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Kiss - Gene Simmons
( 5128 letture )
Da una copertina splendida, madida di rosso vermiglio, spunta il viso demoniaco di Gene Simmons con tanto di rivolo di sangue che fa capolino dal lato sinistro del labbro. Poi è tutto un gorgoglìo di emozioni e di ospiti a tonnellate. Gene voleva fare le cose in grande per questo lavoro e si era messo in testa di invitare una cospicua parte dei suoi miti per creare un album pazzesco, uno dei migliori che fossero mai usciti. Gene è sempre stato un tantino megalomane, grande artista ma megalomane. Come prima mossa invitò Jerry Lee Lewis e le sue fobie a forma di Beatles chiamate John Lennon e Paul Mc Cartney. Tutti e tre non accettarono l’offerta, il mago del pianoforte e del rock’roll, Jerry, per i troppi impegni, i due miti perché troppo snob e non interessati al progetto. Ma l’album pullula ugualmente di grandi ospiti, pagati profumatamente e trattati con guanti bianchi dal demone che, non badò a spese. A tutti gli ospiti, oltre all’ingaggio, veniva spesato il volo e il soggiorno quasi fosse un membro della famiglia reale. Per appagare la sua fissazione beatlesiana, Gene affittò gli studi inglesi di Oxford, locati nella stessa strada dove abitava George Harrison, altro Beatles, e uno studio in Usa, più precisamente ai Cherokee di Los Angeles.


Il risultato è davvero maestoso, un set di canzoni bellissime prodotte dallo stesso linguacciuto e da un uomo fidato come Sean Delaney, stratega della carriera dei Kiss, sin dal giorno dopo il mitico debut-concert, tenuto al Diplomat Hotel di New York. Gene, geniale ma supponente, suona la chitarra e mai il basso a voler dimostrare che ci sapeva fare anche con la sei corde e non solo con lo strumento a quattro. Radioactive si apre con un inno al vampirismo e una risata da gelare l’anima nel corpo di qualsiasi essere umano, per poi deflagrare in un brano bello, melodico, e con una chitarra molto americana e un ritornello, aperto e memorizzabile, contornato da voci femminili e honky tonky piano. Chitarra solista ad opera di Joe Perry degli Aerosmith, una garanzia. Burning up… ha un andazzo alla Kiss mentre il chorus, doppiato da voci femminili, si allontana dai sentieri originali; la voce è incisivamente cattiva nelle strofe. Donna Summer svisa vocalmente con gorgheggi inusitati… e la pressione sale. Una commistione di rock e soul: miscela strana ma decisamente avvincente. Gli ospiti traboccano sugli spartiti e la produzione fa il resto. See You Tonite è teneramente dolce, una ballad con tanto di chitarra acustica e dei coretti che la fanno cantare con gusto; ricordo che questo bel pezzo verrà inserito nell’unplugged di Mtv che i Kiss del periodo senza trucco, registreranno prima del ritorno alle maschere.


Ritmi rallentati e basso in evidenza su Tunnel Of Love, musica pitturata di toni oscuri e una voce inquieta e inquietante: quasi 4 minuti di sorprese e i classici coretti femminili a tratteggiare il momento topico della canzone. Chitarra che fa l’aereo ripetutamente, poi balza in assolo e stimola le orecchie al contrario di una batteria, troppo sepolta. Nel pezzo seguente ci si chiede dove sia il satanico bassista mascherato? Dissolto in note troppo volatili che costruiscono una True Confessions impalpabile che si salva solamente su alcune venature acide nella voce di Gene, il resto è pianoforte, andamento lento, cori da lirica e gospel. Qui di rock non c’è traccia! Nella seguente, invece, ci si ritrova, finalmente. Un coro che recita incessantemente I’m living in sin at the Holiday Inn sforna un pezzo con una chitarra leggera che lascia la scena ad una voce eccitata, tratteggiante avventure di girls having sex in hotel, molto Gene Simmons, non c’è che dire. Track sette, altro lento, vocione baritonale tenuto a freno ma con un risultato sorprendente. Always Near… ha un bel crescendo di vari strumenti e brucia su una sei corde che pare sempre lì li per esplodere di rabbia ma che si contiene fino al ritornello cantato con note alte, un po’ strozzate, ma efficaci. Gene, per chi conosce bene i Kiss, ha corde vocali uniche e particolarissime, riconoscibile tra tante, senza ombra di dubbio. Rock and roll senza fronzoli sulle note di Man Of 1000 Faces, il manifesto vero di questo album solista, con un andamento non esasperante ma con uno spirito ribelle impresso nel sangue e nel sudore spillato per la riuscita del lavoro. Ottima la partitura di archi che rendono il pezzo sapido e bruscamente levigato, una sorta di clochard con il collo inguainato in un foulard di seta. Bellissima Mr. Make Believe che rispolvera la saga delle belle canzoni che affondano le radici nella tradizione melodica a stelle strisce. Chitarra romantica e voce, ora robusta ora sognante, a far da contraltare agli immancabili cori rosa. Ecco, se c’è un difetto evidente in tutto il lavoro, sempre secondo il mio parere, è l’abuso di troppi cori bianchi a farcire le canzoni, una cosa a cui, credo nessun fan dei Kiss potesse esser preparato. Si va verso il termine con una rilettura del classico dei Kiss See You in Your Dreams, qui resa incazzata da alcuni arrangiamenti più duri e dalla voce di Gene ma che, immancabilmente sfocia, indovinate un po’?... in cori femminili che qui proprio non ci stanno.


