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Pendragon - Pure
( 4686 letture )
Quello dei Pendragon è uno di quei monikers che fa sempre piacere incontrare, come un vecchio amico con cui sei cresciuto, magari non frequentandoti tanto, vedendosi solo in particolari occasioni o semplicemente per caso ogni tre o quattro anni, ma che fa parte della tua vita in maniera non invasiva, mai prepotente e piacevolmente costante.

Il 2008 ha visto il gruppo Inglese festeggiare i trenta anni di attività, un traguardo riservato a pochi e che andava solennemente “bollato” con un disco che fugasse i dubbi che personalmente avevano sollevato in me gli ultimi due o tre album, e la missione è senza dubbio riuscita.
Le novità introdotte nel sound al fine di renderlo più moderno hanno infatti il pregio di non intaccare assolutamente l’impostazione generale profondamente prog del gruppo di Nick Barrett che si presenta al proprio pubblico forte dell’innesto del nuovo batterista Scott Higham, il quale riesce a rendere più massiccio l’apporto della sezione ritmica, assicurando il giusto sostegno alla “presenza” del basso di Peter Gee, ai consueti passaggi liquidi e più convinti di Clive Nolan, e soprattutto alla chitarra di Barrett che nell’occasione si permette – oltre ai consueti fraseggi tipicamente made in Pendragon – anche alcune incursioni in ritmiche insolitamente Hard.

Il rinnovato equilibrio è evidente fin dall’opener Indigo che mette in mostra il piglio più deciso del gruppo, tanto che solo nella parte finale – con il cantato un po’ di sottofondo e le tastiere sospese – ci ricorda la tradizione Pendragon.
Più tradizionale nella sua costruzione Eraserhead, anche se mostra anch’essa una tendenza un po’ più Hard nella sua ossatura melodica.
Arriviamo quindi al piatto forte di Pure: la suite Comatose, divisa in tre “sotto-suite” e che rappresenta la sintesi del vecchio sound a cavallo tra i Pink Floyd di metà anni 70 e la tradizione prog proveniente da quegli anni; quanto fatto in tempi più recenti dai Pendragon stessi e da Marillion e compagnia; e le proposte più recenti di Porcupine Tree & C.
The Freak Show - oltre ad essere un buon pezzo in generale – può contare su un ritornello indovinato; la chiusura è infine affidata ad una tradizionale ed atmosferica It’s only me, ballad certamente molto bella.

Note di merito a parte per la qualità d’incisione di ottimo livello ed ancor di più per i testi spesso ricercati – anche se la voce di Barrett non mi ha mai entusiasmato – e di una certa gradevolezza formale, a questo proposito allego in coda alla recensione un estratto della traduzione di Indigo, anche se il passaggio da una lingua all’altra fa perdere sempre un po’ il senso e la forma.
Non è un capolavoro, ma è un buon album che contiene buona musica, da ascoltare con attenzione e partecipazione, proprio ciò che ci si aspetta dai Pendragon.


Per gran parte della mia vita sono rimasto intrappolato in questa scatola ermetica
Se avessi anche solo un braccio libero
allora si che il mondo mi noterebbe
Se avessi anche solo un braccio libero
sarei in grado di risalire in superfice per tirare il fiato
Ogni giorno scatta l’allarme
ed io affronto il mio crimine giornaliero
guardo fuori dalla finestra
ed il cielo è di un grigio tetro
Tutta l’oscurità e gli ingegni del mondo
gemono all’alba di ogni un nuovo giorno
i suoi maestri reclamano la loro libbra di carne
ed io non posso sopportarlo
Così mi affido alla sanità del mio subconscio
dove lavo via tutte le mie paure
poi mi tuffo in una profonda laguna blu
e nuoto lontano da qui



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
40.92 su 25 voti [ VOTA]
FelixJuggler
Mercoledì 1 Aprile 2015, 20.05.01
6
Non posso che essere d'accordo con lo Struzzo. Sonorità coinvolgenti, ogni traccia è puro progressive e bene legano le parti orchestrali con l'atmosfera complessiva dell'album. View from the seashore è un concentrato di energia ed è la mia traccia preferita per questo album.
Struzzo
Mercoledì 1 Aprile 2015, 19.56.45
5
Album superlativo. Indigo è uno dei brani più belli mai scritti. Non rimpiango il passato dei pendragon che, seppur notevole, non regge il confronto con questo gioiello inestimabile. I pendragon vivono una nuova vita! Voto 100 al pari di Train of thoughts e awake dei dream theater
Eavan
Lunedì 12 Novembre 2012, 22.12.28
4
Believe mi è piaciuto perchè sono rimaste alcune sonorità "soft" tipiche dei pendragon mentre pure non mi ha soddisfatto (cosi come Passion). Dei Pendragon preferisco The World, The Masquerade Overture e The Jewel. Comunque non è male basta adattarsi ad un sound diverso
onofrio
Domenica 25 Aprile 2010, 22.22.05
3
"pure" dei pendragon non lo sentito, invece "the world" si è bellissimo, magnifico.
Raven
Martedì 20 Ottobre 2009, 8.42.10
2
Si, è un buon disco. Ciao Cerberman, nuovo del sito?
The Cerberman
Lunedì 19 Ottobre 2009, 23.33.16
1
Anche se i migliori restno The World, The Window Of Life e The Masquerade Overture, questo è un capolavoro dove i Pendragon dimostrano di saper andare oltre il neoprogressive classico e di riuscire anche a rinnovarsi grazie a influenze metal, sperimentazioni elettroniche più moderne, arrangiamenti classici e suoni più cupi. Già con Believe, con quel suo approccio più rockeggiante e acustico con influenze folk avevano tentato una svolta non indifferente... ma qui siamo su tutt'altro pianeta!
INFORMAZIONI
2008
Toff Records
Prog Rock
Tracklist
01. Indigo
02. Eraserhead
03. Comatose (I View From The Seashore)
04. Comatose (II Space Cadet)
05. Comatose (III Home and Dry)
06. The Freak Show
07. It's Only Me
Line Up
Nick Barrett - Vocals, guitars, keyboard, programming
Peter Gee - Bass
Clive Nolan - Keyboards, backing vocals
Scott Higham - Drums, backing vocals
 
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