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Cradle Of Filth - Godspeed On The Devil’s Thunder
( 11503 letture )
Quando un paio di mesi fa mi sono trovato nella casella il promo di GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER ho iniziato a sudare freddo: ero certo che prendersi la briga di recensire un prodotto targato CRADLE OF FILTH avrebbe significato dover gestire nuovamente un contradditorio interiore che, da DAMNATION AND A DAY in avanti, mi ha indotto a soffocare l’entusiasmo che tuttora provo ogni qualvolta mi venga consegnata materia fresca, provocandomi per contro uno scetticismo immotivato nei confronti di questa nuova release. Non sono mai stato completamente sedotto dal BLACK e nemmeno irriducibilmente appassionato di GOTHIC o DARK METAL e dunque mi spiego con fatica l’attrazione che ebbi per i primi episodi degli inglesi che, con il loro illegittimo “mischiotto” stilistico, non avrebbero dovuto (e manco potuto) soddisfare la mera sete di brutalità che coltivavo durante i primi anni ’90. In realtà furono proprio le situazioni simultaneamente cupe ed orrorifiche, passionali ed atmosferiche, violente e malefiche, a far vibrare le corde dei tanti ventenni che, come me, li videro debuttare oramai quindici anni fa; in un certo senso furono proprio i CRADLE OF FILTH a spingermi verso la corrente più tenebrosa del DEATH/BLACK METAL, che ho poi estremizzato fino a giungere all’odierna predilizione per la corrente FUNERAL.

A chi mi domanda perché trovavo interessanti i CRADLE OF FILTH di THE PRINCIPLE OF EVIL MADE FLESH, di DUSK… AND HER EMBRANCE, ma anche del mini VEMPIRE OR DARK FAERYTALES IN PHALLUSTEIN, rispondo sempre alludendo al medesimo concetto che mi accompagna da tempo: la musica dei CRADLE OF FILTH aveva allora lo sviluppo, le sembianze, la viziosa attrattiva di un rapporto sessuale consumato per puro piacere: l’intriganza dei tanti momenti di coralità sinfonica, l’ambiguità e la degenerazione del cantato continuamente alternato in altezza e tecnica e l’immoralità stessa degli argomenti trattati ne facevano un vero e proprio manifesto alla succulenta depravazione. La ritmica ripetutamente variata proiettava tra le sinapsi un coito pluriorgasmico in cui le esplosioni di insistente violenza (blast-beat) erano precedute da attimi di perseverante concupiscenza (doppia cassa “a manetta”); mai una parola dolce, mai un istante di tenera intimità - anzi parecchie, indicibili, eccitanti volgarità finalizzate al compiacimento della lussuria carnale. Esperienze uniche e molto particolari che coinvolgevano la mente per poi soddisfare anche e soprattutto il corpo.

La spassosa pratica si interruppe però molto presto, fino ad arrivare, con lo scorrere del tempo, all’impotenza degli ultimi titoli: i vergognosi trastulli di THORNOGRAPHY mi avevano profondamente irritato, tanto che i già pochi ascolti ad esso dedicati furono subito circoscritti alle solo decenti DIRGE INFERNO e THE BYRONIC MAN. Il resto, che neanche ricordo, è innocentemente asessuato!

