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Rush - Roll The Bones
( 5920 letture )
Cambio di decade, cambio di sound.
Chi conosce i Rush a fondo sa che questa frase si adatta molto bene alla loro carriera, essendosi sostanzialmente verificata a cavallo di tutti e quattro i decenni in cui la band canadese ha prodotto dischi.

Roll The Bones arriva , nel 1991, dopo quello che più nella loro discografia può essere considerato come un disco di transizione, ossia il discusso Presto.
Abbandonato ormai in maniera definitiva il progressive più ostico e sperimentale dei primi tempi (dopo The Camera Eye, risalente a dieci anni prima, nessuna canzone è più arrivata “nemmeno” a 7 minuti di lunghezza) i nostri si trovavano ora a dover far fronte ai bilanci di fine '80s.

La scelta fu quella di tornare a un suono meno influenzato da synth e tastiere (sempre presenti, ma con un ruolo decisamente più secondario) per favorire il ritorno della chitarra come protagonista di gran parte del sound. Il risultato fu quello di un disco dal suono più liscio e pulito, destinato a puntare molto sulle finezze, sia di songwriting che tecniche, supportate da una produzione come sempre (o quasi) all'altezza delle aspettative.

Spetta a Dreamline aprire il disco: potente e tecnica, con una struttura apparentemente lineare ma che in realtà è frutto di un songwriting di livello; refrain splendido, coronato da un Geddy Lee grandioso, sia al basso che alla voce. Altri momenti di grande livello si trovano nella strumentale Where's My Thing? (Part IV 'Gangster Of Boats' Trilogy) -il sottotitolo è scherzoso, tale trilogia non esiste, e soprattutto le trilogie non hanno quattro parti- che mischia momenti di alto tasso tecnico ad altri simil-pop (a volte sono presenti contemporaneamente entrambi gli elementi), in cui tornano i sintetizzatori a farla da padrone; si tratta della seconda strumentale dei Rush nominata al Grammy Awards, ma anche questa, come YYZ, arrivò seconda, dietro a Cliffs Of Dover di Eric Johnson.

Altre canzoni dalla forte carica espressiva sono la title-track e The Big Wheel: sebbene un po' ripetitiva, la prima è ben strutturata e il ritornello è costruito in maniera intelligente su alcuni ottimi passaggi della sezione ritmica; da segnalare il curiosissimo pezzo rap cantato dallo stesso Lee, seppure con un notevolissimo uso degli effetti. The Big Wheel è invece più improntata sulla melodia e su di un ottimo lavoro delle tastiere, con alcuni passaggi a ritmi sincopati e più veloci, un pezzo non esaltante ma molto buono soprattutto sul lato prettamente musicale

Spostandoci poi sulle canzoni più melodiche, troviamo risultati contrastanti: a fronte di una bellissima Bravado, dolce ed emotivamente coinvolgente (e dallo splendido assolo) secondo uno stile che rimanda ai migliori Rush anni '70, e una buona Ghost Of A Chance, il pezzo più lento e introspettivo di tutto il lotto, con una ottima linea vocale e alcuni buoni interventi di chitarra e batteria nel ritornello, troviamo anche canzoni di un livello inferiore.
Face Up parte molto bene e sembra promettere grandi cose, ma scade poi in un refrain troppo sempliciotto per gli standard della band canadese, e a salvarsi pienamente rimane solo il lato tecnico, sempre di classe; di You Bet Your Life si salva invece ben poco: canzone troppo “facilona”, con delle backing vocals banalissime e quasi ridicole.

