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The Prophecy - Into The Light
( 2238 letture )
Il fatto che possiate condividere la valutazione del nuovo The Prophecy dipenderà da come vorrete interpretare i continui cambi di tensione inclusi in questo platter. Into The Light mostra difatti un modo di intendere il doom-metal che proprio mi ha lasciato basito e che non rispecchia affatto, come ho sentito, la tendenza naturale di questo genere: la title-track, prima delle 8 tracce presenti, parte con una cattiveria che potrebbe far pensare ad un'estremizzazione del death-doom espresso nell’esordio Ashes (2003). Voce catacombale, chitarra fermata nel suo procedere da una ritmica affaticatissima, composozione verticale limitata e lucidata "all'osso": tutto farebbe pensare ad una violenta intensificazione dello stile, anche se qualche perplessità sull'originalità e sull'efficacia dell'impianto melodico l'ho prontamente individuata dalle prime, bradipiche note (che peraltro ebbi già con il predecessore Revelations). In realtà, proprio mentre cercavo risposta a questi pochi ma leciti dubbi, sono stato investito da quell’inaspettato tempestare di note alleggerite che costituisce il vero punto interrogativo del titolo in questione: la prima stregoneria sensoriale, che per nulla mi aveva scandalizzato e che anzi mi aveva indotto a prestare più attenzione al CD, viene infatti cancellata in un batter d’occhio. In pochi attimi i The Prophecy smontano quell’impattante preludio che avrei sperato essere il mood dell’intero album e che invece costituisce solo una (risicata) quota delle partiture dei nostri inglesi; il sound, così mutato, prescinde ora dalle fitte distorsioni e dal malefico growling dei primi secondi: la timbrica, la metrica e l'intonazione del cantato mi paiono voler scimmiottare, in questa seconda sezione del brano, sperimentazioni che negli anni '90 i critici si divertivano a definire grunge; Matt Lawson mi ricorda nell'attitudine, più che nel registro, il povero Layne Staley dei mai tanto compianti Alice In Chains, ovvero – volendone svilire l'operato – il parossistico James Hetfield di Load e Reload. A questa sconsolante diavoleria si aggiunge un impianto strumentale notevolmente attenuato ed innestato di richiami al progressive rock, a quello psichedelico ed allo stoner dei seventies (in una parte infinitesimale), fatto di logorroiche fondamenta arpeggiate, inutili fronzoli chitarristici e, soprattutto, tempi ritmicamente inadatti – troppo veloci per essere doom e troppo lenti per poter confluire, con cognizione di causa, in qualunque fetta dell’infinito universo del metal estremo.

Descritto così, Into The Light potrebbe comunque farvi pensare ad una forma-canzone capolavoro di integrazione tra generi, quando è invece la regola grammaticale ad essere il suo peggior difetto: troppo eterogenea, sconclusionata, con una separazione troppo netta tra le zone cupe, mai decise e risolute, e quelle più ariose, mai ficcanti ed avvincenti. Il songwriting è folleggiante (in senso negativo) e decisamente irritante: niente tristezza, niente cattiveria, niente angoscia; a livello di coinvolgimento emozionale manca tutto.

Ammetto che, di mio, non amo quelle release forzatamente camaleontiche tra le quali debbo identificare questa seconda prova dei The Prophecy, così come va anche detto che la fattura dei brani è accettabile anche se mai degna di speciali meriti: le partiture sono sempre poco complesse (anche laddove le chitarre cercano di simulare ingerenze prog), il che non permette un vero e proprio giudizio tecnico dei singoli strumentisti, fatto salvo quello dell’ex My Dying Bride John Bennett il cui lavoro, incerto e poco preciso, non lascia scampo ad una condanna di inadeguatezza.
Dicevamo: l’alternarsi dei due registri stilistici caratterizza tutto il disco presentandosi, più o meno insistentemente in tutti i brani dalla title-track in poi (individuo in Delusion, Belief Means Nothing e All Is Lost le tracce più equilibrate). A fare da eccezione Echoes, indecente ballad che neanche accenna ad un inasprimento concettuale e/o tecnico. Esperimento da dimenticare.
Il resto della setlist è un continuo “ON-OFF”, con zone d’ombra che ne giustificano l’insufficienza aritmetica. Buona invece la produzione guidata egregiamente da un certo Greg Chandler, da sempre genio sul palco ed ora talento anche dietro le quinte.

L’impressione è quella di un disco troppo pretenzioso, che scherza a fare il prodotto intellettuale e che stanca già dal primo contatto. Ho provato a farmi piacere Into The Light in tutti i modi, forzando molte audizioni, ma non c’è stato proprio nulla da fare.
