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Sunn O))) - Monoliths & Dimensions
( 7281 letture )
Il drone
Quanti di voi sono davvero attratti da questa insolita forma musicale? Quanti di voi la conoscono veramente? Quanti di voi sarebbero in grado di citare almeno 5 drone-band?
La leggenda narra che la definizione “drone” fu attribuita al particolare “ronzio” prodotto dalle chitarre dei seminali Earth, tuttavia interpretazioni meno affascinanti legano il termine al modo prolungato di suonare una singola nota, ovvero -in una visione fantascientifica- all’onomatopeico sferragliare dei “drone robot” (automi).
Nella sua forma più pura il drone è un insieme di risonanze, distorsioni e per l’appunto “ronzii” tra loro indistinguibili che ricorrono ad intervalli irregolari, guidate da formulazioni matematiche apparentemente illogiche. L’accordatura degli strumenti (tutti a corda) è pesantemente sottotonale e l’effettistica tale da sbarrare la strada ad ogni tipo di audizione convenzionale, anche performata da orecchie allenate in materia.
Nessuna forma-canzone, nessuna regola universalmente “condivisa”, nessuna variazione ritmica, melodica, timbrica, e chi più ne ha più ne metta. Le vocals sono spesso affidate a screamer fortemente monotòni o narratori dal timbro quasi “afono”. Il cantato (più spesso parlato) può essere piatto e logorroico, così come totalmente assente o risicato a pochi, “ininterpretabili” vocaboli. Il mood di questa accozzaglia sonora è soffocante, plumbeo, pachidermico. Un brano drone si mostra al pubblico talmente disarticolato da sembrare un insignificante fracasso.
Ma è davvero così?

La band
Chi dice “drone” spesso lo fa (giustamente) accostando il termine a Stephen O’Malley, ovvero ad una delle sue creature più criptiche ed intelligibili: i Sunn O))). Alla sola vista di questo moniker a molti si rizzeranno i capelli: quella parola che tanto assomiglia al “sole” di anglofona traduzione, ma che né ortograficamente, né simbolicamente nulla c’entra con il concetto di luce; quella grande “O” che pare la sorgente del tutto, o del niente, o che forse è il solo rimasuglio delle origini nordeuropee di un americano qualunque che vuole stupire a tutti i costi; infine quelle tre parentesi tonde che assomigliano ad un’onda sonora che si propaga in modo regolare, insistente, mai domo...
Fin dagli esordi -nel lontano 1995- i Sunn O))) si propongono come fabbricanti di “antimusica”, nel senso più letterale del termine: entrambi provenienti dagli extreme-doomster Burning Witch, Anderson e O’Malley estremizzano il concetto dei padri Earth proponendo uno stile ancora più eccessivo dello sludge-doom; ne esce qualcosa di mai sentito; un prodotto ai limiti della cacofonia, probabilmente fine a se stesso, senza alcuna pretesa commerciale. I due sono talmente inseriti nella scena mondiale da beneficiare in continuazione di straordinarie collaborazioni e contributi: Attila Csihar (Mayhem), Kim Thayil (Soundgarden), Oren Ambarchi sono alcuni esempi. Esempi di pazzi!
Ma è davvero così?

Il disco
Arrivati all’ennesima fatica, O’Malley e Anderson fanno un ulteriore passo avanti nella propria disumana sperimentazione. Monoliths & Dimensions, forte di 4 lunghissime tracce, rivoluziona -una volta ancora- il modo di concepire l’arte del duo oltreoceanico innestando nelle fondamenta tipiche del genere d’origine una serie di soluzioni che ammorbidiscono l’ascolto e lo rendono più interessante e godibile. Già con il precedente Oracle l’attitudine rumoristica che aveva fatto conoscere il progetto ai palati più fini (e malati) sembrava ridimensionata a favore di un modello di forma-canzone più organizzato e razionale. Qualcuno tra i fan vide l’operazione come un imbastardimento del concetto sonoro che O’Malley aveva da sempre sponsorizzato quale rivoluzionario ed anticonvenzionale, altri invece come una dovuta (e nobile) contaminazione con l’industrial più rigoroso ed il moderno ambient-black; la verità è che Oracle, come pure quest’ultimo episodio della discografia “piena”, sono effettivamente opere più semplici e fruibili (rispetto ai due White, ad esempio) perché maggiormente disciplinati e dunque codificabili, ma soprattutto perché innestati di visioni sconvolgenti tuttavia riconducibili ai canoni tipici dello studio grammaticale. Ad esempio Big Church è zeppa di corali femminili, Hunting & Gathering (Cydonia) presenta numerosi inserti elettronici ed armonizzazioni provenienti da fiati (quasi orchestrali) e keyboards (“urlanti” in perfetto goth-style); fanno capolino durante l’ascolto anche arpeggi puliti (Big Church) e distorti (Alice); sono poi percepibili numerosi accenni di sviluppo orizzontale. Insomma… un bel passo verso la “normalità”!
Ma è davvero così?