Fatte queste premesse cosa posso dirvi su GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER? Innanzitutto che è intuibile (e riscontrabile) l’inversione di tendenza che ho cercato con NYMPHETAMINE prima e con THORNOGRAPHY poi: l’album non è ovviamente paragonabile alle migliori pubblicazioni, tuttavia è generoso e piacevole in tutta la sua mastodontica estensione lunga quasi 72 minuti. Già da un primo, rapido ascolto è facile infiammarsi attraverso la recuperata qualità esecutiva, la velocità media sollevata, l’ottima produzione (un bel passo avanti rispetto al recente passato) e la buona dose di ispirazione compositiva che rende ognuno dei 13 brani di questo nuovo tentativo una piccola preghiera di redenzione nei confronti dei tanti fan arrabbiati con la band (tra i quali il sottoscritto). La formula è sempre la stessa e se guardassimo il platter cercando originalità ed avanguardia saremmo immediatamente sottoposti ad una doccia gelida, ma anche da considerare persone inopportunamente illuse: illogico pretendere dai CRADLE OF FILTH un radicale cambio di rotta, specialmente quando la formula per colpire nel segno esiste ed è già belle che pronta nei titoli che vi citavo. E GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER, è bene farne menzione, vuole proprio correggere la traiettoria per ritrovare la strada persa.

Già dalla prima traccia la svolta appare chiara: nessun brano dei due precedenti CD aveva nemmeno sfiorato la facile ed incisiva cattiveria di SHAT OUT OF HELL, che peraltro non è da considerarsi una delle migliori prove della release: introdotta dalla semplice e banale ambientazione rituale a cui i CRADLE danno dignità attraverso un titolo proprio (IN GRANDEUR AND FRANKINCENSE DEVILMENT STIRS), questa sfodera di botto la carica chitarristica fortemente voluta, per questo nono full-lenght ufficiale, dal burattinaio Paul Allender: è proprio sulla base degli intagli chitarristici che viene forgiato ogni secondo di GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER. Difficilmente la sezione strumentale lascia per strada la guida delle sei corde, abilmente maltrattate da Allender: ora in tremolo, con qualche reminiscenza BLACK; ora cavalcando l’onda ritmica con rapidi “solo”, nella migliore tradizione HEAVY; ora ringhiando in palm-muting, per non dimenticarsi di provenire dai nineties. La stessa voce - elemento cardine del quartetto di Ipswich, esclusi session-man e corsisti appositamente assoldati per lo scopo - nonostante la ritrovata efficacia in tutti e tre i registri storici emessi da Dani, risente, cronometricamente, ma pure concettualmente, della roboante interpretazione della chitarra. Se proprio devo dirla tutta, ho l’impressione che Filth si trovi talvolta ad aver costruito, a carte ferme, interventi piuttosto innaturali, come fosse insoddisfatto del ruolo spontaneamente interpretabile sulle nuove partiture di Paul: qualche “abbaio” di troppo, qualche gridolino isterico, superfluo ed eccessivo, ma pure qualche metrica esageratamente accelerata e/o sbilanciata nell’avanzamento della sezione strumentale, fanno zoppicare la performance globale il cui giudizio, limitato alla timbrica, emergerebbe incontrovertibilmente ineccepibile. Intendiamoci: si rimane costantemente su livelli a cui la maggior parte dei colleghi possono solo ambire e che comunque impreziosiscono il disco rimpinguandone l’aritmetica. Sarà antipatico, ridicolo nella sua goffaggine on-stage e magari anche bruttino da vedere ad personam (fidatevi di me che gli sono stato a qualche centimetro), ma questo piccolo uomo ha due polmoni ed una gola che ne fanno uno tra i singer più preparati del pianeta: oltre che impressionare per l’efficacia di ognuna delle tre tonalità utilizzate (deep-growling, middle-growling e screaming) per le quali potrei tuttavia rammentarvi punti di riferimento ancora più blasonati, trovo davvero speciale la facilità con cui egli ha imparato ad intercalare le varie tecniche; e non ditemi che è solo merito dell’ingegneria (che in GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER contribuisce in modo massiccio tramite le numerose ed accurate sovraincisioni pluritonali), dato che anche dal vivo, fatte le debite proporzioni ed esclusi alcuni casi sporadici assolutamente perdonabili (sapete bene a cosa mi riferisco), la sua ugola si è sempre presentata perfettamente modulabile e flessibile nei repentini cambi. Se non avesse esagerato in presunzione, quella di GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER sarebbe una delle migliori prove di Dani.

