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Nortt - Galgenfrist
( 6043 letture )
Questo tenebroso appuntamento critico è costato al sottoscritto una lunga ed attenta elaborazione mentale che ha trovato il suo culmine solo a valle di quel “mieloso” appuntamento stagionale di metà febbraio noto ai più come “la festa degli innamorati”. A dire il vero, dopo soli pochi ascolti, avevo già iniziato a darvi conto delle più intime sensazioni suscitatemi dal nuovo titolo marchiato NORTT; lo stavo facendo raccontandovi di quanto si può divenire intellettualmente perspicaci a seguito di un avvilimento dello spirito, tuttavia il riesame di alcune semplici vicissitudini personali la cui indotta, suddetta perspicacia è stata altresì interpretata come pretta sconsideratezza, mi ha poi consigliato di lasciar perdere e di rimodellare l’introduzione recensoria. L’inaspettato indugio è stato comunque utile per “ruminare” il gravoso boccone, avidamente inghiottito fin dall’inizio del mese, quando (e l’amico Leonardo ne potrebbe dare onesto riscontro) mi sono prontamente assicurato una delle prime copie originali di GALGENFRIST (pagandola, sia ben inteso).

Innanzitutto poche righe per dar merito alla coraggiosa AVANTGARDE MUSIC che, tra le molteplici versioni in commercio (limitate e non), propone pure un notevole 33 giri il cui irrimettibile debito adamitico “fruscia” rimarcando (piacevolmente) quel soffuso carattere BLACK che caratterizza l’opera nella sua totalità. Un plauso doveroso anche per l’imponente cover DEPRESSIVE-STYLE che vede l’oscura silhouette di nostro signore NORTT offrire facile soluzione a tutte le vostre giornaliere amarezze. Ai molti che meditassero, con fare presuntuoso, di poter soprassedere alla nobile lusinga di quella sì invitante “cravatta”, consiglio la massima cautela nell’ascolto di GALGENFRIST: il platter infatti, seppure con alcuni evitabili aggiustamenti del tiro, mira proprio a suscitare quanto di più sconfortante i vostri sensi abbiano mai sperimentato in ambito auditivo e non.

GALGENFRIST, come vi ho anticipato, piega infatti su di un sentiero meno ripido dei precedenti GUSTFORLANDT e LIGFAERT, che lo rende, e non ne comprendo il grado di reale consapevolezza, fruibile ad un pubblico più ampio. L’architettura di fondo non è variata e si affranca combinando ancora istanti di sfuggente ed introspettiva ambientazione nordica ai più “ordinari” (quantomeno perché il genere stesso ne impone l’uso) riff BLACK/DOOM ossessivamente dilatati, monòtoni e ripetitivi, sui quali stridono penosi lamenti vocali. A ben guardare le rinunce stilistiche sono davvero poca roba, fermo restando che il mezzo con cui NORTT giunge all’eccellente sostanza di questo GALGENFRIST rosicchia qualche raffinatezza che in passato aveva suggellato prodotto e produttore.
Manca di certo l’impatto mostruosamente impastato tipico del proprio sound; entrando nel merito il fenomeno viene smorzato (ma non annullato) agendo sull’intensità delle chitarre, ridotta operando ora sulla distorsione, decisamente meno satura e pure riverberata con minore modulo e frequenza, ora sull’accordatura, che credo calibrata su tonalità più basse; si nota inoltre una ancora più assidua ricorrenza degli arpeggi acustici, presenti in quasi tutte le fasi di intaglio melodico che non siano governate dall’acida linea del sinth (utilizzato anche per simulare la timbrica del pianoforte). Il ruolo stesso della tastiera non è variato, pur tuttavia si nota la ricerca di un’interpretazione più “orchestrale” e meno “accademica” di quanto sia successo in passato: il songwriting tiene a migliore conto le (poche) sovrapposizioni tonali nonché le (pure poche) milestone ritmiche su cui incentrare crescendo e diminuendo del leitmotive. Vi confesso senza vergogna che ho amato, soprattutto in GUSTFORLANDT e GRAVEN, l’attitudine di NORTT a fornire linee piuttosto disarticolate tra loro volte ad un appeal molto “visionario” ed apocalittico. Peccato veniale.
Le vocals nondimeno si attestano su livelli meno estremi: niente screaming tirato, e nemmeno growling profondo. L’ugola, gutturale senza essere troppo grave, gorgoglia liquida come un bollore insano e penetrante. Essa è totalmente estranea alle partiture strumentali ed interviene sulle stesse con un ripetersi di gran lunga superiore alla media della categoria (FUNERAL DOOM, resta inteso), che, tanto per offrirvi un termine di paragone su cui riflettere, sta alla musica come l’ermetismo alla letteratura. Senza perdersi in ulteriori ed (in)utili etichettature, vi basti sapere che il cantato contribuirà, e non poco, a rendere appetibile GALGENFRIST anche ai fan della nuova corrente BLACK-AMBIENT di cui vi ho già più volte fatto parola (DARKSPACE, BURZUM, PAYSAGE D’HYVER, ecc…).

