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Benedictum - Seasons Of Tragedy
( 3638 letture )
Adesso lo posso dire, i Benedictum non erano un fuoco di paglia. Lo dico con la consapevolezza di aver sezionato con una scrupolosa analisi il nuovo album, Seasons Of Tragedy. Concedetemi una piccola digressione.

Due anni orsono la band capitanata dall’esplosiva Veronica Freeman aveva destato parecchio interesse da parte di media e pubblico, grazie all’ottimo debut album Uncreation e, anche (i più cattivi diranno soprattutto), grazie alla presenza della “dotata” (passatemi il doppio senso) cantante californiana. Tranne rare eccezioni, soprattutto in tempi recenti, il mondo dell’heavy metal è ancora “misogeno”. Alla buona risposta di pubblico e critica seguirono diverse apparizioni sui palchi di mezza Europa, compreso il nostrano Gods Of Metal.

Siamo giunti alla pubblicazione del secondo album e la band di San Diego incassa una rassicurante conferma per quanto concerne la qualità dell’album, riuscendo a migliorare proprio quegli aspetti (davvero pochi ad onor del vero) che non troppo avevano convinto sul precedente platter. In alcuni frangenti Uncreation era sembrato troppo “monolitico”. Ed è proprio su questo aspetto che i Benedictum hanno lavorato, ottenendo dei risultati notevoli.

Il lavoro risulta diretto quanto può esserlo un disco heavy metal della migliore tradizione di “mostri sacri”, primi fra tutti, Judas Priest. Proprio la band di sua maestà Halford – che per inciso Veronica ricorda molto col suo cantato tagliente quanto un rasoio affilato – sembra essere la maggiore fonte d’ispirazione della Freeman co..

Non vi sorprenderete a questo punto, se azzardo definire la roboante Shell Shock come un bignami di Painkiller. La canzone analizza la guerra dalla prospettiva del soldato. Significative e dense di riflessioni mi sembrano i versi del refrain: “Shell shock!/We fight we die/We don’t ask why/We fight we die/Be it Truth or lie!”. Semplice constatazione della dura vita al fronte e, permettetemi, metafora della fede metallica. Gran lavoro della chitarra di Pete Wells, sostenuta a dovere dal drumming di Paul Courtois.
Segue a ruota (è proprio il caso di dirlo visto che la canzone parla di una folle corsa su una moto) Burn It Out preparata a dovere con la stessa ricetta della pezzo precedente anche se in chiave leggermente più cadenzata. Duetto a la “Fast and Furious” tra Wells e Manni Schmidt (Grave Digger). Più ragionata e cadenzata è Bare Bones. In ogni caso il risultato non cambia, altra buona canzone. George Lynch (Dokken) in qualità di guest solo.

Within the Solace è il disperato grido di vendetta di Veronica, che canta con fare ipnotico Vengeance is mine. La frase riecheggia minacciosa nelle orecchie dell’ascoltare. La Freeman sembra voler recuperare il tempo perso e appropiarsi dello scettro di regina dell’heavy metal. Con rispetto parlando per Margaret Thatcher, la mia nuova lady di ferro è senza ombra di dubbio lei. Dopo questo breve excursus politico torniamo alle cronache musicali, anche perché da questo momento in poi il disco decolla e non tocca più terra.
Beast in the Field è semplicemente fantastica. Forse la più diretta del lotto e anche la più heavy nel senso più “puro” della parola.
Legacy è un altro pezzo di sicura presa: pesante, veloce e melodica. Cosa si può volere di più?
Nobodies Victim vede la signora Freeman salire in cattedra per dare lezioni di bel canto. Da brividi il refrain. Grande assolo di Pete Wells.
E’ la volta di un super classico, Balls To The Walls degli Accept. Versione dignitosa che non sfigura se paragonata all’originale. Da segnalare ancora Lynch alla chitarra e Jeff Pilson al basso.
Da questa punto in poi l’epicità dei Benedictum viene fuori senza mezze misure. Steel Rain ne è uno splendido esempio. La canzone si sviluppa con un crescendo di emozioni, culminanti nell’apice della tensione in coda al pezzo.

Se qualcuno mi chiedesse di spiegare – indicando una canzone – cos’è l’heavy metal nel 2008, risponderei senza esitazioni Seasons Of Tragedy. Un pezzo pieno di pathos. Dodici minuti di metallo vario, ricercato, di classe. Riffing pesante, assoli al fulmicotone, drumming devastante, insomma tutto ciò che ha reso famoso questa meravigliosa alchimia chiamata Heavy Metal. Cantato da brividi, bridge e refrain di una epicità da far arrossire i Manowar. Altra Prestazione con la “P” maiuscola della Freeman.

Nulla di nuovo, nessuna rivoluzione ma, solo tanta rielaborazione e reinterpretazione in chiave moderna (penso agli sporadici e azzeccati innesti tastieristici) da parte di gente che sa fare bene il proprio mestiere.

Una gradita conferma che ci ricorda, in tempo di pericolose contaminazioni, da dove veniamo. L’heavy metal del 2008 passa inevitabilmente da queste parti.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
30.91 su 24 voti [ VOTA]
Yossarian
Sabato 16 Febbraio 2008, 20.40.55
1
Grande disco veramente!
INFORMAZIONI
2008
Locomotive Records
Heavy
Tracklist
01. Dawn of Seasons
02. Shell Shock
03. Burn It Out
04. Bare Bones
05. Within the Solace
06. Beast in the Field
07. Legacy
08. Nobodies Victim
09. Balls to the Walls (Accept cover)
10. Seasons of Tragedy
Line Up
Veronica Freeman – Vocals
Pete Wells – Guitar
Jesse Wright – Bass
Paul Courtois – Drums

www.benedictum.net
 
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