Come me, tutti gli extreme-doomster, fingano che questa release non sia mai esistita; gli altri: i goth-depressive volgano lo sguardo altrove senza farsi ammaliare da paragoni farneticanti (My Dying Bride, Mourning Beloveth), i “classicisti” si divertano a scovare i frequenti e malriusciti tentativi di scopiazzatura sabbathiana, mentre i doomster occasionali ci provino senza crearsi troppe aspettative.

Consigliarlo mi pare davvero troppo.
Non ci siamo.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
34.30 su 23 voti [ VOTA]
Raven
Martedì 26 Maggio 2009, 17.32.40
9
Non ho ascoltato il disco, ma colgo l'occasione per sottolineare come la discussione sia corretta e costruttiva, a differenza di quelle fomentate da fans poco.....lucidi per altri dischi.
Arakness
Martedì 26 Maggio 2009, 16.40.09
8
Caro Max, partendo dal presupposto che a differenza di Giasse il disco mi è piaciuto (cosa che ho anche espresso sotto), credo che parlare di originalità sia assolutamente fuoriluogo; semmai ti invito a spiegare a tutti noi cosa ha di singolare questo disco. In ogni caso quando il risultato finale è come Into The Light, non mi sento di annoverare questa mancanza come un peccato mortale. Concordo invece sull'efficacia del mood complessivo del platter, così come le ottime trame disegnate. Anche la performance del singer non mi è dispiaciuta affatto... però, ripeto per quanto il songwriting sia efficace e la sezione ritmica (nel suo complesso) sia ben congeniata, a me Bennett non piace come suona, e confermo l'impressione circa la sua scarsa incisività (cosa che sostengo dai tempi dei MDB).
Max
Giovedì 23 Aprile 2009, 18.13.36
7
Glasse, prima di cercare di interpretare una opinione diversa dalla tua etichettandola come "frutto del rancore tipico da fan" che non ha digerito bene un voto dato a un certo gruppo ti invito a riflettere. Parli di inadeguatezza tecnica di Bennet, di incertezza e imprecisione e sei l'unico a pensarla così tra le tante recensioni che ho letto su questo disco. Liberissimo di farlo, ma a leggere le tue parole sembra di trovarsi di fronte a un pessimo batterista, la verità è che lo stesso drummer è lodato in diverse recensioni, nonchè dal suo chitarrista in interviste (e se suoni con un pessimo drummer ti conviene tacere della cosa), che per me molto talentuoso, ed etichettato a piu' riprese come un drummer le cui funk chops vengono fuori in diversi pezzi, per me tu confondi incertezza con un approccio molto jazz-free allo strumento, riascolta la seconda o la penultima traccia, c'è anche un lavoro sui piatti fuori dal comune. Molti riffs doom sono semplici, il basso crea un groove pulsante e la batteria a tratti è l'elemento che coi piatti o qualche colpo di cassa o rulIata ci mette qualcosa di suo, non è detto che un batterista debba stare constantemente nel pezzo e tenere solo il ritmo per tutto il tempo, specialmente il un lavoro realmente un po' prog. The Prophecy sono un gruppo pro, pensi che un produttore buono come tu stesso definisci questo non avrebbe fatto risuonare pezzi con drum parts incerte e poco precise? Anche chi ha masterizzato il cd non è uno sconosciuto avendo lavorato con Dimmu e Emperor e non ce lo vedo a lasciare il suo nome su un disco con una batteria incerta e poco precisa.Le parole sono PIETRE. Il disco per me è tutto feeling e anche tecnica. Ma piu' del giudizio sul drummer (che poi alla fine non mi cambia nulla come tu la pensi e viceversa) quello che ti invito a fare è riflettere sulla tua frase di inizio recensione: "Into The Light mostra difatti un modo di intendere il doom-metal che proprio mi ha lasciato basito e che non rispecchia affatto, come ho sentito, la tendenza naturale di questo genere:" e poi vai a descrivere il contrasto tra le parti death-doom e le aperture melodiche gothic con voce pulitissima. Per me un motivo di merito del disco, perchè le trovo dannatamente efficaci e anche originali. Tornando sulla tua frase cmq, tu parli di tendenza naturale di questo genere, non rispettata da questo disco, di conseguenza la versione di doom di questo gruppo ti ha lasciato basito. Non ti sembra una frase che denota un minimo di chiusura mentale? Questo non è il vero death doom, non è nemmeno il classico gothic metal, e allora mi lascia basito. E' un processo alle intenzioni, anche se suonato bene (ok per te la batteria fa schifo ma sei l'unico a dirlo, liberissimo di farlo per carità..) Se avessi scritto che si tratta semplicemente di un disco non ispirato per te, noioso per te, con una voce che non tolleri, quello potrei capirlo. Stessa