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Marty Friedman - Dragon’s Kiss
( 5564 letture )
Correva l’anno 1988 quando il giovane chitarrista Marty Friedman pubblicava sotto Shrapnel Records il suo primo disco solista, Dragon’s Kiss. Primo disco solista, ma non primo lavoro discografico: per chi non lo sapesse, quando nel 1989 entrò nei Megadeth, Friedman aveva già ben sette tra album ed ep alle spalle (uno coi Vixen, tre con gli Hawaii, due coi Cacophony e questo Dragon’s Kiss). La domanda retorica che sorge spontanea è: tutta questa esperienza sarà servita a qualcosa? L’altrettanto retorica risposta è: sì, e questo disco è la dimostrazione che anche con una produzione a basso costo si può realizzare un grande album metal pieno di puro shred.

Diciamolo subito: le caratteristiche principali di questo disco sono le melodie, presenti in tutti i brani, e la sistemazione dei riff che, sempre ben collegati tra loro, permettono il raggiungimento del climax melodico senza mai perdere il filo logico del pezzo. Altri due punti salienti sono le armonie di chitarra, spesso utilizzate per sottolineare l’impatto melodico di determinate sezioni, e gli sweep-picking che, diversamente dal solito, non vengono usati solo per suonare gli assoli ma spesso ne costituiscono una seconda “base ritmica” (concedetemi il termine, ma non ne so trovare uno migliore). Questi quattro elementi sono immediatamente rintracciabili nella prima canzone del cd, Saturation Point: la mia impressione è che i primi due minuti del brano siano stati composti apposta per raggiungere l’assolo di cui a 02.00, che nel continuo scambio di voci di chitarra funge quasi da “introduzione” al bellissimo passaggio armonizzato a 03.03. Dragon Mistress, seconda traccia, è un semplice midtempo: l’unica cosa veramente notevole è lo stacco a 02.30, fortemente blueseggiante e completamente in contrasto con l’incipit del brano. La successiva Evil Thrill si presenta con toni oscuri e pesanti, che dopo una manciata di secondi lasciano spazio ad una ritmica thrash e alle ormai abituali armonizzazioni virtuose che… indovinate? Ancora una volta, fungono da ponte per la sezione melodica centrale. In questo caso però bisogna anche fare un’applauso al batterista Deen Castronovo, che riesce ad imbastire la migliore sezione ritmica immaginabile per la canzone: peccato solo per la produzione, che nasconde eccessivamente il tappeto di doppia cassa faticosamente costruito da Castronovo.

La quarta traccia, Namida (Tears), stacca la corrente per un po’ ed è un piacevole intermezzo per rilassare i nostri timpani, concedendoci un meraviglioso arpeggio e uno struggente assolo (che, a dir la verità, mi ricorda uno studio di Liszt: ma la memoria potrebbe ingannarmi). La successiva Anvils, invece, riprende in parte le tematiche thrash affrontate in Evil Thrill ma per la prima volta nel cd, tuttavia, non abbiamo una vera e propria “sezione melodica centrale”: il brano è essenzialmente ritmico, dunque gli assoli ci sono ma non sono posti al centro dell’attenzione, come confermato pienamente dal pesante riff della seconda parte, ripetuto incessantemente fino alla fine del brano. Jewel, sesta canzone, inizia con un lungo assolo (dura circa due minuti), che a 02.04 ci catapulta virtualmente nell’Antico Impero Cinese: qui l’amore di Marty Friedman per la musica orientale, che avrà un ruolo importantissimo nel suo secondo disco solista, comincia timidamente a far sentire la propria voce. In penultima posizione Forbidden City, forse il brano più noto ed apprezzato di questo disco: costruito come una “piramide”, con le chitarre che man mano si aggiungono una sopra l’altra, di volta in volta tessendo una nuova melodia fino alle piangenti note della chitarra