Il risultato
Ciò che vi ho appena descritto significa che l’orecchio di un qualunque ascoltatore mediamente dotato possa finalmente distinguere, in alcuni passaggi di Monoliths & Dimensions, melodie variegate (seppure rastremate all’osso) e perfettamente amalgamate alla base rocciosa e “ronzante”, comunque presente; ciò significa poi che l’uso della voce si fa a tratti più “cantereccio”; ciò significa che oltre ai rombi, agli striduli, alle tuonate di basso e chitarra, alcuni brani presentino timbriche impensabili neanche 5 anni fa, periodo in cui la band deviò la propria maturazione artistica con quel Black One che solo ora leggo quale acerbo capostipite. Ciò che invece non possiamo asserire, nemmeno volendo riservare alla band la peggiore critica possibile, è che i Sunn O))) siano divenuti ordinari o mercantili: con Monoliths & Dimensions siamo comunque ben ancorati ad una radicalizzazione stilistica ben lungi dall’essere apprezzabile da chiunque.
Dei tanti concetti, ciò che però stupisce maggiormente -oltre alle già citate operazioni di “accademizzazione” del suono- è la ricchezza compositiva espressa da un prodotto che di suo dovrebbe autodefinirsi come monotòno, monocorde, monotematico; in realtà analizzando ognuno dei 4 brani inclusi nella tracklist si notano differenze abissali.
Ma è davvero così?

I brani
Ci si chiedeva poco fa se (e quanto) Monoliths & Dimensions tradisca le origini del combo, alterando quello stile “duro e puro” tanto caro ai fans di vecchia data. Per una risposta soddisfacente è necessario addentrarsi con profondità nei quattro medaglioni costituenti l’opera di cui -non me ne vogliate- intendo proporre un puntuale track by track.
Comunque, se di assortimento si vuole davvero parlare, questo lo si deve riferire soprattutto al diverso appeal che ognuno dei brani sfoggia rispetto agli altri: se Aghartha è un quasi prototipo depotenziato della normale vision sunniana, altrettanto non si può dire della “cinematografica” Big Church, della ritualistica Hunting & Gathering (Cydonia) e nemmeno della pacata Alice.
Bando alle speculazioni.

Aghartha, che assieme ad Hunting & Gathering (Cydonia) costituisce l’anima più “heavy” (in senso letterale) di questo Monoliths & Dimensions apre come in passato fecero i celeberrimi OOVoid e Flight Of The Behemoth, ovvero con uno strascico tonante e sottotonale di chitarra distorta prolungato per parecchi minuti; la sensazione di oppressione tipica del genere è mediata da una saturazione non eccessiva e da frequenze di risonanza più basse e meno fastidiose di quanto non lo furono in passato. I richiami della 6 corde continuano imperterriti per circa sei minuti, alimentati da pennate lente e cadenzate sulle quali non v’è alcun completamento ritmico; come spiegai già in passato analizzando un altro “monolite” della musica moderna (Symphony III degli Until Death Overtakes Me), il ruolo della chitarra e del basso all’interno del drone (o del drone-funeral, o del drone-ambient, fate vobis) è principalmente ritmico: l’attacco riservato a tali strumenti è infatti tale da rendere ogni nota un fragoroso rintocco: è un espediente più facile da sentire che da spiegare…
Il sesto minuto vede finalmente comparire il nefasto sussurro del “mitologico” Attila Csihar, ancora una volta specialissima guest-star dei prodotti targati Sunn O))), il cui vocalism accompagnerà -invariato- l’intero brano fino al suo placido (?) terminare. Il parlato (recitato) è impostato ma praticamente afono: lancinante, corrosivo, si adagia sulla fitta base dei cordofoni, ora impazziti più che mai. Il basso è possente e roboante, mentre con il passare del tempo la chitarra di O’Malley diviene urlante, stridula e totalmente avulsa dai normali concetti di tecnica esecutiva. La declinazione del brano vola verso l’industrial cacofonico ed Attila termina la delirante preghiera. Poi stop.