Il feeling con questo album è stato da subito veramente eccezionale; le fascinose atmosfere ricreate mi hanno letteralmente rapito, nonostante “profumi” e “sapori” del lavoro siano meno essenziali a quanto sia oramai abituato. GALGENFRIST apre trascinandoci nella buia natura nordica; gracchia appena una chitarra ed è subito tempo per TIL GRAVENS VI, brano in cui si possono isolare le aperture stilistiche di cui vi ho precedentemente parlato. La nenia principale, proposta con lentezza esasperante dalla meravigliosa tastiera (talvolta vi sembrerà perfino in controtempo), gioca con il secco arpeggiare della chitarra, protraendosi lungo tutta la lunga durata dell’episodio ed intervallando solo per i 2 minuti centrali dove NORTT piazza un interludio piuttosto indigesto. La voce trova nel primo minuto la maggiore apoteosi di tutta la discografia.
In AF DODE le chitarre tornano, tonanti, a battere il tempo coadiuvando il morente rintocco della batteria. La song è molto articolata e vede un continuo cambio di programmazione del sinth. In alcuni passaggi (quelli più scarni) il songwriting ricorda molto quello del “cugino” Stjin van Cauter che, nell’occasione, viene superato in merito a cattiveria e malignità profusa.
KALDET torna su sentieri AMBIENT: è molto breve, manco farete tempo a godervi la tregua.
La morsa torna ad essere molto stretta con OVER MIT LIG e HAVET HINSIDES HAVET, entrambe accorciate, in modo antitetico (alla fine la prima, all’inizio la seconda) dai consueti stacchetti di gelido silenzio.
Un test pratico: ascoltate con attenzione gli ultimi 6 minuti di HAVET HINSIDES HAVET, cercando di isolare tutti i contributi via via presenti. Ecco la “folata” delle chitarre, sature come non mai ed allungate fino ad uno spegnersi che ha nella morte la sua più nitida metafora; vi è poi il pianoforte che, adagiato su di esse, tesse la melodia principale: semplice, diretto e molto efficace; con uno scientifico ritardo, a dare consistenza armonica, compare anche il sinth, in una declinazione estremamente GOTH e decisamente inaspettata. Sporadico, ma perfettamente sincronizzato, lo sviluppo dell’indicibile grount. È in questa porzione di GALGENFRIST che avrete ben chiara la nuova “coralità” espressa dal folletto danese. Prova semplicemente maiuscola.
A chiudere HJEMSOGT, outro DRONE che marchia farraginosamente gli istanti finali del disco, fornendo all’ascoltatore specializzato, finalmente libero dall’ipnosi NORTTiana, il tempo di preparare la dovuta levata di scudi.

GALGENFRIST non raggiunge, in valore assoluto, il capolavoro GUSTFORLANDT, ma di certo rappresenta (assieme al recente DOOOM degli WORSHIP) ciò che di meglio è stato fatto in ambito FUNERAL DOOM da SIMPHONY III: MONOLITH (UNTIL DEATH OVERTAKES ME) in poi. NORTT, mettetevelo bene in testa, è un oscuro demiurgo al quale non potete (e non dovete) sottrarvi; abbiate dunque il coraggio di passare dal “detto” al “fatto” gustando le scellerate, lente, artiche atmosfere mortuarie della più tetra emanazione della musica danese.

È appena passato S. Valentino e questa è una vera dichiarazione d’amore. Possedetelo!



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
73.13 su 65 voti [ VOTA]
ibor
Lunedì 13 Gennaio 2014, 0.15.50
3
capolavoro assoluto... ascoltai nortt la prima volta a 16 anni. la mia ricerca era partita dai black sabbath, volevo, ripercorrendo le vie del metal vedere le estremizzazioni di questo genere facendo attenzione al doom, stile dal quale sono estremamente affascinato. il fascino con nortt non c'entra niente, qui si parla dell'essenza dell'artista cioè la capacità che ha colui che esprime la sua arte di coinvolgerti tramite essa. nortt volente o nolente ti rapisce e ti costringe a entrare nel suo mondo. ora, i gusti sono gusti e nortt magari non potrà piacere a molta gente per questo evito commenti che possono essere personali ma voglio soffermarmi su una cosa che ritengo sia assolutamente oggettiva, nortt è una voragine di sentimenti, stati d'animo e sensazioni, dubito che qualcuno che ascoti la sua musica vuoi la prima volta o dopo anni come faccio io possa rimanere indifferente alla sua musica... rimani impietrito, magari a fissare le immagini che scorrono su you tube e intanto dentro di te succede qualcosa che non ti sai spiegare... difficilmente ho trovato qualcosa di più comunicativo. ripeto, alla fine i gusti sono gusti
zerba
Venerdì 23 Novembre 2012, 2.06.57
2
ho ascoltato qualcosa su youtube, ho avuto letteralmente paura. Non scherzo, il sentimento che ho provato ascoltando "Havet Hinsides Havet" è stata PAURA
Pandemonium
Domenica 13 Settembre 2009, 13.23.10
1
Mi inchino di fronte al genio suicida di nostro signore Nortt. Monumento inestimabile al funeral doom ed al black al loro stato brado e seminale.
INFORMAZIONI
2008
Avantgarde Music
Funeral Doom
Tracklist
1 - Galgenfrist
2 - Til Gravens Vi
3 - Af Dode
4 - Kaldet
5 - Over Mit Lig
6 - Havet Hinsides Havet
7 - Hjemsogt
Line Up
Nortt - all instruments & vocals
 
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