solista, questo brano costituisce per Friedman la migliore occasione di dimostrare il suo grande talento in fatto di capacità interpretative: i pre-bending, i vibrati, gli slide... tutte le tecniche sembrano finalizzate a far gridare la chitarra dal dolore. E quando meno te lo aspetti, le atmosfere cambiano completamente: la sezione centrale in questo caso non è melodiosa ma anzi, al contrario della maggior parte dei brani di questo cd, di assoli “colmi di feeling” non c’è n’è manco l’ombra; il continuo susseguirsi di riff, sfuriate shred e ritmiche in sedicesimi non rovina affatto il reprise a 06.07: e la stupenda conclusione del pezzo mi fa pensare a quanto migliore questo cd avrebbe potuto essere con una produzione più accurata e cristallina. Thunder March, posta in chiusura del disco, è l’unico pezzo ripetitivo che possiamo sentire: visto che l’idea di base è stata ri-arrangiata da Marty Friedman molte altre volte nel corso della sua carriera (riutilizzandola, per sua stessa ammissione, in altri dischi), probabilmente la “ripetitività” è dovuta ad una difficoltà soggettiva di ottenere un risultato soddisfacente (dal punto di vista dell’artista). Niente di male comunque: stiamo parlando pur sempre di un bel pezzo, certo forse non al livello degli altri di questo full-lenght, ma comunque molto al di sopra della schifezza media che ci propinano radio ed emittenti televisive varie.

Concludendo: consiglio questo disco a tutti gli amanti del metal, a tutti gli amanti della Musica e a tutti gli amanti dello shred, che in ambito heavy non è solo rappresentato da Rising Force ma anche da grandi dischi come Dragon’s Kiss. Peccato solo per la produzione, discreta forse per il tempo in cui venne pubblicato il cd ma di livello assolutamente non professionale per gli standard moderni.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
73.96 su 60 voti [ VOTA]
jaw
Domenica 4 Agosto 2019, 23.26.15
18
questo e maximum security di Tony hanno segnato le pagine indelebili dei guitar hero, forse all'epoca reputati esagerati, ma il Gazzarri's, e chi c' e' stato sa, e' qualcosa che oggi, i promoter di oggi, fanno ridere
Erik
Mercoledì 13 Giugno 2018, 18.06.11
17
Album che non ho mai apprezzato,nonostante i ripetuti ascolti continuo a non trovarci tutta la magia che molti ci trovano,le idee chitarristicamente parlando mi sembrano buone ma onestamente il tutto mi pare fin troppo improntato sulla chitarra rendendo le strutture,riitmicamente parlando,poco riuscite.Sarò pure una voce fuori dal coro ma per me quest'album non va oltre il 60
Erik
Mercoledì 13 Giugno 2018, 18.06.10
16
Album che non ho mai apprezzato,nonostante i ripetuti ascolti continuo a non trovarci tutta la magia che molti ci trovano,le idee chitarristicamente parlando mi sembrano buone ma onestamente il tutto mi pare fin troppo improntato sulla chitarra rendendo le strutture,riitmicamente parlando,poco riuscite.Sarò pure una voce fuori dal coro ma per me quest'album non va oltre il 60
Blade96
Sabato 15 Ottobre 2016, 9.17.14
15
secondo me per capire la validità di questo album va fatto un paragone con perpetual burn di jason becker.. primo lavoro da solista per entrambi, entrambi album del 1988 e chitarristi che hanno avuto modo di confrontarsi e crescere insieme con i cacophony. Secondo me perpetual burn è nettamente superiore a dragon's kiss. Inutile dire che sono entrami pietre miliari della chitarra solista ma se al lavoro di becker darei un 99 al friedman darei un 88. Ovviamente è la mia personalissima opinione! stay rock!
Charleston11
Sabato 14 Novembre 2015, 9.59.42
14
Disco da 100
Delirious Nomad
Giovedì 11 Luglio 2013, 9.34.22
13
Ok, stavolta mi sbilancio completamente: questo disco è stupendo, unico. Per me vale il massimo dei voti.
