Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Volbeat
Rewind, Replay, Rebound
Demo

Atlas Entity
Beneath the Cosmic Silence
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

20/08/19
SORCERY
Necessary Excess of Violence

20/08/19
NOX ARCANA
The Haunted Symphony

23/08/19
CROBOT
Motherbrain

23/08/19
ISOLE
Dystopia

23/08/19
CEREMONY
In The Spirit Of The World

23/08/19
LAGERSTEIN
25/7

23/08/19
NEMESEA
White Flag

23/08/19
DEADTHRONE
Premonitions

23/08/19
ASTRALIUM
Land of Eternal Dreams

23/08/19
METH.
Mother of Red Light

CONCERTI

20/08/19
FRANK TURNER & THE SLEEPING SOULS
FESTA RADIO ONDA D'URTO - BRESCIA

21/08/19
FOR THE FALLEN DREAMS + GUESTS
CIRCOLO SVOLTA - ROZZANO (MI)

22/08/19
RHAPSODY OF FIRE + GUESTS
FESTA BIKERS - COLOGNO AL SERIO (BG)

23/08/19
NECRODEATH + GUESTS
FESTA BIKERS - COLOGNO AL SERIO (BG)

23/08/19
POVOROCK (day 1)
AREA FESTEGGIAMENTI - POVOLETTO (UD)

24/08/19
REZOPHONIC + GUESTS
FESTA BIKERS - COLOGNO AL SERIO (BG)

24/08/19
BREAKING SOUND METAL FEST
SALENTO FUN PARK - MESAGNE (BR)

24/08/19
POVOROCK (day 2)
AREA FESTEGGIAMENTI - POVOLETTO (UD)

24/08/19
METAL REDENTOR FEST
SPAZIO LUPARDINE - PENTIMELE (RC)

25/08/19
BEHEADED + HELION
CIRCOLO SVOLTA - MILANO

Nevermore - Nevermore
( 7972 letture )
Nel 1995 i Nevermore pubblicavano il loro disco di debutto: fin da subito la band ha guadagnato l’attenzione dei media, che si mostravano interessati alla proposta originale del combo di Seattle. Anche la Century Media Records deve aver puntato molto su di loro, dato che in seguito alla release di Nevermore la band fece un tour in Europa con i Blind Guardian e uno in Nord-America con niente-popo-di-meno-chè i Death del leggendario e mai dimenticato Chuck Schuldiner. Analizzando il disco, i motivi che hanno spinto i discografici a puntare così tanto su una band fatta di musicisti pressoché sconosciuti al grande pubblico saranno più chiari della luce del sole.

Il disco inizia con What Tomorrow Knows, midtempo thrash caratterizzato dal pesante e cadenzato incedere degli strumenti e dalla sofferta interpretazione di Warrel Dane: un ottimo modo per presentare la band all’ascoltatore, mostrando così le capacità tecniche e artistiche dei suoi musicisti ed evitando le ormai abusate introduzioni metal del tipo “arpeggio orientaleggiante di chitarra classica” o “introduzione pomposa con orchestra e coro che canta in latino”. Anche il secondo brano, C.B.F. – acronimo per "Chrome Black Future" - ha una forte venatura thrash, ma l’originalità della linea vocale quasi ci impedisce di costringere la canzone negli stretti vincoli di un solo genere musicale: sarebbe il caso forse di creare appositamente una branca del metal, o più semplicemente di inquadrare il pezzo nel genere “nevermoriano”; dico questo perché altri musicisti, su dei riff come quelli, avrebbero composto delle strofe molto più lineari di quelle che ci propongono i Nevemore; molti musicisti avrebbero usato “tutti quei riff” e “tutte quelle melodie” per farci due canzoni, anziché una sola: onore al merito, dunque, e un applauso a chi ha curato gli arrangiamenti. The Sanity Assassin è una semi-ballad dalla struttura molto variegata che musicalmente risulta sempre molto convincente, senza mai avere cadute di stile: ottimo il lavoro svolto da Jeff Loomis nel tracciare le linee melodiche dei suoi disegni solisti, ma è un vero peccato che i suoni della registrazione non rendano giustizia allo sforzo compositivo del chitarrista.Con la quarta traccia, Garden Of Gray, iniziano i primi problemi: il secondo riff della canzone non è altro che la classica figura ritmica thrash (pesantemente Overkill, mi verrebbe da dire), e la linea vocale non è nulla di originale (soprattutto nel ritornello): se si trattasse di un’altra band o di un altro disco mi starebbe anche bene, ma dispiace che la personalità mostrata nei primi tre pezzi venga interrotta così bruscamente.

Passando alla quinta canzone, Sea Of Possibilities, ci ritroviamo nuovamente dinanzi ad un passaggio di puro thrash americano ma, quando meno ce lo aspettiamo, il buon Jeff Loomis ci spara una pioggia di note che arrivano alle nostre orecchie come le scheggie impazzite di un accordo diminuito distrutto da un proiettile di un AK-47. Ritmicamente, questa canzone si potrebbe tranquillamente inserire nel filone thrash tipo Exodus e compagnia bella, ma la voce di Dane e le melodie di chitarra di Loomis ancora una volta ci fanno cambiare idea in proposito: credo che il pregio di questo disco sia proprio di proporre del thrash composto e suonato in un modo che fino a prima non si era ancora visto, o almeno non del tutto. Con The Hunting Words, i Nevermore sollevano il piede dall’acceleratore e costruiscono un brano riflessivo e cadenzato, terreno fertile per Dane, che tra cambi di registro e note quasi respirate riesce ad esprimere disagio e disperazione allo stesso tempo: posso dire che adoro questo tipo di brani, senza un vero climax, senza tutti quegli elementi che spesso contribuiscono a rendere la musica “canonica”, e posso dire senza esagerare che con una produzione migliore tale da rendere più cristallini i suoni di chitarra e più pulita la voce, questa canzone avrebbe potuto restare negli annali della musica metal. Settimo brano, Timothy Leary, ha problemi simili a quelli di Garden Of Gray: riff banali, linea vocale conseguentemente poco ispirata, sezione ritmica che suona di già sentito e un ritornello che più fastidioso di così non si può. Fortunatamente c’è Godmoney ad attenderci: come conclusione dell’album non c’è male, diciamo pure che la cosa più bella è lo stupendo assolo di chitarra mentre il resto del brano, pur essendo piacevole da ascoltare e canticchiare, non presenta particolari segni distintivi (ossia quel tipo di elementi che ti fanno riconoscere immediatamente una band e che la rendono distinta dalle altre) e comunque è un pelo sottotono se rapportato alle prime canzoni di quest’album.

