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Rush - Permanent Waves
( 7795 letture )
Partorito nel periodo del massimo splendore nella carriera dei Rush (il quale, fra l'altro, è paurosamente lungo, comprendendo almeno 5 full-length e due live album), Permanent Waves uscì portando già con sé un carico di aspettative davvero dure da sostenere; il progressive rock che la band canadese aveva saputo tirare fuori negli anni precedenti li aveva portati ad una meritatissima ed immensa fama, per la quale il pubblico voleva come controparte l'ennesimo capolavoro.

Gli anni '80 erano però ormai alle porte (il disco fu pubblicato proprio il primo gennaio del 1980), e già nell'aria aleggiava il cambiamento che poi si sarebbe compiuto col successivo Moving Pictures, consistente tra le altre cose nella scomparsa di brani dalle lunghezze bibliche (la più lunga di questo album è Natural Science, che ha durata inferiore ai 10 minuti), nella riduzione dell'uso di strutture eccessivamente ricercate e particolari (non nel campo della tecnica, sia chiaro, nel quale il trio rimarrà sempre a livelli stratosferici), insomma nella creazione di pezzi più radio-friendly e d'impatto.

Non siano però portati i lettori che non conoscono gli episodi successivi (poiché gli altri non necessitano sicuramente di questa spiegazione) a pensare che i Rush abbiano così smesso di scrivere prodotti di gran classe, con uno stile unico, incredibilmente variegato e complesso; è invece proprio uno dei grandi pregi di questi fantastici musicisti quello di aver saputo conciliare una maggiore facilità d'ascolto per i propri pezzi con l'immutato livello tecnico, davvero altissimo, e lo spirito sempre prettamente progressive che permea il loro sound.

Esemplare è già l'opener The Spirit Of Radio, che pur muovendosi stilisticamente su territori più vicini all'hard rock spicca per la magnifica prestazione di Alex Lifeson, la cui chitarra passa dall'inconfondibile riff d'apertura all'esecuzione di alcuni passaggi tecnicamente ottimi, per non parlare del formidabile assolo. Freewill rincara la dose, ma qua a fare la differenza è Geddy Lee, le cui corde vocali sono molto forzate alla ricerca di tonalità acutissime; sempre splendida l'altrettanto acuta chitarra, il cui assolo è ancora più stravolgente di quello del brano precedente, e ritornello da ricordare per la splendida mistione tra semplicità e melodia, inframezzato da bellissimi passaggi della batteria di Neil Peart.

Con Jacob's Ladder si torna sul progressive inteso nel suo senso più classicista, lunghe sezioni strumentali dal ritmo cadenzato e forse un po' troppo ripetitive, quasi sicuramente per via del tentativo della band di creare un'atmosfera dark, si alternano alle parti in cui fa la sua comparsa la linea vocale, sempre dolce e ben lontana dagli acuti ascoltati nei primi due brani; il momento migliore lo si trova nella seconda metà, più vivace e segnata da una bel lavoro di Lifeson, che si dimostra non solo uomo da assoli ma anche un abilissimo riffatore in grado di colpire senza esagerare; nel complesso una canzone piacevole, per quanto destinata a far storcere il naso a più di qualche ascoltatore, che potrebbe non apprezzare molto la monotonia presente soprattutto nella prima metà.
La successiva Entre Nous spicca in particolare per le liriche, trattanti un argomento tanto potenzialmente interessante e sviluppabile quanto ampiamente abusato e banalizzato da orde di pseudo-musicisti: una storia d'amore. La band riesce ad evitare di toccare le corde del sentimentalismo a buon prezzo creando un testo profondo e quantomai lucidamente rivelatore dei meccanismi psicologici che sottostanno ad una relazione amorosa; musicalmente ci troviamo nella giusta via di mezzo, nella quale troviamo un ritornello piacevole da cantare ma anche passaggi strumentali davvero degni di nota, in particolar modo quello della sezione centrale, in cui si mescolano virtuosismi di Lee al basso, splendidi passaggi di batteria e un massiccio uso di synth davvero ben armonizzati con gli altri strumenti.

Different Strings è invece la canzone più discussa del platter, e ai suoi tempi divise fan e critica: alcune radio la trasmisero più volte, altre si rifiutarono. Il pezzo è una ballata pervasa da un mood oscuro e testi enigmatici (Who's come to slay the dragon? Come to watch him fall?) che si snoda su di un ritmo cadenzato e monotono, ma che presenta bellissime melodie della linea vocale e un curioso assolo finale; personalmente la ritengo una canzone validissima, piena di un pathos cupo e malato, sicuramente in contrasto con la maggior parte dei brani presenti su questo album, ma non per questo meno degno di nota.

Il momento più alto lo si raggiunge proprio in chiusura di disco, con l'immensa Natural Science: 9 minuti di hard-progressive impareggiabile, sulla falsa riga della fantastica Xanadu di tre anni prima. Inizio lento basato solo su chitarra acustica e voce, per poi giungere all'esplosione della potenza espressiva della band: ancora i synth a fornire un tappeto melodico sul quale irrompe la batteria potente e aggressiva di Neil Peart, accompagnata da un ipnotico riff e dai sempre presenti virtuosismi del basso, che pur rimanendo, senza strafare, come sottofondo, compie alcune evoluzioni stilistiche davvero sensazionali.

