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Seventh Wonder - Mercy Falls
( 6642 letture )
I Seventh Wonder confermano il binomio che da un bel po’ d’anni a questa parte si è imposto all’attenzione di critica e pubblico: Svezia-Prog Metal di qualità. Questi cinque talentuosi ragazzi di Stoccolma cercano di dare il loro contributo al movimento con Mercy Falls, terza opera del combo svedese.

Inutile ricordare, ancora una volta, quanto sia importante il terzo album per una band. Quindi salterei a piè pari questa questione per concentrarmi su Mercy Falls. È fondamentale dire che questo album è un concept. Un meraviglioso concept sulla vita, sulla morte e sul coma; quel limbo di “non-vita” o “non-morte” -dipende dai punti di vista- che tanto sta facendo discutere in questi giorni in Italia a causa del caso Englaro. Non è mia intenzione esprimere giudizi in questa sede; la questione è troppo delicata per essere discussa in una recensione musicale.

I ragazzi, come detto, hanno già pubblicato due album, Become e Waiting In The Wings, ma ciò che li ha resi ancor più maturi è stato il girovagare, nel 2007, sui palchi di mezza Europa con act ben più noti: Jorn Lande, Pagan’s Mind, Queensrÿche, Testament e Redemption. Mica male.

Tornando al presente, la storia, tra l’altro narrata con una maestria da maturi romanzieri, inizia con un drammatico incidente (A New Beginning). È l’inizio del calvario per il protagonista che si “addormenta” profondamente. Il centro dell’azione è la sua stanza d’ospedale, dove la moglie e il figlio si alternano al suo fianco.

There And Back è la traccia strumentale che “apre le danze” e mette subito in chiaro quale sarà il leitmotiv dell’album, che tornerà ciclicamente nei diversi “capitoli” della storia. Buonissima la partenza del disco; vi colpiranno la carica melodica e l’immediatezza di Welcome To Mercy Falls e di Unbreakble. Tommy Karevik si presenta in grande stile all’ascoltatore, “aggredisce” le parti più ostiche e canta divinamente su quelle più rilassate. Si rivelerà il perfetto cantore per questa storia.

La funambolica A Day Away “divide” i due intermezzi acustici Tears For A Father e Tears For A Son, due facce della stessa medaglia. Paradise si apre con un riff “cattivo” che si scioglierà in un refrain carico di melodia e “cuore”. Una delle migliori canzoni del disco. Il “pianto” della malinconica chitarra di Johan Liefvendahl apre Fall In Line, altro pezzo carico di pathos. Il disco, da qui alla fine, viaggia su livelli qualitativi molto buoni, ne è la dimostrazione la lunga Break The Silence, dove nei quasi dieci minuti di durata, i Seventh Wonder danno sfogo alla pulsante vena tecnica del gruppo, senza mai perdere d’occhio la melodia.

Hide & Seek sviluppa sempre più il tema portante del disco, dando spazio anche a lunghi fraseggi di chitarra e tastiera. Dopo una partenza strumentale e molto tecnica, Destiny Calls sprigiona la sua carica grazie a un ritornello maestoso. La parte finale del pezzo utilizza ancora il leitmotiv, questa volta riproposto dall’ugola di Karevik e dal pianoforte.

Fantastica e commovente è la ballad One Lst Goodbye, strutturata su una “dolcissima” chitarra acustica e sull’alternanza di una voce femminile a quella maschile. In coda al pezzo si presenta l’eterna, ed etica, questione se continuare a mantenere in vita il protagonista oppure staccare le macchine che lo tengono in vita… Non vi svelo il finale della storia, che, confermo ancora una volta, è davvero avvincente. Back In Time è appunto un viaggio a ritroso nel tempo fino alla sera dell’incidente. Tutto sarà chiarito prima della conclusiva e, per certi aspetti “solenne”, The Black Parade.