Black Church è invece l'episodio più marcatamente esoterico: da un lato resa possente e claustrofobica dall'esasperata lentezza delle restituzioni strumentali, dall'altro "spirituale" dall'articolato lavoro vocale. Il brano è diviso in tre tronconi intervallati da brevi spazi di silenzio varati da rintocchi di campana. All'interno di ognuna di queste porzioni il corale femminino di Jessika Kenney ad introdurci con innocente naturalezza la corrotta invocazione che andremo ben presto a partecipare. Angelico, rarefatto, il cantato plurivocale (riverberato) contrasta con la "palpabilità" terrena delle schitarrate bradipiche di Anderson e O'Malley che per l'occasione manifestano in modo compiuto gli squarci di variazioni tonali solo intravisti in Aghartha. In realtà è l'effettistica utilizzata a consentire questa "nuova" opportunità, permettendo al sound una pulizia (in senso relativo, intendiamoci) fin d'ora mai presente nello strano amalgama prodotto dai Sunn O))). Spaventosa la litania recitata dal solito Csihar (nel secondo e terzo troncone) che fa il verso ai perversi rituali della tradizione cristiano-massonica. Il corpo che si unisce allo spirito; il cielo che collassa sulla terra; l'umano che compenetra il divino: Black Church è l'apoteosi di quel satanismo crowleyiano che fa della carnalità il fine unico. Ed ultimo.
Dannatamente (s)coinvolgente ben figurerebbe quale colonna sonora di un classico dello psicohorror!

Hunting & Gathering (Cydonia) : la più completa verticalmente e l'unica -veramente- arrangiata secondo i canoni della materia. Nel progredire dei suoi 9 minuti intervengono fiati, tastiere, onomatopee manifatturiere e loop da "disturbo elettromagnetico" a realizzare uno scenario completo ed appagante anche dal punto di vista meramente estetico. La sensazione di pienezza è motivata da uno spettro effettivamente ricco seppure la ricorsività dell'unico leitmotiv presente renda il tutto difficilmente digeribile. Il registro di Csihar si fa chiuso e cattivo, con un approccio timbrico molto simile a quello di Till Lindemann nei brani più marziali (Reise, Reise). Con Hunting & Gathering (Cydonia) l'album sconfina nel doom più cupo e profondo, figlio delle precedenti esperienze con Burning Witch e Thorr’s Hammer: le tonalità implodono verso le ottave extrabasse e lo sviluppo fatica nel suo incedere morente. Per chi ha esperienza di "piastra" pare di ascoltare un 45 giri a 33. Superlativo il lavoro della coppia nativa, ma altrettanto degno di menzione lo studio di contorno affidato al genio Eyvind Kang (John Zorn, Bill Frisell), la cui sapiente mano è palese anche nella traccia successiva.
Brano malsano.

Infine Alice che conclude questo settimo full-length con un quarto d'ora di puro ambient-doom. Le drone guitar vengono ampiamente ridimensionate (a tratti scompaiono del tutto) e l'attenzione volge ai fiati, all'arpa, alle keyboards, in un pout-pourie che deve molto al dark d'autore, ma pure al jazz libero ed alla contemporanea d'atmosfera. Siamo anni luce da ciò che significano i Sunn O))) nell'immaginario comune; siamo in un'altra atmosfera, in una nuova dimensione. O’Malley ed Anderson hanno valicato lo scibile... E con loro tutti gli ascoltatori, me compreso.

La conclusione
Avrete capito che in Monoliths & Dimensions c'è qualcosa di nuovo, di fresco, di affascinante, che però potrebbe non piacervi perché difficile, duro, inconcepibile…
Ascoltare l'album è una sfida da affrontare con la consapevolezza di chi non cede di fronte a nulla.
D’altra parte… raggiungere il piacere non è affare per tutti.
Sconsigliato ai frigidoni musicali e pure a quelli che si fanno troppe domande sul perché ed il percome delle cose; sconsigliato ai rocker, ai metallari, ai thrasher, ai blackster, ai deathster.
Sconsigliato anche ai doomster “difficili” che ritengono lenti e pallosi i Thergothon, i Disembowlement, gli Worship, gli Until Death Overtakes Me, i Boris
Insomma: sconsigliato a tutti.

Ma sarà davvero così?



