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THE STONY PUB, VIA DI ROSANO 171 - BAGNO A RIPOLI (FI)

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Sum 41 - Heaven :X: Hell
05/05/2024
( 1022 letture )
Dopo 25 anni i Sum 41 mettono la parola fine alla loro carriera e lo fanno pubblicando il loro ottavo, Heaven And Hell, un doppio album uscito il 29 marzo 2024 via Rise Records. Il motivo è semplicemente la presa di coscienza di voler fare altro, soprattutto da parte del frontman Deryck Whibley, dopo la militanza in questa band dai tempi del liceo. C’è chi verserà la lacrimuccia e chi stapperà lo spumante ma la certezza è che questo ultimo capitolo è una bomba! Forse, complessivamente, uno dei migliori prodotti dalla band canadese. I fan più fedeli saranno probabilmente affezionati alle prime uscite discografiche ed anche il sottoscritto ha, di fatto, smesso di seguirli dopo Chuck e, in effetti, il percorso dei Sum 41 era in evidente declino.

Visti i dinosauri rock che continuano a calcare i palchi e a pubblicare dischi nonostante non abbiano più nulla da dire, o da dare (una su tutti i The Offspring e cito loro per dirvi della simpatica apparizione di Noodles nei panni di comandante d’aereo nel video di Rise Up, secondo singolo estratto), la risoluzione appariva quantomeno onesta, consapevole e coraggiosa. Tuttavia, dopo aver ascoltato questo disco, su cui come avrete capito avevo zero aspettative e che m’inquietava anche un po' temendo che la band canadese avesse “pisciato lungo” per chiudere in bellezza, devo associarmi alla prima schiera di ascoltatori. Un doppio disco composto da dieci pezzi ciascuno che, però, non raggiunge nemmeno l’ora di durata, che entusiasma ed acquista punti ad ogni ascolto. Nominato Paradiso ed Inferno, per mostrare l’evidente stacco sonoro (o forse una sorta di omaggio ai Black Sabbath?), di paradisiaco o infernale ha molto poco; la differenza d’approccio sonoro dei due lati è manifesta ma si sarebbe potuto tranquillamente chiamare “Happy And Sad” o “Joy And Sorrow” o “Sums old and Sums new”. Due parti, due volti della stessa medaglia. La prima parte più skate punk tipicamente alla Sum 41 vecchia scuola mentre la seconda più heavy e, personalmente, più accattivante. Avevo apprezzato molto questa vena più spinta già in Chuck quando ascoltai We’re All To Blame e la seconda parte ci mostra quanto la band sappia esplodere la propria potenza sonora ed abbia saputo uscire dalla propria confort-zone punk con una struttura compositiva decisamente più elevata rispetto all’attitudine più semplice e spregiudicata del punk. Un lavoro decisamente più ispirato del precedente Order In Decline che, a quanto rivelato dalla band canadese attraverso un comunicato ufficiale, chiuderà il suo percorso nel 2025 al termine del tour mondiale di addio chiamato “Tour Of The Setting Sum” che passerà anche in Italia il 9 luglio 2024 all’Ippodromo Snai di Milano presso gli I-Days supportati da Avrile Lavigne e Simple Plan. Deryck Whibley ha rivelato che la band ha passato diversi momenti in cui è stata sull’orlo dello scioglimento e che questo disco e questo mega-tour mondiale siano l’occasione giusta per farlo e per guardare verso nuovi orizzonti. In effetti, il frontman si mostra più ispirato che mai, in quanto principale compositore dei brani e più efficace che mai nelle sue linee vocali. Tuttavia Heaven And Hell è nato in un periodo di stallo ed incertezza per i Sum 41 ed il materiale fornito dal cantante non era nemmeno consapevolmente scritto per la band ma, al momento nella scrematura, ci si è resi conto che tutto andava in quella direzione.