Breve excursus per esaurire il discorso sulla linea vocale.
A livello lirico il concept è incentrato sulla blasfemia a carico di Gilles de Rais (per l’approfondimento vi rimando all’intervista da me realizzata pochi giorni or sono ed alla lettura puntuale dei testi, inclusi nel booklet). Personalmente non sono rimasto minimamente colpito da questa banalissima favola nera: avrei preferito qualcosa di più elegante, magari incentrato sul vampirismo nella sua connotazione più erotica. Consideratela pure sessuofilia, ma con i “vecchi” CRADLE l’argomento ci azzeccava e, in tutta sincerità, l’avrei visto pure bene come rafforzativo nell’odierna dichiarazione d’intenti. A latere vi è poi l’artwork - aspetto su cui, in genere, mi soffermo poco o nulla durante le mie avventure recensorie, essendo scarsamente interessato all’iconografia dei prodotti che amo invece vivisezionare nella loro dimensione principale (quella acustica): avrei dovuto farlo anche nella specifica occasione, essendo la cover piuttosto maldestra e cromaticamente inopportuna, seppure immediatamente collegabile ai concetti di cui ho appena accennato; così come per i testi, anche nel caso della copertina, avrei visto pertinente un cenno al passato, meno “fumettistico” (gli appassionati mi perdonino il termine) e più sensuale. In tal senso trovo migliore l’edizione limitata rinchiusa in un cofanetto dall’aspetto anonimo e pertanto meno imbarazzante - considerato anche che la spesa, superiore solamente di pochi euro, è adeguatamente ricambiata con un bonus-disk da 10 brani (cover, remix, demo-version, ecc…). Consiglio dunque di trattenersi dal fare i “conti della serva” per optare senza remore nella direzione dell’equipaggiamento lussu(ri)oso!

Il volto duro dei CRADLE OF FILTH va comunque ben oltre la potente, ma in fin dei conti sterile, SHAT OUT OF HELL: THE 13TH CAESAR, SWEETEST MALEFICIA, HONEY AND SULPHUR e la penultima title-track GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER interpretano molto bene questa apprezzata faccia della medaglia: in tutti questi frammenti dell’opera, che a ben guardare ne costituiscono la parte preponderante, sgorga malefico lo spirito originario della band, ovvero quel ludibrio brutale che costruisce via via il vero godimento fisico all’ascolto. I brani sono tutti preparati con intelligenza, lasciando molto spazio, affianco a chitarra e voce, alla prestazione delle percussioni: Skaroupka è davvero eccezionale e non vi è modo di rimpiangere l’altrettanto valido Erlandsson, di nuovo in forza agli AT THE GATES; l’imposizione delle bacchette sulle pelli è rapida e precisa, a beneficio dei tempi sostenuti; i rintocchi sui piatti sono leggermente sottodimensionati (in quantità) e sostituiti da un atteggiamento più minuzioso sui tamburi, a tutto vantaggio della pienezza nell’amalgama complessivo; i pedali martellano senza soluzione di continuità e con invidiabile limpidezza: le battute sulla grancassa sono sempre perfettamente distinguibili nonostante la velocità siderale imposta, ad esempio, nei mid-tempos dei brani più rilassati (si fa per dire). Non siamo ai livelli di Laureano, Kollias o Sandoval, tuttavia la giovane età e l’adatto abbinamento tecnica/dinamismo fanno intuire un futuro personale di tutto rispetto. Profondità e spettro sono degnamente completati da basso e tastiera che, negli episodi tirati, lavora con obiettivi essenzialmente verticali, arricchendo l’insieme di un’anima decadente ed evocativa. Per poter considerare l’esperimento pienamente riuscito la dinamica delle keyboards mi