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Rush - Hold Your Fire
( 8185 letture )
Hold Your Fire, dodicesimo album in studio dei Rush, rappresenta forse uno dei migliori esempi di un massiccio utilizzo di synth perfettamente funzionale al mood del disco.
Risulta quindi immediato un paragone con Grace Under Pressure, con il quale condivide in effetti molti elementi, ma che presenta un'atmosfera e alcune soluzioni stilistiche molto differenti.

Tutto il platter è infatti pervaso da un mood ben diverso , e anzi quasi diametralmente opposto, da quello presente in GUP. Non atmosfere rarefatte, glaciali, opprimenti e testi alienati, carichi di sofferenza, ma al contrario un'esplosione di vitalità, uno stato di eccitazione vitale permeato da un senso di misticismo che pervade tutto, dal sound ai testi.

Le canzoni sono cariche di suoni corposi, di synth caldi che avvolgono l'ascoltatore nell'atmosfera, assieme onirica e dolce, creata dalla magistrale capacità della band di congiungere musica e testi in un legame indissolubile; una delle canzoni migliori di tutto il disco, Time Stand Still, meriterebbe di essere scelta come esempio in ciò per i nuovi musicisti: l'alternarsi di una sezione ritmica penetrante e sincopata con dolci melodie rese ancora più piacevoli dalla voce dolce di Geddy Lee culmina poi nel ritornello, dove trionfano i sintetizzatori che immergono l'ascoltatore in un attimo di sospensione estatica, cullati dalla splendida voce, quasi un sussurro, di Aimee Mann.

Impossibile non rimanere profondamente avvolti e colpiti dall'atmosfera di una simile canzone, così come dalle altre vette d'eccellenza raggiunte da canzoni come Mission, Force Ten e Tai Shan. La prima è una delle canzoni più delicate dell'intero lotto, dal refrain pacato e melodico, in cui un dolce sottofondo di tastiere fa da tappeto alla linea vocale, che si concede solo alcuni bellissimi acuti; in mezzo a tutto ciò una dimostrazione di tecnica invidiabile, in un breve pezzo strumentale potente e raffinato.
L'opener Force Ten è il pezzo più vivace tra tutti quelli presenti, in cui Lee non si risparmia linee vocali più d'impatto e incisive, mentre strumentalmente a farla da padroni sono il basso corposo e pressante e i puntuali inserimenti delle tastiere, che colpiscono in momenti precisi per ritirarsi pronte al successivo attacco; una canzone davvero varia e termometro dell'ottimo stato di salute della band.

High on the sacred mountain
Up the seven thousand stairs
In the golden light of autumn
There was magic in the air

The clouds surrounded the summit
The wind blew strong and cold
Among the silent temples
And the writing carved in gold

Somewhere in my instincts
The primitive took hold.

I stood at the top of the mountain
And China sang to me
In the peaceful haze of harvest time
A song of eternity


Tai Shan è forse la canzone in cui la componente mistica si fa più forte: l'atmosfera, come chiaramente intuibile, orientaleggiante si respira nei testi ma soprattutto nelle melodie, dal flauto iniziale, che ripete un tanto semplice quanto evocativo suono, alla chitarra acustica presente su gran parte del pezzo, per finire con le tastiere che fanno da interludio in vari punti di stacco tra le stroge. Davvero una bellissima esplorazione di territori musicali differenti ricchi di spunti interessanti.

Rimangono molti altri pezzi di cui non ho parlato: dalla eclettica Open Secrets, spaziante da accenni reggae a momenti di raccoglimento in sezioni lente e quasi cupe, le buone ma un po' troppo simili tra di loro Lock And Key e Prime Mover, nonché la conclusiva High Water - che alla fantasia malata del sottoscritto ricorda la quasi contemporanea, ma successiva, Rain Must Fall dei Queen - pezzo molto ritmato e forse un po' al di fuori del mood generale del disco.