Peccato perché le chitarre sono potenti e i controcori sono brillanti e pesantissimi, con un sapore quasi thrash. Ascoltare per capire. L’album si chiude con la favola. Un pezzo uscito pari pari da un film Disney (Pinocchio) che vede il demone confrontarsi con il suo sogno: il cinema. Nonostante la sua vocalità, poco avvezza ad orchestre e campanellini, la riuscita è ottima, una bellissima song che evoca sogni che fanno stare bene e vivere meglio. I suoi versi emozionano e l’orchestra fa il resto, certo che se pensiamo a lui sul palco con borchie, catene, lingua di fuori e stivali alti venti centimetri… beh… tutto detto! L’album nella sua complessità è bello, apprezzabilissimo il tentativo di diversificare le composizioni rispetto alla band madre e gode di grande perizia nei suoni. A tal proposito, il mitico Michael Kamen diresse una trentina dei migliori orchestrali delle Sinfonica di Los Angeles. Uno studio con una porta girevole per ospitare tante star, alcune mega, come Cher, Bob Seger, Rick Nelson, Michael Des Barres, Ritchie Ranno (Starz) e tanti altri, oltre ai già citati Donna Summer, Joe Perry. Per saziare le sue manie Gene, non avendo potuto contare sugli originali, ingaggiò i sosia dei due Beatles che gli avevano dato picche e li fece cantare in studio: Mitch Weissman e Joe Pecorino che facevano parte dello show Beatlesmania. Un progetto faraonico che premiò Simmons con almeno un milione di copie vendute, un album che ancora oggi regge musicalmente e che non è nemmeno paragonabile a quella scemenza di Asshole, suo secondo lavoro solista lontano dai Kiss, una vera stronzata, parafrasando il titolo stesso dell’album. Certo che se si cerca il grande rock, quello sano e cattivo, da ascoltare fumando Marlboro, bevendo scotch con una bella signorina discinta di fronte… in Gene Simmons se ne trova poco.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
42.16 su 30 voti [ VOTA]
Appg
Martedì 5 Maggio 2015, 13.59.31
7
Gene ci fa capire sul suo solo esattamente il suo ruolo all'interno della band, ossia l'anima finanziaria. Farcito di ospiti si discosta dal genere Kiss e fa quello che piu gli piace. Buon album.
DP
Venerdì 4 Ottobre 2013, 19.39.42
6
se li consideriamo prettamente dal punto di vista tecnico e compositivo sia il solista di Gene come quello di Peter e Ace a confronto con sua maesta' Paul che dimostra ancora una volta quale sia la vera anima portante dei Kiss sono un gradino piu' basso, anzi due. Ma non dimentichiamoci che con questi lavori sono comunque riusciti a mettere in evidenzia la loro personalita', esprimendosi in liberta' assoluta risaltando finalmente le propie vedute artistiche senza nessune remore. Del resto era questo lo scopo di tali pubblicazioni.
blackie
Mercoledì 14 Settembre 2011, 0.58.36
5
la copertina (come gli altri 3)e fantastica conservo ancora la copia con il poster originale!la musica.....una mezza cagata e mi spiace dawero tanto dire questo di gene,ma onestamente insieme a quello di peter ceriss e il peggiore dei solisti...si dice che all epoca gene era troppo preso dalla storia con cher,infatti si vede che non ci ha capito piu un cazzo.
ace360
Martedì 3 Agosto 2010, 12.27.20
4
Questo disco è una merda pazzesca, le uniche canzoni decenti sono radioactive, mr make believe e see you tonight. Voto 40
Grewon
Sabato 3 Aprile 2010, 12.10.02
3
Secondo me il disco più brutto dei 4 solisti. Troppo distante dalle sonorità Kiss, senza anima e noioso alle lunghe... Due o tre canzoni si salvano, ma siamo lontani dal voto dato dal recensore, almeno per me. Voto 55.
pablo
Giovedì 5 Novembre 2009, 16.24.29
2
Perchè Asshole scemenza e stronzata??? Secondo me è un bel disco, a parte un paio di pezzi non molto riusciti.
elysis
Sabato 25 Aprile 2009, 23.50.07
1
Un album dal chiaro sapore "musical" in puro stile Broadwaysiano, sfarzoso, spettacolare, poco rockeggiante, rappresenta pienamente l' eclettico, megalomane Gene. Complimenti Frankiss per il tuo lavoro, sempre preciso, a volte urticante ma molto stimolante!
INFORMAZIONI
1978
Casablanca Records
Rock
Tracklist
1. Radioactive
2 Burning up with Fever
3. See You Tonite
4. Tunnel of Love
5. True Confessions
6. Living in Sin
7. Always Near You/Nowhere to Hide
8. Man of 1000 Faces
9. Mr. Make Believe
10 See You in Your Dreams
11 When You wish upon a Star
Line Up
Gene Simmons - Guitars and Voice
Neil Jason - Bass
Elliot Randall - Guitars
Sean Delaney - Percussions
Allen Schwartzberg - Drums
 
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