I passi falsi di questo disco sono comunque ben pochi, e ben controbilanciati da pezzi di ottima fattura, grazie ai quali Roll The Bones si pone come uno dei più riusciti dischi all'interno del periodo di transizione attraversato dalla band.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
56.35 su 34 voti [ VOTA]
Luka2112
Lunedì 12 Agosto 2019, 0.00.32
8
In un disco dei Rush qualcosa di buono lo si trova sempre, questo fu il primo che comperai in CD alla sua uscita. A fronte di alcuni brani davvero riusciti, altri sono più anonimi, considerati i loro standard, la produzione è inadeguata squillante ed esile.
Luka2112
Lunedì 12 Agosto 2019, 0.00.31
7
In un disco dei Rush qualcosa di buono lo si trova sempre, questo fu il primo che comperai in CD alla sua uscita. A fronte di alcuni brani davvero riusciti, altri sono più anonimi, considerati i loro standard, la produzione è inadeguata squillante ed esile.
Luka2112
Lunedì 12 Agosto 2019, 0.00.22
6
In un disco dei Rush qualcosa di buono lo si trova sempre, questo fu il primo che comperai in CD alla sua uscita. A fronte di alcuni brani davvero riusciti, altri sono più anonimi, considerati i loro standard, la produzione è inadeguata squillante ed esile.
Argo
Martedì 4 Ottobre 2016, 18.23.21
5
Disco pienamente sufficiente, nulla di più. Qui si continua a sentire la mancanza dei Rush di un tempo.
Lorenzo
Giovedì 18 Settembre 2014, 15.29.16
4
Lo sto approfondendo in questo periodo e lo trovo assolutamente gradevole, penso che i Rush lo abbiano scritto con spensieratezza senza particolari pressioni, in quanto nei primi anni novanta avevano già abbondantemente scritto la storia con i due decenni clamorosi, '70 e soprattutto '80, in cui hanno sfornato un capolavoro dietro l'altro. Perciò si sono voluti divertire e sbizzarrire approfondendo nuove sonorità, anche inedite per loro. Di finezze tecniche e compositive ne troviamo diverse, il trittico iniziale è devastante, Dreamline - Bravado e la geniale, a suo modo, Roll the bones, con il curioso inserto rappato da Geddy Lee con la voce modificata. The big wheel e Ghost of a chance sono due autentici colpi di tacco, le melodie dei ritornelli sono orecchiabili ma allo stesso tempo ricercate e ben articolate. Face up è energica e frizzante, Where's my thing? una strumentale pirotecnica con il doppiofondo scherzoso della trilogia inesistente. Heresy si potrebbe definire la Tai Shan di RTB, profonda e atmosferica, Neurotica è uno dei migliori capitoli del lotto con le sue venature progressive, mentre la chiusura è affidata a You bet your life, dall' intro molto solare e che ha la particolarità di avere un testo molto articolato, costruito quasi a mo' di scioglilingua e che rende il brano assai curioso... Insieme a Presto, sarà anche considerato da molti come un album transitorio prima del ritorno al puro hard rock chitarristico di fine anni novanta e di Vapor Trails, ma rappresenta comunque un bel lavoro ad opera di Musicisti immensi che anche quando convincono meno, non scendono comunque mai sotto il 7,5/ 7 di valutazione.
Andrew Lloyd
Domenica 23 Marzo 2014, 21.57.53
3
Il miglior album del dopo Moving Pictures. Fresco e pulsante, con la chitarra di nuovo protagonista e un sound proiettato nel nuovo decennio.Bella copertina...
imodu
Domenica 12 Febbraio 2012, 20.45.50
2
Album secondo me moderno ed eccellente, sono passati più di 20 anni ed è attualissimo; forse i Rush non passeranno alla storia per questo album, ma è un tassello fondamentale prima dei successivi "Counterparts" e "Test for echo" che ne costituiscono idealmente la naturale evoluzione. "Dreamline" dal vivo spacca di brutto.
a luci spente
Domenica 22 Gennaio 2012, 16.47.58
1
80 è un voto che non rispecchia il reale valore di 'roll the bones' che è invece di 87/100 un album pazzesco, ne cito solo alcune Ghost of a Chance - Roll the Bones - Dreamline.
INFORMAZIONI
1991
Atlantic Records
Prog Rock
Tracklist
1. Dreamline
2. Bravado
3. Roll the Bones
4. Face Up
5. Where's My Thing? (Part IV, "Gangster of Boats" Trilogy)
6. The Big Wheel
7. Heresy
8. Ghost of a Chance
9. Neurotica
10. You Bet Your Life
Line Up
Geddy Lee - Voce, Basso, Synth
Alex Lifeson - Chitarra acustica ed elettrica, Voce
Neil Peart - Batteria

Musicista Ospite:
Rupert Hine - Tastiere e Cori
 
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