cosa per il gusto compositivo, lì si puo' disquisire fino alla notte dei tempi. Per me la voce è molto piu' di "maniera" nelle parti piu' death anche se convincente e ho trovato coraggioso puntare su una voce clean tanto pulita che a me piace molto ma che avrebbe potuto infastidire chi era piu' legato al lato un po' piu' "estremo" della band. Per me è un disco bellissimo, per te mediocre, e rispetto prima di ogni cosa ma non mi piace quando mi leggo certe cose sul valore di certi musicisti oppure quando viene fatto un processo alle intenzioni, il recensore per me non è un professore che dice come deve suonare un certo genere, che poi per lui è sempre come gli piace di piu' o come lui vede quel ramo musicale, ma dovrebbe essere una persona con ampie vedute che, libero da preconcetti, giudica quei pezzi per il loro valore e le emozioni che gli sanno suscitare, ammesso che riesca a provarne. Ora ti quoto stralci di recensioni, quel che ho trovato sulla band, la rece piu' brutta, un 6,5 ha una frase che mi ricorda quella che ti facevo notare della tua recensione, sa tanto di "il doom metal deve suonare così.." Mi vengono in mente certe recensioni ai Novembre dei primi dischi etichettati da alcuni come gruppo che suonava questa cosa insensata tra death e gothic con vocals pulite e growls, con tanto di critica perchè non sembrava decidersi su cosa volesse fare, come se non si potesse suonare uno stile variegato solo perchè al recensore di turno non andava bene così, salvo poi incensare gli Opeth qualche anno dopo quando per molti era diventata una trovata geniale miscelare un po' il prog al death con un'alternanza di voci... Pensa che facendo la media questo disco dei The Prophecy come voto delle recensioni sta sul 8-8,25, mi spiace non ti abbia dato le stesse emozioni che ha dato a tanti altri. Ciao. Max
Renaz
Mercoledì 22 Aprile 2009, 13.08.08
6
Quoto una bellissima frase di Giasse: "Concludo dicendo che “rispettare” non significa farsi condizionare e menché meno evitare giudizi negativi". Così come può finire nei Classici un disco brutto, non è mancanza di rispetto giudicare un disco mediocre.
Giasse
Mercoledì 22 Aprile 2009, 12.25.23
5
Max, mi sembra che il tuo commento sia dettato dal rancore tipico del fan che metabolizza il voto e non il testo. Vediamo se riusciamo a convergere. Il termine "intellettuale" era riferito al tipo di songwriting, dato che i testi nel promo, come ben sai, non c'erano: tutti questi taglia e cuci sono molto pretenziosi e per essere davvero efficaci vanno gestiti con molta attenzione. Nel disco in questione non ravvedo (per scelta della band e lo dico chiaramente nel commento sottostante) particolari tecnicismi che possano elevare la release da questo punto di vista, tuttavia non ritrovo nel mio scritto le insinuazioni irrispettose di cui mi accusi: “va anche detto che la fattura dei brani è accettabile anche se mai degna di speciali meriti: partiture sono sempre poco complesse (anche laddove le chitarre cercano di simulare ingerenze prog), il che non permette un vero e proprio giudizio tecnico dei singoli strumentisti, fatto salvo quello dell’ex My Dying Bride John Bennett il cui lavoro, incerto e poco preciso, non lascia scampo ad una condanna di inadeguatezza” (cit.). Su Bennet non credo possa esserci ulteriore discussione: non è all’altezza di grandi gruppi ed il fatto che abbia suonato come sessionman nei MDB non ne può certo elevare la caratura, se non curricolare. Passiamo alla questione complessità delle partiture: disco con aperture prog/psichedelic? Perfetto… rispetta i canoni. Se poi mi parli di pregiudizio, mi permetto di consigliarti la mia recensione degli In Mourning che lo stesso Arakness cita nei suoi commenti: ti accorgerai che esalto ciò che mi convince, indipendentemente dal mio gusto personale (che gli In Mourning neanche sfiorano). Concludo dicendo che “rispettare” non significa farsi condizionare e menché meno evitare giudizi negativi; firmo i miei articoli con il mio vero nome e dunque mi espongo alle medesime critiche che riservo ai lavori che non mi piacciono. Il rapporto tra recensore, band e case discografiche mi sembra di gran lunga paritario, mentre lo è un po’ meno quello tra recensore e commentatori, spesso anonimi o comunque non identificabili. Detto questo esponi le tue ragioni con assoluta educazione (salvo riservare al sottoscritto giudizi di merito piuttosto affrettati), il che mi permette di rispondere senza remore. Altrimenti avrei ignorato. P.s.: Piandello parla anche di “versione relativistica della realtà”, convieni?