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
65.27 su 61 voti [ VOTA]
Absynthe
Mercoledì 11 Gennaio 2017, 22.57.02
30
Incredibile l'effetto che, da Big Church fino all'ultimo eco di fiati in Alice, quest'album riesce a provocare sui miei nervi. Credo sia il loro apice (visto che Kannon non sposta di un millimetro l'assetto sonico cui sono giunti - a parte qualche svisata nella terza parte - mostrandosi in linea, o di poco sotto rispetto alle dimensioni monolitiche di questa raccolta), nonostante Agartha mi risulti dannatamente ostica e quasi indigeribile da ormai sei/sette anni... Ma credo che non potrei apprezzare così tanto le tracce che seguono, senza prima affrontare e somatizzare il nero in cui Attila riversa i suoi rantoli... Disco da avere, per quanto mi riguarda.
Suarez
Lunedì 18 Luglio 2016, 20.09.00
29
ho ascoltato "solo" la prima "canzone", le virgolette sono eufemisticamente necessarie, e devo dire che secondo me il mood personale è determinante per l'80% sul giudizio che ognuno si può fare. Onestamente non li trovo geniali come tanti affermano, forse gli Earth lo sono stati dando l'input per questo genere (ma anche qui ci andrei con le pinze)
Macca
Martedì 17 Febbraio 2015, 13.20.19
28
Negli ultimi anni mi sono avvicinato a generi che fino a qualche tempo fa non ascoltavo e mai avrei pensato potessero piacermi...tuttavia questa roba faccio una gran fatica a considerarla musica.
Nikolas
Venerdì 4 Luglio 2014, 14.47.52
27
@ObscureSensation: su Wikipedia risulta aver contribuito ai seguenti dischi dei Sunn O))) White2 (2004) Oracle (2007) Dømkirke (2008) Monoliths & Dimensions (2009)
ObscureSensation
Venerdì 4 Luglio 2014, 13.39.38
26
Ma qualcuno mi dice oltre a questo album a quale altro album ha partecipato attila csihar???
Swan Lee
Martedì 4 Giugno 2013, 22.30.09
25
Apprezzavo i Burning Witch, nel loro Doom ancora più in slow motion del solito (pensate un po!), ma questi proprio no, mi spiace
The Void
Lunedì 4 Marzo 2013, 22.53.01
24
Preso e...mi piace! È diverso da tutto quello che io abbia mai sentito...disarmante! Direi che devo procurarmi ØØ Void e Black One..
Sambalzalzal
Giovedì 27 Dicembre 2012, 11.18.54
23
ahahahahahahah
Taste Of Chaos
Giovedì 27 Dicembre 2012, 11.12.40
22
ascoltarlo con la nebbia fuori dalla finestra è un'esperienza agghiacciante...non mi piaceva il genere e non mi piace tuttora, ma almeno ci ho provato
Lorenzo
Sabato 6 Agosto 2011, 10.14.20
21
Ma che centrano mo i Moss?
Doom
Martedì 19 Luglio 2011, 0.36.59
20
bella recensione album effettivamente più accessibile per me l'apice fu black one ( c'era un odore di morte insopportabile) unica band del genere drone a destare il mio interesse. praticamente mi sa che vivono col loro ingegnere del suono.
Giasse
Sabato 13 Giugno 2009, 17.24.35
19
Volendo iniziare, forse si potrebbe anche prendere in considerazione qualche prodotto intermedio tipo i Moss...
Simone
Venerdì 12 Giugno 2009, 21.13.26
18
Beh, diciamo che non è un gruppo per "testare" il genere. Se è una prima esperienza nel drone-doom potrebbe risultare un pò ostico. Per avvicinarsi a tali suoni magari si potrebbe cominciare con i seminali Earth, altrimenti risulterebbe solo una confusione totale di suoni messi là, alla rinfusa. Io personalmente ci ho messo un pò per metabolizzare il drone-doom quando decisi di avvicinarmi a questo genere, ma con il passare del tempo mi è piaciuto sempre di più e i Sunn O))) sanno far bene il proprio mestiere.
Fransisco
Lunedì 8 Giugno 2009, 10.48.56
17
L'ho ascoltato solo un paio di volte e poi cestinato...Mi riprometto di rriascoltarlo con piu' attenzione (se il fisico reggerà...)
Giasse
Venerdì 5 Giugno 2009, 20.53.45
16
Figurati, nessuna offesa... Però non mi hai risposto: hai ascoltato Monoliths & Dimensions? Guarda che rispetto al passato le cose cambiano per sul serio...
Fransisco
Venerdì 5 Giugno 2009, 11.25.25
15