Un disco che mi ha convinto, principalmente, grazie al suo “plot”. Musicalmente infatti, c’è poco di nuovo da evidenziare. I Seventh Wonder si muovono, con bravura, nel territorio del prog metal scandinavo. Qualche richiamo ai Pain Of Salvation, ma soprattutto ai Mind’s Eye ottimo combo norvegese. Da notare la presenza di Daniel Flores (batterista dei Mind’s Eye) tra i credits dell’album; quanto abbia influito il suo operato sul risultato finale del disco? Francamente, m’interessa poco. Mercy Falls è un gran bel disco, racconta una storia in maniera godibile. Questo mi basta.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
71.05 su 58 voti [ VOTA]
Ponji
Martedì 27 Agosto 2019, 0.18.54
6
Questo è un album da 90 come minimo, siamo di fronte a uno dei migliori album di prog metal dalle multi influenze. The Black Parade è superba, favolose anche Paradise, Welcome to Mercy Falls, One last goodbye, Tears for a father e Unbreakable
Maurizio
Sabato 29 Dicembre 2018, 18.01.48
5
piccolo gioiello prog, da avere. Voto 95
Vicarious
Lunedì 16 Luglio 2018, 18.09.01
4
Dopo anni di ascolti posso asserire che questo album entra di diritto tra i migliori concept del progressive metal. Trama eccezionale, realizzazione impeccabile. Da 90 in su
HeroOfSand_14
Martedì 11 Agosto 2015, 21.10.04
3
Ho scoperto questo gruppo da poco (grazie alla presenza, ovviamente, di sua Maestà Tommy Karevik) e ne sono già innamorato. Beh, che dire di questo Mercy Falls. Capolavoro. Masterpiece. Incredibile. Evito di lodare la voce immensa di questo ragazzo e le doti assurde di tutti perchè basta leggere i vari commenti e le varie recensioni nel web per capire, ma metto in risalto i testi e la storia. Concept fantastico, storia triste e geniale, finale pazzesco e testi semplici ma mai banali, molto belle le metafore e il climax che raggiungono i brani (secondo me, da innocuo scrittori di canzoni e concept a mia volta, questa è la cosa più difficile. Collegare l'atmosfera e il testo alla canzone creata e inserirla nello spazio giusto del disco). Ho letto parecchio sulle interpretazioni sulla storia che sta dietro e mi piacerebbe che la band desse una versione ufficiale (per esempio, la tempesta che avviene a Mercy Falls è la metafora del trapianto? Non tutti sono d'accordo su questo). Intanto torno a godermi il disco, che secondo me avrebbe la trama perfetta per diventare un film, se solo la band fosse più famosa (ma di che ci lamentiamo, manco c'è un film su Metropolis pt. II, che penso diventerebbe imperdibile per tutti gli amanti del prog melodico). Dopo numerosi ascolti direi che Paradise, Tears For A Father, Hide and Seek e la meravigliosa One Last Goodbye (da quanto non sentivo una ballad di simile intensità e interpretazione da Tommy e da sua sorella) sono le mie top tracks, ma tutto il disco è validissimo e merita di essere ascoltato di seguito. Grande scoperta!
Overkill
Lunedì 31 Ottobre 2011, 14.14.10
2
gran bel gruppo new progressive, che a mio parere è molto superiore ai sopravvalutati Circus Maximus che fanno cagare a mio avviso.
Broken Spirit
Sabato 9 Ottobre 2010, 18.47.20
1
Grandissimo disco! Per me è un 90!
INFORMAZIONI
2008
Lion Music
Prog Metal
Tracklist
01. A New Beginning
02. There and Back
03. Welcome to Mercy Falls
04. Unbreakable
05. Tears for a Father
06. A Day Away
07. Tears for a Son
08. Paradise
09. Fall in Line
10. Break the Silence
11. Hide and Seek
12. Destiny Calls
13. One Last Goodbye
14. Back in Time
15. The Black Parade
Line Up
Tommy Karevik (vocals)
Johan Liefvendahl (guitar)
Andreas Blomqvist (bass)
Andreas Söderin (keyboards)
Johnny Sandin (drums)

www.seventhwonder.nu
www.myspace.com/officialsw
 
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