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My Shameful - Descent
( 1886 letture )
Questo disco mi ha causato non pochi turbamenti emotivi e scrupoli professionali… Il lavoro del recensore deve limitarsi alla semplice analisi del singolo disco in questione? Un’analisi diagnostica del prodotto senza coinvolgimenti emotivi o personali? Una fredda disamina fine a se stessa? Oppure una buona recensione nasce dallo studio della discografia della band, dall’evoluzione stilistica e da tutto ciò che ruota attorno alla band anche se non strettamente legata alla musica? Di fronte a questo dilemma, il giudizio definitivo su questo disco potrebbe cambiare drasticamente, dunque la decisione di lasciarlo in sospeso (S.V.) è dovuta al fatto che tra le due metodologie, ho scelto la seconda, pur non sapendo di essere nella ragione o meno.

I MY SHAMEFUL rappresentano una delle punte di diamante della nuova scena DOOM finlandese ed hanno alle spalle capolavori del calibro di TO ALL I HATED che li rese celebri al grande pubblico nel 2002, con soli 4 brani di una bellezza semplicemente straziante.
Accasati alla scuderia FIREBOX, dopo 2 anni pubblicano il monolitico OF ALL THE WRONG THINGS ed il successivo OF DUST che, rispetto all’esordio, denotano un deciso appesantimento del suono, pur abbandonando parecchie sfaccettature interessanti, ma permettendo al gruppo di aumentare i propri feedback nella scena mondiale. Il 2006 vede, sempre su FIREBOX, la pubblicazione di THE RETURN TO NOTHING, se possibile ancor più pesante delle precedenti releases, ma forse ancor più minimalista e claustrofobico.

Il nuovo DESCENT denota immediatamente un calo stilistico notevole, una improvvisa aridità creativa che non mi sarei mai aspettato dalla band del caro Sami. Nulla di eclatante o di palese, ma una sensazione di povertà che può provare solo chi già conosce i trascorsi della band e sa che si sarebbe potuto aspettare di meglio. Anche la grafica sembra avallare la mia ipotesi, con una cover spoglia, vuota e povera. L’ignaro ascoltatore che scopre i MY SHAMEFUL con questo disco potrà sicuramente trovarli interessanti ed emozionanti, ma chiunque altro abbia conosciuto per intero la loro discografia capisce bene a cosa mi riferisco.
Immagino che per una band FUNERAL DOOM sia particolarmente difficile rinnovarsi e mantenere vivo lo spirito suonando sempre a queste velocità e, soprattutto, dopo la bellezza di 4 album; succede dunque che molti abbandonino (vedi SKEPTICISM e UNHOLY), molti altri si stravolgano (vedi ANATHEMA e PARADISE LOST), qualcuno impazzisca letteralmente (vedi THERGOTHON e BETHLEHEM) ed altri ancora si suicidino (troppo lunga questa lista…); questo per dire che se qualche band commette un passo falso, un album transitorio, oppure una piccola caduta di tono… beh… non penso proprio sia da condannare.

DESCENT si apre con ALLCONSUMING, e la sensazione immediata è quella che il brano stenti ad aprirsi: non appena appaiono le clean vocals ed il brano entra nel pieno, si è ancora lì ad aspettare quel “qualcosa” che purtroppo non accade. Lungi da me dal definirla brutta o scialba, ma la pretesa di aspettarsi qualcosa in più rimane.
Segue DEITY OF RETRIBUTION, secondo brano che personalmente non avrei mai messo inserito dopo l’apripista perché con il suo incedere abbastanza ritmato e anonimo, non fa altro che affossare una situazione, già non positiva, rendendola ancor più critica.
Grazie a DIO arriva la terza e bellissima THIS HATE, che finalmente ritorna sulle vecchie e care atmosfere plumbee e funeree che me li fecero amare e li resero celebri. In campo DOOM spesso vale il proverbio “Lentezza mezza bellezza”, ed in questo caso posso tranquillamente constatare che Sami & soci si trovino molto più a loro agio con tempi e sonorità da processione funebre di quanto non lo siano con ritmi più articolati e contorti.
Bella anche la quarta traccia OF HAUNTING, anch’essa contraddistinta da tempi molto rallentati, presenta un arpeggio di chitarra acustica centrato e ispirato; nel finale quest’ultimo si rinforza grazie all’affiancamento di un riffing elettrico e di uno screaming –entrambi di valore-, contribuendo così a risollevare le sorti di un disco che, partito non benissimo, riesce a sfoderare le proprie qualità nel tempo e soprattutto dopo ripetuti ascolti.
KILL THE EMPTINESS, il brano più corto del disco, ribadisce la mia tesi per cui le parti più ritmate sono quelle meno efficaci e più anonime, lasciando scorrere i minuti senza nessun momento di spicco e concludendosi su se stessa senza un degno finale.
UNREPENTANT è nuovamente un gran bel pezzo, avvolto intorno ad un riff di chitarra assolutamente pregevole e raffinato, nella sua decadente pesantezza.
Chiude l’album SELF-ABUSE, a mio giudizio il brano più bello dell’intero CD, le cui chitarre tributano i conterranei e mai abbastanza rimpianti SKEPTICISM, con quel suono funereo assolutamente inconfondibile. Ottime anche le voci filtrate, già presenti su qualche altro brano, ma mai capaci, come in questa song, di rendere appieno il senso di oppressione e asfissia che invece sanno conferire. L’album finisce con uno struggente arpeggio di chitarra, che ci lascia con la stessa malinconia di un addio.

Questo disco ha certamente bisogno di molti ascolti prima di essere perfettamente inteso nella sua globalità: se infatti ad un primo ascolto lo avrei immediatamente accantonato e dopo i soliti preliminari vi sono solo entrato in sintonia, posso invece dire che ad album concluso ne ho scoperto i parecchi aspetti piacevolmente nascosti… E’ indubbio che la band attraversi una fase transitoria, probabilmente causata dall’estensione della line-up da 2 membri a 4 elementi, oppure motivata da una voglia di rinnovarsi che, dopo 6 anni di musica funerea, potrebbe apparire pure lecita: ma la classe non è facilmente sbiadibile e, pur leggermente arrugginiti, sono certo che gli ingranaggi torneranno presto a funzionare alla perfezione. Resto fiducioso e mi concedo un nuovo ascolto di questo DESCENT, speranzoso di scoprire altri lati sconosciuti.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
27.94 su 18 voti [ VOTA]
Giasse
Giovedì 18 Settembre 2008, 23.49.58
1
Condivido l'analisi: a me il disco proprio non è piaciuto. Se avessi recensito io avrei al massimo dato un 60 stiracchiato per la fiducia...
INFORMAZIONI
2008
Firedoom Records
Doom
Tracklist
1. Allconsuming
2. Deity Of Retribution
3. This Hate
4. Of Haunting
5. Kill The Emptiness
6. Unrepentant
7. Self Abuse
Line Up
Mario – Guitar
Sami – Guitar, vocals
Mark – Drums, acoustic guitar
Twist – Bass
 
RECENSIONI
s.v.
 
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