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Tiamat - Amanethes
( 6402 letture )
Dopo cinque anni di silenzio, i Tiamat tornano a far sentire la loro voce: Amanethes, successore di Prey e nono album nella quasi ventennale carriera degli svedesi è un album molto atteso dai fan, le cui aspettative sono (giustamente) alte. Vorrei precisare una cosa: questa recensione non è stata scritta con gli occhi del fan, ma con quelli del normale amante della musica; credo che sia poco fruttuoso valutare un disco alla luce di quanto fatto dal gruppo magari dieci o quindici anni prima: ho ritenuto più saggio valutare il cd per quello che è, senza perdermi in tanti paragoni (un accenno lo farò comunque alla fine della recensione, ma non influirà sul voto).

Cominciamo, allora, col dire questo è un album abbastanza variegato: ciascuna canzone, idealmente, racconta una storia diversa dall’altra; dall’imponente The Temple Of The Crescent Moon alla ballad Summertime Is Gone, dall’ostinata Katarraktis Apo Aima all’estrosa Amanes i Tiamat riescono a dipingere un quadro colorato e, nel complesso, discretamente ispirato. I primi pezzi sono anche i migliori: The Temple Of The Crescent Moon è una buona opener: gli svedesi sanno mischiare melodia a sezioni ritmiche tipicamente metal, anche se la struttura del brano è fin troppo ripetitiva. Equinox Of The Gods è una canzone dinamica e tutte i riff di cui è composta sono ben collegati tra loro, componendo un solido “flusso di note”. La successiva Until The Hellhounds Sleep Again, idealmente collegata alla seconda traccia, è cadenzata e triste: peccato che, ancora una volta, l’eccessiva ripetitività dei riff rovini l’atmosfera complessiva del brano. La quarta traccia, Will They Come, si attesta su sonorità tipicamente doom, e a farla da padrone è la voce (gli strumentisti a momenti sembrano scomparire: l’atmosfera di desolazione che si crea è perfettamente adatta al testo). Quinto brano, Lucienne colpisce e affonda: il riff introduttivo è uno dei momenti più belli del disco. Ma non tutto è rose e fiori: per quanto le canzoni siano tra loro diverse, ciascuna presenta lo stesso difetto, ossia una struttura interna troppo ripetitiva (soprattutto per quel che riguarda i riff di chitarra e le parti di batteria).

Salvo qualche eccezione (come in Katarraktis Apo Aima, in cui Skold si divincola bene riuscendo a sviluppare delle sezioni ritmiche interessanti, o Amanes, massimo punto espressivo delle chitarre in questo cd), la mia impressione è che gli arrangiamenti, soprattutto nella seconda parte dell’album, ne costituiscano il vero punto debole: anche Raining Dead Angels (ottava traccia) vive il medesimo problema, poiché le belle idee che pure ci sono vengono deturpate dal loro eccessivo utilizzo (le variazioni sul tema sono poche e prevedibili, soprattutto nella conclusione del brano). Il nono pezzo, Misantropolis, ci regala dei momenti di apertura melodici di grande gusto: anche questo molto bello, ma purtroppo suona come già sentito. La successiva Amanitis, armonicamente collegata alla nona traccia, soffre di un male ancora peggiore… questo pezzo è tanto melenso che poteva venir fuori da un cd dei Cranberries: tranquilli, non si tratta di plagio, però… non è bello sentire questo genere di analogie. Con Meliae si sconfina nel country/blues: scelta in un certo senso azzeccata, dato che contribuisce a rendere il cd più interessante e duraturo; tuttavia, mi viene da chiedermi quali fossero le vere intenzioni della band: in un album tendenzialmente oscuro, che centra una canzone del genere? In altre parole: è una scelta artistica o commerciale? Passando alla traccia successiva, intitolata Via Dolorosa, si ritorna a tonalità più cupe: e nonostante il pezzo si basi su delle buone idee, non è esente da quella “ripetitività” di cui parlavo poco sopra, e dopo un po’ stufa. La strofa di Circles, penultimo brano, sembra voler essere la rappresentazione della malinconia: purtroppo, anche in questo caso, le ripetizioni sono talmente tante da svilire la bellezza della melodia. Amenes ci accompagna nella conclusione del disco: se tutti i brani si fossero attestati su questo livello, il cd sarebbe stato sicuramente migliore. Le dissonanze che si sentono quà e là impreziosiscono di non poco il pezzo che, anche se non è il massimo che gli svedesi hanno composto negli ultimi vent’anni, si fa ascoltare molte volte: la sezione centrale, condita di cambi di tonalità ed “effetti speciali di chitarra”, è quel quid pluris che rende il brano al di sopra della media di questo disco.