sembra troppo “statica” (scusate il gioco di parole) e disarticolata: in molti passaggi avrei preferito godermi l’HEAVY METAL nella sua realizzazione tipo, ovvero quella depurata da agenti estranei quali il sinth. Si intravedono in tal senso gli stessi errori individuati all’interno di NYMPHETAMINE, dove proprio l’esasperazione elettronica aveva invalidato un prodotto mediocre ma a mio parere non deplorevole come THORNOGRAPHY. Prese singolarmente mi piacciono molto la severa e seminale THE 13TH CAESAR e la “hollywoodiana” HONEY AND SULPHUR, il cui mefistofelico corale suonerebbe perfetto come soundtrack di un classico cinematografico quale IL PRESAGIO (che nella sua versione originale del 1976 si aggiudicò guarda caso l’oscar per la migliore colonna sonora); viste nell’interezza dell’album le preferisco tutte e quattro alle rimanenti (tranne TRAGIC KINGDOM), grazie il feeling più diretto e meno sinfonico; analizzate nel posizionamento ordinale della tracklist mi paiono poi ben distribuite, anche se la successione ravvicinata di SWEETEST MALEFICIA e HONEY AND SULPHUR potrebbe invogliare qualche riprogrammazione dell’impianto. Peccato veniale dettato dall’abbondanza di qualità.

Una seconda declinazione dei nostri inglesi riguarderebbe l’attitudine malinconica dei brani rilassati tra i quali svetta (perché di fatto unica, vera rappresentante in materia) la super goticheggiante THE DEATH OF LOVE che ha però il torto di ripercorrere lo stucchevole sentiero battuto dalla caposcuola NYMPHETAMINE (OVERDOSE): una quintalata di tastiere “urlanti”; il solito, scontatissimo duetto tra la “bella” (?) e la “bestia” (!); riffing e ritmica davvero mosci. Colpisce al primo play perché facile da ricordare, ma nausea nel giro di pochissimi ascolti; sarà sicuramente il singolo di riferimento per irretire il grande pubblico e difatti a me non piace. Qui si perdono i 3 punti che allontanano il voto sintetico dalla soglia psicologica dell’80 (album imperdibile).

Altre monete spendibili da Dani e compagni per l’indulgenza (per ora non plenaria) da parte del proprio pubblico veterano sono TRAGIC KINGDOM, bellissima e dalle peculiarità miste (qualche accelerazione lancinante, ma pure tanto mistero e tenebre), e la lunghissima MIDNIGHT SHADOWS CRAWL TO DARKEN COUNSEL WITH LIFE.
Le rimanenti non citate sono condizioni al contorno, graziose ma non pienamente seducenti.

Insomma. Facciamola breve (?): credere alla centesima promessa dei CRADLE OF FILTH ha dato i suoi risultati e dunque vi caldeggio a lanciarvi in questo ulteriore atto di fede destinando i necessari 15 euro (perlomeno) all’acquisto di GODSPEED ON THE DEVIL’S THUNDER.
Non sarà appagante come i primi(tivi) e rudi(mentali) amplessi giovanili, ma vi assicuro che è un giocattolo con cui potersi divertire.
E divertire chi lo volesse fare con voi, naturalmente…



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
70.46 su 73 voti [ VOTA]
El Pistolero
Domenica 8 Settembre 2019, 22.36.27
38
The Death of Love vale il prezzo dell'album. Chapeau.
Ragnarok 79
Sabato 9 Novembre 2013, 11.38.16
37
Buon disco, molto tosto ma allo stesso tempo con belle parti orchestali. Ben tornati vampiracci!
M0RPHE01978
Lunedì 1 Ottobre 2012, 21.21.10
36
Ascoltato oggi (meglio tardi che mai)..tutto di fila. E' una bella mazzata sui denti e arrivare alla fine non è facilissimo, la media delle canzone direi che è buona l'unica che non mi è piaciuta per niente è Midnight Shadows Crawl...troppo "pesante", anzi penso che se non l'avessero inserita l'album scorrerebbe molto più facilmente.
