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Mournful Congregation - The June Frost
( 4398 letture )
Chi nella vita non ha mai desiderato una Ferrari? Ad una domanda apparentemente scontata, le risposte possono essere diverse; la maggior parte della gente la può considerare come il picco assoluto in campo automobilistico, altri ne saranno affascinati per la sua velocità, altri per l’eleganza, qualcuno potrà disprezzarla per il costo eccessivo ed altri ancora – per lo status symbol che rappresenta – tenderanno a conformarla al concetto di lusso pacchiano e, snobbandola, tenderanno a preferire marche di una nicchia ancor più esclusiva come Aston Martin, Bentley o Maserati. Questo disco è dedicato a questi ultimi, a tutti coloro che fanno le proprie scelte in base a valori che prescindono dal gusto popolare, rincorrendo clichè stilistici ricercati, ambiziosi ed alle volte apparentemente sconvenienti. Chi compra una Aston Martin sa bene che la sua auto non raggiungerà le velocità di una Ferrari, ne avrà gli standard tecnologici delle rosse di Maranello; tauttavia sa per certo che il marchio che acquista ha una tradizione artigianale ed un fascino che vanno ben oltre l’apparenza. Scusate la prefazione filo-automobilistica, ma ci tenevo a sottolineare come esistano scelte e gusti che sembrano, agli occhi delle masse, assurdi e irragionevoli, ma che per chi ne è attore rappresentano valori pienamente stimabili. I Mournful Congregation rappresentano ormai da anni una delle punte di diamante di una certa scena che definirei quasi massonica e segreta, dove non si è celebri quando si somiglia ai My Dying Bride, ma quando si tocca un nuovo picco di pesantezza assoluta. Per chi non li conoscesse, consiglio calorosamente di procurarsi il fondamentale The Dawning Of Mournful Hymns, doppio album che racchiude la storia della band e vera icona del doom-death più lento e pachidermico.

Ricevo direttamente da Damon una copia del disco, con tanto di info e flyers in giapponese, e la mia attenzione è subito stuzzicata dal colore dell’artwork: il bianco! Assolutamente inusuale per i nostri, da sempre ancorati al look “total black”, temo che quel colore nel booklet sia una conseguenza di qualche insperato cambiamento stilistico; tolgo il dischetto dal suo alloggiamento e leggo a caratteri cubitali la scritta “doom”; qualche istante di esitazione ancora, ma non appena risuonano le note dell’iniziale Solemn Strikes The Funeral Chime, ogni dubbio svanisce, come per incanto. L’opening track è una strumentale di poco meno di 4 minuti, aperta dal “rassicurante” suono delle campane a morto: molto tetra e cinematografica, grazie alle splendide melodie tracciate dai synth che creano un sottofondo musicale scenico e dalla grande atmosfera. Con la successiva White Cold Wrath Burnt Frozen Blood, siamo subito immersi in una magma nerissimo e soffocante. Oltre 17 minuti di funereo, annichilente e spaventoso doom-death senza speranza. La pesantezza dei brani può lontanamente rimandare a bands quali, Esoteric, Disembowelment, Longing For Dawn e Worship, dai quali i Mournful Congregation si distinguono nettamente per una marcata propensione per le parti acustiche, utilizzate per creare insoliti squarci di luce in un panorama assolutamente privo di vita, quale è quello delle partiture più fitte. Ogni singolo riff, ogni arrangiamento di chitarra ed ogni singola nota che compone questo disco è volto al più ortodosso rispetto dei canoni del doom metal, senza contaminazioni o sperimentazioni di sorta. Nonostante la smisurata durata del brano, l’ascolto è scorrevole e non privo di attimi di pura emozione, come non mi capitava di sentire da tanto tempo. Mentre le altre bands, col passare del tempo e dei dischi, tendono a “ripulirsi”, i Mournful Congregation hanno come unico obbiettivo quello di appesantire il proprio suono, senza nessun ammorbidimento, senza nessun compromesso. Ne è una prova la magnifica Descent Of The Flames, monumentale nella sua monoliticità, caratterizzata da un riffing capace di schiacciare l’ignaro ascoltatore al suo primo ascolto con inaudite sferragliate, per poi concludersi con un dolcissimo arpeggio di chitarra. La title track, interamente strumentale, si apre con un nuovo arpeggio acustico sul quale si inerpica un solo di chitarra bello ed emozionante, vicino a certe composizioni di bands quali While Heaven Wept o Solitude Aeternus. Il brano – dall’ampio respiro – lascia presagire una nuova calata agli inferi, che puntualmente arriva con A Slow March To The Burial (già edita sullo split 10” con i tedeschi Stabat Mater): maestosa e solenne è scandita da un riff spezza ossa sul quale il caro Damon gorgheggia un growling che negli anni è rimasto inalterato. The Februar Winds è un’altra strumentale che ha il solo compito di introdurre i malcapitati all’inesorabile potenza della kilometrica Suicide Choir, brano più metallico del lotto. Il viaggio finisce con The Wrath che, contrariamente al titolo ferale, si apre con un introduzione acustica calma e sognante, per poi irrobustirsi con chitarre e ritmica quantomeno distruttive.

