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Rush - Grace Under Pressure
( 7552 letture )
Apice del periodo keyboard/synth-oriented dei Rush, Grace Under Pressure rappresenta sicuramente uno degli album della loro discografia che più dividono fan e critica.
La band porta infatti alle estreme conseguenze le innovazioni già accennate in Signals, consegnandoci un prodotto complesso e ricco di sfaccettature che necessitano un lungo e appassionato ascolto per essere doverosamente comprese.

Il più che mai massiccio uso di tastiere e synth crea atmosfere rarefatte, fredde, che isolano l'ascoltatore in un clima di alienazione, di totale isolamento. Congeniale a ciò anche la copertina, disegnata come sempre dal maestro H. Syme, raffigurante una scena immobile, misteriosa, osservata da un uomo di spalle, che genera un senso di inquietudine.

Proprio la ricerca di sound volto a creare un'atmosfera glaciale, ovattata, che ha spesso portato a impietose critiche sulla presunta mancanza di emotività nell'album, può essere invece considerato il suo pregio, poiché esaminando attentamente il rapporto con i testi, si riesce a cogliere come tali atmosfere siano funzionali ad esaltare la grandissima carica emotiva di questi ultimi.
L'alienazione di cui sopra corrisponde, in un delicato e raffinato rapporto tra musica e sentimenti, a quella dell'uomo di fronte alle incredibili atrocità di cui è capace la crudeltà umana: ed è così che il basso di Geddy Lee in Distant Early Warning, che pressa l'ascoltatore con un suono corposo e pesante, ricrea il senso di angoscia provato dagli uomini durante la guerra, forse nucleare, di cui secondo le interpretazioni parla il testo; allo stesso modo il ritmo cadenzato e le tastiere imponenti e aggressive di Red Sector 'A' rispecchiano l'ansia della terribile vita, in cui la morte incombe minacciosa, in un campo di concentramento (la madre di Lee era sopravvissuta a quello di Bergen-Belsen). Afterimage, una delle canzoni più toccanti di tutta la discografia dei Rush, scritta in ricordo di un amico della band e trattante in generale della perdita di una persona cara, è dominata da tastiere cupe e opprimenti, alternate ai lancinanti riff di Lifeson; con Between The Wheels il gruppo dimostra ancora una grande maestria nell'uso dei synth (dello stesso stile era Subdivisions, capolavoro presente nel precedente album), creando melodie inquietanti ma coinvolgenti, unite a un magistrale lavoro della chitarra, che nel finale ci regala un magnifico assolo; The Body Electric, il cui testo parla di un automa che, presa coscienza della sua natura, vive nella disperazione di essere per sempre costretto a comportarsi come è stato programmato, è una canzone lenta, il cui ritmo spezzato e inframezzato da improvvisi cambi di ritmo, inserimenti di tastiere o dal suono pungente del basso, ricrea l'immagine di una macchina al lavoro.
Piacevoli, ma decisamente inferiori alle altre, sono The Enemy Within, Kid Gloves e Red Lenses; il primo è un pezzo dalle notevoli influenze reggae, basato su una struttura molto semplice e lineare; la seconda scorre via liscia su melodie che, seppur ben orchestrate, mancano di incisività e risultano un po' anonime, mentre con Red Lenses la qualità torna su livelli un poco superiori, grazie a un ritmo piacevole e cadenzato, in cui vengono messe in primo piano le doti di Lee e Peart nel costruire ottime variazioni.

In sostanza Grace Under Pressure è un lavoro che oscilla tra molte canzoni di grandissima qualità e alcune più mediocri ma soprattutto, a discapito di molte ingiuste critiche ricevute, tocca in alcuni punti momenti di altissima emotività e di grandioso connubio tra testi e musiche.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
73.36 su 66 voti [ VOTA]
Frank Frank
Giovedì 24 Ottobre 2019, 11.57.43
19
Il disco dei Rush che amo di più. Potenza, energia, calore, passione. Che altro aggiungere. Grande musica del trio nel segno di un sostenuto ma calibrato uso delle tastiere: sound solido e vibrante. 10 con lode.