Qui dentro funziona tutto. Se volete ottimo e dignitosissimo pop-punk questo disco farà per voi. I singoli pubblicati funzionano tutti: dalla traccia d’apertura Waiting On A Twist Of Fate, il cui video è stato girato al Punk Rock Museum di Las Vegas, a Dopamine. Quest’ultimo è forse il brano più pop ma funziona di brutto. Alcune schitarrate, tipo quella introduttiva di I Can’t Wait, sanno un po' di vecchi Green Day ma con una propria credibilità e mentre brani come Time Won’t Wait o Bad Mistake gasano e divertono senza particolare originalità. Sono puro marchio di fabbrica Sum 41. La tiratissima Johnny Libertine è punk old-school a cui la band canadese dimostra di essere ancora legata e di saper ancora fare ed è così che si arriva alla fine del paradiso con Radio Silence, in modo molto rapido, quasi senza rendervene conto dopo appena 23 minuti. Inizia col pianoforte e si sviluppa in un crescendo di energia malinconica. Senza paura si può attraversare la porta dell’inferno con una intro nominata in un maccheronico italiano che non fa altro che anticipare melodicamente il brano successivo, Rise Up, singolo della seconda parte che probabilmente contiene i due brani più belli dell’intero lavoro: I Don’t Need Anyone e You Wanted War ma anche Stranger In These Times e House Of Liars non lasciano insoddisfatti. Ecco, forse It’s All Me risuona un po' ridondante e meno memorabile, soprattutto nel ritornello ma nulla di così tragico; apprezzabile anche la cover di Paint It Black dei Rolling Stones. Si giunge quindi ad How The End Begins, il giusto brano di chiusura:

“Adesso è la fine, non possiamo riaverlo indietro
Perché niente di buon dura mai
Ho dato tutto quello che potevo dare
Solo per chiedermi se è così che inizia la fine
E avrei dovuto saperlo”


La maturità e l’umana vulnerabilità di Deryck si palesano nel testo esternando con incredibile chiarezza e sincerità ciò che sta provando e le ragioni che lo hanno portato a questa scelta, si domanda se ha ancora abbastanza da dire, consapevole di aver fatto del suo meglio e che la band sia più in forma che mai ed è per lui, probabilmente, il modo migliore con cui i Sum 41 meritino di uscire di scena. Ed è ciò che è necessario quando le cose cambiano o finiscono. Coraggio, nessun rimpianto e guardare avanti.

Sono lontani i tempi, quasi trent’anni ormai, in cui in Italia il punk era, per lo meno qualcosa di esistente, se non talvolta, entusiasmante: per mia conoscenze e non per importanza provo a tornare a Alla Nostra Età dei Derozer (1998), Puerto Hurraco dei Persiana Jones (1999), Fetish degli Shandon (2000), Codice A Sbarre dei Pornoriviste (2001), Falso dei Punkreas (2002) oltre a Meganoidi, Prozac+, Moravagine, Latte+, Marsh Mallows, Succo Marcio o Pay (diteci nei commenti i vostri dischi punk italiani preferiti) ed ora? Ora La Sad impazza tra i giovani e, nonostante li si possa denigrare, per le nuove generazioni sono IL punk italiano. Per fortuna a livello internazionale il punk non è mai morto e non morirà di certo con i Sum 41 ma questa band canadese ha, indubbiamente, posto il proprio mattoncino importante nella scena mondiale del genere. In To Deep, Still Waiting, Fat Lip, Motivation sono brani che hanno contribuito a rendere il punk più mainstream, forse non quanto i Green Day ma, di certo, chiudono in maniere più decorosa di quanto ci si aspetta possano fare questi ultimi. Heaven And Hell ha tutto: solido e all'altezza di tutto il loro materiale migliore, coinvolgente e divertente, sa essere duro e sa essere malinconico, contiene il meglio del sound pop-punk della band, contiene una serie di hook memorabili che dimostrano quanto talento abbia Deryck a livello compositivo, ha a suo interno il singolone pop, qualche pezzo punk old-school e stacchi ed assoli affini al metal. Dal punto di vista stilistico, non si tratta di nulla di unico o speciale, ma solo di un pop ed heavy punk di alta qualità e se vi piace il genere sicuramente ne ricaverete almeno qualche pezzo da mettere in playlist. In un certo senso di può dire che sia il loro addio perfetto, il che non è affatto scontato! Il culmine, l’apice e l’emblema di ciò che sono e rappresentano i Sum 41.