L’acquisto di questo disco, per i pochi fortunati che riusciranno a trovarlo, ha lo stesso senso di investire i propri denari nel mattone… valore assolutamente garantito! Non c’è il pericolo di trovare brutte sorprese, solo puro, incontaminato e raggelante doom-death d’annata. Purtroppo l’etichetta giapponese che produce – ormai da anni – i Mournful Congregation non gode di una distribuzione particolarmente capillare, né la stessa band ha la possibilità di promuovere in tutto il globo il proprio nome, provenendo dalla lontana Australia. Forse mi lascio trascinare troppo facilmente dalle emozioni, ma reputo The June Frost, assolutamente privo di difetti: in tempi in cui i grandi si sciolgono, cambiano stile o si sbiadiscono, questo disco rappresenta, insieme all’ultimo Esoteric, un monumento alla coerenza ed alla fedeltà stilistica.

Per me è un capolavoro; per chi ha in mente solo la Ferrari… potrebbe invece essere una grandissima rottura di scatole…



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
53.34 su 29 voti [ VOTA]
Ubik
Venerdì 24 Agosto 2012, 14.46.42
6
tanto per cambiare il voto lettori fa ridere.....
Ubik
Venerdì 24 Agosto 2012, 14.46.13
5
Ricommento in maniera più decente. Disco di una bellezza disarmante che contiene quel gioiello assoluto del Doom a nome Descent of the Flames il cui testo è immenso. Ottima la voce ed eccellente il guitar work specialmente per quello che riguarda le parti acustiche che aumentano il pathos delle composizioni. Disco obbligatorio per chiunque ascolti Doom, genere che qui tocca nuove vette di pesantezza e di trasporto emotivo......
Ubik
Mercoledì 30 Marzo 2011, 22.43.26
4
Nero pesante e mentalmente distruttivo. confermo il voto della recensione
YOUDESERVETODIE
Sabato 19 Giugno 2010, 14.11.27
3
Spledida recensione e splendido disco.
Alex B.
Martedì 14 Aprile 2009, 16.55.31
2
Capolavoro assoluto del Doom. Era tanto che non sentivo un disco cosi bello. Stra-Stra-Straconsigliato agli amanti del genere e non solo.
Enrico
Martedì 14 Aprile 2009, 2.49.01
1
Disco che mi sento di consigliare. Davvero un piccolo gioiello di grande valore.
INFORMAZIONI
2009
Weird Truth Productions
Doom
Tracklist
1. Solemn Strikes The Funeral Chime
2. White Cold Wrath Burnt Frozen Blood
3. Descent Of The Flame
4. The June Frost
5. A Slow March To The Burial
6. The Februar Winds
7. Suicide Choir
8. The Wrath
Line Up
Damon Good: Rhythm, lead and acoustic guitar, bass keyboards, vocals
Adrian Bickle: drums
Justin Hartwig: lead guitar
 
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