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Slough Feg - Ape Uprising
( 1949 letture )
Se c’è una cosa maledettamente difficile da fare è usare solo ed esclusivamente riff, schemi e soluzioni integralmente mutuate da quanto fatto in precedenza da altri -in particolare da Thin Lizzy, Iron Maiden (più di una “cavalcata” compresa in questo album sembra coeva del periodo Iron Maiden/Killers) Black Sabbath, fino ad arrivare, ad un ascolto particolarmente attento, ai Black Flag- e risultare ancora totalmente credibili e personali.
Bene, gli Slough Feg ci riescono (ancora una volta).

In Ape Uprising il gruppo di Mike Scalzi affronta ancora una volta temi che vanno dal doom d’annata di The Hunchback of Notre Doom all’HR senza fronzoli di Ape Uprising, al manifesto Shakedown at The Six e toccando durante il suo svolgimento anche momenti thrasheggianti ed epic -questi ultimi forse in maggior misura rispetto al passato- il tutto rimanendo sempre costantemente, incredibilmente personali e centrando anche un risultato finale complessivamente un po’ più pesante del solito.

E’ comunque il folk americano un po’ alla Pearl Jam di White Cousin a costituire a mio parere il pezzo più paradigmatico dell’intero lavoro, legato com’è ad un suono assolutamente privo di appeal tecnologico e moderno, ma profondamente fiero ed intransigente, parti cantate in primis. Ecco, sono proprio questi, forse, i due termini che meglio descrivono Ape Uprising e la band in generale, perché questo album trasuda fierezza, la fierezza di suonare “vecchi”-suono del disco compreso- e l’intransigenza quasi integralista che rifiuta la contaminazione di modelli presuntamene più contemporanei, sapendo di risultare così “fuori tempo” ed avendo il coraggio di fregarsene totalmente.

Gli Slough Feg sono un fenomeno per certi versi assolutamente peculiare nella scena metal attuale, sono talmente indietro, talmente demodè, ma talmente bravi, da poter risultare a loro volta un modello di ritorno da seguire. Ciò in modo da far si che, partendo loro stessi da certi precisi riferimenti più che chiari, risultino come modello e ponte col passato per gente più giovane, e chissà che in futuro non si possano sentire gruppi che suonano alla Slough Feg , magari senza nemmeno conoscere i gruppi dai quali tutto ciò è partito.

Sotto la cover in pieno stile fumettistico (come del resto il personaggio di Mike Scalzi, egli stesso una specie di fumetto vivente) di Ape Uprising troverete solo (?) dell’ottimo heavy metal suonato da gente che ha dedicato la vita a questo e lo ha fatto sapendo di non poter ottenere da ciò riscontri economici di particolare rilevanza e di poter suscitare l’attenzione solo di un gruppo di amatori di certe sonorità e di un certo modo di suonare e concepire la musica e la vita, e per questo meritano perlomeno rispetto.

Necessari.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
32 su 18 voti [ VOTA]
tribal axis
Giovedì 21 Ottobre 2010, 16.57.07
5
sono fantastici: è heavy metal classico il loro però riesce ad essere molto originale grazie soprattutto alla voce del cantante molto caratteristica.
Raven
Martedì 23 Giugno 2009, 8.40.28
4
Custodi della fede e della tradizione, ripeto: certa gente è necessaria.
Metalmania
Martedì 23 Giugno 2009, 1.12.27
3
Ho sentito delle loro canzoni...discreti e poco più...bravi tecnicamente ma senza particolare fentasia...
Raven
Martedì 12 Maggio 2009, 9.24.54
2
Ma li conosce solo Jappy?
jappy
Venerdì 8 Maggio 2009, 14.18.52
1
Fantastico!!! Li adoro tutti i loro album si respira sapore anni '70 pizzico di cavalcate epiche e perchè no anche un po' progressive.. Hardworlder è un gradino sotto rispetto le loro produzioni (comunque molto molto buono). Ma questo album è veramente fantastico, se amate il vecchio heavy metal con tinte epiche non dovete lasciarvi sfuggire questo album (prima pero' procuratevi "the Traveller" secondo me il lavoro piu' bello)
INFORMAZIONI
2009
Cruz del Sur
Heavy
Tracklist
1. The Hunchback of Notre Doom
2. Overborne
3. Ape Uprising
4. Simian Manifest
5. Shakedown at The Six
6. White Cousin
7. Ape Outro
8. Nasty Hero
Line Up
Mike Scalzi - voce, chitarra
Angelo Tringali - chitarra
Adrian Maestas - basso
Harry Cantwell - batteria
 
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