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The Gathering - The West Pole
( 6415 letture )
Lo ammetto, non sono un profondo conoscitore in materia The Gathering. Mi rendo conto che in qualità di recensore questa sia una lacuna non da poco, credo però che in questo caso ciò non possa che giovare: The West Pole è un disco attesissimo per via del cambio dietro al microfono di quella che è stata la figura sicuramente più rappresentativa e carismatica del gruppo olandese, ossia Anneke Von Giesbergen, così importante da rappresentare essa stessa l'emblema unico non solo del gruppo ma di un intero movimento. E così, scevro da preconcetti, cercherò di giudicare questo disco il più possibile per quello che sono oggi i The Gathering e non per quello che sono stati, evitando nella maniera più assoluta inutili e controproducenti confronti con il passato (per quanto illustre e importante).

Possiamo iniziare.
L'apertura è di quelle che lasciano il segno, When Trust Becomes Sound è una strumentale guitar oriented (trend generale di tutto The West Pole) che graffia e ci spoglia delle nostre sicurezze e convinzioni, mettendoci a nudo, soli con la nostra anima che già cerca di sfuggire all'inesorabile confronto con se stessa. Rimane lei, la musica, cui non ci resta, per l'appunto, che affidarci. Con la successiva Treasure i toni cambiano: il pezzo è frizzante, diretto, spensierato e ci presenta la nuova cantante Silje Wergeland, norvegese con notevole esperienza maturata negli Octavia Sperati. La sua voce calza perfettamente nel contesto di questo nuovo corso inaugurato dal gruppo olandese: il sound non è più legato al cosiddetto trip-rock degli ultimi due dischi, affonda invece a piene mani in soluzioni più marcatamente alternative. La cantante si presenta molto valida tecnicamente, pulita e precisa tanto nelle parti sussurrate quanto in quelle più spinte. L'unica critica che mi sento di muovere è che la norvegese si sia concentrata più sul piano della formale perfezione tecnica ed esecutiva che non su quello emozionale (e d'altro canto come darle torto, visto il pesante fardello che si deve portare appresso?) ma il suo lavoro è senza dubbio di spessore.
Un arpeggio distorto ci introduce ad All You Are, pezzo sulla falsariga del precedente in quanto a struttura e feeling generale: è con tutta probabilità il più banale ed easy listening del lotto, impreziosito però da arrangiamenti di alta classe.
La parte centrale del disco perde un po' in fruibilità rispetto al resto, ma è qui che i The Gathering danno libero sfogo alla loro vena creativa più sperimentale. Dalla title track fino a Pale Traces le atmosfere diventano difatti molto più rarefatte e ricercate, più difficili se vogliamo da mandare giù, ma molto più appaganti una volta fatte nostre: le chitarre smettono di saturare gli amplificatori (ritorneranno a incendiarli prepotentemente nei due pezzi finali) lasciando maggior respiro ad archi (i quali, arrangiati con gusto e competenza, sono presenti un po' dovunque, ma qua predominanti), synth e perfino al pianoforte (You Promised Me A Symphony); ed è proprio in questa dimensione straniante ed asettica, quasi lisergica, che trova compimento la ricerca musicale degli olandesi, il loro senso estetico, creativo, che vuole il supremo sposalizio oraziano tra arte ed ingenio, artificio ed ispirazione. Questi pezzi sono ognuno delle piccole gemme cariche di sentimento, magnifici.
Le ultime due tracce riprendono la vivace freschezza delle prime canzoni, fino al bellissimo finale strumentale di No One Spoke in cui in un tripudio di archi, tastiere e chitarre suggella con una vena meravigliosamente malinconica questo grandioso ritorno.

La produzione è pressochè perfetta, superlativa in alcuni frangenti in quanto a ricerca dei suoni e degli effetti, puliza e cura dei particolari (a tal proposito, Pale Traces mi ha fatto gridare al miracolo in più riprese). Menzione particolare meritano le doppiature delle voci, davvero magistrali, indice ciò dell'ottima caratura della cantante, anzi delle cantanti: Marcela Bovio (Ayreon, Stream of Passion, Elfonia) e Anne van den Hoogen (cantante olandese di cui non conosco i trascorsi musicali) compaiono infatti dietro al microfono rispettivamente in Pale Traces ed in Capital of Nowhere.