In conclusione non consiglierei questo Amanethes ai fan di vecchia data dei Tiamat; non lo consiglierei in particolare a chi ha amato Clouds. Il problema principale, a parte alcune canzoni che proprio non ci stanno (tipo Meliae), è che anche dei bei brani come The Temple Of The Crescent Moon o Equinox Of The Gods vengono portati troppo per le lunghe e alla fine stancano; insomma le idee ci sono e si sentono, ma sono state sfruttate male. A chi non conosce la band comunque suggerisco di dare un’ascoltata al cd, che in fondo non è brutto: solo sappiatelo, non aspettatevi di ascoltare un capolavoro.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
78.46 su 98 voti [ VOTA]
Midnight
Domenica 10 Maggio 2020, 18.52.48
23
La recensione è ben motivata, ma il voto è a mio parere un po' stretto. Il voto dei lettori dà giustizia a questo gran bel disco
Aceshigh
Domenica 10 Marzo 2019, 11.50.53
22
Appena finito di riascoltarlo. Mi accodo agli ultimi due commenti, per me è un gran bell'album, il migliore degli ultimi vent'anni (e un gradino sopra all'ultimo). Avessero aggiunto un pizzico di varietà in più, poteva essere anche meglio. Band ritrovata? Forse sì. Voto 81
Steelminded
Domenica 5 Marzo 2017, 20.20.19
21
D'accordo con Razor, non con Galilee questa volta... Davvero un bel platter. Voto: 75.
Razor
Martedì 28 Giugno 2016, 11.23.46
20
amanethes e scarred people dischi bellissimi, gli album che avrebbero dovuto fare dopo deeper kind of slumber
Galilee
Mercoledì 18 Settembre 2013, 17.21.46
19
Da Skeleton in poi la qualità della proposta Tiamat è calata vistosamente, ma questo è il primo disco che proprio non mi piace.
Bloody Karma
Venerdì 22 Giugno 2012, 9.09.04
18
dovrei decidermi a riascoltarlo con attenzione...
Nessuno
Martedì 14 Febbraio 2012, 12.29.33
17
L'album non piace a chi non accetta l'evoluzione stilistica
Uno qualsiasi
Sabato 17 Gennaio 2009, 10.41.55
16
Sono un fan dei Tiamat, mi hanno fatto sentire le prime due canzoni, e non ho apprezzato questo ritorno alla velocità. Proverò a sentirlo tutto, ma quel poco che ho sentito non l'ho apprezzato granché, pare quasi che i Tiamat siano un pò cambiati perché gli han detto di fare così...
vincenzo
Venerdì 27 Giugno 2008, 9.20.58
15
La recensione è scritta bene e con estrema cognizione di causa. Il voto è sin troppo generoso, dato che questo disco fa cagare. Nulla a che vedere con quel capolavoro di Wildhoney. Finiti.
Renaz
Mercoledì 25 Giugno 2008, 0.25.25
14
Può essere, può essere
Bruno
Martedì 24 Giugno 2008, 22.21.30
13
cmq penso che per apprezzare meglio un album ci vuole anche lo stato d'animo adatto... Sicuramente i Tiamat non sono un gruppo "estivo" ...aspettiamo l'inverno... essendo "Amanethes" piuttosto malinconico, triste e anche un pò "depressivo" verrà apprezzato maggiormente da chi ha lo stato d'animo "attinente" ad esso... molti pezzi hanno un andamento "stanco", termine che può essre inteso in senso "positivo" per coloro che stanno attraversando un momento "negativo" e di "stanchezza" fisico mentale e che quindi troveranno in quest'album uno "specchio" del proprio malessere... Allegria!!!
