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Jag Panzer - Chain of Command
01/10/2022
( 390 letture )
1984. Viene pubblicato Ample Destruction, disco d’esordio di una giovanissima band di Colorado Springs formatasi tre anni prima con l’intento di emulare le gesta musicali dei giganti della new wave of british heavy metal. Difficilmente i Jag Panzer – questo il nome della formazione, mutuato dal termine Jagdpanzer, un carro armato tedesco della Seconda guerra mondiale – potrebbero prevedere che il loro album di debutto, così diretto ed aggressivo, porrà le basi per un intero genere, lo US power metal. E che diverrà ben presto la pietra miliare di uno stile che vede, tra gli altri, Metal Church, Armored Saint, Agent Steel, Helstar e Vicious Rumors fra i suoi protagonisti più acclamati. Un metal energico quello dei primissimi Jag Panzer, intenso, con pochi fronzoli, tanti assoli e decisamente più veloce rispetto ai maestri britannici. E al quale si contrappone quasi subito una derivazione più melodica e progressiva, fatta di composizioni più complesse e di grandi interpretazioni vocali. Di tale branca fanno parte i primi Queensrÿche, i Savatage, i Crimson Glory. A questo stile unico ed esaltante, mai più ripetutosi nella storia del metal, tentano di avvicinarsi gli stessi Jag Panzer dopo il seminale Ample Destruction e ciò li porta nel 1987 alla realizzazione di una serie di tracce che vedono la luce soltanto nel 2004 - anche se a dire il vero il bootleg circola già dal 1988 – raccolte in un disco denominato Chain of Command. È l’atteso anello di congiunzione di una carriera fino ad allora anomala, nella quale lo stacco fra un album epocale come quello di debutto e il controverso Dissident Alliance del 1994 consta di ben dieci anni, con risultati per nulla esaltanti.

Con lo sconosciuto vocalist Bob Parduba al posto del mitico Harry “The Tyrant” Conklin e con il chitarrista Christian Lasegue in vece dell’altrettanto iconico Joey Tafolla, Chain of Command è, come già sottolineato, puro american power metal con quel tocco di melodia e di influssi prog in più. In tal senso ben si addice al materiale dell’album la voce meno aggressiva ma ugualmente potente di Parduba, vocalist molto efficace sui toni medi e alti, sebbene probabilmente non in grado di arrivare agli acuti di Conklin; i brani peraltro, è giusto precisarlo, non li richiedono. Curiosamente il cantante, al di là dei Jag Panzer, non sarà mai accreditato di una carriera significativa, nonostante il suo indubbio valore.
Chain of Command contiene canzoni davvero notevoli, come la splendida title track, edita tra l’altro nell’album The Age of Mastery del 1998 completa di preludio (il Prelude del presente disco) ed eseguita da Harry Conklin in chiave certamente più robusta e meno raffinata dell’originale; e come la superba cavalcata Shadow Thief, pubblicata in The Fourth Judgement del 1997 senza perdere un granello della sua bellezza, anzi forse acquistandone ulteriormente. Per completezza va detto che anche le versioni Tyrant-style di Sworn to Silence e Burning Heart sono note agli appassionati in quanto facenti parte della tracklist di The Age of Mastery. Si tratta, in tutti questi casi, di pezzi coinvolgenti, con linee melodiche composite e di grande personalità, eseguiti in maniera sopraffina. Non da meno peraltro sono il possente incedere di She Waits ad inaugurare le canzoni del tutto inedite, i magnifici ed epici riff di Ride Through the Storm e quelli di scuola thrash di Never Surrender. Sottotono invece l’interpretazione di In-A-Gadda-Da-Vida, cover di un celebre brano del 1968 dei leggendari Iron Butterfly: mitologia a livelli talmente alti che qualunque tentativo di rifacimento non può che essere un mezzo fallimento. A completamento della tracklist un godibile strumentale, Dream Theme, e l’incomprensibile epilogo per sintetizzatore Gavotte in D, oltre ad una discreta demo, When the Walls Come Down, caratterizzata da una prestazione di tutto rispetto di Bob Parduba su delle linee compositive estremamente melodiche. Episodi questi che sottolineano la caratteristica di album assemblato in tempi successivi alla data della realizzazione effettiva.

Nonostante ciò tuttavia, con la sua pubblicazione Chain of Command dona dignità ed un senso diverso ad una discografia fino ad allora quasi monca, nella quale l’eccelso power metal di Ample Destruction non ha inspiegabilmente alcun seguito.
Negli anni Novanta la carriera dei nostri prende una piega particolare, con Harry Conklin a riconquistare il suo posto dietro al microfono dopo il quasi totale disastro di Dissident Alliance e con la dimensione della band che diventa ben presto “di culto”. Tra varie vicissitudini e scioglimenti per fortuna di breve durata, i Jag Panzer sono ancora oggi più attivi ed efficienti che mai, con uno stile power differente rispetto ai folgoranti esordi (e non potrebbe essere diversamente) ma sempre coerentemente difeso e riproposto. Una grande realtà del metal, che vale la pena riscoprire a partire dalle origini, quando si afferma fra coloro che danno il via al leggendario US power metal. Chain of Command, datato - è bene ribadirlo - 1987 benché pubblicato nel 2004, si rivela in tal senso come uno step imprescindibile ai fini dell’approfondimento storico di questo fantastico genere musicale così peculiare degli anni Ottanta, tanto splendido quanto effimero.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
83.33 su 3 voti [ VOTA]
Deathrider
Martedì 4 Ottobre 2022, 10.34.42
2
Una gemma dimenticata dell' US Power Metal. Inferiore complessivamente al primo, appartiene a quella categoria di album che se uscissero oggi farebbero gridare al miracolo.
Shock
Sabato 1 Ottobre 2022, 16.14.07
1
Se non erro la copertina in foto è quella della ristampa degli ultimi anni, l'originale è diversa. Detto questo, non ho mai preso troppo in considerazione questo album, in primis per l'assenza di Tyrant (No Conklin no Jag Panzer), in secondo perché le canzoni rifatte poi con Harry le trovo nettamente migliori. Quindi passo.
INFORMAZIONI
2004
Century Media Records
Power
Tracklist
1. Prelude
2. Chain of Command
3. Shadow Thief
4. She Waits
5. Ride Through the Storm
6. In-A-Gadda-Da-Vida
7. Never Surrender
8. Burning Heart
9. Sworn to Silence
10. Dream Theme
11. Gavotte in D
12. When the Walls Come Down (Demo)
Line Up
Bob Parduba (Voce)
Mark Briody (Chitarra)
Christian Lasegue (Chitarra)
John Tetley (Basso)
Rikard Stjernquist (Batteria)
 
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