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Secret Sphere - Sweet Blood Theory
( 7450 letture )
IL PASSATO

1999

Il sottoscritto era un giovane adolescente - avevo quattordici anni - che per la prima volta - ad eccezione dei Dream Theater - si affacciava sul vasto panorama dell’heavy metal.
I primi dischi ad entrare nel mio stereo furono Visions degli Stratovarius e Symphony of Enchanted Lands dei nostrani Rhapsody - per carità non mi denunciate - of Fire. Siamo negli anni fondanti di quello che verrà etichettato in giro per il mondo come Italian Power Metal; una “koinè metallica” - passatemi l’altisonante espressione - che sentiva il battito pulsante del cuore metallico italiano e, di lì a poco, avrebbe trovato la forza d’imporsi all’attenzione del pubblico che conta. Io ero un imberbe adolescente nell’occhio del ciclone…

Aggiungete il particolare che mi divertivo a “scoprire” gruppi - tramite acquisti per corrispondenza - per poi vantarmi con la combriccola di amici di aver trovato i nuovi Iron Maiden - o chi per essi – e così via. In sintesi, questa è la storia che mi ha portato a conoscere - insieme a tanti altri gruppi - i Secret Sphere. Incuriosito dalla descrizione dell’album - si parlava di un intreccio tra Helloween, Rhapsody e Dream Theater - decisi di fare mio Mistress of the Shadowlight (1999), album d’esordio del gruppo. La cosa che mi colpì maggiormente fu la personalità del gruppo, che cercava di trovare soluzioni originali nonostante un carattere ancora acerbo.

Passarono due anni (2001) e i sei piemontesi tornarono sugli scaffali con A Time Never Come, considerato da molti il lavoro più riuscito della band di Alessandria. Dal Power sinfonico dell’esordio, i nostri avevano intrapreso un cammino più heavy - nel senso classico del termine - non disdegnando qualche fugace incursione in campo thrash. Scelta vincente che ci consegnò due tra i pezzi più apprezzati dai fans: Legend e Lady of Silence. In ogni caso, l’album riscosse grandi consensi dalla critica.

Saranno ancora due gli anni necessari per concepire Scent of Human Desire, l’album più eclettico, discusso e criticato del gruppo. Un elemento di rottura con la tradizione, che se da un lato fece guadagnare nuovi consensi tra il pubblico più dedito all’hard rock - grazie alla sua spiccata vena “stradaiola” -, dall’altro fece perdere sostenitori tra gli aficionados della “doppia cassa ad ogni costo”. Nell’Agosto dello stesso anno ho avuto l’onore di conoscere questi sei bravissimi ragazzi - perché è questo quello che sono prima di tutto - in occasione di un concerto che organizzai con la mia associazione.

Altri due anni di gestazione (2005) e nuovo album, Heart & Anger, secondo platter per il colosso Nuclear Blast. L’album si confermò su ottimi livelli (clicca qui per leggere la recensione) mettendo finalmente in evidenza la cura maniacale per gli arrangiamenti, grazie ad una vera e propria orchestra di più di quaranta elementi. È facile immaginare quante soluzioni possa offrire una vera orchestra e quanto possa crescere a livello qualitativo un disco del genere.

In questi dieci anni di attività i Secret Sphere hanno diviso il palco con acts più o meno noti in giro per l’Italia e per l’Europa. Sicuramente da ricordare i tours con King Diamond, Royal Hunt e Astral Doors, oltre alle numerose partecipazioni ai maggiori festival europei tra cui il Gods of Metal, il Metal Dayz in Svizzera e il Prog Power, sia inglese che americano.

Perdonate l’approccio molto “personale” alla recensione e la biografia in stile wikipedia, ma trovavo giusto far luce sul passato di uno dei gruppi che maggiormente stimo in Italia.