Legion666
Mercoledì 28 Dicembre 2011, 19.39.09
35
disco ben fatto!non un pezzo che annoia e prodotto veramente bene!grande ritorno dei COF!
Equinox
Sabato 3 Settembre 2011, 18.03.02
34
Ottimo disco sopratutto tenendo conto dei due abomini precedenti. Honey and Sulphur secondo me e' una delle loro canzoni migliori davvero perfetta per film come The Omen. Recensione impeccabile anche se qualche punticino in piu' non guastava
jonny
Domenica 31 Luglio 2011, 16.53.10
33
carino, secondo me meglio dei due disci precendenti.
Aelfwine
Giovedì 8 Aprile 2010, 22.09.27
32
Di niente, Giasse, quando si merità è dovuto! Ho appena letto il tuo servizio sugli Esoteric e mi hai fatto venire voglia di procurarmeli... comunque concordo con la tua analisi dei COF, Godspeed si lascia ascoltare.
Giasse
Martedì 6 Aprile 2010, 23.36.05
31
Io penso che fino a Vempire mi piacevano, poi via via hanno iniziato ad annoiarmi sempre di più, salvo questo Godspeed che ogni tanto riascolto con gusto. Nulla di fantasmagorico, ma nemmeno di penoso come Thornography. In definitiva, Aelfwine, la tua analisi mi pare centrata. Grazie poi per i complimenti!
Aelfwine
Martedì 6 Aprile 2010, 11.18.04
30
Seguite questo ragionamento sui COF: 1994-1998 (da The principle a Cruelty) : una carriera caratterizzata da musica incredibile per i tempi, evoluta ed in grado di far emergere un animo oscuro, malato e malinconico. Creano un vero e proprio genere: è il periodo d’oro. Faccio notare che in questo periodo siede Nicholas dietro le pelli… sarà un caso? 1999-2003 (Da From the Cradle a Damnation): un periodo in cui la qualità della proposta è obiettivamente diminuita, ciononostante ci si trova al cospetto di musica intensa ed ispirata. 2004-oggi (da Nymphetamine in poi): il genere proposto diventa formula, musica lacunosa di inventiva e potenza, che ammicca alla forma-canzone per compiacere il vasto pubblico. La band diventa cover di sé stessa. Cosa ne pensate?
Aelfwine
Lunedì 5 Aprile 2010, 21.11.35
29
Devo davvero complimentarmi col recensore, poiché ha saputo trasporre in parole molte delle emozioni che si provano ascoltando i primi Cradle. Ahimé, concordo pure col voto, seppure avrei tanto desiderato ben altro...
Michele
Mercoledì 17 Febbraio 2010, 20.37.19
28
Bel disco! La voce di Dani mi piace,la trovo migliore di quella un pò penosa che ci riservava in Dusk...and Her Embrace,ma forse anche un pò più ritoccata!
AdemaFilth
Martedì 6 Ottobre 2009, 19.53.27
27
Complimenti per la recensione Giasse, roba di prim'ordine! Anch'io spero tanto in qualche recensione dei primi album. Hanno meritato le critiche per un orrendo Thornography e un poco ispirato Nymphetamine, però rendiamogli anche i loro meriti! P.S. li ho visto a Roma in ottobre. non posso elagire pareri sulla qualità del sound dato che l'acustica del LOCALE era davvero penosa. però posso confermarvi che Dani è davvero una m***a, tutti a fare foto e autografi con noi fan e lui le pippe nel pulman -.-
Giasse
Giovedì 18 Giugno 2009, 19.58.36
26
Ti ringrazio dei complimenti e nel contempo ti assicuro qualcosa a breve termine...
MyCoven
Giovedì 18 Giugno 2009, 15.17.39
25
Dimenticavo Giasse, a quando qualche bella rece sui primi dischi dei COF? Eddai.....