Luka 2112
Sabato 10 Agosto 2019, 23.17.47
18
I gusti personali non si discutono, ma i Rush vanno ascoltati e capiti, anche qui al di là dei suoni utilizzati la prestazione è strabiliante, pochi altri riescono a “progredire”e a non ripetersi.
progster78
Sabato 3 Agosto 2019, 11.00.31
17
La goduria parte gia' con Distant Early Warning....non c'e' niente da fare gruppo piu' unico che raro.Del periodo anni '80 da Permanent Waves passando per Moving Pictures e Signals difficile dire se e' il migliore ma sicuramente un diamante tra i tanti di una band che se volesse potrebbe ancora fare dischi.....Lo ripetero' all'infinito questi non hanno mai sbagliato un colpo.Immensi Rush!
Aceshigh
Sabato 3 Agosto 2019, 9.26.43
16
Tanti synth ma anche tanta grande musica. Un pezzo su tutti : la conclusiva Between The Wheel, canzone incredibile. Notevoli anche le prime tre tracce. Per me uno dei loro album migliori degli anni ottanta. Voto 85
ELIO MARRACINY
Giovedì 24 Maggio 2018, 23.15.32
15
AHAHAHA DAI NON PUOI MESCOLARE LA MERDA CON LA CIOCCOLATA...PER QUANTO I DREAM CI PROVANO A COPIARE O RUSH NON GLI RIESCE PER NULLA SOPRATTUTTO IN QUELL ABORTO SONORO CHE E MERDA THEATER ALBUM DOVE VIENE RIPRESO IL SOUND DI PERMANENT WAVES(FREWILL ED ENTRR NOUS COPIATE SPUDORATAMENTE IN BEHIND THE VEIL E SOURRENDER TO REASON) PER NON PARLARE DELLA TERZA CANZOME THE LOOKING GLASS CHE COPIA IN MANIERA VERGOGNOSA TIME STAND STILL...MA IL PARAGONE NON REGGE...DREAM ALLA DERIVA DALLA DIPARTITA DI MIKES...COMUKQUE NN MI SEMBRA IL CADO DI PARLARE QUI DI DREAM THEATER..LA SOLA THE ENEMY WITHIN SI MANGIA PARECCHI DISCHI DEI DREAM
Steelminded
Giovedì 24 Maggio 2018, 22.53.55
14
ELYO SONO D'ACCORDISSIMO CON TE... ANCHE SECONDO ME THE ENEMY WITHIN E FANTASTICA, MA è TUTTO L'ALBUM DREAM THEATER CHE è TOP E INARRIVABILE!!! EVVIVA!
ELIO MARRACINY
Giovedì 24 Maggio 2018, 22.45.55
13
THE ENEMY WITHIN PPPAZZESCA BETWEEN THE WHEEL APOCALITTICA IN MANIERA INTERGALATTICA
jaw
Sabato 25 Novembre 2017, 23.36.31
12
Molto al di sotto di signals preferisco scream bloody gore dove comincia la storia dei rush del death
thrasher
Sabato 25 Novembre 2017, 23.20.41
11
Band che dimostra di essere maestra in ogni contesto e genere suoni... altro album di altissimo livello
Argo
Giovedì 26 Maggio 2016, 12.48.31
10
Un 7 ci sta tutto, cd molto particolare, suoni leggerissimi, tastiera onnipresente. Meglio del precedente, e dei 2 seguenti. Nonostante i suoni "ottantiani" pieni di tastiere e roba elettronica che non disprezzo, trovo i Rush leggermente fuori luogo in questo mondo "freddo".