IL PRESENTE

2008

Il presente è Sweet Blood Theory, quinto album della band. Il disco è un concept basato sul racconto The Vampyre (1819) di John William Polidori, medico e segretario personale di Lord George Byron. Il racconto viene considerato dagli studiosi come il primo ad introdurre la figura del vampiro nella letteratura occidentale, antecedente di quasi ottanta anni al celeberrimo Dracula di Bram Stoker, del 1897. Singolare è l’antefatto che sta dietro alla genesi del racconto. In una piovosa serata di Giugno, Lord Byron propose ai presenti - siamo in una villa sul lago di Ginevra - di scrivere dei racconti d’orrore per diletto. Da qui è nato il racconto di Polidori e anche un capolavoro della letteratura gotica: quel Frankenstein di Mary Wollstonecraft - nota come Mary Shelley - dal cognome del marito, Percy Bysse Shelley, uno dei massimi esponenti del Romanticismo.
Il vampiro di Polidori - Lord Ruthven - non è una creatura abominevole e assetata di sangue, ma un essere raffinato, tenebroso e col tipico fascino del maligno; proprio come Sweet Blood Theory.

Chiusa la parentesi letteraria - necessaria per inquadrare il livello di compenetrazione del racconto nel disco - è arrivato il momento di parlare della musica, dichiaratamente ispirata alle atmosfere dei film di Tim Burton e - per forza di cose - alle splendide colonne sonore di Danny Elfman. Trovo la parte orchestrale di pregevole fattura; in perfetto equilibrio con le atmosfere che l’album crea: dalle parti più dirette e veloci a quelle più lente ed intimiste, gli arrangiamenti orchestrali si stagliano sullo sfondo senza attirare l’attenzione; diventano quasi dettagli; frammenti assolutamente indispensabili. Non sarà difficile catapultarvi nei mondi fantastici creati da Tim Burton; non lo sarà davvero visto che il disco inizia con Evil or Divine, intro che sembra essere stata partorita dalla testa di Elfman.

Una “rasoiata” secca e violenta di Aldo Lonobile ci proietta fra le note di Stranger in Black, primo pezzo del disco. I Secret Sphere si riconosco perfettamente; l’attenzione alla melodia e il lavoro della coppia Lonobile - Gianotti è quello di sempre. Ritornello grintoso e ben costruito da un’interpretazione - da applausi - di Ramon; la cui ottima prestazione consolida la sua posizione tra i migliori cantanti che abbiamo in Italia.

Preparatevi perché il livello nelle prossime canzoni si alzerà ancora. From a Dream to a Nightmare, ricca di pathos e, la carica melodica di Bring On - magistrale la sequenza bridge-ritornello - sono due vere e proprie perle; anche se il meglio deve ancora arrivare.
The Shadows of the Room of Pleasure rappresenta l’apice del disco. Una canzone quasi perfetta. Non voglio dilungarmi oltre. Seguono a ruota Welcome to the Circus, la più diretta del platter, e uno delle ballad più belle che i Secret Sphere abbiano mai scritto. Tra le note di The Buterfly Dance brillano come diamanti l’interpretazione di Ramon e l’assolo “hard rock oriented” di Lonobile.

Sweet Blood Theory è il pezzo più articolato e meno diretto del cd, ma non per questo meno affascinante. Anzi, a conti fatti si rivelerà uno dei pezzi migliori; come detto, tutti su notevoli standard qualitativi. Feed my Fire e All These Words sono altre bombe pronte ad essere innescate ed esplodere nella vostra testa. Più diretta la prima - dotata di un ritornello semplice quanto efficace, più ragionata la seconda, che fa della sua vicinanza con l’hard rock il suo punto di forza.
Chiude il disco Vampire’s Kiss. Una precipitosa corsa verso un refrain - ancora una volta - da manuale. L’ultima pennellata di un meraviglioso quadro d’autore.

Prestazione degna di elogio da parte di tutti componenti del gruppo. Antonio Agate è un vero e proprio talento dietro le tastiere. Il batterista Federico Pennazzato alla prima prova su disco non fa certo rimpiangere chi lo ha preceduto dietro le pelli. La precisione di Andrea Buratto è la solita che da dieci anni scandisce il ritmo dei Secret Sphere.

L’unica nota negativa del disco riguarda la cover. Certo non per la bella presenza delle modelle Nisha e Maela, ma perché la trovo fuori luogo e anche tecnicamente discutibile. Inoltre, la copertina non rende affatto giustizia ad un booklet di buonissima fattura.