Per concludere, considerando la scarsa qualità della registrazione e ponderando i pregi e i difetti del disco (fatto di alti e di bassi, di alcuni colpi di genio e di alcune idee un po’ scontate), il mio voto è 75: non vado più in alto perché quest’album è ancora molto ancorato alla tradizione metal, salvo qualche segno di grande personalità presente un po’ in tutti i brani ma non ancora abbastanza marcato da permettere di distinguere nettamente i Nevermore dalla massa. Ad ogni modo, a parte queste mie considerazioni personalissime, come per tutta la discografia della band consiglio questo full-length a chiunque nella musica cerchi sostanza e non solo apparenza.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84.72 su 105 voti [ VOTA]
Aceshigh
Martedì 12 Febbraio 2019, 20.18.20
10
Anche se qui i Nevermore non sono ancora Nevermore al 100% io adoro comunque questo esordio. Lo vedo un po' come un album di passaggio, in cui ancora si possono sentire le influenze di Into the Mirror Black, ma il livello delle composizioni è talmente alto (con l'eccezione di Thimothy Leary che non mi fa impazzire) che non riesco a non annoverarlo tra i capolavori della band. Gran prestazione dell'indimenticabile Warrel Dane (R.i.p.), ma bisogna menzionare anche la compattezza della sezione ritmica e gli splendidi assoli di Jeff Loomis. Voto 91
miss
Domenica 31 Agosto 2014, 12.37.26
9
Ho sempre sentito parlare dei nevermore ma non ho mai avuto modo di ascoltarli. Oggi ho ascoltato questo disco e sono piacevolmente sorpresa. La voce di Warrel Dane sembra un mix fra Rob Halford e Layne Staley.
Nikolas
Venerdì 28 Giugno 2013, 12.27.17
8
Corretto
Mickelozzo
Venerdì 28 Giugno 2013, 11.52.03
7
I Nevermore hanno creato una nuova BRANCHIA del metal, e l'hanno usata per respirare sott'acqua. Grandissimi!
The Nightcomer
Martedì 17 Luglio 2012, 12.13.44
6
Un album per il quale ho un debole: sarà che la prima volta non si scorda mai (mi riferisco genericamente al debutto di una band ), ma è quello che preferisco ed ho ascoltato di più! Non saprei come definire questo genere senza rischiare di scrivere fesserie, ma l'atmosfera cupa e sognante di quest'album, imho ottimamente resa ed amplificata dalle diverse parti rallentate, è di quelle che lasciano il segno in chi, come me, ama lasciarsi trasportare da commistioni tra influenze apparentemente inconciliabili, ma in realtà potenzialmente assai espressive, se espresse efficacemente come in questo caso.
blackstar
Sabato 29 Ottobre 2011, 16.42.52
5
Curiosamente l'unica canzone di questo disco che ho ascoltato è Timothy Leary! Non è così male, contiene un assolo centrale da paura. Devo sentire tutto il lavoro
Khaine
Venerdì 11 Febbraio 2011, 11.43.43
4
Don't worry CL, verranno fatti anche i Sanctuary
Crushed Liver
Venerdì 11 Febbraio 2011, 11.11.04
3
Sostanzialmente d'accordo con la rece ma, perdincibacco, per comprendere questo e tutti gli altri lavori dei Nevermore urge, da parte vostra, l'analisi dei due fantastici dischi dei Sanctuary che qui, colpevolmente, latitano. Saluti
Khaine
Venerdì 19 Febbraio 2010, 14.14.53
2
Grazie della lettura e dei complimenti Io onestamente non ho mai visto niente di progressivo nel loro sound -anche se poi bisogna vedere cosa si intende per "prog". Thrash è una definizione piuttosto limitante, ma credo che sia l'unica che si avvicina in maniera realistica allo stile della band...
Aelfwine
Giovedì 18 Febbraio 2010, 21.49.51
1
Buona recensione, d'accordo con Khaine. Una sola domanda: riascoltandolo mi sembra abbastanza marcata fin dall'esordio l'attitudine prog. Perché nessuno evidenzia quest'aspetto e lo si definisce unicamente thrash?
INFORMAZIONI
1995
Century Media Records
Thrash
Tracklist
1. What Tomorrow Knows
2. C.B.F.
3. The Sanity Assassin
4. Garden of Gray
5. Sea of Possibilities
6. The Hurting Words
7. Timothy Leary
8. Godmoney
Line Up
Warrel Dane: Voce
Jeff Loomis: Chitarra
Jim Sheppard: Basso
Van Williams: Batteria
 
RECENSIONI
80
80
78
85
99
90
78
75
ARTICOLI
08/03/2011
Live Report
SYMPHONY X + NEVERMORE + PSYCHOTIC WALTZ + MERCENARY
Viper Club, Firenze, 05/03/2011
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]