MyCoven
Giovedì 18 Giugno 2009, 15.13.01
24
Finalmente i COF sono tornati a fare qualcosa di buono, sicuramente sopra la media. Voto 80 ma la rece merita molto di più. Bravo Giasse
Den
Martedì 12 Maggio 2009, 14.39.14
23
STREPITOSO!
NoRemorse
Domenica 10 Maggio 2009, 14.14.40
22
Gli avevo dati per perduti definitivamente col precedente Thornography...ora sono tornati alla grande però! Disco che ormai mi è entrato nel sangue, lo conosco a memoria...bellissimo e intenso! E vai così!
polifemo
Lunedì 19 Gennaio 2009, 14.40.48
21
ah ah ah, giasse e giangi....e giuppi dove lo avete lasciato?
ROSSMETAL65
Sabato 10 Gennaio 2009, 0.22.54
20
AL BUIO E IN CUFFIA FANNO SEMPRE LA LORO BELLA FIGURA E POI CE DA DIRE CHE IL DISCO E' VERAMENTE OTTIMO.
Giasse
Martedì 9 Dicembre 2008, 22.58.26
19
L'impressione che la voce sia talvolta fuori metrica l'ho avuta pure io, ma da questo a dire che è penosa, francamente ne passa... de gustibus...
ludometal
Domenica 7 Dicembre 2008, 22.55.06
18
Bah,a me mi fanno cagare in tutti gli aspetti,sia quando sono potenti e aggressivi e sia nelle loro canzonette simfoniche.Forse sarà perchè a me non piace il Black Metal,ma questo disco non lo digerisco proprio.Poi un ora e 11 minuti mi sembra esagerato,ti fai due palle assurde.Penosa anche la voce di Dani che urla come un dannato satanico.Mi astengo a dare un voto altrimenti sarebbe la fine.
Salvo
Lunedì 10 Novembre 2008, 13.52.02
17
la recensione è perfetta. tanti siti dovrebbero imparare da questo. complimenti Giasse. continuate così.
Giasse
Sabato 8 Novembre 2008, 15.24.02
16
x Ignazio: in genere do molto spazio all'analisi tecnica (cosa che peraltro in altri casi qualche lettore ha pure criticato), ma nello specifico mi sono limitato a sottolineare alcune milestone perchè credo che la quasi totalità del pubblico di Metallized conosca bene il gruppo in questione e la sua discografia. Percorrendo pedissequamente la scaletta che utilizzo di norma per le band al debut avrei annoiato i tantissimi fans che già conoscono le peculiarità del sound dei COF. Comunque, e questo vale per tutte le release che trattiamo, chi necessitasse di ulteriori spiegazioni, approfondimenti e altro è invitato sul forum. C'è già un topic aperto sui COF e potete sfruttarlo per farmi domande su aspetti che non ho trattato nella recensione. Se invece la tua critica è esclusivamente un fatto personale... beh... no problem...
pinky
Giovedì 6 Novembre 2008, 22.52.44
15
Raven
Giovedì 6 Novembre 2008, 19.17.55
14
Se ti irrita trovare una rece scritta bene, (molto bene), come spesso capita leggendo questa webzine, allora hai sbagliato testata, qui c'è forma e sostanza come in pochi altri posti. Circa il recensore è preparatissimo ed ha parlato di recente con qualcuno che probabilmente il disco lo conosce, che abbia ragione Thomas?
Thomas
Giovedì 6 Novembre 2008, 18.55.31
13
Secondo me Ignazio è irritato nel vedere che qualcuno sa fare qualcosa bene, dicesi gelosia.
Yossarian
Giovedì 6 Novembre 2008, 17.49.20
12
Mah scusa hai letto la rece? Nn mi sembra proprio che Giasse nn sia capace di scrivere una recensione, è xfetta, ilustra tutto quanto c è da illustrare, io un idea su questo disco me la sono fatta, se tu nn ci riesci magari è un tuo limite e nn come al solito colpa degli altri.