Bruno
Martedì 24 Giugno 2008, 11.06.19
12
certamente
Khaine
Martedì 24 Giugno 2008, 9.03.39
11
Bruno, in due parole il fatto è questo: anch'io il disco l'ho ascoltato parecchie volte prima di scrivere la recensione (e ci mancherebbe), ma se tutte le volte a metà canzone son già stufo capisci bene che il mio giudizio non può essere completamente positivo
Bruno
Martedì 24 Giugno 2008, 3.02.58
10
io naturalmente la recensione l'avevo letta prima di dire la mia, e avevo anche ascoltato l'album parecchie volte... avrei dato 70 che dovrebbe significare "discreto" no? 65 invece dovrebbe essere "poco più che sufficiente", per cui è abbastanza in linea con quanto scritto da Khaine... cmq in confronto ad alcuni album prodotti negli ultimi anni dai Tiamat questo nuovo lo trovo abbstanza buono, certo non paragonabile ai capolavori "clouds", "wildhoney" e "a deeper kind of slumber"
Raven
Lunedì 23 Giugno 2008, 14.48.42
9
Si possono certamente dire parecchie cose si quanto viene scritto ed essere in disaccordo anche completo col recensore, quello che non è accettabile è assistere a simili dimostrazioni (queste si) di ignoranza edi mancanza di rispetto da parte di alcuni, (pochi). L'intera batteria di writers di questa webzine va sicuramente dal "molto preparato" in su, e su questo non ci piove.
Renaz
Lunedì 23 Giugno 2008, 0.40.25
8
A parte la totale mancanza di rispetto verso il recensore, cosa a cui ormai sono abituato ad assistere da anni, mi duole vedere che il "dibattito" si concentra sempre sul voto di fine pagina. E' chiaro come il sole che le recensioni in realtà vengono lette 1 volta su 50. Vergognatevi.
Khaine
Domenica 22 Giugno 2008, 17.55.36
7
Leviathan e darkHaem sono liberissimi di dare lezioni di musica a tutti gli ignoranti che hanno un gusto diverso dal loro
Bruno
Domenica 22 Giugno 2008, 15.44.29
6
io sono un fan di "clouds", di "wildhoney" e anche di "a deeper kind of slumber" e questo nuovo album lo trovo molto buono, non gli avrei mai dato meno di 70, l'unico difetto che ci vedo è la presenza di alcuni pezzi con un andamento un pò "moscio", in particolare l'ultima traccia "amanes", l'unico pezzo che eliminerei dall'album... ma in generale lo trovo abbastanza ispirato...65 è troppo poco!
Leviathan
Domenica 22 Giugno 2008, 10.23.58
5
Non so come facciano a dare un 6 e mezzo a mala pena ad un album di così importanza e spessore. Certe volte assistiamo a dei giudizi che ci fanno venire la pelle d'oca. Assimilate bene i generi e dopo giudicate, IGNORANTI!
darkHaem
Domenica 22 Giugno 2008, 10.18.11
4
Il recensore non capisce un cazzo di musica. Succede, succede...
darkHaem
Domenica 22 Giugno 2008, 10.17.29
3
Il recensore non capisce un cazzo di musica. Succede, succede...
Khaine
Sabato 21 Giugno 2008, 14.04.28
2
LOL ci ho preso in pieno allora
Giasse
Sabato 21 Giugno 2008, 13.50.08
1
A me l'album convince poco... ma sono un fan di CLOUDS!
INFORMAZIONI
2008
Century Media Records
Gothic
Tracklist
1. "The Temple Of The Crescent Moon"
2. "Equinox Of The Gods "
3. "Until The Hellhounds Sleep Again"
4. "Will They Come"
5. "Lucienne"
6. "Summertime Is Gone"
7. "Katarraktis Apo Aima"
8. "Raining Dead Angels"
9. "Misantropolis"
10. "Amanitis"
11. "Meliae"
12. "Via Dolorosa"
13. "Cricles"
14. "Amanes"
Line Up
Johan Edlund: voce e chitarra
Thomas Petersson: chitarra
Anders Ivers: Basso
Lars Skold: batteria
 
RECENSIONI
65
70
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