In conclusione, Sweet Blood Theory è un disco maturo, raffinato ed elegante. Se amate il power non potete macchiarvi del delitto di non comprarlo.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
60.13 su 46 voti [ VOTA]
Nonno Ippei
Mercoledì 7 Luglio 2010, 12.55.28
17
Personalmente li preferivo quando avevano di più il carattere trash, cmq è un bel disco, non ci si puo pentire di comprarlo
Renaz
Domenica 14 Febbraio 2010, 10.14.54
16
Grande Michele!
Michele
Sabato 13 Febbraio 2010, 23.45.02
15
Concordo in pieno con Renaz...da come ne parlavano sembrava bellissimo,e invece le uniche che si salvano sono L'intro,Stranger in Black,From a Dream to a Nightmare e la title-track...
Renaz
Martedì 10 Marzo 2009, 15.19.47
14
E' questo lo spirito giusto: open minded al cento per cento! Bravo Antonio
Antonio
Martedì 10 Marzo 2009, 14.02.45
13
conoscitore di musica... ascolta pure le tue cose...
Renaz
Mercoledì 4 Marzo 2009, 8.36.31
12
Ok, l'ho finalmente ascoltato con attenzione, e confermo le impressioni iniziali. Escludendo "From a Dream to a Nightmare" e "Sweet Blood Theory", il resto del disco è una presa per il culo nei confronti di Danny Elfman, tirato in causa più volte per descrivere la natura del disco. Chiunque abbia un minimo di conoscenze della musica orchestrale odierna potrà confermare: non è giusto tirare in ballo certi nomi e creare facile entusiasmo, per poi sfornare la solita roba... mi spiace non concordo con voi. Bocciato.
Rob
Sabato 28 Febbraio 2009, 17.58.25
11
Bè sono cmq due modi diversi di esprimere power oggi...
Nightblast
Sabato 28 Febbraio 2009, 13.54.17
10
Ottimo album...Grande band....Altro che l'ultimo Vision Divine...
Rob
Giovedì 26 Febbraio 2009, 9.44.11
9
Parole Sante!!! Il tuo commento vale la mia recensione...
Antonio
Giovedì 26 Febbraio 2009, 9.04.09
8
Si hai ragione, a parte che li seguo dagli inizi, mi è piacuto perchè a mio parere non è il solito disco power trito e ritrito, poi trovo che la sua lunghezza non eccessiva, una cinquantina di minuti se non erro doni freschezza e scorrevolezza al tutto, peccato che non siano abbastanza valorizzati...ma noi siamo così, meglio osannare qualsiasi gruppo straniero
Rob
Mercoledì 25 Febbraio 2009, 15.25.56
7
Va bene uguale... perchè mi pare di aver capito che il disco sia piaciuto parecchio pure a te....
Antonio
Mercoledì 25 Febbraio 2009, 8.54.54
6
No no Rob, io non sono quello del 22 febbraio, è omonimia
Rob
Mercoledì 25 Febbraio 2009, 0.28.35
5
Se sei lo stesso Antonio del commento precedente, direi che t'è piaciuto davvero tanto il disco!
Antonio
Martedì 24 Febbraio 2009, 14.00.54
4
Grande disco, grande gruppo, veramente gustosi e personali
Antonio
Domenica 22 Febbraio 2009, 9.44.46
3
questo disco spacca alla grande...voto: 85
Rob
Sabato 21 Febbraio 2009, 19.14.31
2
Bravo slide... hai centrato il punto. Questo disco è davvero vario... non ti stanca!
slide
Sabato 21 Febbraio 2009, 11.37.25
1
Bello e vario, a volte metto solo l'intro...fa atmosfera! Bellissima e particolare la title-track. Anche per me la copertina è inguardabile...giudichiamo la musica, al disco do 85.
INFORMAZIONI
2008
Dockyard 1
Power
Tracklist
01. Evil or Divine
02. Stranger in Black
03. From a Dream to a Nightmare
04. Bring On
05. The Shadows of the Room of Pleasure
06. Welcome to the Circus
07. The Butterfly Dance
08. Sweet Blood Theory
09. Feed My Fire
10. All These Words
11. Vampire’s Kiss

Line Up
Ramon – Vocal
Aldo Lonobile – Guitar
Paco Gianotti – Guitar
Antonio Agate – Keyboard
Andrea Buratto – Bass
Federico Pennazzato – Drums
 
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