Unici, flebili, consolanti, leggiadri nella facciata ma devastanti nell'intimo, con i The Gathering vince, sul serio, il talento. Quello vero e puro di un gruppo superlativo, che si staglia nitido e vibra nell'anima.
The West Pole promosso a pieni voti, qua dentro c'è tutto, il borghesismo di centro destra e i tormenti della sinistra, la crisi mondiale e la speranza di Obama, la civiltà pulita ed il degrado grunge; tutti coloro che non sono in grado o si rifiutano di capirli, che rimanessero pure ancorati al loro passato, per quanto mi riguarda rimandati tutti a settembre (ma di quale anno, purtroppo o per fortuna, non ci è ancora dato saperlo).



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
71.91 su 73 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 13 Febbraio 2016, 16.29.49
6
Ritengo che questo cd sia un buon album. La perdita di Anneke è grave, ma già con la title track si ha l'impressione che il gruppo sia in piena salute: lenta, profonda, in grado di mettere in evidenza le svariate sfaccettature vocali della nuova arrivata. E poi, come non rimanere estasiati da You promised me a simphony, Pale traces, No one spoke e A constant run dalla coda in odor di Air (il gruppo francese) assolutamente eccezionale. Non sappiamo se dureranno, ma sicuramente non deludono mai.
andrea
Mercoledì 13 Giugno 2012, 0.02.50
5
molto bene. dopo 3 anni posso vomitarlo: the west pole mi piace più di if_then_else, souvenirs e home messi insieme! soprattutto se vicino ci aggiungo heroes for ghosts che fa impennare la mia brama per il nuovo album in uscita a settembre
Tommy
Venerdì 11 Giugno 2010, 10.22.05
4
Disco bellissimo per quanto mi riguarda!Ottima rece! I The Gathering sono per me qualcosa di superiore, un gruppo che con Mandylion (per me il più bel disco di ogni epoca, ancestrale) ha raggiunto non solo la perfezione, ma è andato oltre...e poi, nei successivi lavori ha saputo rinnovarsi e sperimentare con un talento innato, scrivendo capitoli musicali sempre ai vertici...e oggi con questo lavoro e con un notevole cambiamento all'interno (sostituire Anneke pareva impresa ardua, ma a quanto pare tutto si è risolto nel migliore dei modi) continuano a regalare tanta bellezza.
Autumn
Martedì 28 Aprile 2009, 15.09.54
3
Grazie Luca, I appreciate
Arakness
Domenica 26 Aprile 2009, 19.35.51
2
In primis grande stima per Stefano: scrivere di un genere e dichiarare candidamente di non conoscere a dovere una band celeberrima non è da tutti (soprattutto se poi si dimostra avere comunque grande perspicacia, sensibilità e padronanza nel trattare la materia, quasi da veterano) Invece parlando dei The Gathering... bhe... non nascondo che preferisco la prima incarnazione - la più heavy - per intenderci. Mandylion resta impareggiabile, così come la perla assoluta di Strange Machines! Quindi la nuova discorafia mi ha sempre lasciato piuttosto tiepido. Detto questo confermo che The West Pole è un discreto album, il quale segue fedelmente il nuovo corso della band. Del resto Silje rimpiazza alla grande l'osannata Anneke, francamente non facendone sentire la mancanza.
Khaine
Domenica 26 Aprile 2009, 13.08.56
1
Da ascoltare assolutamente.... assolutamente! La mia curiosità è alle stelle, soprattutto se il disco è così buono...
INFORMAZIONI
2009
Psychonaut Records
Alternative/Gothic
Tracklist
1. When Trust Becomes Sound
2. Treasure
3. All You Are
4. The West Pole
5. No Bird Call
6. Capital Of Nowhere
7. You Promised Me A Symphony
8. Pale Traces
9. No One Spoke
10. A Constant Run
Line Up
Frank Boeijen: keyboards, piano, harmonium and vibraphone
Marjolein kooijman: bass guitar
Hans Rutten: drums and percussions
René Rutten: electric and acoustic guitars, stylophone
Silje Wergeland: vocals and grand piano
Marcela Bovio: guest vocals
Anne van den Hoogen: guest vocals
 
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