Ignazio
Giovedì 6 Novembre 2008, 16.36.34
11
Rece del cazzo, passatemi il termine dove, come al solito nel caso di alcuni recensori, si sopperisce alla incompetenza riguardo al genere che si tratta, con frasi roboanti e amenità varie. Uno che non ha mai ascoltato i Cradle Of Filth, oppure, uno che è rimasto deluso dalle loro ultime prove, come fa a farsi un'idea precisa su cosa venga REALMENTE proposto in questo disco? Ad ogni modo, per me il disco è da sufficienza, la rece meno.
Simone
Giovedì 6 Novembre 2008, 16.22.25
10
Max, ho ascoltato l'album in modo abbastanza serio, non come i precedenti lavori. MI pare decisamente buono e la tua race è strepitosa come sempre. Mi è arrivato il giusto stimolo per iniziare ad ascoltare i loro lavori precedenti, soprattutti i primi. 78.
Giasse
Giovedì 6 Novembre 2008, 0.27.16
9
Non saprei proprio come dimostrarti il contrario...
taipan
Mercoledì 5 Novembre 2008, 23.43.23
8
più bella la rece del disco.Giasse sei erotomane e pervertito al punto giusto.
Giasse
Mercoledì 5 Novembre 2008, 23.29.26
7
Grazie a tutti per i complimenti... apprezzo molto. Un saluto speciale a Celtico: ci siamo divertiti venerdì sera, eh?
Nikolas
Mercoledì 5 Novembre 2008, 13.20.00
6
Rece perfetta! Solo mi permetto di spingere il voto a 80
celtico
Mercoledì 5 Novembre 2008, 11.40.42
5
ciao Giasse, ...ok mi hai convinto con questa super recensione..e poi mi fido ciecamente del tuo parere!!!
Giangi
Mercoledì 5 Novembre 2008, 11.28.35
4
Bravo Giasse, una bella recensione per un bel disco che più lo ascolto più mi piace. Certo non è "The principle..." ma è un gran bel disco sotto tutti gli aspetti
Raven
Mercoledì 5 Novembre 2008, 8.55.24
3
Ti ho mai detto nell'ultimo mese che mi piace molto come scrivi? Forse no: Giasse, mi piace molto come scrivi.
pincheloco
Mercoledì 5 Novembre 2008, 8.21.38
2
N.I.B. mi avevi già incuriosito dicendomelo quel Sabato pomeriggio, per cui proveremo a dare un ascolto a quest'album.
N.I.B.
Mercoledì 5 Novembre 2008, 1.17.02
1
Eccellente prova... a parer mio un graditissimo ritorno al vero Cradle Of Filth Sound... certo, non siamo di fronte a capolavori come Dusk... e Cruelty... ma d'altra parte va bene così...!!!!
INFORMAZIONI
2008
Roadrunner
Extreme Gothic
Tracklist
1. In Grandeur And Frankincense Devilment Stirs
2. Shat Out Of Hell
3. The Death Of Love
4. The 13th Caesar
5. Tiffauges
6. Tragic Kingdom
7. Sweetest Maleficia
8. Honey And Sulphur
9. Midnight Shadows Crawl To Darken Counsel With Life
10. Darkness Incarnate
11. Ten Leagues Beneath Contempt
12. Godspeed On The Devil’s Thunder
13. Corpseflower
Line Up
Dani Filth – Vocals
Paul Allender – Guitar
Dave Pybus – Bass
Martin Skaroupka – Drums

SESSION
Mark Newby-Robson – Keyboards
Sarah Jezebel Deva – Female Vocals, Backing Vocals
Doug Bradley – Narration
Stephen Svanholm – Additional Vocals
Carolyn Gretton – Additional Vocals
Luna Scarlet Davey – Additional Vocals
 
RECENSIONI
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