Rob Fleming
Sabato 6 Febbraio 2016, 21.08.20
9
L'HR infuocato degli esordi è un ricordo. L'hard progressivo del secondo periodo pure. Adesso i Rush suonano (benissimo) quello che è, a mio avviso, un evoluto pop tecnologico mantenendo, però, inalterati o quasi i loro standard qualitativi. Però, dai, Distant early warning è molto influenzata dalla migliore new wave; After image e Between the wheels sono bellissimi esempi di elettropop. Red Spector A anticipa di 10 anni i Placebo più epici; in The enemy within il gruppo accoppia ritmi indiavolati a chitarre reggae (o in stile Police se vogliamo).
Lorenzo
Giovedì 18 Settembre 2014, 15.50.51
8
Degustibus non disputandum est... e menomale oserei dire! Un disco pazzesco, geniale, distopico, futuristico e in una sola parola... RUSH! 8 pezzi e nessun momento di calo, senza troppi giri di parole il migliore della terza fase, e dico tanto perché ci sono Signals, Power Windows e Hold your fire, è indubbiamente il disco che mostra con maggior chiarezza il talento di questo gruppo nel saper legare alla perfezione testi e musica. Spiccano Afterimage (toccante), Red Sector A (spaventosa), The enemy within (irresistibile), Between the wheels (epica). Per gli amanti delle sperimentazioni inter-genere c'è Red lenses, un tripudio di percussioni elettroniche. Lodi, lodi e ancora lodi.
Mickelozzo
Giovedì 26 Luglio 2012, 9.51.24
7
90 ci sta tutto. Vero e` che ha molti picchi di qualita` alternati ad altri momenti piacevoli o poco piu`, ma il connubio testi/musiche, l'atmosfera generale dell'album, l'ennesimo rinnovamento nel sound, una maggior freschezza ed ascoltabilita` a discapito (e meno male!) del magniloquente suonarsi addosso che pure troppo spesso e` marchio di fabbrica Rush, fa di quest'album un piccolo gioiello.
onofrio
Domenica 6 Giugno 2010, 13.00.42
6
RUSH sinonimo di garanzia un altro centro da parte dei maestri del progressive rock, Grace Under Pressure ottimo disco.
David shake
Venerdì 18 Dicembre 2009, 14.03.15
5
x raven --- anch'io al primo ascolto ci rimasi male.... ma ti assicuro che se gli dai tempo ti rendi conto che è tra i primi 5 album più belli dei RUSH... ascoltarlo ad alto volume aiuta ad apprezzare la maestosità del sound Synth-oriented .... fammi sapere se l'hai riascoltato.... ciao
Matteo
Venerdì 9 Maggio 2008, 13.07.10
4
Se cercate del progressive rock secondo i soliti ritriti stilemi siete fuori strada con questo album, e dovrete avere un po' di pazienza per entrare nel mood di questo lavoro. Questo disco è figlio del suo tempo, suona estremamente anni 80 a dimostrazione della leggendaria capacità dei Rush a mutare il loro sound a seconda dell'epoca. I suono sono efficacemente freddi ed "artificiali" proprio in linea con le tematiche liriche sviluppate da Neil. Il livello di questo disco è elevatissimo, personalmente uno dei miei preferiti di sempre. Do il max come voto.
Yossarian
Mercoledì 7 Maggio 2008, 17.35.17
3
...eh????....bellissimo!
Nikolas
Mercoledì 7 Maggio 2008, 13.27.06
2
La stessa prima impressione che ebbi io, l'ho riscoperto 2 anni dopo il primo ascolto
raven
Mercoledì 7 Maggio 2008, 9.20.00
1
Ricordo che non mi convinse x niente, credo di non averlo più ascoltato da allora.
INFORMAZIONI
1984
Mercury / Polygram
Prog Rock
Tracklist
1. Distant Early Warning
2. Afterimage
3. Red Sector 'A'
4. The Enemy Within
5. The Body Electric
6. Kid Gloves
7. Red Lenses
8. Between the Wheels
Line Up
Geddy Lee - Voce, Basso
Alex Lifeson - Chitarre
Neil Peart - Batteria
 
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