Hold Your Fire è un album un po' anomalo, che troppo poco spesso viene citato quando si parla di Rush, che da taluni viene anche criticato (soprattutto tra i più acerrimi detrattori dei synth, ovviamente), ma che, seppur non essendo costantemente a livelli altissimi, merita di essere ricordato per alcune canzoni ma in particolar modo come testimonianza che anche questi synth che tanto fecero storcere il naso a molti, se usati con intelligenza, possono portare a ottimi risultati.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
66.57 su 42 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 2 Marzo 2020, 10.17.53
18
Considerando il periodo synth dei Rush, ho sempre preferito i due album che precedono Hold Your Fire. Certo che anche qui però... classe a palate. Come si fa a non amare pezzi come Time Stand Still, Open Secrets o Mission? Voto 82
jaw
Martedì 12 Giugno 2018, 11.29.54
17
Comunque quando si parla d innovazione, molte volte a sproposito, provate ad ascoltare questo in vinile, suona come un cd, la versione analogica della strumentazione da studio anni '80 non sarà mai piu' replicata. Ovvio i costi di produzione erano alti, ma questo album potrebbe essere pubblicato oggi e nessuno si accorgerebbe che e' targato '87. Furono tra i primi ad introdurre la mini Technologies. Ma alla fine, il rock il metal è un fattore anche fisico, e suonato dal vivo per i musicisti e' piu' massacrante di qualsiasi altro stile
jaw
Venerdì 22 Dicembre 2017, 22.53.06
16
...neanche Prove me wrong di Pack chissa' il perche' l elettronica migliore, il meglio del meglio, e' degli '80. Le sperimentazioni risalgono ai '70.
jaw
Venerdì 22 Dicembre 2017, 21.59.25
15
E il prodotto aor dei Rush per definizione, ma di airplay ne hanno sempre avuto poco. Nei mitici '80 era pieno di lavori come questo, ascoltavo oggi il solista di David Pack, il singer degli Ambrosia, e vabbe' Do ya qui non c e'
Argo
Sabato 11 Giugno 2016, 16.44.58
14
Boh, a me i cd da Signals in poi, con eccezione di Grace Under Pressure, lasciano veramente interedetto, non riescono ad entusiasmarmi come i precendenti... mi serviranno anni e anni di ascolti per assimilarli.
Lorenzo
Mercoledì 8 Giugno 2016, 0.48.53
13
Ahi ahi... cosa leggo!? Open Secrets relegata a fondo recensione insieme a Lock and Key e Prime Mover! Ovviamente si scherza! A mio modesto avviso Hold your Fire è un album di una finezza spettacolare, molto ammorbidito dai synth e forse a livello di produzione anche meno potente di Power Windows - in quanto a "botta" - ma che gran disco! Force Ten, Time Stand Still e Open Secrets come trittico iniziale danno già un'idea sul platter in questione. Second Nature particolarissima e molto evocativa, col solito testo sopraffino di Peart, poi spazio all'energia e all'eclettismo di Prime Mover seguita dalla magnifica Lock and Key dove Geddy Lee suona un Wal 5 corde da brividi! C'è ancora spazio per due autentiche perle, prima Mission, da te ben descritta in poche ma significative righe nella recensione, e Turn the Page con quel basso mastodontico e una base, tra chitarra e batteria, spaziale. Fa piacere anche leggere apprezzamento per Tai Shan che solitamente viene un po' messa in un angolino insieme all'intensa High Water, due brani che richiedono vari ascolti e che mostrano un lato nascosto dei Rush, più minimalista ma non meno apprezzabile. Insomma DISCONE.
Rob Fleming
Sabato 6 Febbraio 2016, 21.08.57
12
Formalmente ineccepibile. High water ricca di pathos e tecnica il brano che preferisco
luci di ferro
Domenica 4 Marzo 2012, 13.45.09
11
Un discone che non può assolutamente mancare ad un ascoltatore in cerca di "emozioni" musicali!.
STORMLORD
Domenica 22 Gennaio 2012, 18.44.24
10
No no mantieni invece il tuo nuovo nickname... lo trovo molto più bello
a luci spente
Domenica 22 Gennaio 2012, 17.27.23
9
si sono io, la colpa è di khaine che ho cambiato nome ma posso ugualmente ri-chiamarmi di nuovo luci di ferro
STORMLORD
Domenica 22 Gennaio 2012, 16.55.58
8
@ luci spente: sei per caso il "vecchio" luci di ferro, l'osannatire dei Camel??
a luci spente
Domenica 22 Gennaio 2012, 16.48.49
7
mi dispiace ma non sono d'accordo sul voto l'album merita e come se merita, a chi non possiede 'hold you fire' fatelo vostro non ve ne pentirete CAPOLAVORO del prog rock di classe 90/100.
therox68
Giovedì 20 Ottobre 2011, 16.54.05
6
Io a questo album darei 90 perchè i Rush sono riusciti a creare un disco dalle melodie avvincenti usando suoni e sonorità "freddissimi".
Davide
Giovedì 7 Luglio 2011, 23.31.17
5
Confermo, Vapor Trails è uno degli album meno riusciti della band, ancora mi è difficile ascoltarlo per intero, ma se lo togliamo, è incredibile che dopo tanti anni e tanti album una band come i Rush riesce ancora a sorprendere e mai a deludere. Tornando a codesto album, gli do un bel 75, un pò più poppegiante rispetto agli altri, ma bello e godibile!
hm is the law
Lunedì 31 Gennaio 2011, 19.38.03
4
Godibile e nulla più i Rush hanno fatto di meglio
Davide
Martedì 31 Agosto 2010, 2.18.23
3
aquistato oggi, un album straordinario e una produzione veramente incredibile. Definire ignobile qualsiasi cosa fatta dai Rush non è assolutamente plausibile....
Nikolas
Domenica 9 Maggio 2010, 1.13.31
2
Vapor trails è sicuramente uno dei meno riusciti della loro discografia, ma comunque non sono d'accordo nel definirlo "Ignobile"
janko
Sabato 8 Maggio 2010, 23.45.46
1
Bando ai detrattori di synth: il miglior periodo Rush è quello che ha fatto uso di synth, ove le canzoni erano eccezionali come eccezionali i suoni e gli arrangiamenti; "Grace...", "Power Windows" "Hold.." "Signals" sono capolavori assoluti. Mille volte meglio ai disastri tipo "vapor trails" che sono dischi ignobili e vergognosi per i Rush.
INFORMAZIONI
1987
Mercury Records
Prog Rock
Tracklist
1. Force Ten
2. Time Stand Still
3. Open Secrets
4. Second Nature
5. Prime Mover
6. Lock and Key
7. Mission
8. Turn the Page
9. Tai Shan
10. High Water
Line Up
Geddy Lee (Voce, Basso, Sintetizzatori)
Alex Lifeson (Chitarra elettrica e acustica)
Neil Peart (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Aimee Mann (Cori)
Andy Richards (Tastiera, Sintetizzatori)
Steven Margoshes (Arrangiamenti archi e direzione)
The William Faery Engineering Brass Band arrangiata e diretta da Andrew Jackman
 
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