mia bocca, non il mio cuore. La vestiamo tutti. Chi comica e chi tragica. Chi per necessità e chi per diletto. Chi volontariamente e chi inconsapevolmente. Tutti! C’è chi la sostituisce in continuazione, come per gioco, e chi invece non può più staccarla di dosso, preoccupato com’è di soddisfare l’imperante perbenismo di cui, con grande ipocrisia, ne diviene parte integrante.

Con eguale impudenza si ripresenta sul mercato l’esaminando Trist, solo-artist di origine ceca, ora fautore di una proposta poco sincera ed inaspettatamente oscillante tra la solita, ortodossa razionalità nordica ed una scontata ricerca della sofferenza in classico stile mid-europeo. Non vi nascondo, fin da subito, una certa delusione nello scorrere, passo passo, un titolo (peraltro di difficile pronuncia) che aggiunge nulla o poco più al panorama specialistico a cui si rivolge, nonostante fin delle più lontane release, si era stati concordi nel magnificare prodotto e produttore. Ma parimenti a quanto mi accade nella vita quotidiana laddove la situazione abbia prospettato evidenti (o apparenti) spiragli di luce, anche nell’occasione tendo ad incupire il mio giudizio fino a portarlo sotto la soglia dell’accettabilità (la sufficienza scolastica): il precedente (di pochi mesi) Slunce v snovém kraji, rozplývání, echa... mi aveva infatti letteralmente impressionato per il suo feeling ambient fatto di tenui, ma oscure, ricostruzioni atmosferiche e per l’inaspettato, ma benaccolto, cambio di direzione. Zrcadleni Melancholie ne è piuttosto l’esatto contrario.

Non che sia brutto, anzi, è probabilmente un platter che potrebbe attrarre molti fan del primo Varg Vikernes nonché del misterioso (e meno pericoloso) Xastur; ma è troppo lontano (stilisticamente) dalle aspettative e, soprattutto, troppo black per un doomster nonché, contemporaneamente, troppo lento per un blackster. Rifacendomi nuovamente alla metafora carnevalesco/teatrale, Zrcadleni Melancholie è l’”inespressiva” mediana tra la “maschera tragica” (che potremmo associare al doom) e quella “comica” (che per estensione debbo, con vostra sicura disapprovazione, accostare al black). La prova è dunque esteticamente macabra (date uno sguardo alla splendida copertina), ma contenutisticamente noiosa; angosciante, ma stilisticamente piatta; fisicamente sensuale ma psicologicamente frigida.

Vediamo nel dettaglio la struttura sonora: i due brani, pensati a partire dalla medesima architettura standard, si riflettono, nel massimo tributo, con l’impastato tritonale tipico del black metal. Ritmicamente veloce e ricorsivo costruisce scenari quasi shoegaze sui quali fluttua uno screaming molto alto, deteriorato nella timbrica e principalmente composto da urla e lamenti strazianti: in tal senso molto si deve alla tradizione torture riconducibile ai soli, grandi Wormphlegm. Il drumming è molto secco e sostenuto su mid-tempos che, con pur con un grado di precisione perfettibile, includono un uso ossessivo della doppia cassa. Nei quasi 40 minuti di run non si scorge mai un’accelerazione, mai un arresto, in definitiva, mai un’emozione travolgente. Tutto fila liscio ma inespressivo dal primo all’ultimo secondo. Il basso, vuoi la scarsezza dei mezzi tecnici a disposizione, vuoi la deliberata leziosità (?) nel mescolare indistintamente tutte le tonalità disponibili, non risulta pervenuto nelle trombe di Eustachio del recensore.

Polsedni Cesta è preferibile a Trnovy Labyrint , ma ben lontana dall’essere appagante e paragonabile alle composizioni dei maestri depressive che vengono citati tra le ispirazioni del volenteroso, ma inefficace Trist. Oltretutto la prolissità del minutaggio favorisce lo sbadiglio, che non tarderà, siatene consapevoli, a sopraffarvi.

Se proprio volete un consiglio spassionato… lasciate perdere! Conservate i preziosissimi “dindi” per un’imminente, oscura emanazione che di certo non potrà deludere chi di voi, come il sottoscritto, cinge la malinconia come la più scandalosa delle amanti (un tal Nortt vi dice nulla?).

Mi rimetto la maschera. Quella che piange. Quella dei giorni Trist(i). Quella che nasconde il mio viso, ma non i miei occhi, non la mia bocca, non il mio cuore. Non perché sono doom. Non perché oggi, come ieri, farnetico.
Perché è la sola rimasta.
L’unica che mi si chiede di indossare.
E che calza pure male.
Sul mio viso.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
33.68 su 29 voti [ VOTA]
Cerberus
Domenica 10 Febbraio 2013, 2.22.52
6
media bassissima e voto insufficiente...a mio parere avete giudicato con criteri troppo ristretti: al di là del fatto che avete trascurato i testi, qui si parla di un genere che si basa sull'atmosfera e sulla monotonia. Ci sta che uno non apprezzi il depressive, per carità, però a mio parere questo non è il tipo di musica che uno può ascoltare a ciel sereno, tantomeno giudicare al primo ascolto
Mrtvy
Venerdì 5 Marzo 2010, 0.05.20
5
Recensione scritta bene ma che trascura inesorabilmente l'aspetto soggettivo di ciò che si ascolta, e cioè la consapevolezza che, soprattutto per questo tipo di musica, ciò che si percepisce resta e rimarrà comunque un'opinione. Non tutti possono capire la disperazione che si cela dietro ad ogni nota e probabilmente solo Trist sa con certezza cosa significhi trascurare volutamente alcune soluzioni e cambi in ogni traccia. Un consiglio spassionato... da avere!
calus
Mercoledì 13 Febbraio 2008, 12.14.02
4
splendida copertina nn direi...
desdemona
Mercoledì 6 Febbraio 2008, 19.42.38
3
conserveremo i preziosi dindi....nel frattempo rimettiamo su la maschera e andiamo avanti...ormai è l'unico modo per sopravvivere...
Giasse
Mercoledì 6 Febbraio 2008, 13.10.27
2
grazie mille raven... è scritta con il cuore... come sempre!
Raven
Mercoledì 6 Febbraio 2008, 11.24.56
1
Gran bella rece.
INFORMAZIONI
2007
De Tenebrarum Principio
Black/Doom
Tracklist
1. Polsedni Cesta
2. Trnovy Labyrint
Line Up
Trist - all instruments
P. - drums
 
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