Permanent Waves è insomma un disco molto importante: non solo per l'indubbia validità dei pezzi in esso contenuti, che sono sempre di assoluta eccellenza, ma anche per essere un album di transizione, che segna il passaggio dal prog per i soli adepti alla conciliazione tra questo e il nuovo sound degli anni '80. Un disco che racchiude l'anima dei Rush e la loro leggendaria capacità di evolversi senza snaturarsi.

Prima di chiudere due piccole curiosità sulla copertina, come sempre realizzata dal geniale H.Syme: il giornale che si vede riportava la famosa scritta Dewey Defeats Truman (a questa pagina la spiegazione dalla Wikipedia inglese) che poi fu cambiata in Dewei Defeats Truman su richiesta del Chicago Tribune; inoltre, questa è la prima copertina a raffigurare un membro della band, sebbene ben nascosto (lo trovate alla destra, in piedi vicino a un cartello, con un braccio alzato).



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
75.40 su 67 voti [ VOTA]
Kiodo 74
Martedì 28 Aprile 2020, 13.22.40
18
Per me la miglior band Prog (in tutte le sue sfumature) della storia.... Nutro un amore viscerale per loro! Ossequi!
Diego Oliva
Martedì 28 Aprile 2020, 13.17.49
17
i rush se non avessero quella voce... ho ascoltato una cover di The Spirit of Radio e mi piaceva di più..
Mirkorock
Domenica 5 Maggio 2019, 8.52.11
16
Boh x me è l' ennesimo discone da 100
Aceshigh
Giovedì 13 Dicembre 2018, 20.08.33
15
Grande album! I Rush mettono i piedi nel nuovo decennio, ridimensionando un po' la struttura dei brani, ma senza perdere un briciolo della loro classe immensa. Un pelo sotto agli album precedenti e al successivo Moving Pictures, ma già soltanto le prime due tracce (senza per questo voler far torto alle altre quattro) rendono obbligato l'ascolto di questo disco. Voto 85 pieno
Silvia
Martedì 13 Giugno 2017, 22.29.07
14
Non e' il mio genere pero' questo gruppo e' un sogno quindi mi piace ascoltarli anche se sono lidi inesplorati x me (difficile da spiegare)... Soprattutto Geddy Lee al basso (la voce proprio non fa x me) sa tirare fuori degli spunti incredibili che mi piacciono molto. x la serie la classe non e' acqua...
Argo
Martedì 4 Ottobre 2016, 18.25.47
13
Bestia di CD.
Rob Fleming
Sabato 6 Febbraio 2016, 21.05.34
12
Sempre più raffinati anche se qeusto PW è, a mio avviso, leggermente inferiore rispetto ai precedenti due capolavori. Different strings è veramente bellissima con Lifeson calibrato come solo Gilmour è in grado di fare. 80
patrik
Giovedì 12 Novembre 2015, 22.47.13
11
non molti sono votati al rinnovarsi e loro lo hanno fatto e bene senza diventar ridicoli, ho un disco di neil Young degli anni 80 con le basi elettroniche e fa venire la diarrea.
Steelminded
Sabato 24 Maggio 2014, 23.23.36
10
E' solo una mia impressione o la donna raffigurata in copertina ha il pacco? Forse è quello il membro della band di cui parla la rece (ultimo para)? Forse ho le visioni...
Delirious Nomad
Martedì 17 Settembre 2013, 17.21.39
9
Fantastico, come tutti i loro album del periodo... Concordo in pieno con voto e recensione!
malice
Venerdì 29 Luglio 2011, 21.02.36
8
Album MONUMENTALE CA_PO_LA_VO_RO. Basta la sola Jacob's ladder a dare lezioni a tutti.
ONOFRIO
Domenica 6 Giugno 2010, 8.47.22
7
Permanent Waves prog rock di classe sopraffina 100/100.
Electric Warrior
Giovedì 13 Maggio 2010, 19.29.59
6
Al pari di Moving Pictures: capolavoro. Recensione splendida
metal4ever
Giovedì 4 Febbraio 2010, 10.00.40
5
Bellissimo album!!! sarà ma ho l'impressione che Natural Science sia una della canzoni più copiate dai Dream Theater (fosse solo quella) XD
Davide
Lunedì 30 Marzo 2009, 20.29.40
4
Quando l'ho ascoltato avevo 15-16 anni...lo collezionerò in una parte speciale del mio cuore (levando Entre nous chen on m'è piaciuta tantissimo)
Autumn
Lunedì 5 Gennaio 2009, 15.53.18
3
Non avete idea di quanto li ami, questo disco è "solo" un altro incredibile tassello. Sempre avanti a tutti, persino nei testi, ricchi di stile e di eleganza e mai banali: cito solo quello di Spirit of radio, in cui il gioioso tema iniziale sulla libertà nella musica viene disilluso magnificamente su un finale sincopato ("for the words of the profit are written on the studio wall..."). Dopo questo disco si apre una nuova magnifica fase, ma questa è un'altra storia.
Khaine
Domenica 4 Gennaio 2009, 18.57.26
2
Si infatti, e con che risultati! Bellissima recensione!
Raven
Domenica 4 Gennaio 2009, 17.47.45
1
A quanto pare non sono stato il solo a darmi da fare
INFORMAZIONI
1980
Mercury Records
Prog Rock
Tracklist
1. The Spirit of Radio
2. Freewill
3. Jacob's Ladder
4. Entre Nous
5. Different Strings
6. Natural Science
Line Up
Geddy Lee - Basso, Synth, Voce
Alex Lifeson - Chitarra
Neil Peart - Batteria
 
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