Un roboante addio alla loro lunga carriera…Chapeau!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
60.2 su 5 voti [ VOTA]
Ferro
Mercoledì 19 Giugno 2024, 1.02.46
7
Ho ascoltato questo album senza alcuna aspettativa sono rimasto piacevolmente colpito!! Classici pezzi in chiave pop punk e hardcore melodico tutto composto alla grande e sopratutto riescono a toccare le giuste corde!!!
stiv
Giovedì 9 Maggio 2024, 14.06.14
6
Certo che siete proprio caduti in basso eh
Steve Stifler
Martedì 7 Maggio 2024, 21.46.16
5
Una delle mie band preferite, fortissimi da sempre. Peccato questo disco, contro ogni aspettativa, mi suoni molto noioso. Il suono è piatto e le chitarre non riescono a graffiare. Il precedente album resta per me di tutt\'altro livello. Detto ciò resta bellissima Landmines (pezzone classico pop punk che nel 2001 avrebbe scalato le classifiche), e più che piacevoli altri 4/5 brani. Disco comunque realizzato con grande cura e amore per la musica. Massimo rispetto per un songwriter,produttore e frontman come Deryck che ha ampiamente dimostrato di essere una delle figure più competenti e multi-tasking del suo genere. La produzione da lui curata per alcuni dischi dei Sum è stata fantastica. In barba ai detrattori che odiano la band da sempre per aver dimostrato fin da subito che 4 ventenni su mtv potevano suonare anche parti metal più ispirate di tanti gruppi brutti e grassi in cui un pubblico brutto e grasso vedeva i propri sacri feticci. Gli stessi che hanno criticato aspramente i The Darkness quando stavano spopolando per poi rivalutare come capolavoro Permission to Land non appena la band ha perso il successo internazionale. Rodeva troppo eh... stesso concetto. La musica si ascolta con le orecchie, non con l\'ego. Commento sul \"vero\" punk di un metallaro grasso in 3,2,1
paolo
Lunedì 6 Maggio 2024, 21.26.35
4
solita minestra scaldata 4-5 volte. Soliti ritornelli scontati sentiti migliaia di volte. per un primo ascolto del genere per tre quarti d\'ora può anche piacere, ma dopo è finita
DaveHC
Domenica 5 Maggio 2024, 21.20.52
3
Considerando la tradizione Punk che c\'è in Italia fin dalla fine dei \'70 primi \'80, potrei citare Nabat, CCM, Raf Punk, CCCP, Blue Vomit , rappresaglia e poi tutta la scena Hardcore Punk... Sicuramente le band della scena Oi e HC sono più propriamente punk per come la vedo io... Ma cmq anche in ambito più punk rock citerei The Stab, Klaxon, più recentemente Gli Ultimi, o in ambito ska-punk la Banda Bassotti.
Metal Maniac
Domenica 5 Maggio 2024, 20.36.22
2
Io come avevo fatto con gli altri ti consiglio \"Does this look infected?\" del 2002, il disco più \"duro\" della loro carriera... In effetti il resto non penso che faccia per te... Però quella frase sui The Offspring da parte del recensore mi ha proprio stizzito... Da loro grande fan veder scritto che sono dei \"dinosauri che non hanno più nulla da dire o da dare\" mi fa male, oltre a trovarmi in disaccordo.
LAMBRUSCORE
Domenica 5 Maggio 2024, 19.47.40
1
Io e il recensore abbiamo una concezione di \"Punk\" leggermente diversa . Comunque ho letto che usano anche un piano e una tastiera, un ascolto glielo do. Mi ricordo che però in passato non mi erano piaciuti.
INFORMAZIONI
2024
Rise Records
Punk Rock
Tracklist
Disc 1
1. Waiting on a Twist of Fate
2. Landmines
3. I Can’t Wait
4. Time Won’t Wait
5. Future Primitive
6. Dopamine
7. Not Quite Myself
8. Bad Mistake
9. Johnny Libertine
10. Radio Silence

Disc 2
1. Preparasi a Salire
2. Rise Up
3. Stranger in These Times
4. I Don’t Need Anyone
5. Over the Edge
6. House of Liars
7. You Wanted War
8. Paint It Black
9. It’s All Me
10. How the End Begins
Line Up
Deryck Whibley (Voce, Chitarra, Tastiera, Pianoforte)
Dave Baksh (Chitarra)
Tom Thacker (Chitarra)
Jason McCaslin (Basso)
Frank Zummo (Batteria)
 
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