@Giasse: Non volevo offendere nè te nè nessun "amatore". Anzi chiedo scusa se qualcuno si fosse offeso. E' stata una uscita "d'istinto", dopo aver nuovamente dedicato ascolti ripetuti alla loro proposta. Credo che nel tuo ultimo commentoi tu abbia perfettamente azzeccato il punto focale della questione: "...Perchè piacciano bisogna dedicargli molti ascolti, tuttavia dedicandogli molti ascolti non è detto che piacciano... (condizione necessaria ma non sufficiente)..." Ho provato ad ascoltarli piu' volte e in piu' occasionii, ma nulla.Non c'è verso.E si che a 42 anni ne ho sentita e apprezzata di musica "pallosa" (funeral doom, impro-jazz, minimal ecc). Termino qui'. Per me Sunn o))) = fastidio psico-fisico... Ad Maiora
Renaz
Venerdì 5 Giugno 2009, 8.53.08
14
Beh cmq bella ed esaustiva recensione, che piacciano o no (e a me non piacciano, credo )
Giasse
Giovedì 4 Giugno 2009, 18.48.46
13
Francamente devo dire che ai primi ascolti (White I) piacevano poco anche a me. Con il tempo ho imparato ad interpretarli e pure a codificare la loro proposta: ovviamente quest'ultimo Monoliths & Dimensions li mostra davvero meno ostici che in passato, ma pure più ricchi e "sentimentali"... io non li scarterei a priori, anche se come dicevo nel testo capisco un rigetto istintivo. Perchè piacciano bisogna dedicargli molti ascolti, tuttavia dedicandogli molti ascolti non è detto che piacciano... (condizione necessaria ma non sufficiente)
tribal axis
Giovedì 4 Giugno 2009, 14.42.08
12
il disco non l'ho ascoltato... il drone non mi è mai piaciuto più di tanto, tranne i psychedelici Earth.... la recensione però mi è piaciuta, soprattutto il primo punto che da un'ottima definizione al genere.
Autumn
Giovedì 4 Giugno 2009, 12.38.16
11
Fucking ma sarà davvero così?
Fucking
Giovedì 4 Giugno 2009, 12.24.57
10
Embedded ha ragione la logica è uguale a quella di Zeit il risultato è diverso. Zeit era un capolavoro questa e m....
Simone
Giovedì 4 Giugno 2009, 10.48.13
9
Quando ascoltai Altar rimasi più o meno così: o.O però con l'arrivo di quest'ultimo album ho decisamente rivalutato anche Altar. Questi Sunn O)))... non finiscono mai di stupirmi. Geniali. Complimenti per la recensione.
Embedded
Giovedì 4 Giugno 2009, 9.36.08
8
Si Giasse fondamentalmente concordo con te ma i Tangerine emozionavano questi, amche per la particolarissima musica che propongono, annioiano (almeno a me)
Giasse
Giovedì 4 Giugno 2009, 9.11.38
7
Un grazie di cuore a NoRemorse (ci tengo al tuo parere, sul serio). x Fransisco: "immondizia" può anche essere (a tuo parere)... "solita" non direi proprio; sinceramente: l'hai ascoltato o semplicemente non ti aggrada il drone? x Vale: commento argutO)))...
Fransisco
Giovedì 4 Giugno 2009, 1.15.42
6
La solita immondizia.Noiosa, pallosa.Pero' tanto figa...wow.Ve la regalo tutta tutta tutta. e spero' che questo genere e tutto quello che gli "ronza" intorno (KTL, AEthenor ecc.) cada al piu' presto nel dimenticatoio.
valentina
Giovedì 4 Giugno 2009, 0.25.46
5
Grandioss O)))
NoRemorse
Mercoledì 3 Giugno 2009, 23.32.26
4
Recensione-fiume entusiasmante! grande!
Giasse
Mercoledì 3 Giugno 2009, 23.04.04
3
Urca... l'affermazione non mi trova proprio d'accordo. I Tangerine Dream (anche di Zeit) sono molto più eterei e "soffici"... Stessa (il)logica? Forse, ma le sensazioni provocate sono profondamente diverse... no?
Embedded
Mercoledì 3 Giugno 2009, 22.45.21
2
Ovvamente il genere è profondamente diverso ma la logica è la stessa
Embedded
Mercoledì 3 Giugno 2009, 22.43.47
1
Mi ricordano nettamente in peggio i Tangerine Dream di Zeit
INFORMAZIONI
2009
Southern Lord
Drone Doom
Tracklist
1. Aghartha
2. Big Church
3. Hunting & Gathering (Cydonia)
4. Alice
Line Up
Greg Anderson - Guitars, bass
Stephen O’Malley - Guitars, bass
 
RECENSIONI
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Live Report
SUNN O)))
Carceri Le Nuove, Torino, 29/09/2011
 
 
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