Max
Mercoledì 22 Aprile 2009, 0.47.33
4
Ho trovato questa recensione imbarazzante. Una cosa è avere un'opinione diversa da altre persone, ma stravolgere la realta' dei fatti, oppure criticare apertamente un gruppo o un disco perche' si vorrebbe che suonasse tutto come in alcune parti piu' o meno pesanti, beh mi pare davvero poco rispettoso nei confronti delle intenzioni dei musicisti. Perchè non rispettare una band e accettarla per quel che suona cercando di immergersi un po' nella musica che fa senza pregiudizi? E perchè mai un gruppo dovrebbe scherzare a fare l'intellettuale? I testi di questo disco sono moto profondi, non scherzano di certo, ma non ve n'è menzione nella recensione, forse perchè nell'advance promo non c'erano (l'ho ricevuto anch'io). Capisco che tu ti definisca extreme doomster ma una voce molto pulita in grado di tirare fuori gran belle melodie merita rispetto. Infine, non capisco il senso di criticare la tecnica strumentale di un gruppo palesemente dotato da questo punto di vista, viene criticato il batterista che è solamente uno dei piu' bravi e tecnici a suonare questo genere in circolazione, non a caso ha suonato per due anni nei My Dying Bride e ha ottenuto grandi riscontri di critica un po' ovunque, un po' come tutto questo disco e la stessa band, chitarrista in primis. Grande disco. Profondo come pochi, e di grande personalità proprio per i suoi contrasti pazzeschi. ps: e criticare le partiture come poco complesse in un genere, il doom, in cui il 99% delle uscite è MOLTO MENO complesso a livello di trame musicali, beh, si commenta da solo... Comunque, come diceva Pirandello, ciascuno il suo.
Arakness
Domenica 15 Marzo 2009, 22.48.31
3
eheheh... e dai lo sai benissimo che il mio lato oscuro c'è anche se non si vede (in quanto tale ) . Poi preferisco lasciare la piazza a te e la tua magnifica squadra, formata da ottime menti; intervenendo rischio solo di intralciarvi con il mio gulliver malato Cmq tornando all'album... si la voce non è il massimo dell'espressività, seppur l'ho trovata migliore di tante lagne atone che si sentono in giro, anche in gruppo più blasonati e lavori in sostanza meglio riusciti. Più in generale mi voglio ripetere, a scanso di equivoci: per intenderci non siamo al cospetto dei MDB, Morgion, Novembre (per carità...nemmeno a nominarli!!!) e tanto più Opeth più plumbei, così come i fortunati scimmiottatori di Akerfeild e compagni (giusto per fare qualche nome recente leggasi i Dark Suns nelle prime due release, ma soprattutto gli InMourning, che tra l'altro dovresti conoscere benissimo ), però senza estasiarmi mi hanno convinto forti di una spiccata personalità e gusto per il songwriting. In ogni caso siamo saldamente ancorati sul pianeta Terra!!!
Giasse
Domenica 15 Marzo 2009, 19.07.08
2
Aspetta... io la tua posizione la capisco: tu non sei un extreme-doomster, mio caro... tu sei un extreme (e basta). A me pare che anche nelle zone "aperte" manchi totalmente il piglio melodico, cosa su cui passerei sopra se quantomeno ci fosse un'attenzione più marcata alla ricerca tecnica, che invece manca, credo per volontà. Concordo sul fatto che non sono sornioni. E la voce clean come ti suona?
Arakness
Domenica 15 Marzo 2009, 18.54.43
1
Mph... eh eh...eh eh...eee... sorrido perchè non posso fare a meno di eloiarti seppur, come del resto già sai, ho una opinione leggermente divergente su i The Prophecy. Evidentemente sono l'eccezione che conferma la regola tra i ext.doomster... Mph... eh eh...eh eh...eee... Scherzi a parte condivido a pieno la critica a Bennett, e sopattutto la mancanza di originalità, a favore di soluzioni che oramai sono clichè (forse solo All Is Lost esce dai binari); eppure nel complesso Into The Light mi suona discretamente, trovando una sorta di percorso grazie ad una sezione acustica felice e al tempo stesso mai invadente o stucchevole, ed una serie di melodie, per quanto scontate, lontane dall'esser ruffiane. Insomma... per me ci siamo, seppur saldamente ancorati sul pianea Terra!
INFORMAZIONI
2009
Code666
Doom
Tracklist
1. Into The Light
2. Don't Forget
3. Delusion
4. Echoes
5. Belief Means Nothing
6. All Is Lost
7. Waters Deep
8. Hope
Line Up
Matt Lawson – Vocals
Greg O'Shea – Guitars
Gavin Parkinson – Bass
John Bennett – Drums

Session:
Steph Boyle - Cello
 
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