Vez
Venerdì 28 Gennaio 2011, 12.29.00
12
Senza dubbio Marty Friedman in questo disco dimostra una grande capacità nel comporre Musica! Album molto virtuoso ma non mancano le melodie! Da 1 a 10 gli do un bel 8,5! Non 10 forse perchè come già detto la scarsa qualità di produzione nasconde la vera qualità dell'album! In ogni caso un disco d'esempio per gli amanti del genere!
luci di ferro
Domenica 28 Novembre 2010, 15.40.10
11
Marty Friedman classe e genio nel 'comporre musica'. Introduzione dovuta, Dragon’s Kiss uno dei più grandi Capolavori del metal 100 e lode. Mi spiace solo di non potergli dare ancora di più come voto.
onofrio
Sabato 19 Giugno 2010, 11.55.34
10
mi dispiace nicola strangis non sono d'accordo con te 75 è un voto troppo basso, Dragon’s Kiss di Marty Friedman è semplicemente un CAPOLAVORO ASSOLUTO 100/100.
Khaine
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 23.05.20
9
Ci mancherebbe, figurati!
luca
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 22.55.39
8
ok grazie x il consiglio!
Khaine
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 22.48.47
7
Beh guarda PErspective non è male ma, come diceva tuo fratello, di Becker non c'è niente di suonat. Perpetual burn puoi ottenerlo ordinandolo in qualche negozio: la Shrapnel so che ne vende ancora, anche se potrebbero volerci diverse settimane prima che l'ordine arrivi a destinazione, purtroppo...
luca
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 22.29.30
6
no purtroppo,non sono ancora riuscito a trovarlo! mannaggia però ho perspective anke se lì oramai del buon becker non c e quasi niente (ovviamente riferito alle parti chitarristiche, eseguite forse da albert lee, se mi ricordo quello ke mi ha detto mio fratello) pero continuo la ricerca!
Khaine
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 22.08.56
5
Hai 14 anni e ti piace Dragon's Kiss? Perfetto, da oggi in poi sei la mia mascotte ufficiale! Corri ad ascoltare Perpetual Burn!!! Ma credo che tu l'abbia già fatto...
luca
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 22.06.49
4
per quanto riguarda la qualità del suono ci sta (lo stesso discorso degli album dei cacophony) ne risente molto, basti pensare anke ai suoi "prossimi" colleghi dei megadeth col primo album! comunque d'accordissimo con te! congratulazioni a questo sito ke mi ha portato ad una presa di coscienza sulla bella musica ke non si sente più in giro! p.s. ho 14 anni e sto cominciando a fare "esperienze" ascoltando tutto cio che mi incuriosisce e ke mi capita tra le mani!
Khaine
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 21.39.17
3
Nessuna pignoleria luca, ci mancherebbe E' vero, ma ora che ci penso (penso all'ultimo delle girlschool) io in effetti non parlo mai degli special guest... chissà come mai! Personalmente è uno dei miei dischi preferiti: all'epoca in cui realizzai la recensione mi sono tenuto un po' stretto di voto rispetto al mio reale pensiero, perchè ho pensato che se sto disco non se l'è mai cagato nessuno un motivo ci sarà... magari sono io che sono troppo fanatico! Poi resta il fatto che ci sono alcune piccole cose veramente bruttine qui dentro (restando il fatto che per la gran parte il disco è MERAVIGLIOSO).
luca
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 21.17.34
2
scusa se faccio il pignolo ma hai dimenticato come special guest il mitico jason becker ke appare in saturation point e jewels eseguendo dei bellissimi solo! secondo me comunque questo album merita 97. tra i miei preferiti insieme a true obsessions e scenes
AL
Giovedì 26 Febbraio 2009, 23.42.42
1
album spettacolare.. !!!
INFORMAZIONI
1988
Shrapnel Records
Shred/Neo-Classic
Tracklist
1. Saturation Point
2. Dragon Mistress
3. Evil Thrill
4. Namida (Tears)
5. Anvils
6. Jewel
7. Forbidden City
8. Thunder March
Line Up
Marty Friedman: chitarre, basso
Deen Castronovo: batteria
 
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